Disturbi alimentari, moda e ideali di bellezza

Urge questo post. (E grazie a Veggie, bab79 e Svelata per aver commentato sul mio ultimo post e aver iniziato la discussione). Qual è il ruolo della moda, o se volete dei media in generale, nei disturbi alimentari?

Il ritornello lo conosciamo: una ragazzina con problemi di autostima e qualche turbe adolescenziale vede una modella pelle e ossa, o una Nicole Richie qualsiasi, pensa “lei sì che è bella e felice, e magra” e smette di mangiare. Pam! L’anoressia. Oppure pam! La bulimia.

Detto così, spero, è evidente che è una stronzata. Nessuno si ficca due dita in gola perchè ha visto una foto di Nicole Richie in costume da bagno, neanche la più turbata adolescente del pianeta. I disturbi alimentari sono una malattia che uccide. Nessuno muore semplicemente perchè i media dicono che “magro è bello”.

Non sto solo dicendo che i disturbi alimentari hanno cause più profonde – sto dicendo che a volte, molte volte, i media non c’entrano proprio un cazzo. Prendi me. Quando ho iniziato a soffrire di disturbi alimentari non sapevo nemmeno cosa una modella fosse – cioè, sapevo cos’è una modella, ma non avevo mai visto una sfilata, nemmeno in foto. Non me ne fregava assolutamente niente dei vip, delle riviste per teenagers, della moda, non me ne fregava nemmeno di fare shopping; anzi, ero particolarmente fiera di essere una ragazza apprezzata per la propria intelligenza piuttosto che per il proprio bel visino. Eppure pam! L’anoressia. E la storia è la stessa per tanti altri.

Io lo so che il 90% dei disturbi alimentari iniziano con una dieta e, pensate voi, se magro non fosse bello a dieta non ci si metterebbe proprio nessuno. Non lo so. Io so che la mia prima dieta l’ho fatta perchè, letteralmente, volevo essere a posto con me stessa. Nessun modello di bellezza nè di magrezza. Volevo essere a posto con me stessa ed, evidentemente, c’è voluto più di qualche chilo in meno per esserlo.

Io trovo che la moda sia una specie di capro espiatorio del momento. E’ un trend passeggero: una decina d’anni fa era tutta colpa dei genitori, poi della moda e delle riviste, più recentemente dei siti pro-ana, forse adesso perfino di facebook. La verità è che nessuno sa bene bene da cosa nascano i disturbi alimentari, ed l’ignoranza ci scoccia assai. Non si può vedere una ragazza nel fiore degli anni lasciarsi morire di fame e non sapere esattamente perchè lo fa. O come si può prevenire.

Eppure non si può neanche dire cazzate, mettere su un teatrino di botta e risposta fra case di moda, riviste, vip e pubblica opinione senza interpellare minimamente le anoressiche o bulimiche in questione. Che, se interpellate, ci terrebbero a far presente che no, non sono delle ragazzine fissate con l’essere belle e che probabilmente della moda non gliene frega proprio un cazzo. E che se hanno ammirato la magrezza delle modelle l’hanno fatto mesi, forse anni dopo essere cadute nel disturbo alimentare.

Non sono un’idiota però, so che l’immagine di magro come bello proposta dai media ha un’inflenza sul modo in cui pensiamo, e talvolta per vie traverse, senza che siamo noi direttamente ad andare a cercarci le riviste coi servizi fotografici. Mi sono chiesta varie volte cosa succederebbe ai disturbi alimentari se magro improvvisamente diventasse brutto e tutti tornassero a venerare le donne in stile idoli di fertilità preistorici. Forse i disturbi alimentari scomparirebbero – forse rimarrebbero come sono. Dicono che anche Santa Caterina fosse anoressica, in fondo smettere di mangiare è un modo straordinario più per farsi del male che per essere belli. Ma forse scomparirebbero, chissà, nessuno comincerebbe più quella prima dieta. Allora ci sarebbe un’epidemia di autolesionismo, o di alcolismo, o che so io: chi è abbastanza fucked up da mettersi due dita in gola dopo aver mangiato trovebbe altri modi per esprimere il proprio malessere, anche se dio cancellasse i disturbi alimentari dal mondo.

Quindi, morale della favola, lasciamo sfilare le modelle-scheletro? Beh, no. Le modelle-scheletro mi stanno sulle balle a prescindere dai disturbi alimentari. Primo perchè povere modelle, costrette a dieta liquida magari senza neanche avere un disturbo alimentare. Secondo perchè ci sono tante persone che, pur non soffrendo di disturbi alimentari e magari non a rischio di svilupparne uno, guardano quelle modelle e si sentono a disagio nel proprio corpo. Non per questo inizieranno a vomitare quello che mangiano, ma si sentiranno a disagio nel proprio corpo quando magari è un corpo strafico. Io credo che sia giusto promuovere mille ideali di bellezza, per far star bene non  chi soffre di disturbi alimentari ma tutti gli altri. Un ideale di bellezza per ogni persona, uno con un BMI di 25, uno di 20 e uno di 18, così come fanno con le bellezze more, rosse e bionde. Se Keira Knightley è una gnocca con il vitino da vespa, che gnocca sia e che faccia tutte le copertine che vuole. Ma ugualmente deve stare in copertina una con le maniglie dell’amore, o le tette dell’amore. Senza rischi per la salute, nè sottopeso nè sovrappeso. Gnocche sane in tutte le salse.

E questo è quello che avevo da dire.

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13 thoughts on “Disturbi alimentari, moda e ideali di bellezza

  1. Grazie a te per aver tirato in campo anche questo importante argomento.
    Qualche tempo fa anch’io avevo scritto sul mio blog un post a tal proposito, e se dovessi fare un sunto di come la penso, direi che è abbastanza ovvio che la società attuale, con i suoi standard, in certe persone particolarmente vulnerabili sotto questo punto di vista possa favorire lo sviluppo di un DCA o ostacolare il percorso di ricovero. Tuttavia, io credo che nella stragrande maggioranza dei casi, l’anoressia non sia una patologica risposta alla pressione sociale verso la magrezza; è piuttosto una malattia mentale di cui l’aspetto esteriore, quello legato al cibo e al corpo, non rappresenta altro che la minuscola punta dell’ice-berg costituito da tutti i problemi personali che variano di persona in persona. Inoltre, dire che l’anoressia è “causata” dalla pressione verso la magrezza imposta dalla società, esclude dal gruppo delle anoressiche tutte coloro che non hanno dismorfofobia (e, quindi, escluderebbe anche me…), o tutte coloro che sviluppano un DCA pur abitando in Paesi dove alla magrezza non è ascritta grande importanza, o tutte coloro che maturano un DCA pur essendo magre in partenza non essendo particolarmente focalizzate sull’aspetto fisico (okay, io sarei esclusa del tutto, dunque… decisamente ironico, se vogliamo).
    Non ho mai pensato che se avessi perso un certo TOT di chili sarei stata “perfetta”, o non mi sarei più sentita a disagio in mezzo agli altri, o avrei risolto tutti i miei problemi. E con questo non sto dicendo che la società attuale non abbia assolutamente niente a che fare con lo sviluppo di un DCA, ma semplicemente che sono stata sempre consapevole della mia eccessiva magrezza anoressica. E non dipendeva da input provenienti dall’esterno, era tutto dentro di me. In parole povere, il dimagrimento è stato il risultato della mia anoressia, e non la causa che mi ha spinto nell’anoressia.
    Dire che la società attuale e il nefasto uso dei media sono gran causa dell’anoressia è minimizzare la vera, seria natura dell’anoressia. Che implica un’estrema multifattorialità di cause variabili di persona in persona, perciò semplificare e ricondurre tutto ad un solo fattore comporta una perdita della realtà dei fatti. Non che la pressione dei media verso la magrezza non abbia niente a che fare con l’anoressia, ma dire che li messaggi veicolati dai media sono ciò che innesca un DCA, penso sia un grande errore.

    • Quoto queste parole “il dimagrimento è stato il risultato della mia anoressia, e non la causa che mi ha spinto nell’anoressia”. Sono completamente d’accordo, e trovo che questa sia la frase perfetta per esperimerlo. Tutti pensano che anoressia = dimagrimento, quando in realta’ sono due cose diverse, la seconda e’ solo un sintomo della prima.
      Sinceramente capisco che il sintomo e’ quello che salta agli occhi, e chi non l’ha vissuto in prima persona vede solo quello. Ma se si vuole capire il problema o aiutare qualcuno che ne soffre, bisognerebbe andare un po’ al di la’ di quello che salta agli occhi.

  2. Eppure c’è. E io non mi concentrerei sui motivi del perchè l’anoressia è così diffusa, ma del perchè ogni anoressica o bulimia o binger soffre e fa quella determinata vita, giorno dopo giorno, come una sorta di punizione masochista.
    Basta discutere e parlare del “oh, veh… vogue ha fatto ‘na firmetta per ridurre i disturbi alimentari sulle passerelle”, quando i disturbi alimentari sfilano tutti i giorni sulle strade della mia, tua, nostra città. I disturbi alimentari sono dovunque. Io li vedo. Tu li vedi. Vogue li vede, ma sono sulle passerelle. Bhe, aprite gli occhi e promuovete un po’ la ricerca anche per queste malattie! Non basta parlarne, ora bisogna anche agirne. Fin’ora non ho visto nemmeno un volantino per un c***o di consultorio, ufficio per chi soffre di dca. La cura è nel silenzio, secondo voi? No. Tutti dormono… Mah.

  3. Non posso fare altro che associarmi in pieno a quanto avete detto. Davvero non saprei cosa aggiungere.
    Anch’io come Veggie sarei esclusa da qualsivoglia dca se i criteri per determinare la malattia fossero i 10 comandamenti di mia pubblicati su un blog pro-ana, sfornare video di thinspo a catena o riempire le pagine di quaderni con immagini di modelle …
    Meno male che non è così altrimenti mi sarei convinta di essere pazza fuori misura … perchè già accettare di avere un dca è quanto di più devastante mi sia capitato di dover fare.
    Scusate se oggi sono un po’ confusa nell’esprimermi, ma è uno di quei giorni in cui la necessità di sparire è insopportabile, in cui il bisogno di diventare invisibile alle emozioni e ai sensi di colpa e inadeguatezza è un peso schiacciante.
    Sapete di cosa parlo. Ma tutta l’altra gente lo sa?? Per poterne venire fuori ho dovuto arrangiarmi a cercare un centro che fosse mutuabile perchè l’ABA costa troppo. Poi ho dovuto cercarne un altro perchè dove andavo non facevano altro che urlare che dovevo mangiare in modo normale e smettere di abbuffarmi e riempirmi di lassativi. Non ho ricevuto nessun sostegno psicologico dopo aver ammesso con me stessa di avere un problema…un problema con le mie emozioni, col cibo, con la considerazione di me stessa… Dopo 11 anni di dca ho accettato di non stare bene e deciso di curarmi, ma sono finita nel posto sbagliato.
    Ho abbandonato le cure e la situazione è precipitata finchè un’amica mi ha consigliato un’altra struttura dove sono ormai 3 anni che seguo una terapia psicologica.
    Tutto all’oscuro dei miei famigliari (per mille e mille motivi).
    Ho raccontato questo per dire che sì, Apity ha ragione: che si promuova la ricerca e l’assistenza per chi è malato di dica e non sa dove sbattere la testa!!! Che si faccia pubblicità sui centri di assistenza ai malati e alle famiglie!!! Che la si smetta di sminuire chi è anoressico o bulimico od obeso grave per il binge. Che si diano gli strumenti per affrontare un dca a chi ne ha bisogno!!!!
    Perchè no, la cura non è il silenzio…

    • Grazie per il commento e sono ovviamente d’accordo, il silenzio e’ odioso. Ed e’ forse una delle cose che ti spinge sempre piu’ dentro il disturbo, perche’ inizi a pensare che tanto non se ne accorge nessuno o che nessuno potrebbe aiutarti. E’ anche vero che odio come i media giocano con i disturbi alimentari: interrompono il silenzio per dire cazzate, stereotipi, o sminuire chi soffre, come hai detto tu.

      E quello che hai scritto sulla tua storia personale mi ha colpito molto, nel senso, credo che dimostri quanto voler guarire non sia in realta’ un tuffo diretto nel benessere. Che e’ difficile aiutarsi da soli e che gli altri spesso non sanno come aiutare. Piu’ ci penso piu’ mi sale il nervoso – contro i disturbi alimentari, ovviamente, malattie infide bastarde che non sono altro.

  4. certo che però”gnocca” è proprio un termine volgare…
    comunque ovviamente la pressione sociale non è la causa di un disturbo alimentare,ma una gran bella mano ce la da
    almeno,nel mio caso cel’ha data

    • noooo gnocca è bellissimo!
      comunque. la pressione sociale si presenta in varie forme, e soprattutto nelle parole delle persone che ti stanno intorno e nei rapporti sociali in generale. la pressione invece della moda e dei media, personalmente, mi ha sempre lasciata molto indifferente – e anzi mi sono sempre ritenuta una che era superiore agli ideali di bellezza della società, superiore alle cazzate della moda e di cosmopolitan, proprio non mi interessavano. ogni caso è diverso, e io so che molte persone cadono nell’anoressia nel tentativo di seguire una dieta qualsiasi – che quello è spesso il fattore scatenante, sebbene non la causa. mi sembra solo che l’attenzione che viene data al ruolo della moda nel dca sia davvero eccessiva in confronto a quello che la moda davvero conta.

      • è vero però “la gente” è condizionata,di solito ,dai media.
        e se la gente,mentre ero sull’orlo dell’anoressia più nera, non faceva che ripetermi “wow quanto sei magra beata te” credo fosse per i modelli che gli erano stati inculcati, non per loro inclinazione personale.. così come la demonizzazione del grasso.

        • sono daccordo.
          ho sofferto di anoressia anni fa, ne sono completamente fuori:)
          nel mio caso la “moda” c e entrata e parecchio.

          in fondo anche se non si legge vogue (cosa che faccio e facevo) l idea di magro=perfezione e dappertutto : nelle varie pubblicita, giornali di ogni tipo, nelle idee della gente come dice m. si puo anche non sapere nulla di moda ma in un modo o nell altro si viene influenzati da questa idea .

          sara anche vera la storia di s. caterina e forse anche si soffriva di questa malattia nell antichita ma molto molto meno rispetto ad oggi.
          chiunque conosce o ha conosciuto una persona che soffre di disturbi alimentari,

          quando mia mamma era giovane non se ne sentiva parlare di queste cose, probabile che comunque qualcuno ne soffrisse, ma sicuramente la percentuale non era cosi alta.

          poi la moda non e la CAUSA principale, ok, ma sicuramente secondo me (e nel mio caso ) e una delle cause.

          kiss kiss e complimenti per il tuo blog mi piace moltissimo!

  5. Sono un’ex bulimica che ha pasticciato anche con l’anoressia. Lo sono stata per 3-4 anni.
    La moda ha provocato la mia bulimia? NO, avevo già dei problemi personali: infanzia del cavolo etc. etc. Se fossi stata serena e senza problemi non avrei cominciato.
    La moda e l’enfasi sulla magrezza hanno stimolato, accompagnato, potenziato la mia bulimia? SI SI SI!!! Quando avevo solo pochi chili in più la maggior parte della gente, volente o nolente, mi faceva sentire una m…Preciso pochi chili in più su una ragazza bassetta, quindi in proporzione non tanto pochi, però ero soda, proporzionata, con delle belle curve. Però in sintesi BASSA e CICCIOTTELLA: il male assoluto per questa società!
    Non c’era nessuno considerato bello che assomigliasse a me sui media ed era opinione comune che quei pochi chili mi rovinassero l’aspetto. In passato ero stata molto snella e quando ho messo su quei chili anche a causa dei disturbi alimentari, guardavano tutti con commiserazione la mia “decaduta fisica”. Non sto sognando: me lo dicevano anche in faccia!
    Tutto questo non faceva che farmi sentire malissimo e ancor apiù ossessionata con cibo, il vomito, le diete etc.
    E sto parlando di 10 anni fa, ultimamente penso (anzi sono sicura e se volete ve lo spiego) che gli standard estetici siano andati verso una magrezza ancora più estrema.
    Se i media non avessero proposto un unico standard di bellezza (altissimo, magrissimo, giovanissimo etc.) non mi sarei mai sentita brutta con solo pochi chili in più! Se fossi nata fino a 50-60 anni fa sarei stata considerata deliziosa con tutte quelle belle curve.
    Ancora adesso, che sono guarita, sento il peso di essere bassotta in una società dove l’altezza è diventata proporzionale alla bellezza! Fino a pochi anni l’altezza più apprezzata era quella media, adesso una donna alta 1.80 o oltre viene considerata fortunatissima, anche perché tenderà a sembrare magra.
    Quindi, NO, non sono d’accordo sul fatto che la moda e gli standard di bellezza diventati sempre più irrealistici non stimolino disagi vari, mancanza di autostima ed anche disturbi alimentari.
    Lo so che questa opinione può sembrare quella di una sciocchina superficiale, ma non è così. Ho finito tutte le scuole (inclusa l’università) con massimo dei voti, leggo tantissimo, non conto le volte che mi hanno detto che sono intelligente, in tutti i lavori che ho fatto mi hanno sempre apprezzata, sono sensibile alle tematiche sociali ed ecologiche e sono quanto più c’è di lontano dalla ragazza fascion con la borsa firmata (senza offesa per chi ama le borse firmate).
    Ringrazio chi ha letto il mio pensiero o che mi vorrà rispondere.

    • Diciamo che l’argomento qui non è tanto se gli standard di bellezza hanno un impatto positivo o negativo sulle donne; è palese che molte donne sono influenzate dai parametri imposti dalla moda, e questo fa fiorire l’industria delle diete, e causa problemi di autostima.
      Questo non vuol dire che questi standard di bellezza causano un disturbo alimentare. Al massimo possono essere una goccia che fa traboccare il vaso. Ma onestamente ci sono milioni di persone che si sentono grasse a causa degli ideali di bellezza imposti dalla società, ma questo non vuol dire che cadranno in un disturbo alimentare. Il post voleva sostenere che ci sono motivazioni più profonde per un disturbo alimentare. Anzi, ti dirò pure che io mi sento parecchio a posto con il mio corpo, se mantenessi questo peso mi andrebbe più che bene; questo non vuol dire che smetto di vomitare.

  6. Pingback: 10 stereotipi e idee errate sui disturbi alimentari | Trappola per Topi

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