Amici, parenti & Co.: come reagire ad un Disturbo Alimentare

Nove volte su dieci la reazione di amici e parenti al mio Disturbo Alimentare mi sta sul cazzo. Bella frase per iniziare un post. Però è vero. A chiunque soffre di disturbi alimentari capita prima o poi di dover confessare “Sì, soffro di un disturbo alimentare”. Non è facile, ci si sente stra-giudicati. Ma ci si attacca alla speranza che da quel momento in poi ci sarà un minimo di comprensione in più.

Invece no, la maggior parte delle volte è il contrario. La maggior parte delle volte la reazione è dettata dalle migliori intenzioni, ma finisce solo col bucare il cuore della persona che soffre di disturbi alimentari. E’ frustrante. Nove volte su dieci penso che non avrei dovuto dire niente. O che sarebbe stato lo stesso se non avessi detto niente e continuato a negare fino alla morte. Che tanto nessuno sa come aiutarmi.

E ne sono tuttora convinta, che nessuno sa come aiutare. A parte la tiritera del “solo tu puoi aiutare te stessa” – solo io posso aiutare me stessa ma le persone che mi stanno intorno possono supportarmi, solo che non sanno come farlo e le loro reazioni finiscono sempre col fare peggio.

E’ difficile reagire ad  un disturbo alimentare, lo so. Quindi ho pensato di dare qualche consiglio su come farlo. Perchè ho delle idee molto chiare su cosa sarebbe d’aiuto e cosa no, e forse basterebbe passare queste informazioni da chi soffre di disturbi alimentari a chi deve aiutare qualcuno con dei disturbi alimentari per rendere tutto molto più facile.

1. Non iniziare a controllare tutto quello che la persona mangia. Non iniziare a chiedere insistentemente se ha mangiato, quanto ha mangiato e cose del genere. Non iniziare a fissare la persona mentre mangia. Non è d’aiuto; personalmente, mi fa completamente passare la voglia di mangiare. Se una persona con disturbi alimentari ha intenzione di riprendere a mangiare lo fa, sennò no. Domande insistenti o meno, non fa nessuna differenza.

2. Non fare commenti sul fatto che non ha bisogno di dimagrire. O qualsiasi altro tipo di commenti sul fisico. “Sei già magra” è una frase a doppio, triplo, quadruplo taglio: non solo non ha nessuna influenza positiva, ma può essere letta come la dimostrazione che vomitare/digiunare sta funzionando e spingere a continuare. Anche “Sei magra da fare schifo” può essere un complimento.

3. Non fare finta di niente. Che ci crediate o meno, questa è la reazione che mi è capitata più di frequente. Un paio di domande sbrigative, e poi “ho capito” e più nessuna menzione, nemmeno nelle settimane successive, nemmeno quando qualche comportamento da disturbo alimentare salta fuori durante una cena o simili. Questa reazione rincuora la mentalità malata che può comportare a perpetuare il disturbo alimentare – ma è anche la più frustrante. Vuol dire che, dopo tanta fatica per ammettere il problema, questo è stato recepito come “niente di tanto importante”. Cioè l’incomprensione assoluta.

4. Non cercare di trascinare la persona in terapia. Non intendo domande tipo “hai mai pensato di andare da uno psicologo, farti aiutare, robe del genere”, quelle sono ammesse. Intendo quando si insiste abbastanza da far sentire la persona una pazza malata da manicomio. Io capisco che è utile indirizzare a degli esperti, visto che spesso non si hanno gli strumenti per gestire il disturbo da soli. Ma con calma e senza convincere a forza nessuno.

5. A questo punto penserete che allora non esiste un modo giusto per reagire. E invece no. Ah. C’è una reazione che è d’aiuto e non sta sul cazzo. Si sintetizza in chiedere-come-stai. La cosa più semplice del mondo, eppure nessuno sembra arrivarci. Interessarsi alle sensazioni al di là del cibo o dei sintomi specifici, ed interessarsi a come gli altri aspetti della vita della persona sono influenzati dal disturbo alimentare.

6. Ricordarsi che la persona ha un disturbo alimentare anche nelle settimane successive. Sempre senza fare domande specifiche sull’alimentazione, ma chiedendo ogni tanto “Come va con i problemi alimentari” o cose simili, molto semplici, per dare una possibilità alla persona di parlarne senza che sia lei ad auto-costringersi. Se la persona taglia corto, però, niente pressioni.

7. E questo è solo per chi è davvero capace: se siete pronti a non giudicare, fate tutte le domande che volete. Non per tutte le persone che soffrono di disturbi alimentari è così, ma per molti non è un problema se viene chiesto loro se hanno vomitato quella settimana o se stanno digiunando. Purchè dopo non vengano forzati a mangiare o giudicati in maniera troppo dura. Immaginate di chiedere ad un eroinomane se si è fatto una dose ed immaginate di dover reagire alla sua risposta: sapete che non vale la pena incazzarsi e non è giusto compatire. E’ un’informazione. Se una persona che soffre di disturbi alimentari arriva a dare informazioni del genere, sappiate che è sulla buona strada verso la guarigione, senza che voi dobbiate forzarla ulteriormente.

Ce ne saranno mille altri, ne sono certa. Se avete altre idee o esperienze mettetele nei commenti – magari questo è quello che va bene per me e per le ragazze che conosco, può essere che non sia così per tutti.

E so che ci sono fasi della malattia in cui tutto questo galateo non è possibile – intendo quelle fasi in cui ti devono mettere un tubo nel naso per farti sopravvivere. Penso solo che a volte questo galateo possa aiutare ad evitare lo stadio tubo-nel-naso, tutto qui.

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19 thoughts on “Amici, parenti & Co.: come reagire ad un Disturbo Alimentare

  1. Ormai è un anno e trequarti che “sono dentro a questo vortice”, e non lo sa ancora nessuno.
    Forse perchè voglio evitare tutta quella serie di comportamenti che assumono le persone una volta saputo della malattia. Comportamenti che spaziano appunto dalla più totale indifferenza (irritante) al controllo ossessivo di tutto quello che fai (ancor più irritante). Forse prima sarebbero loro a dover ascoltare noi.

    • Io penso che uscire allo scoperto faccia bene – ovviamente se le persone sanno come reagire. Non tanto perche’ ti aiuta a guarire (e io ne sono l’esempio vivente), ma almeno ti fa sentire un po’ meno sola. Stavo anche pensando che forse spiegare alle persone come vogliamo che si comportino sarebbe forse la soluzione migliore. Tipo: si’, ho un disturbo alimentare, voglio che tu faccia questo ed e’ stupido se fai questo.

  2. In 14 anni, da quando per la prima volta mi è passato per la testa di smettere di mangiare, di voler tornare a essere magra come quando ero più piccola, di non voler rischiare di diventare come mia sorella, triste, sola e grassa,…. beh in 14 anni l’unica persona a cui l’ho confessato è stato il mio primo ragazzo, un po’ costretta perchè lui aveva notato che ero dimagrita, avevo 15 anni ed ero finita in PS perchè sono svenuta in classe. Poi ci sono state due amiche che hanno scoperto il mio blog, hanno letto tutto quello che facevo e hanno capito da dove derivava la mia perdita di peso, avevo 23 anni e mi hanno confessato di aver letto il blog dopo che una sera sono collassata sul pavimento di una discoteca e mi hanno portata in PS.
    Ai miei genitori non ho mai detto nulla e loro hanno sempre fatto finta di nulla. Mio padre ha aperto una volta la porta del bagno mentre ero riversa sul cesso a provocarmi il vomito, ha chiuso la porta e dopo la discussione è stata : “vomitare fa male, non bisogna farlo”, avevo 16 anni e, nonostante vari svenimenti e giri in PS, ancora nessuno avev capito nulla. Mia madre ogni tanto quando capitava che andassi in bagno a far pipì poco dopo aver mangiato, paradossalmente in periodi in cui stavo relativamente bene e che non vomitavo, saltava fuori a chiedermi se avevo vomitato… mi sono sempre domandata -ed è sempre stata la mia risposta alla sua domanda- se aveva questo dubbio, perchè non venisse su a controllare.
    Ieri mia madre mi ha chiesto se andassi ancora in palestra, sottolineando che mi fa bene e che devo ancora dimagrire di fianchi. Non importa nessuno che quando arrivo a casa la dispensa finisce, dolci, dolcini, dolcetti spariscono e gli involucri, le carte li trovano dentro la scrivania quando me ne vado. Per loro sto bene, sono sempre stata bene.
    Mia sorella è obesa, forse persino di tipo 2, e i miei mi chiedono di convinverla a dimagrire, a fare qualcosa, a rimettersi in forma, io che so come fare, io che sono il ritratto della salute, io devo dirle che così non può andare avanti, che ne va della sua salute, che il suo rischio cardiovascolare è 4 volte quello di una persona normale,… io???

    Una reazione che mi piacerebbe vedere e che mi farebbe star bene da parte degli amici è cercare di adeguarsi all’informazione ricevuta. E’ inutile organizzare un’uscita in pizzeria, dove inventerei una scusa per non venire o arrivare dopo, meglio andare al bowling o a in u pub, però invitami, non escludermi perchè non sapresti come potrei reagire di fronte a un piatto di pizza.

    Inoltre non bisogna cercare di immedesimarsi e capire a tutti i costi, perchè se sei sano, quello che mi passa per la testa non lo puoi capire, non puoi capire come posso reagire alle situazioni, però al contempo puoi esserci, magari vieni con me a correre e quando sei stanca mi dici che per oggi può bastare e per stare insieme anche io mi potrei fermare.

    ….mi piacciono un sacco i tuoi post!

  3. Non so se hai letto il mio post su Riconoscere chi soffre di DCA, che parla proprio di questo, di quanto i disturbi alimentari sono davanti agli occhi di tutti e nessuno se ne accorge, o li prendono per stupide fissazioni senza conseguenze. E comunque, il tuo commento mi ha fatto pensare che forse dovrei fare un post a parte sul fenomeno “far finta di niente”, che e’ quello che capita piu’ spesso, che e’ capitato piu’ spesso anche a me: anche quando il disturbo alimentare viene allo scoperto, anche quando e’ palese, le persone scelgono di non crederci.

    E si’ che basterebbe poco, io sono contro l’idea che tutti si facciano in quattro per aiutare una persona che soffre di DCA, basterebbe non fare finta di niente e interessarsene un poco, tutto qui.

    Grazie per il commento!

  4. Se lo scriverai sarò lieta di leggerlo. Cmq ho letto il post a cui ti riferisci, anche se non l’ho commentato.
    Guarda io a volte non so nemmeno se considerarmi malata, ogni tanto penso “ma figurati, chi? io, maddai, non sono mica a certi livelli”, perchè bisogna essere a certi livelli per considerarsi malati, o almeno nella mia mente è così. Non sono mai abbastanza, nemmeno abbastanza malata.

  5. “Guarda io a volte non so nemmeno se considerarmi malata, ogni tanto penso “ma figurati, chi? io, maddai, non sono mica a certi livelli”, perchè bisogna essere a certi livelli per considerarsi malati, o almeno nella mia mente è così. Non sono mai abbastanza, nemmeno abbastanza malata”
    Svelata hai scritto esattamente quello che sento!
    Perchè c’è la mia terapeuta che me lo ricorda quando boicotto le sedute (in realtà a volte le salto perchè non ho i soldi per il viaggio in treno verso l’ospedale …) altrimenti non mi sfiorerebbe il dubbio: non mi consideravo malata nemmeno quando ero in piena fase anoressica figuriamoci ora che, diventata bulimica, sembro solo una persona un po’ abbondante sui fianchi… Se non ci fosse lei a dirmi che sono malata nemmeno mi passerebbe per l’anticamera del cervello!!! E questo anche se per prima ho ammesso di avere un problema e ho cercato di curarmi… Paradossale!
    Eppure dobbiamo assolutamente accettare di avere una malattia. Una malattia!! Non è una fissa la nostra.
    Forse è anche perchè sotto, sotto pensiamo di essercela andata a cercare non ci riteniamo degne di annoverarci tra gli ammalati “veri”. Perchè per noi i malati sono sempre gli altri, chi ha il cancro, chi ha problemi cardiaci, chi ha il sondino naso-gastrico ed è bloccato a letto…
    Come dici giustamente tu Svelata non siamo mai abbastanza, nemmeno abbastanza malate.

    Ed è una cosa terribile!

    • Credo che non ci sia bisogno di essere abbastanza malate – basta non stare tanto bene e avere voglia di risolvere quello che non ti fa stare tanto bene, senza strapparsi i capelli perche’ e’ una cosa gravissima e senza far finta di niente perche’ non e’ abbastanza grave.

      Comunque ragazze adoro i vostri commenti, sono contenta che si generi discussione e mi fate riflettere molto!

  6. Mi piace il tuo blog, l’ho trovato molto coerente e obbiettivo, nonostante sia difficile discostarsi da qualcosa di cui si soffre.
    Un mio amico aveva avuto la reazione più adatta, almeno per me (preciso che la confessione in quel caso è avvenuta mentre ero ubriaca, mi è praticamente sfuggito… ho sempre finto di non ricordare di averglielo detto, ma sapevo di averlo fatto): il silenzio. Non faceva finta di niente, ma neanche si comportava in maniera diversa, semplicemente aveva “intensificato l’affetto”, esempio: avevo l’abitudine di saltare le ore di lezione alle superiori (andavo in bagno alla 2° ora e non rientravo fino alla 4/5°…i professori neanche ci facevano caso, non ho mai capito come potessi avere 9 in condotta, mah!) per stare in cortile a fumare e/o leggere. Lui talvolta usciva per qualche minuto e si sedeva accanto a me, senza dire niente. Mi faceva capire che lui era lì, per me. L’ho sempre trovato un comportamento molto dolce e mi faceva stare un pochino meglio, tutte le volte.

    • Io non riesco molto a distinguere il silenzio dal fare finta di niente – però l’idea di qualcuno che riescead intensificare l’affetto e fartelo capire mi sembra splendida. Alla fine quello che le persone possono fare è principalmente dimostrarti che c’è qualcos’altro per cui vivere e loro sono lì, piuttosto che davvero guarirti.

      Sono contenta che ti piaccia il blog!

  7. Tendenzialmente preferisco non dire del mio DCA. Difatti, attualmente, ne sono al corrente soltanto i miei famigliari (per forza di cose…) e la mia migliore amica (anni fa ero arrivata a un tale stadio di magrezza che è stata lei a chiedermi se avessi un tumore, figuriamoci…). Salvo queste persone, dato che comunque attualmente ho un aspetto fisico che non lascia trapelare indizi su quello che è stato il mio vissuto, preferisco non dire niente al riguardo. Non penso che parlarne sia sbagliato, anzi, il cuore di un DCA è strettamente legato al silenzio, quindi penso che sia giustissimo rompere il silenzio… solo che va fatto nella maniera opportuna. Parlandone sì, ma con terapeuti, o con persone che ci sono particolarmente vicine e sulla sui fiducia possiamo contare. Perchè, purtroppo, i DCA sono in generale ancora molto tabù, e parlarne significa inevitabilmente essere giudicate… in maniera erronea, appunto, data la sostanziale ignoranza generale in materia. E un giudizio pone inevitabilmente delle limitazioni.
    A parte questo, mi piace davvero l’idea di questo post.
    E vorrei aggiungere, chiamiamolo così, un “punto numero 8”.
    8. Non fare pressione psicologica sui risultati attesi.
    Mi spiego. Sulla base di quella che è stata la mia esperienza, mi sono accorta che, ogni volta che facevo un ricovero, o andavo da una dietista, o iniziavo una nuova psicoterapia, gravavano su di me enormi aspettative: il DCA veniva considerato alla stregua di una malattia fisica, quindi c’era l’aspettativa che, una volta tornata a casa dopo quei 3 mesi di ricovero, o una volta fatte TOT sedute di psicoterapia, in me ci fosse un cambiamento sostanziale. Non è così. Un ricovero, una psicoterapia… sono solo tentativi. Possono andar bene come fallire. E anche se vanno bene, possono volerci anni per muovere un piccolo passo in avanti. Quindi, direi a chi sta intorno ad una persona che è in trattamento per un DCA, di non fare troppa pressione psicologica e di non volere “tutto e subito” nel vedere dei risultati di miglioramento. Anzi, più una persona si sente pressata in tale direzione, più sale l’ansia e quindi più è difficile andare effettivamente in quella direzione. Un percorso di ricovero richiede i suoi tempi, e sono tempi ben lunghi, perciò, gente che ci sta intorno… relax!…

    • Sul punto 8 sono completamente d’accordo. Sembra che ogni terapia sia vista come una specie di bacchetta magica, e personalmente la pressione della guarigione mi ha spesso portato a mentire sui risultati ottenuti e fare peggio di prima.

      Grazie per il commento!

  8. Parenti??
    Tutti spariti.
    Amici?
    Rimasti in pochi.
    Il motivo? Non sono quella che avrebbero voluto accanto, sono diversa, ho questi problemi.
    Sanno solo dire che non è nulla, che dovrei curarmi (lo sto facendo gente, ci vuole pazienza) e mentre questo accade giudicano, criticano.
    Io mi sono faticosamente accettata, ho capito di essere “diversa”, di dover combattere ma, di sicuro, non tollero lezioni di vita. Chiedo scusa sempre per i comportamenti strani (non vedere nessuno dopo un’abbuffata, ad esempio), ho confessato di cosa soffro.
    Chi ha capito mi aspetta e rispetta, gli altri possono pure andarsene.
    Poca perdita.

    Fatico, tanto.
    Resisto.

  9. Oddio, non hai idea dell’effetto che mi ha fatto trovare il tuo blog, leggere i tuoi post.. mi ci ritrovo alla PERFEZIONE. In tutto, anche su quello che hai scritto sulla guarigione. O su qualunque altro argomento.
    Ti faccio i complimenti per il sito. Ti capisco in tutto… Hai espresso a parole quello che provo da circa un anno (si, non è tanto che sono diventata come sono adesso). All’inizio non sapevo bene in che situazione mi ero cacciata, poi mi sono iniziata ad informare, ed ho capito che ho un serio disturbo alimentare.. soffro di abbuffate, anche se non riesco a vomitare dopo (per fortuna? forse, io non ne sono sicura) è come una droga.. e tutte le volte mi ripeto: no, basta, non lo faccio più.. e tutte le volte ci ricasco. Mangio, sono euforica per una decina di minuti, poi inizio a ingozzarmi.. tanto, troppo, fino a stare male.. seguono i sensi di colpa, ecc ecc … Io non l’ho ancora detto a nessuno, e penso che mai lo farò (nemmeno i miei genitori l’hanno capito, e non so se è perchè sono brava io a fingere o se sono ciechi loro).
    Anche se alle volte avrei davvero bisogno di qualcuno che mi aiuti.. di qualcuno con cui confrontarmi, con cui sfogarmi.. ma solo chi è come me può capire, e nessuno fisicamente intorno a me mi comprenderebbe mai.
    Mi piacerebbe confrontarmi con chi è come me, e riesco a farlo solo tramite internet.. Grazie del blog. Davvero.

    • Sono contenta che apprezzi il blog. E’ anche per questo che lo scrivo (ma anche come sfogo personale ovviamente).
      E’ pazzesco come tutti quelli che sono impantanati in un disturbo alimentare si ritrovino in situazioni praticamente identiche.

      Grazie a te per leggere il blog!

  10. VANGELO. Lo giuro. Tra poco stampo tutto questo post e lo appendo in camera. No, ripensandoci forse meglio di no, però lo fotocopio e lo distribuisco in giro a manciate.
    Sai la cosa più incredibile qual’è? Che non mi ero davvero resa conto di cosa volessi davvero dagli altri e cosa mi facesse venire il nervoso finchè non l’ho visto qui nero su bianco. Come ad esempio il controllare continuamente cosa mangio, è una delle cose che più mi manda in bestia quando gli altri lo fanno… eppure non ci ho mai pensato seriamente, e quando l’ho letto qui è stata come un’epifania!
    Hai davvero scritto tutto ciò che la gente fa e che non vorrei che facesse, oppure che non pensa neanche lontanamente di fare, senza capire che è quello di cui ho più bisogno. Sono in questo circolo da anni ormai, ma è la prima volta che vedo scritte cose che mi toccano davvero, perchè sono vere e perchè le sento. E non è perchè anche tu fai parte del club, perchè a me non sarebbero mai venute in mente tutte queste verità. Ecco, grazie per avermi aperto gli occhi. Ora quando mi chiederanno “Cosa vuoi che faccia?” non avrà più il senso di una domanda retorica. Tiè!

    • si sono molto fiera di questo post, ci ho dovuto pensare parecchio perché alla fine anche io non avevo idea di cosa volessi dalle persone. volevo le persone ma allo stesso tempo non le volevo, volevo che mi aiutassero ma che si facessero anche i cazzi loro. e poi ci ho pensato un po’, e alla fine c’erano una serie di cose che mi andavano bene, che sono queste qui. e adesso le condividerei con chiunque 🙂

      • Ora che rileggo, adoro soprattutto il punto sette. Pensare di poter avere una conversazione del genere, senza commenti o giudizi, ma solo scambio di informazioni (e opinioni velate, quelle vanno bene se non sono ramanzine) mi manda in brodo di giuggiole.

  11. Parole sante!! Santissime!
    Un fottutissimo “come stai?” è l’unico supporto e l’unico modo per far sentire meglio una persona che soffre di un disturbo alimentare. Un abbraccio, un ti voglio bene.. Odio immensamente quando le persone ti guardano storto per l’aspetto fisico o per cosa metti nel piatto. Odioso, terribilmente o-d-i-o-s-o anche quando affermano “Sei troppo magra !! Dovresti ingrassare!!!” Odio anche ansiosamente il verbo ingrassare!
    Grazie per questo post!! 🙂 🙂

  12. Per chi abita in sicilia, l’associazione formichebianche organizza incontri sttimanali di gruppo con approccio funzionale rivolto a chi soffre di un disturbo alimentari.

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