Recensione: Starved, serie tv sui disturbi alimentari

Scoperta straordinaria di questa settimana: Starved, serie tv prodotta dalla FX International e messa in onda nel 2005 (e cancellata dopo sette miseri episodi, come c’era da aspettarsi).

Starved è una serie tv dedicata ai disturbi alimentari – ma non nel senso dei soliti quattro documentari romanzati, della serie “salviamo la povera Ashley che vomita sei volte al giorno”. Starved parla di quattro newyorchesi, ognuno con un diverso disturbo alimentare, e delle loro vite incasinate. Ironia e dark humour a fiumi, e nessuna offerta di salvezza spirituale o moralismo di sorte.

I protagonisti sono: Sam, che si definisce anorexic-overeater, è ossessionato dalla ricerca di una donna, è ossessionato da qualsiasi cosa in realtà, e cade in continue abbuffate; Billie, guarita dell’anoressia ma ancora pesa tutto il suo cibo, ha un problema con l’alcol; Dan, compulsive overeater, obeso, non riesce a smettere di abbuffarsi ma la sua salute e la sua vita matrimoniale sono a rischio; Adam, bulimico e poliziotto, bulimico nel senso classico del termine, non fa altro che abbuffarsi e vomitare e questo gli fa perdere il posto di lavoro.

Cosa rende questa serie tv straordinaria? Due cose. Innanzitutto che parla dei disturbi alimentari in maniera schietta e semplice. I protagonisti sono quattro persone normali, quattro perdenti per dire la verità, non delle ossute ragazzine al college.  I quattro cercano di convivere alla meglio con la propria malattia, falliscono miseramente giorno dopo giorno, sono terribilmente soli e vuoti. Starved fa vedere come i disturbi alimentari abbiano un impatto immenso sulla vita di chi ne soffre. Che la malattia governa ogni aspetto della vita e che alla fine ogni giornata sembra essere un’ennesima battaglia persa in partenza.

La seconda cosa che rende Starved straordinario è l’ironia. La risata sardonica che scatena. Non aspettatevi qualcosa di politicamente corretto, che rappresenti in modo onesto chi soffre di disturbi alimentari. In molti casi, i comportamenti dei protagonisti sono iperbolizzati e resi ridicoli. E’ una presa in giro, o per meglio dire una parodia, che usa i disturbi alimentari per esprimere una più ampia critica alla società. Allo stesso tempo, fa sì che i disturbi alimentari vengano smitizzati, va al di fuori di ogni stereotipo e compassione, e così ne offre un’immagine molto più realistica di quanto facciano i vari filmetti e documentari.

Certo, l’Americana National Eating Disorder Association non è esattamente d’accordo con me: quando la serie è uscita, ha cercato in tutti i modi di boicottarla. Mah. Non tutti apprezzano il dark humour, immagino.

La serie la trovate completamente su youtube, qui sotto ho postato il primo episodio, ma in inglese. Ditemi cosa ne pensate.

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10 thoughts on “Recensione: Starved, serie tv sui disturbi alimentari

  1. Il dark humor ce lo vedo più che altro nel fatto che la NEDA cerca di affossare questo telefilm quando non muove un dito se vanno in onda programmi del cazzo tipo “Supersize versus Superskinny”, o quell’altro di cui non mi ricordo il titolo in cui venivano prese delle ciccione e venivano messe nelle mani di stilisti/parruchieri/truccatori/dietisti e così via per cercare di renderle vagamente guardabili. Ma, beh, capisco che la coerenza non è dote da tutti.
    Quello che non mi piace, in linea generale, di tutti i programmi che la TV (non solo americana, sebbene sia palese che gli americani sono l’anello evolutivo di congiunzione tra l’uomo e la scimmia – senza offesa per le scimmie, s’intende) propina a proposito dei disturbi alimentari, è l’estrema focalizzazione sull’aspetto cibo/peso, il che ovviamente induce un qualsiasi stronzo che guarda programmi del genere a pensare che le anoressiche sono un branco d’idiote che pensano che pesare 30 Kg sia fottutamente strafico, quando chi vive l’anoressia o la bulimia sa benissimo che la malattia è ben altro. D’altronde, si fa tutto per la cazzo di audience: se mandano in onda un programma in cui io non mangio una sega, o cerco di mangiare decentemente e magari anche ci riesco, ma poi mi sfondo di palestra, e magari mi affetto pure le braccia come fossero salami che fa tanto splatter (avete appena letto: la mia vita quotidiana vista oggettivamente dall’esterno) lo share schizza alle stelle, ma se viene fatto un programma sui casini convoluti che passano per la mia cazzo di mente non lo guarda nessuno anche perché in un programma del genere non ci si capirebbe una sega. Ergo, the show must go on, quindi beccatevi pure le assurdità esteriori di gente che non può che sembrare una manica di pazzi da rinchiudere.
    Sì, fa ridere la puntata di cui hai linkato il video, ma fa ridere in maniera amara chi vive l’anoressia, perché tu che la vivi tutti i giorni sai che è molto oltre quello che si vede con gli occhi, sai che è un mondo interiore sterminato che nessuna telecamera potrà mai riprendere e documentare, un mondo in cui ci sono davvero poche risate ma tante, tante dannate ossessioni.

    • sono d’accordo con te. tanti programmi americani (vedi: il cibo ti fa bella) propongono la soluzione del “ti strapazzo per qualche mese, ti stravolgo le abitudini alimentari, ti do in pasto a un coach” per risolvere il problema di un’alimentazione totalmente fuori controllo, senza nemmeno accennare alle motivazioni consce/inconsce e profonde che stanno alla base del problema. perchè di problema si tratta, anche se naturalmente l’unico obiettivo della trasmissione sembra essere quello di tirare a lucido delle “ciccione” come dici tu… sono pazzi.

  2. Capisco lo spirito della serie tv… e capisco anche il comportamento della National Eating Disorder Association.
    Hai ragionissima quando dici che scatena una risata sardonica… ma la scatena in chi ha un DCA, in chi conosce i retroscena della malattia, in chi sa che c’è molto oltre l’aspetto strettamente alimentare, e quindi si può permettere di fare ironia sugli aspetti legati al cibo e al peso, perchè sa che non sono altro che la punta dell’ice-berg.
    Come tutte le cose che possono scaturire emulazione negativa, capisco che la National Eating Disorder Association abbia cercato di censurare la serie… non ritengo, peraltro, che questa possa essere una soluzione, perchè di cose che causano emulazione negativa in merito ai DCA ce ne sono un sacco e una sporta… ma immagino che questo potesse essere considerato un passo, un gesto simbolico per avversare chi tratta di DCA in maniera “superficiale” (perchè chi non vive un DCA ne vede solo gli aspetti più superficiali, che sono poi quelli che l’episodio che hai linkato estremizza) e far prendere queste malattie in maniera più seria…

    • Non lo so, sinceramente ho sempre pensato che i disturbi alimentari venissero prima dell’emulazione negativa. Senza parlare del fatto che, guardando la serie, non ti viene affatto da emulare i protagonisti, le cui vite stanno cadendo a pezzi e il cui disturbo alimentare sembra solo trascinarli verso il fondo. La serie non ti insegna come vomitare, nè come digiunare, nè nulla dei genere. Ti fa solo vedere che chi lo fa si sta un po’ alla volta distruggendo.

      • Anch’io la pensavo come te, e cioè che un DCA venisse prima dell’emulazione… poi ho aperto il mio blog, sono così venuta a contatto con parecchie ragazze con un DCA, e parlando con loro anche privatamente, via e-mail, è venuto fuori che diverse ragazze che si sentivano a disagio con la propria fisicità hanno adottato comportamenti prettamente tipici del DCA (restrizione alimentare, vomito autonindotto, assunzione di lassativi and so on) dopo aver assistito a scuola a delle “lezioni” preventive (!!!) in cui delle psicologhe parlavano dei DCA o, addirittura, guardando un telefilm (“Gossip Girl”) in cui una delle protagoniste è bulimica, e in cui pare ci siano delle scene che fanno vedere gli atteggiamenti tipici di questa malattia.
        Ora, non sono così ingenua da pensare che queste ragazze si siano ammalate di DCA per questo, anche perchè loro stesse mi hanno detto che già in precedenza non si sentivano bene nel loro corpo, quindi immagino proprio che prima o poi in qualche modo il DCA sarebbe comunque emerso in loro. Dico solo che l’esordio è stato evidentemente anticipato da eventi esterni in cui veniva descritto il DCA e che hanno fatto da “detonatore”, offrendo una “soluzione” (o meglio, quella che da loro è stata percepita erroneamente come una soluzione) alla loro difficile relazione con il loro corpo. Quando me l’hanno raccontato, sinceramente ci sono rimasta un po’ di sasso, perchè è una cosa che, per come sono fatta io, per me non esiste, ma evidentemente è più comune di quel che la mia ristretta visione mi porta a pensare. Ne concludo semplicemente che, nel complicato ed intricato mondo che è la mente umana, in soggetti predisposti (e che dunque molto probabilmente avrebbero sivluppato in ogni caso la malattia…), davvero qualsiasi cosa, anche quella che pare la più assurda in tal senso, può innescare un DCA…

        • Capisco cosa intendi. D’altra parte non mi sembra nemmeno giusto censurare tutti i media che parlano di disturbi alimentari. Non si può tenere queste ragazze all’oscuro dell’esistenza dei disturbi alimentari per sempre – in qualche modo verranno comunque a sapere che mettendosi le dita in gola si può vomitare, e se vorranno inizieranno a farlo anche loro. E’ un po’ utopico pensare di eliminare i disturbi alimentari dalla terra semplicemente facendoli sparire dalle serie tv.

      • (Volevo rispondere alla tua ultima risposta, ma non mi appare l’icona “reply”, quindi provo a fare così, spero che ne esca qualcosa di non troppo incasinato ^^”…)

        Utopisticamente, bisognerebbe che chi parlasse di DCA attraverso i media, fossero le persone che hanno un DCA, così da darne una rappresentazione quanto più realisitca possibile… Cionnonostante, sono convinta che se una persona è predisposta a sviluppare un DCA, anche se parla con me e io gli racconto per filo e per segno tutta la devastazione che consegue all’anoressia, molto probabilmente nel DCA ci entrerà comunque.
        Questo però non significa che “ah, vabbè, tanto chi lo deve sviluppare lo svilupperà comunque, quindi mandiamo in TV qualsiasi cosa”… per lo meno, è un atteggiamento qualunquista che a me non piace.
        Magari che potessero scomparire i DCA eliminandoli dalle serie tv, ci metterei la firma se potesse esistere una cosa del genere… però, ecco, magari evitare di sbandierarli in salse neanche tanto veritiere o comunque molto superficiali (non mi riferisco alla serie tv che tu hai citato in particolare, faccio un discorso più generale in merito a come i DCA sono solitamente trattati in tv…) non è una cosa troppo negativa…

  3. io non ho visto la serie…ma non l’ho vista perche mi sono un po’ arrabbiata a prescindere… non capisco bene perchè anche in una serie sui dca i protagonisti devono essere 3 su 4 uomini, cioè sono malattie che hanno percentuali di genere sbilanciatissime, eppure anche in una serie gli uomini devono essere iper-rappresentati?

    • Boh, secondo me invece è interessante che facciano vedere come anche gli uomini abbiano problemi alimentari. E poi la serie non vuole essere una specie di documentario sui dca, ma proporre un’immagine provocatoria..

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