Profilo di un’Anoressica media (angelo o demone?)

Ho guardato un numero vergognoso di film sull’anoressia. Letto libri sull’anoressia. Perfino ascoltato canzoni sull’anoressia. In pratica, ho incontrato decine di anoressiche immaginarie, prodotte dalla fantasia dei loro autori. Alcune più autobiografiche di altre, tutte comunque romanzate.

C’è una cosa che quasi tutte queste (false) eroine hanno in comune: sono delle figure angeliche. Fragili e remissive, consumate dalla malattia ma in maniera quasi estetica, con fascino ed eleganza. Giovani ballerine dai sorrisi tristi e dai movimenti aggraziati. Studentesse gentili ed introverse. Un mucchio di ossute ed adorabili vittime.

Balle.

Libri, film e quant’altro romanticizzano l’anoressia. Identificano la magrezza con la fragilità, e la fragilità con una sorta di purezza e benevolenza. Ergo, l’anoressica immaginaria è triste e malata ma anche buona e gentile, una vittima della propria malattia, una splendida persona sprecata.

Ma, ripeto, sono balle. Le anoressiche sono tutte delle stronze.

E non lo dico solo perchè io non sono più anoressica (non sarò anoressica ma sono ancora stronza). E’ una semplice conseguenza fisiologica della malattia; è l’anoressia, in un certo modo, che ti rende stronza. Quando una persona non mangia diventa acida e irritabile. Quando una persona non mangia mai, aka anoressica, diventa una perenne stronza.

Badate, non sto dicendo che le persone che soffrono di anoressia sono stronze a prescindere. Magari erano delle ragazze straordinarie, prima della malattia. Ma poi i succhi gastrici in eccesso ti vanno al cervello, e cominci a cambiare umore di continuo, a trattare in malo modo chi ti circonda, ad essere intollerante, continuamente arrabbiata, e via dicendo. L’anoressica media non ha nulla a che vedere con l’angioletto emaciato dei libri.

E’ questo particolare che rende l’anoressia particolarmente difficile da gestire. Non è la malattia che è odiosa e insopportabile – la persona stessa diventa odiosa e insopportabile. Chi la circonda, e vuole magari aiutarla, si trova ad affrontare questo muro di succhi gastrici. Io capisco quei genitori o amici che dopo un po’ lasciano semplicemente perdere, e abbandonano l’anoressica a se stessa. Non abbandoneresti mai a se stessa una persona che soffre di cancro – ma una persona malata che non fa altro che trattarti da cani e finisci col piangere ogni volta che ci parli, beh, forse abbandonarla è solo un istinto di auto-conservazione.

Ora, ultima nota finale. Ho un po’ generalizzato, ovviamente non è così per tutte e non è così ventiquattr’ore su ventiquattro e blablabla. Se voi siete delle anoressiche molto beneducate, commentate e perdonatemi.

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33 thoughts on “Profilo di un’Anoressica media (angelo o demone?)

  1. Io invece penso che tu abbia perfettamente ragione. Ma non credo sia solo la mancanza di cibo, credo sia proprio il disagio che si crea e si esprime in questo.
    Posso dirti che per il mondo noi “obesi” (vabbè, non sono più obesa ma è stato fino all’altro ieri, praticamente) siamo tutti solari e divertenti. Peccato che secondo la mia psichiatra la mia testa fosse quella di un’anoressica. E che io punissi il mio corpo attraverso svariati e molteplici atti, altro che “gioiosa e solare”.
    Sorridevo al mondo per nascondere e per non far trasparire. Per scusarmi di essere com’ero. Come la maggior parte degli obesi. Mi vergognavo a mangiare in pubblico. O forse dovrei dire che ancora mi vergogno…

    Ad ogni modo i periodi di anoressia che ho attraversato erano la stessa cosa. Sorridevo per nascondere, ma dentro ero lontana, cattiva. Oppure tanto empatica, con chi aveva oltrepassato la mia corazza, da farmi carico ANCHE dei problemi altrui.

    Fragile? Forse. Forse ancora. Perchè ancora la parola sbagliata mi ferisce. Forse è questa la fragilità. Ma la dolcezza e l’educazione, spesso, per me erano solo facciate per fare in modo che gli altri non si avvicinassero troppo.

    • E’ interessante il contrasto con chi ha il problema opposto ed è in sovrappeso. In entrambi i casi la personalità viene assorbita dal problema. Per quanto orribile suoni ci si comporta come il nostro disagio vuole che ci comportiamo.

  2. Sono un’anoressica molto beneducata e quindi getto molto biasimo su questo post.
    No, ehi, sto scherzando, eh!…
    Quindi, scherzi a parte… Ovvio che film, libri e quant’altro romanticizzano l’anoressia. E’ assolutamente vero. Come è vero quello che hai scritto a proposito dell’essere tutt’altro che carine e gentili… Quello che tu definisci l’ “essere stronza”, non è nient’altro che la fisiologica conseguenza dell’ipoalimentazione. Mi spiego. Il tono dell’umore è mantenuto da un neurotrasmettitore che si chiama serotonina, e che viene sintetizzata dal nostro organismo a partire la un aminoacido chiamato L-triptofano. Ora, questo triptofano fa parte degli aminoacidi cosiddetti “essenziali”, cioè che il nostro organismo non riesce a sintetizzare autonomamente, e che quindi deve essere per forza introdotto con l’alimentazione. Dunque, meno una persona mangia, meno triptofano assume, meno serotonina sintetizza. Logica conseguenza di tutto ciò: è carente il principale neurotrasmettitore stabilizzante dell’umore. Facendo 2 + 2: la persona in questione tende ad avere degli schizzi d’umore pazzeschi. Cosa che, guarda caso, è comune a molte persone anoressiche.
    Non è propriamente l’anoressia che rende la persona “stronza”, questa “stronzaggine” (wow, ho appena inventato una nuova parola!…) è una mera conseguenza dell’ipoalimentazione, a prescindere da come la persona fosse caratterialmente prima della malattia. Non a caso, infatti, in genere quando la persona anoressica recupera peso ha anche una stabilizzazione e un miglioramento del tono dell’umore, che viene da sè proprio per la fisiologica reintegrazione di serotonina che si ha seguendo un’alimentazione normale…

  3. Vabbè, io sono stronza di natura, quindi non faccio testo.
    Angelo una sega, stile premestruo perenne, cui aggiungiamo la restrizione alimentare, per ottenere una vera testa di cazzo.
    Servitevi, prego.
    Ma i romanzi e i film han bisogno di vendere, e poco ma sicuro che per vendere bisogna far scena, e chi cazzo se ne frega se questo stravolge completamente la realtà dei fatti. Certo è che se scrivessero un libro o facessero un film in maniera davvero realistica sulla mia vita, nessuno se lo cagherebbe manco di striscio. Perchè la strafottuta gente vuole le eroine romantiche, in fondo legge libri e guarda la TV per i lieto fine, vorrebbe il mondo della Disney anche nelle schife di malattie come i disturbi alimentari, e non vuole certo saperla qual è veramente la fottuta realtà quotidiana di un’anoressica, non lo vuole sapere com’è davvero essere me, che se arriva un tizio armato a rapinarmi mi dice “O la borsa o la vita, ahah, scherzo, chi la vuole la tua vita di merda”.
    A parte tutto, è verissimo quello che hai scritto a proposito del divario tra lo stereotipo dell’anoressica e la realtà dei fatti. E vero è pure quel che dici a proposito delle difficoltà che gli altri hanno a stare vicino ad una persona con un disturbo alimentare. E non solo per la ragione che spieghi tu, ma anche perchè chi ha un disturbo alimentare finisce per essere lei stessa ad allontanare gli altri. La maggior parte si levano di culo da soli, poi c’è qualche masochista che resterebbe anche, e allora ci pensiamo noi a toglierli dai coglioni, perchè alla fine l’intrico di bugie che con l’anoressia ci si costruisce diventa troppo complicato da gestire, e gli altri ci incasinano ancora di più, quindi se non si allontanano di loro sponte siamo noi che finiamo per mandarli a fanculo. Mi sono fatta terra bruciata intorno, per questo. E non so se lo vuole l’anoressia, o lo voglio io.

    • I libri dovranno anche vendere – però porca puttana questo non vuol dire che bisogna fare finta di niente ed accettare l’immagine dell’adorabile anoressica.
      E poi sì. Sono d’accordo: chi ha un disturbo alimentare si lamenta spesso di essere sola ed abbandonata, quando poi è la prima a cacciare gli altri. Bisognerebbe essere un po’ più oneste con se stesse, e piantarla una volta per tutte di fare le vittime.

  4. Sono d’accordo in parte, ma attenta a non generalizzare troppo o cadi nella tua stessa “trappola”.

    Non credo che l’essere stronzi dipenda propriamente dalla malattia da cui una persona sia afflitta e i disturbi alimentari non fanno eccezione. Se uno è stronzo, è stronzo punto. (Conosco tante Stronze e Stronzi, eppure godono tutti di ottima salute!). Essere stronzi spesso è una forma di autodifesa da una realtà che viene percepita come minacciosa. Non giustifico gli stronzi ne li critico. E’ un modo come un altro di reagire a stimoli esterni.

    Come dici tu, invece, i disturbi alimentari è possibile che esasperino alcuni lati affilati del proprio carattere perché la relazione anormale con il cibo rende la persona malata soggetta a sbalzi chimici nel cervello, dunque più nervosa, e quel nervosismo viene proiettato sugli altri sotto forma di stronzaggine è in realtà provocato:
    dal non cibo (anoressia),
    dalla perdita di controllo sul cibo e magari non essere riusciti a compensarlo del tutto (bulimia),
    dall’aver ingurgitato troppo cibo (binge) etcetc

    Sono stata anoressica per diversi anni e bulimica tutt’oggi (in tutto malata da quasi 15 anni) e non mi reputo una stronza. Tutt’altro, ad eccezione del rapporto con le persone che la mia mente reputa “colpevole” del mio malessere, verso le quali noto una spiccata emozione rabbiosa e bisbetica (famiglia).
    Quindi, ripeto, occhio a generalizzare e soprattutto, lasciami il termine, occhio a farlo con troppa acidità saccente.
    I disturbi alimentari, e tu lo sai come me, sono un po più di un “rapporto complicato con il cibo” ergo la dicitura anoressica=stronza –> ho qualche dubbio in proposito.

    Io credo che i testi letterari, film, canzoni di cui parli tu…descrivono la personalità interiore frammentata e lacerata del malato di anoressia per questo viene ritratta come vittima, persona sprecata: una persona che non è stata amata abbastanza quando ne aveva più bisogno. In fondo i disturbi alimentari nascondono un grave e grande vuoto affettivo durante i primi anni di vita quando al contrario un bambino ne ha più bisogno. Di AMORE.

    Ma va bene, sei giovane e quello che apprezzo di più del tuo modo di dire le cose, è l’accento provocatorio che è senza dubbio molto più edificante e stimolante di quello di troppa gente che, cito le tue parole, “scrive articoli sui disturbi alimentari senza avere idea di cosa stiano parlando, limitandosi alle informazioni che ricevono dai media”.

  5. sto scrivendo una canzone che tratta l’argomento e ho letto con interesse la conversazione,le malattie quando arrivano spesso ci portano dei mutamenti profondi ,e non ci comportiamo più come prima,succede agli alcolisti,ai malati di cancro ecc. l’anoressia non fa eccezzione quindi la cosa non mi meraviglia!…questo non impedisce a chi scrive di trattare un racconto con poesia dolcezza e malinconia,partendo da com’era prima la persona e non da come si trasforma durante il calvario di una seria malattia,il mio testo non è a lieto fine poichè la ragazza muore!..ma comunque la immagino felice dopo tanta sofferenza in un’altra dimensione!

  6. Io sono anoressica, e nella fase più marcata dell mia malattia ero una stronza Sì, perché non sopportavo niente e nessuno. Avevo solo tanta fame, ero ossessionata dal cibo, e mi dava fastidio tutto. Trattavo male gli altri perché non ero nemmeno cosciente di ciò che stava accadendo.
    Avevo momenti di sclero, in cui alzavo anche le mani con mia mamma…
    Ora non sono più stronza, anzi forse sono migliorata come carattere. E sono molto più sorridente anche se sono ancora malata…

  7. io personalmente ero ( da anoressica) e sono tuttora (da bulimica) un tipo tutt’altro che solare,e amichevole però come per tutto il resto ho fasi molto altalenanti e ci sono alcuni momenti in cui sono incredibilmente affettuosa e gentile
    Comunque ho conosciuto due anoressiche di una gentilezza estrema e quasi inquietante,perennemente sorridenti.. chissà come funzionavano,loro!

  8. L’ultima cosa che hai scritto è talmente vera da far male. Anche io so di essere così, di detestare me stessa a tal punto da incanalare questo malumore verso tutti quelli che mi circondano, ma la consapevolezza più brutta con cui poi ognuno di noi deve scontrarsi è che a nessuno piace essere continuamente trattato a pesci in faccia, e qualunque sia l’affetto che prova per te prima o poi smetterà di starti vicino (come tu stessa hai scritto “semplice istinto di auto-conservazione”). Io personalmente se mangio divento depressa, se non mangio divento acida (a parte se sono talmente fiera di me da essere almeno un po’ pimpante, ma sempre acida); una persona normale prima ride, poi si sconcerta, poi pensa che io sia pazza.
    Lo ammetto, è così vero che mette tristezza.

    • già – io sento spesso persone con dca lamentarsi di essere state lasciate sole, ma io onestamente capisco le persone che mi hanno abbandonato. perché dopo un po’ non se ne può più, perché una relazione con me non è mai normale, io sono quella che cambia umore mille volte e con cui non si può andare fuori a cena. la gente si scazza, e ha ragione.
      e sì, mette una tristezza infinita. per questo credo che dobbiamo lavorarci, che vuole un po’ dire lavorare sulla facciata felice e amichevole anche quando felici non lo siamo. ma io, dopo un’adolescenza passata ad odiare le apparenze, sono giunta alla conclusione che alla fine serve.

      • scrivi davvero bene! e soprattutto,dici cose utili,che andrebbero fatte leggere anche agli addetti ai lavori(psicologi,terapisti,ecc). tuttavia non mi riconosco nel profilo della Stronza, anzi, l’anoressia non ha fatto altro che rendermi fragile,arrendevole e vittima delle prepotenze altrui. sempre educatissima, quasi stucchevole..sorriso forzato e quant’altro! è proprio una mmmerda altamente soggettiva questa! 🙂

  9. Se ssiete così convinte di quello ke scrivete vuol dire ke ne siete coscienti del male ke vi state facendo.odiamo le malattie ke la natura ci manda,qualcuno fa la kemio x combattere queste . La vita e dura x tutti quindi perché ammalarsi xnostro volere.dobbiamo vivere con un Po di musica qualche amico alimentazione giusta e preghiera…..è perché no ..disegnare colorare leggere quando nn vuoi avere a ke fare con nessuno.ha dimenticavo..la palestra .

    • sì, ne siamo perfettamente coscienti. purtroppo la mente umana è più complessa di “sbagliato -> smetto di farlo” e un problema come i disturbi alimentari non si risolvono in un batter d’occhio. ti assicuro anche, però, che non ne eravamo così coscienti quando ne siamo entrate, e che non abbiamo deciso di ammalarci.

  10. Personalmente credo di essere un’eccezione.
    Quando non mangio, sono felice, mi sento bene, a mio agio, mi sento a posto con me stessa. Questo fa salire il mio umore alle stelle!
    Paradossalmente quando non mangio mi sento come se “tutto fosse a posto” come se avessi il controllo di ogni cosa e, di conseguenza, sono tranquilla, pacifica, rilassata, divento una piacevolissima persona, figlia, amica, compagna.
    Al contrario, ogni volta che mangio, o perché mi trovo costretta (essendo per esempio a casa con i miei genitori) o perché non sono riuscita a resistere, i sensi di colpa divorano il mio cervello, penso solo a quelli, ripeto milioni di volte nella mia mente l’elenco di ciò che ho mangiato, calcolo compulsivamente le calorie ed elaboro una strategia super efficace (con tanto di piani B, C e D) per non mangiare nelle 24 ore successive; insomma la mia mente, ogni singolo elemento del mio cervello è completamente focalizzato su questo e allora guai a chi prova anche solo a sfiorarmi o a parlarmi.
    Quando mangio divento una vera stronza, quando non mangio è come se il mondo ruotasse intorno a me in perfetta armonia.

    R. (19 anni)

  11. Ho questo problema da tutta la vita e sono soggetta a tutti gli alti e bassi a cui tutti sono soggetti..solo che per me e’ un po’ più difficile….io faccio parte della categoria delle buone e gentili ed erroneamente ho pensato che fosse così per tutte…ma non è così ci sono ragazze che soffrono di questo disagio buone e altre stronze…e attenzione perché quelle stronze possono fare molto male…specie le subdole…cioè quelle che sembrano gentili e poi magari la coltellata arriva quando meno te lo aspetti…l’anoressia non ti fa angelo o demone…se sei angelo sarai un angelo anoressico se sei cattiva o maligna o manipolatrice sei una stronza punto e basta anoressia o no 😉

  12. Anche se il post è un po’ vecchio, rispondo comunque. Ero molto più incazzosa all’inizio, quando arrivata a 62kg ho iniziato a digiunare. Il mio corpo non concepiva più il “non mangiare” e non sopportavo che mi brontolasse lo stomaco. Ora sono all’esatto opposto: divento nervosa quando mi sento la pancia piena e sto da Dio quando sono vuota, tanto che fatico a rompere “i digiuni” per scuotere un po’ l’organismo -soprattutto perché quando parto a mangiare, non mi controllo: ho bisogno di riempire il vuoto mentale dell’assenza di cibo di qualche giorno, ma subito dopo lo stomaco si sazia e mi manda segnali di “stop”. Mi ripeto che posso vomitare, ma come hai detto tu “vomitare è un’arte”, e a volte non ho la forza di passare un’ora nel cesso a raschiare una gola che non vuole saperne di collaborare-.
    Ma sono ancora in una fase tuttosommato “sana”, perché a 47kg non si può essere anoressiche.
    L’unica cosa che ho notato in più è che sto diventando ossessionata dalla pulizia di me stessa: peli, unghie, capelli, intestino. Intestino. Intestino. Quindi preferisco passare un’ora sulla tazza del wc ad espellere gli ultimi residuati di glicerina e/o acqua che affrontare una cena per amici e parenti. In compenso però adoro che gli altri mangino! Voglio che mangino. Li farei ingozzare al posto mio, se potessi.
    🙂

    Altruisticamentenonancorastronza.

    😀

    • Voler fare ingozzare gli altri è una conseguenza dell’avere fame. E lo stesso il non controllarsi una volta che rompi i digiuni.
      “Vomitare è un’arte” del cazzo, nessuno ci ha mai guadagnato un padiglione alla Biennale.

  13. Sono d’accordo con te che è un’arte del cavolo, ma a volte indispensabile. Non tanto x i sensi di colpa, quelli uno impara a metterseli via, quanto per il malessere fisico che deriva dal sentirsi piena come un bisonte. È una sensazione atroce, e nn importa se le pareti sono tese perché hai bevuto un litro di acqua o un kg di cibo: l’istinto è sempre quello di buttare fuori tutto. Subito.

  14. Io non so come fai. Al terzo giro di ruota sono cosi stanca che nn ho neanche la forza di impegnarmi a buttare fuori. È”più comodo” stare senza.

  15. Trovo questo blog e ci scrivo senza sapere se viene ancora aggiornato. Sono (o almeno cerco di essere) amica di una persona bulimica (lo sarà? dopo tutte le bacchettate sulle dita che ho ricevuto leggendo i tuoi post non sono più sicura di niente. Cmq lei si abbuffa e poi vomita) e sinceramente mi piacerebbe starle vicino, ma devo confessare che a volte è veramente insopportabile. Standoci insieme capita mille volte al giorno di sentirsi umiliata perché non si è filiforme e non si pesa 40 chili. Lei è il tipo di persona che critica tutte quelle che hanno un peso normale e si sente molto fica ad essere piatta come una tavola. Mi tocca sentire che 40 chili sono giusti “se portati bene”. Volevo lasciare questo commento qui per farvi capire una cosa: stare con una bulimica o anoressica spesso risulta tossico, perché significa sopportare costanti attacchi al proprio senso estetico. Io mi piaccio, e molto, e non accetto, seppure per amicizia, di farmi criticare solo perché peso 50 chili. E a volte mi servono 10 giorni di separazione per farmi passare il giramento di coglioni provocatmi da questa stampella ambulante.

  16. Condivido pienamente quanto hai scritto. Sono stato quattro anni con una ragazza che soffriva di disturbi alimentari e ho potuto constatare che si tratta di persone che usano il loro disturbo/problema per apparire come persone indifese e che hanno bisogno di affetto, aiuto e attenzioni…balle. Si tratta di persone manipolatrici, inaffidabili, bugiarde, egoiste, voltafaccia e senza un briciolo di cuore. Il fatto di stare male, a senso loro, le autorizza a trattare gli altri come oggetti, non apprezzano ciò che viene fatto dal partner per loro e in definitiva rovinano solo la vita di chi gli sta vicino, la famiglia prima di tutto. Oggi a più di un anno da quando sono stato letteralmente “gettato nel cestino” dall’oggi al domani senza spiegazioni, come se non fossi mai esistito, dico “qualcuno da lassù mi ha voluto bene”. Le anoressiche sono persone da evitare come la peste sia nelle relazioni amicali che affettive. Metter su famiglia o trascorrere gli anni più belli della propria vita con loro è la scelta peggiore che un ragazzo/uomo possa fare. Lo so che queste mie parole possono sembrare troppo dure ma fidatevi. Il bene che volete a queste persone è sprecato, scappate e cercate di relazionarvi con persone mentalmente sane che sappiano apprezzare ciò che fate e amare veramente, come può una persona che non ama se stessa amare gli altri? Vogliatevi bene e non fatevi intenerire il cuore da chi oggi vi sembra indifeso e domani vi metterà i piedi in faccia. Aiutare gli altri è quanto di più nobile possa esistere ma, se non si viene apprezzati, se il prezzo da pagare è l’essere trattati senza rispetto dietro le spalle ed essere riempiti di bugie, beh, amate voi stessi! Buona fortuna a tutti.

    PS so che anche donne non anoressiche possono comportarsi così però una cosa è certa, le anoressiche sono portate dal loro male a trattare gli altri in questo modo.

  17. A quanto scritto sopra vorrei aggiungere dell’altro. Nella prima fase della relazione con la mia ex (anoressica), ho fatto di tutto, di tutto per aiutarla. Ogni miglioramento, anche piccolo, mi riempiva di gioia. Riuscire a farla mangiare, a regolarizzare i suoi pasti, a farle assaggiare cibi che non mangiava, era per me motivo di felicità. Amavo quella ragazza, le volevo bene, volevo il suo bene!
    Potrei elencarvi centinaia di attenzioni che avevo nei suoi confronti per aiutarla a vedere se stessa per quello che era veramente: una bellissima ragazza che si tirava palate di sterco addosso ogni volta che si metteva davanti allo specchio!
    Tutto il bene voluto mi è stato violentemente e con una cattiveria indescrivibile tirato addosso e tutti i miglioramenti che faticosamente ero riuscito a farle avere si sono sciolti come neve al sole in pochi giorni. Sono stato accusato di essere stato la causa del suo malessere e di essere una persona cattiva oltre all’essere scaricato come se fossi stato un pezzo di carta da gettare nella spazzatura. Scrivo questo perchè spero che i ragazzi che si relazionano con donne con questi problemi mentali (non dimenticatevi che è una malattia mentale inguaribile) che leggono queste mie parole imparino a non illudersi, i miglioramenti sono solo passeggeri. L’anoressia è terribile perchè da essa non si guarisce mai, si può migliorare, si possono superare i momenti critici e pericolosi per la sopravvivenza con ricoveri in cliniche specializzate e terapie farmacologiche e comportamentali, ma il male rimane a vita. Un abbraccio.

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