Bulimia e guerrilla marketing

Ne ho lette di cose sui disturbi alimentari in questi otto anni – ma questa mi è completamente nuova.

A quanto pare nella vivace cittadina di Dusseldorf, anno 2009, sono apparsi questi stickers:

bulimia dusseldorf ad

“La Bulimia è curabile!” dice la scritta – posta giusto sopra il water, e perciò da leggersi giusto prima di infilarsi le dita in gola e svuotarsi lo stomaco. Bulimia e guerrilla marketing. Che ne pensate?

Io l’ho trovato offensivo all’inizio – e poi invece ho pensato che è una genialata. Insomma, vomitereste davanti ad una scritta del genere? Io credo che mi girerei e cercherei un altro water. O forse sì, vomiterei, ma in maniera molto più cosciente del solito. Probabilmente pensando “è davvero curabile?”.

Non dico che il giorno dopo inizierei una terapia e smetterei di vomitare – la pubblicità, dopotutto, non funziona così. Non vedi la pubblicità della Nutella e la vai a comprare. Vedi la pubblicità della Nutella, ci pensi, e fra un mese quando vai al supermercato e vedi la Nutella pensi che volevi proprio comprarla. E magari è così anche con le pubblicità contro la bulimia.

Ora mi arriveranno una frotta di commenti che dicono “Non è così facile guarire e blablabla non basta vedere uno sticker per guarire blablabla”. Lo so. Fosse così facile guarire sarei già guarita pure io. Dico solo che uno sticker del genere ti può far pensare alla guarigione un po’ più a lungo di quanto ci penseresti di solito, e magari col tempo finiresti anche col provarci.

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4 thoughts on “Bulimia e guerrilla marketing

  1. Ti do pienamente ragione. Trovo che un “messaggio” esterno, direttamente rivolto a me, sarebbe l’ideale per farmici pensare una buona volta, e avere magari effetti concreti. Un concreto che va al di là della consapevolezza di se, che supera la solita storiella “da domani cercherò di cambiare” oppure “chiederò aiuto”. Sarebbe bello pero trovare la forza per guardare in faccia questa realtà, senza spaventarsene, cosa per me inevitabile!

  2. Valla ad insegnare ai professionisti del marketing!
    No, a parte tutto, la reputo davvero una buona idea quella degli stickers.
    Io credo che il senso della pubblicità sia proprio quello che tu hai descritto a proposito della Nutella: non un qualcosa che ti fa scattare immediatamente, ma un qualcosa che a poco a poco, soprattutto in seguito a “stimolazioni ripetute”, ti s’incasella da qualche parte della mente e comincia a lavorare sotto.
    Tra l’altro, la trovata degli stickers mi piace anche perchè nella persona che sta per vomitare e legge una cosa del genere, può far scattare il pensiero che, se quello stickers è lì, è perchè la bulimia è una malattia (perchè a volte, soprattutto all’inizio, si fatica ad inquadrare i DCA come malattie anche se, in fondo in fondo, sappiamo che lo sono) e anche perchè il numero di persone che ce l’hanno è sufficientemente elevato da richiedere un’iniziativa del genere, e questo può far sentire meno sole, e quindi più motivate a cercare qualcuno con cui parlarne… e dato che il cuore dei DCA è il silenzio, questo potrebbe essere un buon input per provare a iniziare a romperlo.

    • Sono d’accordo! Ti dico, all’inizio l’ho trovato un tantino disturbing – ma credo che fosse la parte bulimica di me a reagire così, quella che pensa “lasciatemi vomitare in pace”. Quindi, tutto sommato, stickers approvati.

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