Infographics sui disturbi alimentari

Ho pensato potesse essere carino mettere qualche infographic sui disturbi alimentari, visto che ne ho trovate un milione su Pinterest. (Fanno infographics davvero di tutto negli ultimi tempi, i graphic designers conquisteranno presto il mondo)

Boh. Interessanti. Ma come sempre, le statistiche non fanno la malattia. Anzi, creano ancora più una distanza fra il malato e il non malato, perchè, credeteci o meno, leggendo che x% delle persone soffre di bulimia, non si pensa “cavolo, fra quel x% è probabile ci sia gente che conosco” ma piuttosto “strano che coll’x% di persone che soffre di bulimia io non ne conosco nemmeno uno”.

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One thought on “Infographics sui disturbi alimentari

  1. Trovo davvero interessanti queste infographics ma, come tu stessa scrivi, sono in fondo nient’altro che l’espressione grafica – e quindi magari più accattivante – di una statistica.

    Ma queste infographics niente dicono a proposito di come sta veramente interiormente una persona che ha un DCA. Perchè, come si può misurare questo tipo di sofferenza? Ma si può davvero misurare?

    Si possono valutare le statistiche inerenti la qualità della vita di un DCA, sono chiare, semplici, è facile analizzarle. Ma sono solo numeri. Non tengono conto della soggiacente sofferenza. Si può dire che un DCA ha un impatto negativo sulla qualità della vita, ed è importante dirlo. Ma questo non è che il punto di partenza.

    Citando Stalin: “Una morte è una tragedia. Un milione di morti sono una statistica”.

    Io sono una sorta di nerd della statistica. Mi piacciono le schematizzazioni e la matematica. Ma è anche facile sorvolare su ciò che significano realmente le statistiche. Si può parlare di quante persone muoiono a causa di un disturbo alimentare, ma questo dato non si avvicina neanche lontanamente a quantificare le sofferenze causate dalla malattia. E’ un dato che non tiene conto delle amicizie infrante, delle famiglie lacerate, e più in generale di quell’inferno fisico e mentale che l’anoressia genera.

    E’ un pensiero che fa riflettere, davvero.

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