Effetti di un Binge (Bulimia e cocaina, parte 2)

Ho già parlato di come i disturbi alimentari siano simili ad una dipendenza da cocaina. Ho detto che chi soffre di un disturbo alimentare ha bisogno di una dose tanto quanto un cocainomane. Che è altrettanto difficile uscirne, se non di più.

Quello di cui non ho parlato è di cosa sia una dose, in cosa consista esattamente. E qui non voglio generalizzare, voglio parlare di bulimia esclusivamente – per il semplice motivo che non so come funzioni nell’anoressia, e forse con questo l’anoressia non c’entra proprio niente. Ma nella bulimia, perlomeno, una dose è proprio una dose.

           . 

In fondo, pensiamoci un attimo, che cos’è un’abbuffata? Al di là di tutti i significati psico-ontologici, un’abbuffata è una scarica di endorfine (e dopamine, e un pacco di altri ormoni amabili assai), di cui il junk food è una specie di dispensatore naturale. E che effetti hanno queste endorfine, insomma che effetti ha l’abbuffata sul tuo cervellino?

– ti rendono felice felice felice. Oddio, non proprio felice felice felice, ma ti migliorano l’umore. Le bulimiche che dicono che non si sentono meglio quando iniziano ad abbuffarsi sono delle bugiarde, tutte. L’abbuffata porta con sé terribili sensi di colpa/vergogna/schifo/blablabla, ma nel preciso istante in cui quei 500 grammi di formaggio ti arrivano al cervello, stai effettivamente meglio.

Il paragone con la droga torna utile: in fondo non direste che un tiro di crack ti rende felice, ma di certo di toglie dalla miseria della tua esistenza.

– lo so, e ne ho parlato in passato, le giuoie dell’abbuffata non durano a lungo. Se l’entusiasmo delle endorfine passa in fretta, però, subentra un altro sintomo: il “numbing yourself out” (tratto direttamente dal dizionario bilingue dei disturbi alimentari, e traducibile con “rincoglionirsi”, “spegnere il cervello”). Perché sì, quando uno mangia troppo si rincoglionisce, perché il suo corpo concentra tutte le energie nel processo digestivo, aka le toglie dal cervello. E la bulimica in questione smette di pensare, e smette di stare male: magari non sta bene, anzi, decisamente non sta bene e fisicamente sta da cani, ma smette di stare male. Smette di stare e basta. Si spegne. (E non so se è capitato anche a qualcuno di voi di addormentarsi pure, completamente rintronato, di solito con tanto di bocca aperta e bavetta)

E di nuovo, anche questo ricorda molto le droghe pesanti, o una dose potente di ganja, che ti fa completamente spegnere il cervello, dimenticare per un attimo tutte le ansie della tua vita. Io, almeno, pre-abbuffata sono un mostro d’ansia, post-abbuffata no.

– ovviamente questo placarsi dei sensi non significa che non rimanga il senso di colpa, come una vocina mai abbastanza sedata, e ovviamente la pace dei sensi finisce nel momento in cui si corre al cesso a vomitare. Qui però subentra un altro effetto, ovvero lo sforzo fisico, il roller coaster cardiaco, la perdita dei sali (insomma, tutte quelle cose carine che prima o poi condurranno ogni bulimica alla morte) e così dopo aver vomitato si è tanto rincoglioniti quanto prima.

Questo, insomma, è il concetto di dose per una bulimica. E per questo è così difficile smettere. Un’abbuffata non è solo un fallito tentativo di dieta: un’abbuffata è un rush di endorfine seguito da un appropriato rincoglionimento totale, entrambi che ti portano ben lontano da ansie e depressioni.

Ed è perciò difficile, quando si sta male, trovare una sola ragione per non correre al supermercato. L’abbuffata è effettivamente, per ogni bulimica, il modo ideale per gestire emozioni ingestibili, o perlomeno per spegnerle.

Lo so, non è sano, è sbagliato, blablabla. Io spiego come funziona, poi se sia sbagliato, se sia una cosa da codardi o che so io, quello ognuno lo decida per sé.

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11 thoughts on “Effetti di un Binge (Bulimia e cocaina, parte 2)

  1. Non avrei potuto dirlo meglio.
    E come si fa a dire che non è così???
    [Il problema è quando non puoi compensare col vomito (me medesima in questo momento) perchè il senso di colpa è alle stelle nonostante il rincoglionimento da paura… =___________= argh….. ]

    • Dicono che accettare di non ricompensare sia il primo passo verso la guarigione. Non so. Io quel passo l’ho fatto tante volte e mi sono solo trovata con i crampi tutta la notte, seguiti da vomito spontaneo (spontaneo! Che strane cose). Però probabilmente dipende dallo stato mentale con cui lo fai, e dal percorso di cui fa parte. Bah.

  2. Come sempre, quando leggo tuoi post di questo tipo, non posso far altro che ringraziarti per aver cercato di spiegare. Come sempre, non posso certo dire “ah, ti capisco”, perchè sarebbe una gran cavolata, visto che so bene che si capisce solo quando una cosa la si è vissuta sulla propria pelle. Però, grazie a questo post, posso provare a comprendere. Non è capire, certo, credo sia comunque meglio che niente. Perciò, grazie per avermi spiegato.
    Effettivamente, per quella che è la mia esperienza personale in termini di DCA, non riesco a trovare un corrispettivo dell’anoressia… quindi, sì, forse è proprio una cosa specifica della bulimia. Potrei dirti che la restrizione alimentare, nei primi periodi, provoca un aumento del rilascio di dopamina perchè in un primo momento il SNC tenta di sopperire alla carenza alimentare con la produzione di un maggior quantitativo di un ormone che, tra i suoi tanti effetti, media anche il senso di piacere e gratificazione – per questo una si sente così strapotente quando restringe l’alimentazione – ma mi rendo conto che si tratta comunque di due cose diverse.
    Tuttavia, mi pare che queste 2 cose diverse abbiamo comunque un punto in comune: la chimica.
    Entrambe, sono cose che si fanno per una risposta ormonale. E’ un qualcosa che mi affascina e mi agghiaccia allo stesso tempo. Perchè una tende sempre a pensare che tutto dipenda dalla sua testa – dalla sua scelta. E invece ci sono risposte biologiche che vanno ben oltre la nostra volontà di scelta…

    • lo so. è il solito grande dilemma: tanto vale strafarsi di antiansiolitici e vivere una vita felice, o sarebbe una felicità artificiale e quindi non altrettanto autentica? alla fine la felicità è, a tutti gli effetti, una reazione chimica.
      e i disturbi alimentari sono un po’ come prendere degli ansiolitici, solo un tantino più letali.

      io sono un po’ nichilista al riguardo (aka l’autenticità e la libertà di scelta sono un’illusione, la vita non ha senso e blablabla. c’è anche da dire che sto scrivendo una tesi sull’esistenzialismo. magari fra un po’ mi passa).

      comunque, filosofia a parte, spero che un giorno qualcuno mi dica semplicemente: i disturbi alimentari sono il risultato di una carenza ormonale dovuta ad un gene malfunzionante. prendi questa pillolina e potrai mangiare la pizza in tutta giuoia.

      • Capisco quando dici che vorresti che un giorno saltasse fuori che i DCA sono il risultato di un gene malfunzionante… non sai quante volte, mentre ero ricoverata, avrei voluto che fosse davvero così semplice, che bastasse la pasticchina, che fossi sbagliata, punto, un errore clamoroso, il tumore di una società malata. Ma più mi guardavo intorno e più i pazzi mi sembravano fuori. Io amo la vita perché mi sono uccisa per proteggerla, per preservarla dalle mani di chi la voleva maciullare, devastare, violentare, distruggere, spezzettare, mordere. Mi ha delusa, mi ha straziata. Sono ancora a pochi passi dall’inferno, eppure combatto. Perché nessuno entra in carcere da solo. Perchè io nonostante tutto credo nella mia capacità di autodeterminazione, e nella mia volitività che può permettermi di cambiare, se non tutto, per lo meno tante delle cose che adesso non mi girano a verso.

  3. Finalmente ho capito cosa ci sta dietro a livello di chimica, io arrivavo solo alla scarica di endorfine…ma non avevo mai capito perchè gli episodi di bulimia mi dessero più “soddisfazione” (orrore) del semplice binge. Disimparare a vomitare è stata la cosa migliore che abbia fatto nella mia vita, ne sono sempre più convinta.
    PS l’ultimo commento di Veggie me lo copio, mi ha fatto salire la cosa più simile a una vera emozione, non succedeva da troppo tempo.

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