Fare coming out

Gli LGBTQ (…AOLJ e chi più ne ha più ne metta) mi ucciderebbero. Coming out lo facciamo noi, trovati un’altra terminologia. E suvvia. Nella polisemia c’è spazio per tutti.

Tutti quelli che soffrono di disturbi alimentari da più di qualche anno si sono certamente trovati a fare coming out almeno un paio di volte. Perché il mondo magico in cui il tuo nuovo fidanzato, dopo averti vista saltare il pranzo trenta volte, viene e ti chiede “ma hai qualche problema con il cibo?” non esiste. A meno che non abbiate trovato l’uomo più premuroso della terra, s’intende. In tutti gli altri casi, l’uomo in questione crederà a qualsiasi balla gli diciate. Mettetela via.

Quindi ad un certo punto della relazione (o dell’amicizia che sia), arriva il magico momento in cui vi siete detti davvero tutto… ah no, aspetta, gli hai detto davvero tutto tranne che passi un paio d’ore al giorno a mangiare e vomitare, e forse sarebbe anche il caso di farglielo sapere. E qui la domanda: come fare coming out?

No, non ho una soluzione in dieci facili punti (non ce l’ho mai, sono una blogger fallita). Ho solo qualche suggerimento, tratto da dolorose esperienze personali; e li voglio condividere qui perché così, magari, chi ha intenzione di fare coming out sappia un poco cosa aspettarsi.

– cominciamo con l’ovvietà: non c’è un modo facile o un momento giusto per dirlo, la frase “devo dirti una cosa: soffro di bulimia” suonerà strana con qualsiasi tono ed in qualsiasi luogo, quindi bando alle ciance e sputatela fuori.

– è probabile che codesto vostro amico avesse già notato qualcosa ma non abbia voluto dirvi niente. La gente non è cieca, ma non va neanche a cercarsi grane.

– preparatevi al fatto che il vostro interlocutore non sappia bene cosa sia la bulimia (eggià) o che abbia delle idee molto sbagliate sui disturbi alimentari. Preparatevi a spiegare cosa sono i disturbi alimentari, e soprattutto cosa non sono (per esempio: no, non voglio essere la nuova Kate Moss)

– ripetete cinquantacinque volte che: guarire non è facile – il disturbo alimentare va a fasi – il disturbo alimentare non è una scelta – non potete semplicemente ‘ricominciare a mangiare normalmente’ – ci vuole tempo per uscirne – è facile ricaderci. E ripetete anche: non risolvi il problema se controlli tutto quello che mangio, non lo fare.

– ah, e non dite cazzate. Io, perlomeno, ho la tendenza a sparare cazzate quando vedo che il mio interlocutore è scontento, e dico cose come “ma sto guarendo, non vomito più tanto”: che nella mia mente significa cinque giorni su sette, nella sua significa una volta all’anno. E lo so benissimo, so benissimo che mi sto cullando nell’ambiguità per non dire le cose come stanno. Beh, non fatelo: la verità viene a galla, e meglio mettere le carte in tavola subito.

– questo non vuol dire che dovete svelare ogni lugubre aspetto del vostro disturbo alimentare. Una cosa è essere onesti, un’altra è sputtanarsi completamente. Anche i disturbi alimentari possono essere confidati a dosi, e se non avete voglia di parlare del vostro abuso di lassativi nella prima sessione del vostro coming out, beh, non fatelo.

– sarà una conversazione infinita, ma non riuscirete a dire tutto e probabilmente non andrà come avreste voluto che andasse. E’ la vita. Non pentitevi di averlo fatto: è normale sentirsi nudi e vulnerabili, ma vale la pena cercare qualcuno disposto a starsi vicino.

– senza contare che il disturbo alimentare è per voi la questione più seria che esista, ma non lo è per il vostro interlocutore. Non dico che non vi prenderà seriamente: dico che non cambierà l’opinione che ha di voi perché avete un disturbo alimentare, che continuerà a ritenervi una persona strafiga solo con un problema da risolvere.

il coming out è solo l’inizio. Il vostro amico ha capito cosa gli avete detto, ci è rimasto anche un tantino sconvolto; ma, nove volte su dieci, non l’ha capito bene e non l’ha capito del tutto. Ha capito il concetto astratto, ha messo una nuova etichetta sulla vostra testa, ma non ha idea di cosa significhi quell’etichetta, anche se glielo avete spiegato. Dire “vomito” non lancia un’immagine mentale di una ragazza che si raschia l’esofago per sputare mezzo avocado.

– soprattutto, non sa cosa significhi quell’etichetta nella vostra vita di tutti i giorni. La prossima volta che saltate un pranzo in sua presenza dirà “dai, oggi mangia, fallo per me”, o qualcosa di simile, e voi risponderete “ti ho detto che non è così semplice”. Questo episodio e varianti accadranno un’altra dozzina di volte. Preparatevi a rispiegare.

– all’inizio, a meno che non sia un coglione, il vostro amico sarà stato comprensivo e vi avrà offerto tutto il suo supporto. E’ possibile che questo cambi. Non sto dicendo che vi abbandonerà ma, ammettiamolo, un disturbo alimentare è difficile da gestire. E’ possibile che la persona s’incazzi, che dimentichi tutto quello che gli avete spiegato e che vi dia la colpa del problema, così, spudoratamente. Di solito, poi, torna in sé. Non ve la prendete troppo.

– ultima cosa: non sentitevi in diritto di parlare solo di dca o di fare le vittime. Avete un disturbo alimentare, avete bisogno di aiuto, probabilmente ne parlerete spesso: e tutte queste cose vanno bene. Ma ricordatevi della vostra metà dell’amicizia, e siate lì per questa persona tanto quanto questa persona è lì per voi.

Ripeto: queste non sono verità assolute, e anche se personalmente ho riscontrato un pattern abbastanza ricorrente non è detto che questi punti valgano per il coming out per tutti. Anzi, se avete altre esperienze o suggerimenti, commentate pure.

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21 thoughts on “Fare coming out

  1. In questo momento trovo tutto quello che hai scritto attualissimo per me. Sto cercando di aprirmi con una serie di persone e riscontro tutto quello che dici.
    Ci vorrebbero anche consigli sul “fare coming out con una persona che a sua volta dovrebbe fare coming out”…la questione si fa davvero delicata, soprattutto se si tratta di due disturbi diversi, la paura di influenzare l’altra persona, vedere il suo terrore come se stessi cercando di estorcerle una confessione o volessi sminuire il suo dolore condividendolo, il rischio che questo si traduca nel vostro unico argomento di conversazione, che la ricaduta di una trascini giù anche l’altra….in più io sono una persona molto impulsiva e un po’ drama-queen, sono una bulimica anche nelle parole..andare avanti a piccoli passi, dicendo sempre solo le cose giuste è una vera sfida.

    • Si, capisco quello che dici, io ho fallito miseramente una serie di coming out prima di arrivare a capirne un po’ di cose. Finivo sempre con lo sfogarmi di getto e poi rimangiarmi pian piano quello che avevo detto. (Bulimica delle parole? Che bella espressione)

      Non mi è mai capitato di fare coming out a qualcuno con dca. Anche perché chi ha un dca di solito tende a notare i segnale nelle altre persone, e capisce. Non sempre, ovvio. Buona fortuna per il tuo coming out allora, fammi sapere come va 🙂

  2. Hmmm, allora… diciamo che io non ho mai avuto bisogno di fare propriamente coming out… nel senso che: c’è stato un periodo della mia vita in cui sono arrivata ad un peso eccessivamente basso. Penso che, in quel periodo, chiunque mi vedesse per lo meno intuisse che c’era qualcosa che non andava, anche se poi magari nessuno mi diceva niente direttamente… anche perchè quando ero nel pieno dell’anoressia avevo allontanato ogni qualsiasi persona dalla mia vita, quindi non avevo neanche nessuno vicino che si potesse preoccupare per me tanto al punto di mettersi a chiedermi qualcosa relativamente al mio aspetto da deportata. L’unica volta in cui c’è stata una sorta di coming out per me, è stata appunto quando la mia migliore amica (l’unica che era rimasta nella mia vita in quel periodo), mi chiese se per caso non avessi un tumore in fase terminale di cui non volevo metterla al corrente per delicatezza. (E qui ti lascio solo immaginare la scena madre… U__U ). Per il resto, appunto, non c’era nessun altro che mi fosse vicino come amico in quel periodo, e non è che i passanti si mettono a chiederti cos’hai, quindi ho attraversato, sotto questo punto di vista, la fase peggiore dell’anoressia relativamente indenne.
    Successivamente l’ho detto a un altro paio di persone, ma quando già stavo un po’ meglio, sia fisicamente che mentalmente. Gliel’ho detto perchè erano amici, e mi sembrava corretto essere onesta con loro. A conti fatti, ho fatto una cavolata.
    Ora come ora sono fisicamente “normale”, quindi a meno che non sia io a voler dire qualcosa, è ovvio che nessuno vedendomi possa accostare la mia immagine a quella di una persona anoressica – per quello che è il prototipo di “anoressica standard” nella mente della maggior parte della gente.
    Onestamente? Non voglio dire niente.
    Perchè la gente giudica, e le voci si spandono in fretta. Soprattutto nell’ambiente medico in cui oggi faccio tirocinio e un domani lavorerò. E dover iniziare a lavorare con un’etichetta, è proprio l’ultima delle cose che voglio. Perchè, inutile negarlo, la gente ha forti pregiudizi verso chi ha un DCA. E dopo aver ricalcato per anni lo stereotipo dell’anoressica standard, adesso che ho cambiato aria ed ho un fisico che mi permette di non dar adito ad illazioni, preferisco che questa parte di me non traspaia con la gente che ho intorno.
    Detto questo, trovo i punti che hai scritto davvero molto utili nel momento in cui una persona decida di fare coming out rispetto al suo DCA. Ma trovo anche che, se non strettamente necessario, sia meglio non fare coming out. Perchè il dire che hai un DCA condiziona veramente tantissimo i rapporti con le persone… e, purtroppo, per quella che è stata la mia esperienza, in peggio.

    • Non lo so, io penso che fare coming out mi abbia molto aiutata. Certo, c’è stata almeno una situazione in cui l’ho fatto con una persona sbagliata, e poi mi sono ritrovata a dover allontanare questa persona dalla mia vita. Però negli altri case è sempre stato un modo per ottenere del supporto da chi mi voleva bene, mi era vicino, e poi è stato disposto ad ascoltarmi.
      Diciamo sempre che i disturbi alimentari sono le malattie dei segreti e delle bugie, e penso che se uno continua a mantenere questi segreti con tutti non riuscirà mai a trovare qualcuno che lo aiuti ad uscirne.
      Ovviamente parlo sempre di persone molto precise: un migliore amico, un fidanzato. E’ un modo, secondo me, per uscire da quell’isolamento totale di cui hai parlato tu, e che ti spinge sempre più a fondo dentro la malattia.
      Quindi, alla fine, io sono pro coming out, per così dire. Per quanto sia un rischio immenso, per quanto si possa rischiare di essere vittima di stereotipi o cose varie.
      Non parlo comunque dell’ambiente di lavoro, non parlo di persone alla cavolo o di parlare solo per essere onesti con qualcuno. Credo solo che, piuttosto di allontanare qualcuno solo per mantenere il proprio disturbo alimentare segreto, sia meglio e più sano correre il rischio, parlarne e poi sperare che la persona in questione capisca. E nella mia esperienza, spesso con le persone giuste succede.

      • Forse mi sono espressa male, quindi metto un paio di puntini sulle “i”…
        Sono assolutamente d’accordo sul fatto che se si ha un DCA sia importante parlarne… però, con le persone appropriate. Per quella che è stata la mia esperienza – non voglio fare alcuna generalizzazione, parlo unicamente per me – quando ho veramente concretizzato che il mio era un problema, parlarne con la mia dottoressa è stato fondamentale e mi ha salvato la vita. Letteralmente. Non mi era stata data l’idoneita alla visita medico-sportiva (ma chissà perchè, indovina un po’…), e questo mi ha fatta crollare. Però, a posteriori, è stata la mia salvezza. Perchè mi ha spinto a rompere il silenzio parlandone con la dottoressa, e lei mi ha così potuta indirizzare verso la clinica in cui poi sono stata ricoverata. E, con gli anni, parlare in lungo ed in largo con i vari psicoterapeuti che ho avuto della mia anoressia mi è stato assolutamente d’aiuto. Tuttora mi segue una psicologa (oltre che la dietista) infatti, e proprio per evitare che mi possa capitare di auto-rinchiudermi in qualche altra rete di auto-inganni e bugie. Quindi, qualora mi fossi espressa male nel commento precedente, questo ci tenevo a precisare: assolutamente SI al parlare con specialisti dei DCA, perchè veramente possono dare una mano.
        Quello per cui dicevo di fare a meno di parlare nel commento precedente, era relativo alle amicizie, ai conoscenti, alla gente in generale. Forse ho beccato sempre e solo gente sbagliata io, non lo so, fatto sta che con quei pochi con cui è venuto fuori l’argomento “anoressia”, inizialmente supportivi, poi per un motivo o per un altro, ma di fatto sempre riconducibile a ‘sta cosa, mi hanno tagliata fuori dalle loro vite. Per questo adesso preferisco non parlarne con gli amici o coi colleghi, tutto qui.
        Poi, ovvio, se c’è gente veramente supportiva e in gamba e che non comincia ad evitarti per questo, allora benissimo parlarne, magari possono pure dare una mano, ma per quella che è stata la mia esperienza, alla fine sono sempre stata mandata a quel paese.

        • Ho capito, e mi dispiace per la tua esperienza. Non so se sono fortunata io a questo punto. Non ne ho parlato con migliaia di persone, ma con quelle poche con cui ho parlato è sempre andata generalmente bene. Non so. Io non riesco ad immaginare di avere un’amicizia, o perfino una relazione, senza almeno dire che sono bulimica.

  3. Ciao!
    Ho scoperto il tuo blog tramite Veggie e l’ho trovato davvero interessante, ho letto tutti i post: sono interessantissimi, ogni argomento che hai scelto mi ha catturata! Immagino che si tratti di una forma di food porn.
    Commento questo in particolare perché, in questo momento, mi tocca moltissimo.

    Ora, io ho sofferto di anoressia, un paio d’anni fa… la luna di miele è durata una decina di mesi, poi sono subentrate le abbuffate, il binge e la bulimia (che ovviamente mi hanno fatto prendere peso).
    Riguardo alla questione “coming out”, ammetto che le poche volte in cui sono riuscita a tirare fuori la questione (solo con amici intimi), perlopiù non sono stata capita. Molti di loro si fermano solo ad ‘anoressia’. ‘Abbuffate’ e ‘magiare come un maiale per troppo tempo’, non lo capiscono. Credo non faccia parte dell’immaginario di tante persone… l’anoressia è più alla portata di tutti, molto più mainstream.

    E, ovviamente, il pensiero malato che predomina in me (e, in parte, credo, anche negli altri) è che L’ANORESSIA E’ MEGLIO. Per tutti i motivi che sappiamo, dalla sensazione di controllo sul cibo e sul corpo quando tutto il resto sfugge di mano, alla sensazione di onnipotenza.

    Come se non bastasse, tante mie amiche (quasi una decina, in effetti) hanno sofferto e soffrono di anoressia. Senza bulimia dopo, senza abbuffate. E sono rimaste MAGR(issim)E.
    Vuoi perché non sono guarite, vuoi perché sono guarite mangiando bene e facendo sport.
    E io non lo reggo, il confronto… la pressione per il fatto che loro sono magre/sottopeso mentre io pienotta/normopeso, non lo reggo.
    E sento di doverne rispondere agli altri, sento che ‘ma io mi abbuffo! per questo prendo peso (e magari, se è un buon periodo, lo riperdo) e loro no!’, non è sempre facile da ammettere.
    E poi, perché dover dare spiegazioni sulla mia forma fisica agli altri?
    SEMPRE per lo STESSP motivo, perché agli altri non frega niente di come sono fisicamente (o, almeno, gliene frega RELATIVAMENTE, direi), perché la perplessità degli altri nei confronti del mio apparire è solo una proiezione della MIA perplessità nei confronti del mio apparire.

    Perché, pur con la consapevolezza e la ragione del caso, la fase anoressica è la migliore.

    • innanzitutto grazie mille, sono felice che il blog ti piaccia, e anche se è una forma di food porn credo che si tratti di una di quelle meno gravi 🙂
      per quanto riguarda le fasi… io credo tu stia confondendo la luna di miele con l’anoressia. per te, da quello che dici, sono state un po’ la stessa cosa: luna di miele anoressica e poi bulimia. anche per chi continua ad essere anoressico, però, la luna di miele finisce, e la sensazione di controllo diventa presto ossessiva e dolorosa.
      capisco benissimo però quando dici che l’anoressia è recepita diversamente, e che come bulimiche ci si sente eternamente perdenti di fronte a chi avrà pure un problema con il cibo, ma almeno riesce a rimanere magra. sebbene io sappia che questo tipo di paragone con l’anoressia non è così semplice, so che viene spontaneo. ma sono tutte e due malattie mentali, e qualsiasi anoressica ti dirà che anche l’anoressia dopo un po’ è insopportabile.
      so che il confronto con gli altri è duro. so che pur facendo coming out non verrai facilmente compresa. non c’è molto da fare a proposito. io ultimamente sto imparando a fregarmene, sto anche imparando a ribattere quando riprendo peso e noto degli sguardi strani sulle facce altrui. so che la maggior parte delle volte è tutto nella mia testa, che alla gente gliene frega assai poco del mio peso. ma quando becco quegli sguardi semplicemente dico, senza acidità :- c’è qualcosa che non va? -. è un modo per difendermi alla fine, e mi aiuta a credere che dell’opinione altri non deve interessarmi molto.

  4. oddio,la parte:
    – non sparare cazzate […] “ma sto guarendo” LOL
    lo faccio sempre! racconto tutto e poi mi sento giudicata, troppo vulnerabile, mi sembra che gli altri si aspettino quasi che io ritratti e allora gioco la carta “ma ora sto molto meglio,eh!”
    pero’ non mi sono mai pentita di aver detto la verita’.
    oggi, per esempio, ho detto ad un’amica di non poterla incontrare perche’ avevo avuto un’abbuffata in mattinata e non ce la facevo. non ha capito molto, mi ha detto “ma abbuffata in che senso?di cibo?”, pur sapendo bene che soffro di bulimia (anche se non ne parlo quasi mai)..pero’ non ho dovuto dire bugie, non ho dovuto dire altro. quella era la mia motivazione e quella ho dato.
    alla fine, e’ molto meglio anche per me. 🙂

    • nemmeno io mi sono mai pentita. alla fine so che non posso vivere nel mondo dei segreti per sempre, non con le persone che voglio più vicine, e si arriva ad un punto in cui semplicemente devi dirlo. poi magari va male, e non si torna più indietro. ma credo che un tentativo valga sempre la pena, e ti riporta un po’ di sanità mentale.

  5. Ciao a tutti,

    “sono daccordissimo su tutto il contenuto del post ma aggiungerei, sulla base della mia esperienza, un “effetto” post-coming out.

    Ho 28 anni e soffro di bulimia da 11 (seguita a qualche mese di anoressia)..ne ho avute parecchie di occasioni per conferssarmi, ma per lo piu’ con amici davvero stretti e fidanzati del momento.
    Quello che ho notato, fatta eccezione per il mio ex ragazzo, é che, superato lo shock iniziale – quello della serie “per il prossimo mese ti chiederó almeno due volte al giorno se hai avuto crisi – con il passare del tempo..sembra che l’interesse scemi..probabilmente sará dovuto al fatto che gli altri hanno “paura” di chiedere. Possibile che a distanza di mesi, l’altro possa credere alla – palesissima- risposta “sisi, va meglio”??

    Mi sono trasferita all’estero da 5 mesi, attualmente nessuno sa del mio problema (sono nella fase abbuffata/ vomito quotidiana) ma sento il bisogno di parlarne con qualcuno..quando vivo momenti di down e mi chiudo nel dolore per giorni, la consapevolezza di avere qui una persona che “sa” mi fa sentire meno sola..

    • quanto sono stata/sono nella tua stessa situazione! all’estero e’ facile, perche’ nessuno sa e nessuno chiede, indi non devi neanche mentire, e allo stesso tempo e’ terribilmente difficile, perche’ nessuno sa e nessuno chiede. io sto cercando di andare a qualche gruppo, cosi’ almeno per un’ora alla settimana mi libero da tutto questo silenzio. ma e’ comunque dura.
      credo che le persone smettano in un certo senso di chiedere del dca perche’ non possono ritrovarsi sempre ad affrontare i nostri problemi, e ne hanno gia’ a sufficienza di loro. io ci rimango comunque male, in particolare quando sono io a cercare di parlarne e la reazione e’ “dai che sei guarita”. boh. alla fine ho smesso di farne una colpa agli altri, so che non si puo’ caire che un dca puo’ continuare per anni e non si puo’ comunque stare anni ad ascoltare lamenti sul dca. anche se poi io sto anni ad ascoltare lamenti su ragazzi, amori e cose varie. pero’ pazienza.

      • A me la cosa che manda letteralmente fuori di testa e’ il commento “e’ tutta questione di volonta’!” vorrei urlare, ma volonta’ di cosa?? ma la gente pensa che interrompere questo ciclo vizioso sia facile come schioccare le dita? Credo di essermi detta miliardi di volte ” ok, stasera fa la brava e non ti abbuffare”, poi basta quel granello di pane in piu’ per far saltare quella molla..e a quel punto una briciola o 3 kg sono esattamente la stessa cosa!

        • lo so, come seun dca funzionasse come una dieta. io non dubito che ci voglia forza di volonta’, ma forza di volonta’ inserita all’interno di una mentalita’non piu’ malata, libera da costruzioni bulimiche. e quelle non si eliminano con la forza di volonta’.

  6. Ciao, sono molo d’accordo con quello che scrivi, vorrei essere capace di parlarne…ma forse non è una cosa per tutti e ci vuole del tempo… io volevo chiedere una cosa, di sicuro è una cosa stupida però ci volevo provare. Perché le persone che non soffrono di questi problemi hanno tanto paura di affrontarli, quando “capiscono” o intuiscono che ce un loro conoscente che ne soffre?? Perché non riescono a prenderti da parte e dirti :- Ehi ma come stai in questo periodo?? sul serio intendo…sai che se hai bisogno io ci sono okey? non ti fare problemi…- Forse non servirebbe a niente, però per provare e fare capire ala persona che se batte un colpo l’atra ce per lei…
    forse sto toppo sognando …

    • Non é cosí facile parlarne, e poi le persone non vogliono necessariamente parlare di problemi che non possono risolvere.
      E poi puoi sempre essere tu ad iniziato la conversazione. Non capisco perché noi ci aspettiamo sempre che siano gli altri a venirci incontro, come se dovessimo sempre metterti alla prova il loro affetto

  7. In 7 anni nessun coming out… Eccetto qualche accenno alla mia migliore Amica ( lei soffre come Me, purtroppo non riusciamo a parlarne tra noi per quanto può sembrare bizzarro ma è storia lunga)
    Un giorno poi, 2 inverni fa, il mio ex che Sant uomo solo dopo 4 mesi di storia capisce tutto mi costringe a dare spiegazioni. Credo di aver provato uno dei dolori fisici più forti e strani della vita. Dopo di che comprensione, paura, rabbia, poi si calmo’ e da lì la mia bulimia diventa il leit motiv della storia. Da favola a incubo.. Finché non finisce perché io stufa della sua rabbia mi getto tra le braccia di un ragazzo bellissimo conosciuto all’Uni: risultato? Finché dura con lui digiuno e corro… Lo nota, si preoccupa, vuole che io mangi.. Penso quasi di parlarne con lui… Ma wait! Finisce. Risultato? 9 chili almeno in più, depressione, cellulite e ritorno di binge e vomito… A cosa serviva essere bella se tanto non avevo lui? ( sì uno dei pensieri più stupidi in vita mia) risultato? Udite udite… Ricomincio a vedermi col ragazzo per cui insieme ovviamente ad altre motivazioni, sprofondai nei dca… Ora.. È giusto che gliene parli?

  8. L’unica volta che ho deciso di fare coming out è stata quando mi avevano appena ufficialmente diagnosticato la bulimia. Terribile idea.
    Sarà stata la mente offuscata da una sessione binge/purge pre-Capodanno, o l’euforia di essere stata considerata “abbastanza malata” (ugh) da essere accettata nel programma di terapia dell’ospedale, ho deciso di dirlo alla mia migliore amica.
    La sua risposta è stata una risata e un “Nah. Te lo stai immaginando. Sarai solo stressata. E poi io ho visto delle “vere” ragazze malate. Non ci assomigli per niente.”
    Giusto per rendere il tutto più patetico mi sono anche messa a piangere, e ho cercato di spiegarle che era “ufficiale”, doveva credermi. Mi aspettavo una cosa catartica, liberatoria, e non un’ennesima umiliazione.
    Forse era il momento sbagliato, forse non cercavo realmente una condivisione, quanto una sorta di “validazione” (validation?).
    In ogni caso, l’esperienza mi ha lasciata quasi traumatizzata, e non ho mai più parlato di DCA (men che meno il mio) con nessuno che non sia la mia psicologa.
    È pesante. A volte vorrei davvero potermi aprire con qualcuno che non è legato a me solo perchè viene pagato, ma la certezza di trovare solo menti chiuse mi terrorizza.

    • E’ difficilissimo fare coming out. E a volta è meglio non farlo. Bisogna trovare la situazione, la persona, le parole giusto; e, sono d’accordo, se qualcosa non funziona, allora è un trauma. Ma, credimi se riesci, io l’ho fatto un po’ di volte ormai, e le persone a cui l’ho detto hanno semplicemente accettato. Mi ascoltano se ne ho bisogno, non insistono su niente se ci troviamo a mangiare insieme, e per il resto si comportano normalmente. Non mi stanno aiutando a guarire. Ma almeno non devo più tenere un segreto.

  9. Ma se glielo racconti, sembra che lui abbia capito e all inizio e gentile e premuroso, ma poi non si preoccupa o sembra non notare che sono giorni che non mangio, che devo fare? E la quinta o sesta persona a me cara a cui confido il mio problema e a nessuno frega niente, non mi chiedono mai niente ne del cibo ne di come sto, ma non vedono che dimagrisco a vista d occhio? Nemmeno a lavoro lo notano nessuno mi vede, e non euna bugia o una mia paranoia e proprio cosi. Mi fa male che il mio ragazzo non mi aiuta e non capisco perche. Ho iniziato da due settimane incontri con uno psichiatra perche ho deciso io di chiedere aiuto, un mese fa abusavo di anfetamine per stare in piedi e non sentire la fame. Ho sentito di aver toccato il fondo e ho deciso di chiedere aiuto, ho fatto coming out al mio fidanzato ma ora sto di merda perche nonostante tutto a nessuno frega un cazzo. Neanche lo psichiatra mi ha mai fatto una sola domanda sull anoressia, non mi ha mai chiesto quanto peso ne se mangio o altre cose, sono arrabbiata e stufa, mi sento sola e in colpa perche non riesco a stare totalmente a digiuno. Sto male al pensiero di aver mangiato ben tre fette di pane ed un pezzo di pizza, e l ho fatto solo perche prima di andare a lavoro ho fumato dell erba, per stare calma visto la situazione di stress enorme che ce in quel posto…. Per fortuna ho smesso con le anfetamine, ho scoperto di essere borderline tramite mio psichiatra e sorpresa sorpresa non frega niente a nessuno! Nessuno ne amici ne famigliri mi ha chiesto come mi sento. Mi sento male cazzo, ho scoperto di avere un disturbo mentale oltre l anoressia e non mi sento presa sul serio da nessuno..ora voglio solo dimagrire fino a svenire da qualche parte,devo solo smettere di mangiare del tutto. Lo so che sono pensieri malati me ne rendo conto non sono una stupida, si voglio attirare l attenzione, non trovo giusto che nessuno si preoccupi per me non la trovo una cosa normale, io credo come tutti di meritare di ricevere e non solo di dare cure ed attenzioni. Passo la mia vita ad accudire gli altri, sono un infermiera e tutti i giorno per dieci undici ore anche di piu, mi occupo di persone malate e appena posso aiuto colleghi e superiori, ce la metto tutta. Non per ricevere ma perche amo il mio lavoro, amo prendermi cura degli altri, vedere qualcuno felice mi rende felice…difatti nonostante la situazione assurda a lavoro quando sono coi miei anziani sto davvero bene..anche se e un lavoro duro e pesante, ancor di piu dato la mia malattia. Quel che cerco di dire e che anche la sera dopo lavoro mi occupo di mia madre del mio ragazzo e penso sempre ai miei amici e come farli stare bene se posso…ma gli altri a me ci pensano mai? Intendo davvero…mi sembra che nessuno si interessi veramente alla mia malattia, chiedo solo un po di sostegno, qualcuno vicino oltre lo psichiatra con cui sfogarmi e parlare, sentire qualcuno che mi vuole bene davvero e a me ci tiene.. Scusate lo sfogo 😓

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