Consigli per vomitare (e per il binge)

Scherzone! Non ho nessuna intenzione di sciorinare una serie di tips su come vomitare, come per trasmettere tale sapienza alle nuove generazioni. Se uno davvero vuole vomitare, che se lo impari da sé, non sarò mica io a spiegarglielo. Il post è per chi vomitare lo sa già fare, e bene – e che non smetterà se in questo post scrivo che vomitare fa male. Vomitare fa male, ma il post non è su quello. Non proprio.

Vomitare fa male, ma ci sono dei modi/tecniche/strategie/chiamatele-come-volete per far sì che faccia meno male. Della serie che, se proprio dovete vomitare e distruggervi l’anima, almeno cercate di limitare i danni. So che questo post sarà un po’ controverso – so che molti possono pensare che certe cose non vanno dette, che uno deve cercare di prevenire il vomito autoindotto, non renderlo più piacevole. Voglio chiarire che nulla di quello che sto per dire rende il vomito autoindotto più piacevole; e che se avessi una formula magica per prevenire la bulimia l’avrei già condivisa da tempo. Ma visto che non ce l’ho, e che molti di noi continuano e continueranno a vomitare ancora a lungo prima di riuscire a guarire, penso che valga la pena di cercare ogni modo per rendere la bulimia meno distruttiva.

Quindi, ecco alcuni consigli:

– tagliatevi le unghie e, se riuscite, evitate spazzolini/cucchiai/bacchette varie. Sulle dita avete percezione, sugli oggetti no, e visto che la gola non è una delle zone più sensibili del nostro corpo, è possibile che vi accorgiate che vi state graffiando solo quando vi state già facendo male.

– toglietevi le lenti a contatto. oppure gli occhi vi si arrosseranno e vi faranno male.

– quando avete finito, bevete moltissima acqua, anche se vi disgusta solo il pensiero. Avete perso virtualmente tutti i liquidi.

assumete anche degli integratori di sali, magnesio e potassio. Li vendono in pastiglie, ma per quelle sarebbe forse meglio il consiglio di un medico. Quello che potete prendere sono quei bibitoni o le polverine da atleti, il polase per esempio. Il polase, che io sappia, non ha mai ucciso nessuno.

– questo lo metto un po’ per sentito dire: non lavatevi i denti immediatamente. Quello che potete fare, però, è risciacquarvi la bocca un migliaio di volte, ed avere sempre del collutorio a portata di mano.

– se avete vomitato di sera, appena finito prendete qualche pastiglia omeopatica che vi rilassi, per esempio melatonina o valeriana. con lo sforzo del vomito e qualche aiuto naturale, dovreste riuscire ad addormentarvi abbastanza in fretta, così schivate il rischio di un’altra sessione.

Poi invece, per chi si è abbuffato ma non vuole o non riesce a vomitare, ci sono delle tecniche per superare l’abbuffata in maniera più veloce, senza doversi rinchiudersi in casa a piangere per i successi due giorni.

digestivi digestivi digestivi. Il bicarbonato di sodio, per esempio, o qualche carbonato di calcio. Li vendono in polvere o in pastiglie. Fate solo attenzione a due cose. Primo, non esagerare. La polvere, in particolare, si espande nel vostro stomaco (che, si suppone, è già stracolmo) e potreste avere la sensazione di scoppiare, o morire. Potreste finire col vomitare naturalmente, solo vomitereste soltanto bava bianca. Secondo, questi prodotti possono causare stipsi, che spesso è un problema che va in coppia con la bulimia. Quindi, con cautela. (Inoltre, evitate i digestivi se avete vomitato. Digestivi e stomaco semi-vuoto non è un buon combo.

– anche qui, bere il più possibile. L’H20 favorisce la digestione.

– io non vado forte col’omeopatia and company (e sicuramente non riuscirei mai a bere una tisana dopo un’abbuffata), ma! per qualcuno queste cose sono calmanti, fanno passare l’ansia dell’abbuffata e aiutano a digerire. In particolare, le tisane al finocchio e i decotti di zenzero e liquirizia.

dormite il più possibile. Se riuscite, non addormentatevi appena finite di abbuffarvi, in stile svenimento post-abbuffata, o avrete il sonno più orrendo della vostra vita. Aspettate un po’, ma poi dormite tutto il tempo che potete. Più tempo passate a dormire, meno orrida sarà la sensazione con cui vi sveglierete.Consi

– il giorno dopo, o insomma quando trovate il coraggio di uscire, fregatevene della moda e vestitevi con abiti comodi, che non vi stringano da nessuna parte. Gli abiti stretti in vita bloccano la digestione.

– ovviamente, più fate attività fisica, più velocemente la sensazione dell’abbuffata se ne va. Non voglio consigliare semplicemente una forma di compensazione, sarebbe come consigliare di vomitare. Non sto dicendo di stare quindici ore in palestra. Il concetto è: se uscite di casa anche solo per passeggiare l’abbuffata vi durerà meno che se state a letto a compiangervi.

Non ho scritto questo post per parlare dei metodi psicologi per affrontare le emozioni che derivano da vomito e abbuffata. Ne conosco ma non voglio essere così ipocrita da consigliarle, visto che finora, per me, non hanno mai funzionato un granché. Queste tecniche più pratiche, invece, sono infallibili. Non ti liberano dalla miseria della bulimia, ma ti fanno stare un tantino meno peggio fisicamente. Se il senso di colpa psicologico rimane, almeno la sensazione fisica se ne va un tantino prima.

Comunque, ne conoscete altri? (Se trovo fra i commenti tips per vomitare o metodi di compensazione li cancello diretti, sappiatelo)

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23 thoughts on “Consigli per vomitare (e per il binge)

  1. L’ho trovato molto utile e per nulla controverso, da ogni parola emergono le migliori intenzioni, ti assicuro. E siccome non ho intenzione (e spero con tutta me stessa) di avere un binge a breve nè a lungo termine terrò buoni alcuni di questi consigli per il prossimo post-pranzo di Natale 😉 E le unghie, continuerò a farle crescere….

  2. Ah ho dimenticato di scrivere una cosa…un altro buon “tips” per rilassarsi a livello mentale ma anche muscolare è il bagno caldo. Sempre che il disagio nel vedersi la pancia di una partoriente che emerge come un’isola dalla vasca non stimoli pensieri ancor più suicidi, ovviamente

  3. Perdona l’ignoranza in materia – non avendo mai fortunatamente sperimentato questa faccia del DCA – ma mi chiedevo: perchè non bisogna lavarsi i denti immediatamente dopo aver vomitato?

  4. brava come sempre!
    mmm io non vomito né intendo iniziare a farlo, ma ho anche io i miei metodi post-binge che mi permettono di non buttarmi dalla finestra:
    1. dopo un po’, quando il gonfiore sembra diminuire, mi faccio una bella tisana (ottima la menta)
    2. mi sdraio sul letto e ascolto musica, musica, musica: il punto é evadere dalla realtà, anche solo per un attimo
    3. se é sera, aspetto di aver digerito almeno un pochino e, come dici tu, cerco di dormire più che posso. Stare sveglia fino alle 4 a guardare film é un buon metodo per svegliarsi a mezzogiorno 😉
    4. il giorno dopo: anche io opto per un bel bagno e poi cerco, anche se sto in casa (perché mi sento troppo schifida per uscire), di truccarmi, profumarmi, depilarmi: cerco di volermi bene. Poi indosso gli abiti più comodi e larghi che ho e cerco di mangiare più tardi che posso, e bevo ancora tisane. Se devo studiare, lo faccio. Se devo vedermi con un’amica, le chiedo di venirmi a trovare a casa senza fare storie.
    5. se invece sono costretta a uscire di casa, opto pure io per una maglia larga e magari metto in evidenza le gambe che sono magre, e punto sul trucco spacciando il mio look per qualcosa di studiatissimo 🙂
    6. durante la giornata mangio frutta e quello che il mio corpo sembra avere bisogno!

    • sono d’accordo con i tuoi punti, ed in particolare mi piace quello dei make-up. cercare di rivolersi bene dopo una crisi è fondamentale, è un tentativo di perdonarsi un po’ senza dover ricorrere a compensazioni. in effetti spesso lo metto in pratica anche io, solo non ci avevo pensato 😉

  5. Posso essere sincera?
    Questo post non mi è piaciuto.Io,da bulimica quale sono,avrei letto più volentieri i tuoi consigli per gestire le emozioni post-abbuffata/vomito. Sicchè, se ne scrivi uno,io lo leggerò volentieri e non ti taccerò di ipocrisia,davvero.
    Ah,e se spiegassi -qualora tu ne abbia voglia- perchè con te non abbiano funzionato e quali invece sembrino funzionare,se ce ne sono,mi piacerebbe ancor di più.
    A presto. 🙂

  6. Se posso essere altrettanto sincera, io son d’accordo con la donzella che si firma AnathemeNoir.
    Non perchè io sia bulimica (sono anoressica, sai che cazzo di guadagno!), ma perchè, per lo meno per come io ho percepito il tuo post leggendolo, la sensazione che mi è rimasta addosso è che un post così impostato sottenda più che altro una “giustificazione” di alcune delle pratiche proprie del disturbo alimentare.
    Se tu suggerissi strategie per evitare di ricorrere al binge e al vomito, il messaggio sottostante che passerebbe è che ci possono essere modalità per provare per lo meno ad evitare la necessità di ricorrere a queste pratiche, e magari qualcuna potrebbe anche fare un tentativo di metterle in atto, non avendo niente da perdere.
    Se invece scrivi il post che hai scritto, quello che passa è che, forse che ti forse, si può anche continuare ad abbuffarsi e vomitare, perchè lo si può fare anche in maniera meno lesiva, e questo fornisce, soprattutto nelle persone che sono ancora abbastanza dentro dal disturbo alimentare, un altro degli innumerevoli alibi per protrarre i loro comportamenti patologici, senza doversi impegnare a provare a mettere in atto delle strategie diverse dai soliti comportamenti patologici.
    Non fraintendermi: non penso che una persona bulimica abbia bisogno di leggere il tuo post per auto-giustificarsi in quello che fa, immagino ci riesca benissimo da sola. Semplicemente, penso che un post così non sia d’aiuto a chi sta cercando vie diverse per gestire il disturbo alimentare, e ancor meno a chi ne è ancora innamorato, perchè forse cercherà solo di “vomitare meglio” seguendo quel che hai scritto.
    Ripeto che questo è unicamente il mio parere, e che non vuol essere una critica nè a te nè al tuo blog (che, anzi, mi piace molto e leggo sempre, anche se non sempre commento), ma unicamente riferita al contenuto di questo singolo post. Che poi, come tutte le opinioni (specie se sono le MIE stupide opinioni), ha ovviamente valenza zero.

    • Allora. Sono stata contenta di sentire la vostra reazione, e voglio spiegare tutto.
      Io non voglio assolutamente fornire giustificazioni per la bulimia, e chi vomita pur mettendo in atto tutte questi consigli sa benissimo che non insegnano a vomitare meglio, nè rendono il vomito autoindotto qualcosa di più piacevole. Non sono infatti tecniche per vomitare.
      In altri post spiego dei modi per gestire la bulimia a livello psicologico. Però non voglio neanche prendermi per il culo, né prendere per il culo nessun altro. Sappiamo benissimo che prima di gestire la bulimia si passano mesi, anni a vomitare, che ci si distrugge psicologicamente e fisicamente prima di vedere un barlume di luce. Io potrei semplicemente consigliare tecniche per non vomitare, ma quello vorrebbe dire ignorare tutte quelle persone (inclusa me stessa) che con frustrazione continuano a vomitare.
      Questi consigli vogliono essere una specie di modo per gestire la bulimia un po’ meglio mentre è in corso. Mentre magari si cerca di guarire, ma la bulimia è comunque in corso. Secondo me, mettersi le dita in gola è un modo di punirsi più che sufficiente, non c’è bisogno di avere anche svenimenti causa mancanza di sali nelle ore successive.
      Decidere di non mettere questi consigli, per me, era come dire che uno deve stare più male possibile. Qualcuno potrebbe dire che se uno sta davvero malissimo, se sviene e tutto, magari ha un motivo in più per cercare di guarire. Io, personalmente, non credo sia vero. Io sono stata malissimo e ho continuato a vomitare. Quando ho iniziato a mettere in atto queste cose, non ho cominciato a credere che la bulimia non fosse un problema, ma ho avuto più energie per vivere il resto della mia vita. E le varie tecniche per rilassarsi post-vomito mi hanno anche frenato dal ri-abbuffarmi e ri-vomitare subito di seguito.
      Sapevo che questo post sarebbe stato controverso, e capisco che qualcuno potrebbe interpretarlo in maniera sbagliata, come se giustificassi il vomito autoindotto. Io credo, come hai detto tu, che chi decide di vomitare non abbia bisogno della mia giustificazione; e che se mette in pratica questi consigli capirà molto in fretta che non aiutano a vomitare meglio.
      E ripeto, questo post non è uno di quelli in cui cerco di dare delle strategie per non mettere in pratica certi comportamenti. Ce ne sono altri, non credo che qualsiasi cosa io dico debba per forza essere pro-recovery. Questo post non è pro-mia, ovviamente no, però si rivolge a chi ancora ha della strada da percorrere prima di vincere contro la bulimia.
      Spero di aver chiarito!

  7. Sono d’accordo con Jonny.
    Le “inesperte” potrebbero pensare di continuare “queste pratiche” adagiandosi sull’idea di limitare i danni.
    Una bulimica che convive col suo disturbo da diversi anni,ha imparato a gestire il suo male nel “modo meno nocivo possibile”( Lo so,è parossistico dirlo,ma è così).Ha messo in pratica strategie e ha assunto comportamenti che le permettano di passare inosservata e di confondersi con le persone “sane”,e, con la pratica, ha imparato ciò che le sia meno dannoso nel caso dell’abbuffata senza e con vomito e dopo di esso.Dico queste cose sulla base della mia esperienza e sempre con il solito senso di vergogna…
    I tuoi post mi sono sempre piaciuti per la lucidità,la razionalità,il senso critico con il quale affronti la tematica da un punto di vista individuale,per i soggetti affetti dallo stesso disturbo,che,attraverso la lettura del tuo blog,possono rivedersi,sentirsi meno soli,e confrontarsi sempre costruttivamente;ma anche da un punto di vista,per così dire,sociale,in quanto sgretoli usurati luoghi comuni con intelligenza e ironia ,rivelando il macabro e vero volto dei dca e spazzando via le edulcorate immagini che di essi sono veicolate da libri d’infimo ordine,dai media e dal web.

    A una bulimica come me,che certe cose già le sa,avrebbe fatto piacere leggere qualcosa di diverso. Nei momenti di “calma” leggere qualcosa che le fornisca un’alternativa al peggio,potrebbe rivelarsi utile nei momenti più duri.Non subito,forse,non sempre,probabilmente,ma la speranza di una scelta diversa,di una diversa possibilità è ciò a cui io sento di volermi aggrappare.Per di più,il fatto che sia una cosa condivisa da una ragazza che sa di cosa stia parlando,sarebbe fonte di conforto e forse anche di fiducia.
    Non ti sto chiedendo di salvarci,sia chiaro,so che non sei Gesù(ahaha), ma credo che in questo modo vi possa essere un confronto costruttivo.Ma è solo la mia opinione,nulla più.

    • Ti rimando alla mia risposta al commento di Johnny, e aggiungo qualche cosa.
      Capisco quello che intendi, lo so che una bulimica certe cose le può imparare da sola. Ma io ci ho messo molto tempo, e sono stata molto male, e quando ho imparato a fare queste cose sono stata un po’ meglio. Questi, voglio chiarire, non sono consigli per passare inosservati, né per vomitare meglio. Sono consigli per non distruggersi l’organismo, per liberarsi dell’ansia e non ri-vomitare. Come ho detto a Johnny, non credo che più nocivo è un comportamento, più uno è spinto verso a guarigione. E’ vero, alcuni decidono di guarire quando hanno una crisi dal punto di vista fisico, quando finiscono in ospedale per un’aritmia cardiaca e capiscono che stavano per morire. Io, però, preferirei evitare quell’estremo, anche se poi spinge verso la guarigione. Credo che limitare i danni possa ‘buy some time’, in modo che magari uno riesca a guarire prima di trovarsi con un sondino del naso.
      Riguardo alla seconda parte del tuo commento… purtroppo ti devo deludere. Non tutti i miei post saranno un’alternativa al peggio. Molti, come hai visto, descrivono il peggio. Ci sono degli splendidi blog pro-recovery. Questo è un blog che a volte è pro-recovery, ma spesso non fa altro che descrivere i disturbi alimentari. Certo, come hai detto tu, questo post non stimola molto il confronto (anche se in realtà sono stata molto felice di leggere i commenti tuoi e di Johnny, e in un certo senso penso che questo dialogo sia utile). Questo forse è un post a sé, che non risponde certo alle necessità di tutti e magari a molti non fa piacere leggere. A me piace pensare che sia realista, e invece di parlare solo di recovery parli anche a chi nella bulimia c’è ancora fino al collo.

  8. “Quando ho iniziato a mettere in atto queste cose, non ho cominciato a credere che la bulimia non fosse un problema, ma ho avuto più energie per vivere il resto della mia vita.”: è proprio questo che vorrei NON pensasse una ragazza che sta a primi ferri con un disturbo alimentare e s’imbatte in questo post.
    Qualche tempo fa hai pubblicato un post in cui scrivevi delle limitazioni alla vita quotidiana che un disturbo alimentare produce: ci hai scritto cose verissime. Ed è questo il genere di post su cui secondo me chi ha un disturbo alimentare dovrebbe centrarsi. Perchè la verità è che un disturbo ailmentare è dannatamente limitante.
    Perchè nessuno dovrebbe mai poter credere che, in qualche modo, sia possibile vivere anche “convivendo” con un disturbo aimentare, seppure nel modo meno lesivo possibile.

    Detto questo, ti ringrazio per la tua spiegazione, e non ho mai messo in dubbio che tu non volessi giustificare a nessuno la bulimia, perchè leggo da parecchio il tuo blog, e so come la pensi. Ma magari c’è chi legge questo post senza aver prima letto una sola riga del tuo blog, e allora credo che il messaggio che arriva sia diverso.
    Tutto qui.

    • Ecco, su questo punto proprio non sono d’accordo. Io non voglio lanciare il messaggio che, se hai un disturbo alimentare, è giusto che tu sia misero e non abbia energie per vivere la tua vita. Lo sappiamo benissimo che per la maggior parte è così, che come è scritto nell’altro post il disturbo alimentare è terribilmente limitante e che nella maggior parte dei casi non sia hanno le energie per vivere la propria vita. Però penso anche che se ci sono dei modi per vivere un pochinino di più mentre si ha un disturbo alimentare, allora è giusto consigliarli.
      E anche sul convivere non sono d’accordo. Siamo realistici. Molte persone convivono con il disturbo alimentare per decenni. E spesso non per scelta: ma perché ci vogliono decenni per guarire. E’ un incubo, è vero. Ma se uno dovesse essere misero e chiudersi in casa per tutti questi decenni, allora sprecherebbe la propria vita. Anzi, secondo me, se uno davvero non riesce a vivere neanche un pochino perché pensa solo a vomitare/svenire allora non ha neanche l’ispirazione per guarire. Io non voglio lanciare il messaggio che si può convivere con i dca, ma penso che chi ne soffre sappia che non è una bella vita, e poi lo ripeto in mille altri post. In questo no. E difendo la frase che hai citato, perchè secondo me, anche se hai un dca hai diritto di cercare le forze per vivere.

  9. E ancora una volta mi sento in sintonia con Jonny.
    Scrivi:”Sono consigli per non distruggersi l’organismo”.Ma non bastano le unghie ben limate a limitare i danni alla gola,quando l’esofago è di per sè gravemente compromesso dai succhi gastrici,per non parlare dei crolli di potassio,dei giramenti di testa,della debolezza fisica e del sangue che scorre dal naso causa rottura dei capillari.L’organismo ce lo distruggiamo comunque,più lentamente,ma lo facciamo lo stesso.
    I consigli per liberarsi dall’ansia e non ripiombare in una crisi,sono stati elencati nel tuo post,e molti,tipo il dormire,una doccia rigenerante,li metto in pratica anche io.Ancora,giusto per raccontare la mia esperienza,dal momento che mi sento fortemente provata dopo una crisi e provo pena e pietà per me stessa,provo a non odiare del tutto il mio corpo spalmandomi delle creme profumate,così,per spezzare il circolo vizioso,instaurarne uno virtuoso,e liberarmi dal senso di ferinità e schifo che mi pervade.
    Dici che molti de tuoi post descrivono il peggio dei dca,o semplicemente li descrivono E’ vero,ed è vero che li descrivono in modo realistico.Ma fino a questo momento,a me pare,hai descritto in modo realistico la bruttura emotiva,il disagio insuperabile di un dca,l’immagina distorta che se ne da, in modo da permettere a chi ne è fuori di comprendere un po’ di più il conoscente,l’amico,il parente affetto dal disturbo in questione.
    A questo tipo di tuoi lettori,a che serve leggere questi consigli?
    A noi che ci siamo dentro fino al collo a che serve leggerli?
    Ti ho scritto le mie opinioni con sincera umiltà,solo per dialogare.Il mio non vuole essere assolutamente un attacco o cose del genere.
    E non per essere petulante,ma un post sulle tecniche di rilassamento sia per sventare una crisi,sia per sopravvivere dopo di essa,io lo leggerei volentieri..
    Buona giornata.

    • Ti dico la verità, sono contenta che per una volta non siamo tutte d’accordo. E’ interessante. Però continuerò a risponderti fino alla fine 😉
      Allora. Lo so che l’organismo ci se lo distrugge lo stesso. Se penso che una pillola di potassio possa salvarti l’anima? No. Hai fatto un’osservazione utile, in effetti: forse sbaglio a formulare ‘limitano i danni’, quando dovrei dire che aiutano nel breve termine, ed in particolare integratori di sali evitano una crisi sul momento.
      Comunque, ripeto, io non credo che uno con la bulimia debba stare il più male possibile. Se c’è un vantaggio nei disturbi alimentari, vantaggio per modo di dire, è che uno può cercare di guarire prima di toccare il fondo: li chiamano un suicidio lento, però se fosse un suicidio veloce quella possibilità di stare meglio non ci sarebbe. E’ vero che ci distruggiamo l’organismo lentamente, ma questo non vuol dire che distruggercelo velocemente sarebbe la stessa cosa. Io fumo, ma se mi chiedi se voglio un cancro domani o fra trent’anni, beh…
      Per quanto riguarda il mio pubblico. Io indirizzo molti post ai carers, ma il mio pubblico è composto principalmente da persone con dca. Quindi indirizzo i post un po’ ad un gruppo un po’ all’altro. E anche le persone con dca sono varie, ovviamente. Tu trovi questo post offensivo, perché le tue strategie per gestire la bulimia le hai già trovate. Altre persone magari possono provare a mettere qualcosa in atto, non so, e poi a me piacerebbe trovare nei commenti strategie che possono applicare io. Non per vomitare meglio, ma per stare un pochino meglio. Non credo sia un così grande problema.

  10. Dalla tua risposta deduco che mi sono espressa male.
    Ci riprovo.
    So che è impossibile pensare di uscire da un disturbo alimentare dall’oggi al domani, ed io stessa ho alle spalle un esperienza più che decennale di anoressia che se continua così diventerà più che ventennale. Però, se il mio pensiero fosse “Allora, siccome so che avrò l’impulso a restringere l’alimentazione, devo mangiare poco, ma non troppo poco, così in qualche modo per lo meno sopravvivo e ho anche un pochina d’energia per lavorare” mi chiuderei in un limbo veramente senza alcuna possibilità di cambiamento. Invece, quello che cerco di pensare è “Oggi devo tentare in tutti i modi di non restringere”. Realisticamente, non ci riuscirò. Non sempre, per lo meno. Però, il pensiero che sta alla base è un pensiero comunque di combattività, non di accettazione. Quando restringo, cerco di non pensare “Va beh, in fin dei conti avrei potuto digiunare proprio, invece qualcosa ho mangiato, quindi ho contenuto il danno” perchè se penso così, continuerò a restringere all’infinito. Piuttosto, mi metto nell’ordine di idee “Ho fatto una puttanata, adesso mi metto in bocca qualcos’altro, o per lo meno mangio di più al prossimo pasto, perchè sono proprio una testa di cazzo”. Forse ci riuscirò, forse no, però per lo meno mi pongo in autocritica. Normalizzare la malattia pensando che potevo fare di peggio, e che se non restringo troppo posso andare avanti contenendo i danni, penso sarebbe la peggiore delle prigioni che potrei costruirmi.
    Grazie comunque per tutto il prezioso tempo che sta perdendo rispondendomi!

    • Ho capito cosa intendi. E’ che secondo me quel limbo non si crea. Magari sbaglio io sai, o magari è solo il mio caso. Io inizio ogni giornata dicendomi che non devo vomitare; a volte ci riesco, a volte fallisco. Quando fallisco metto in pratica queste cose. Questo non mi permette di pensare che alla fine non è stato poi così male e che domani potrei rifarlo, e io domani cercherò comunque di non vomitare in toto.
      Sai, quando mi abbuffo mi sembra di diventare autocritica che metà basta. Mi odio perché ho mangiato e preferirei non aver mangiato che dover vomitare. Non accetterei mai un’abbuffata e cercherò sempre e comunque di evitarle. Non lo so, mi sembra che la malattia non vada via semplicemente perchè mi autocritico.
      Forse è solo la mia esperienza personale, ma una delle tecniche che mi avevano consigliato per guarire era di non odiarmi ogni volta che avevo una crisi; di non credere alla mentalità black/white e pensare che ero un fallimento come persona, ma semplicemente accettare che ho questo problema e riprovare domani. Non so se sia una differenza fra anoressia e bulimia, o semplicemente fra persona e persona, ma a me l’odiarmi di più perché attuo comportamenti sbagliati non mi ha portato lontano.
      Capisco però cosa intendi per il rischio di normalizzare, e che c’è una linea sottile tra il non odiarsi e il perpetuare la malattia senza cercare di guarire. Capisco che questo post possa mandare un messaggio sbagliato a certe persone, non penso sia pericoloso, ma capisco che possa essere frainteso. La realtà rimane che, pur mettendo in pratica tutti questi consigli, vomitare continua a fare male all’organismo e continua a fare male fisicamente sul momento. Sono piccole cose, che secondo me aiutano un pochino ma certo non cambiano il dolore e lo schifo. Quindi, non so, ma dubito che solo grazie a questi consigli uno possa normalizzare la malattia.

  11. io invece sono proprio contenta che tu abbia scritto questo post, e spesso ho discusso di queste cose in terapia e con la mia nutrizionista.. servono! perche’ per guarire da un disturbo alimentare ci vuole tantissimo tempo e se nel frattempo si puo’ imparare a convivere meglio con certi disturbi fisici dovuti alle pratiche del disturbo stesso credo sia solo una cosa positiva.

    per quanto riguarda i denti, io dopo un’abbuffata non li lavo ma faccio sciacqui con il bicarbonato di sodio. dovrebbe proteggerli dall’attacco degli acidi..

  12. Ho pensato a questo: per limitare i danni a denti e all’esofago, che ne pensate di un bicchierone d’acqua e bicarbonato 20 min prima, per annullare il ph del materiale espulso? Si eviterebbero così i danni all’esofago-gola-denti.

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