Il caso: Vuole morire, costretta all’alimentazione forzata

Mi è capitato di leggere un articolo sul corriere, qualche tempo fa. Vi detto il link QUI. (Per chi parla bene l’inglese, metto anche l’articolo originale del Telegraph QUI)

“Ragazza anoressica vuole morire”, s’intitola. Una donna 32enne inglese, dopo decenni di disturbi alimentari, smette completamente di assumere qualsiasi cibo solido, rifiuta tutte le cure e chiede che la lascino morire. Ma no. Portato il caso in corte, un giudice la costringe alla fine all’alimentazione forzata.

Cosa ne pensate?

Io sono un po’ confusa. Davvero, non so. Così, ad istinto sono d’accordo con il giudice: a maggior ragione perché la sua giustificazione per la sentenza è stata che un domani la ragazza potrebbe accorgersi che la vita valeva davvero la pena di essere vissuta. Chissà, l’alimentazione forzata costringerà la ragazza a darsi quell’ulteriore possibilità che magari le permetterà di riprendersi la sua vita. La speranza è l’ultima a morire.

Ma d’altro canto mi rimane anche un dubbio. Una persona non ha il diritto di decidere se vuole vivere o meno la propria vita? Mi chiedo se quel giudice abbia veramente il diritto di dare a questa ragazza un’altra possibilità, quando lei non la vuole; di giocare a fare dio con la vita di lei.

E’ vero, la ragazza è malata. Un’argomentazione del giudice certamente è stata che era l’anoressia a parlare, l’anoressia che la costringeva a stare a digiuno e a voler morire. Forse, può darsi. Può darsi anche, però, che la ragazza volesse davvero morire, che non fosse l’anoressia a parlare ma anni di sofferenze, che le avevano tolto la forza e il coraggio di combattere la malattia. L’anoressia la costringeva a stare a digiuno, ma non era l’anoressia a desiderare la morte.

Ripeto, non lo so. L’istinto continua a ripetermi che la scelta del giudice è stata la migliore, anche perché ho sentito tante storie di ragazze che poi si sono effettivamente riprese. La verità è che forse non ha poi tanta importanza: nelle condizioni in cui si trova, questa ragazza difficilmente si riprenderà. Senza contare che, se desidera davvero voler morire, è possibile che scelga un altro modo.

Comunque, ditemi come la pensate.

Annunci

21 thoughts on “Il caso: Vuole morire, costretta all’alimentazione forzata

  1. Non lo so neanch’io. Mi sembra cosa parecchio controversa, la disputa senza fine relativamente al libero arbitrio ed ai suoi confini.
    In altri Paesi come per esempio gli U.S.A., esiste una cosa che si chiama “Living Will”: in parole povere, una sorta di testamento in cui la persona lascia scritto cosa vorrebbe che le venisse fatto qualora dovesse rimanere in coma dopo un incidente (o, comunque, qualora le capitasse qualcosa di grave, si ammalasse di tumore terminale, robe così), se vorrebbe che le venisse staccata la spina o praticato l’accanimento terapeutico. Io penso che ‘sta cosa del “Living Will” sia un’ottima idea, perchè permette ad ogni individuo, quand’è ancora nel pieno delle proprie facoltà mentali (oddio, conosco gente lobotomizzata che nel pieno delle sue facoltà mentali non ci sta mai, ma va beh…) di decidere relativamente alla propria vita/morte. Penso sia il modo migliore per mettere a tacere le controversie.
    Perchè, effettivamente, nel caso di specie è impossibile stabilire se la donna in questione sia o meno nel pieno delle proprie facoltà mentali e, se è in condizioni critiche, penserei proprio di no, perchè se ripenso a quand’io ero in condizione critiche, riconosco che non ero lucida. Mi pareva di esserlo, sul momento, ma non lo ero. Come essere umano, capisco che in qualche modo essa desideri che la sua richiesta possa trovare accoglimento, perchè certo la situazione che sta vivendo dev’essere orribile, se desidera veramente di porre fine alla sua vita.
    D’altro canto, capisco bene anche il giudice, e non critico la sua decisione: se la donna vuole morire veramente, come tu stessa hai giustamente scritto, trovera un altro modo. Quindi perchè il giudice dovrebbe “macchiarsi le mani”, piuttosto che concederle un’altra possibilità? Che se ne può sapere se la successiva possibilità non possa anche essere il punto di svolta?

    • lo so, è un po’ diverso qui rispetto ad un cancro terminale. in una malattia terminale sai che dopo tot mesi, magari di sofferenza, dovrai morire, e non c’è way out. qui non è proprio così. lei ha rinunciato a stare meglio perché crede non sia possibile. ma questo non è scientificamente/biologicamente definito.
      quindi, per quanto lei possa non avere più le forze per guarire, il giudice non può prendere la decisione di lasciarla morire, immagino. non lo so. mi fa davvero pena.

  2. Io credo che la la sentenza del giudice sia la più corretta per questa ragazza. Ma per capirlo lei dovrebbe trovare il coraggio di alimentarsi. Siamo tutte consapevoli del fatto che l’anoressia, oltre al deterioramento fisico, è accompagnata da un forte deterioramento psichico. Tutte noi abbiamo avuto comorbidità con altre patologie psichiche quali depressione o disturbi d’ansia di vario genere. L’alimentazione delle anoressiche ha la caratteristica di eliminare principalmente i lipidi e i carboidrati dalla dieta. La guaina mielinica che avvolge i neuroni e permette la comunicazione (sinapsi) tra di essi e fatta di lipidi, di grasso. La comunicazione sinaptica del cervello avviene principalmente mediante il catabolismo glucidico (scissione degli zuccheri per ricavarne energia sotto forma di ATP). La mancanza protratta nel tempo di “carburante” rallenta la comunicazione sinaptica e, esattamente come avviene nel resto del corpo con l’abassamento del metabolismo, così anche il cervello “rallenta” e “economizza” le comunicazioni in aree cerebrali (amigdala, corteccia prefrontale, striato etc) che controllano funzioni superiori ma, in una condizione psicofisica quale è quella di un’anoressica/o, non fondamentali a garantire la sopravvivenza. Un corpo denutrito non fa altro che cercare di risparmiare le energie per garantire al corpo di sopravvivere, quindi utilizza le poche risorse che ha per far battere il cuore e compiere gli atti respiratori e poche altre cose. Benchè l’anoressia ci porti ad essere rigorose nella restrizione, tuttavia non dobbiamo dimenticarci che nel nostro corredo genetico, ogni cellula conserva i “geni” della conservazione della specie, quindi, il nostro corpo in toto fa a braccio di ferro con la nostra mente che ci impone il digiuno. E da qui l’apatia, il desiderio di morire, l’anedonìa.. Una testa che vuole morire che combatte con un corpo che vuole sopravvivere. Difficile da sopportare.Motivo per cui la malattia è cronica e si sopravvive davvero tanti anni con un peso minimo.
    Scusate questa “pippa” ma soffro di questo problema da una vita, con continui alti e bassi e prorio a causa di questo problema e spaventata dalla “mia testa” e dalla malattia, ho deciso di intraprendere la carriera delle “neuroscienze”. Studiare e capire come è fatto il cervello, come funziona e cosa accade quando “non funziona” più tanto bene mi ha aiutato tanto a capire in maniera razionale cosa mi stava e attualmente mi succede.
    Detto questo, credo che quella sentenza sia giusta perchè se quella ragazza rinizierà ad alimentarsi, la sua testa alimentata riuscirà di nuovo a funzionare quel minimo da permetterle di capire che il buio che vede ora ha una causa organica…
    Detto questo, sono perfettamente consapevole di quando sia difficile accettare di dover mangiare.
    Forse questo post è parecchio contorto ma spero che un minimo vi arrivi ciò che avrei voluto trasmettervi.
    Non volevo assolutamente essere presuntuosa, volevo solo dare un contributo logico, per quanto possibile, al dolore con il quale questi disturbi invadono le notre vite.

    Sby

    • No Sby grazie mille per aver spiegato tutto questo! Io con i miei interessi filo-umanistici non ci sarei mai arrivata. 🙂
      Io spero che sia come dici tu, che ricominciare ad alimentarsi porti questa ragazza ad uscire dal buio in cui si trova al momento. Purtroppo, immagino che abbia già provato altre terapie prima e che non abbiano funzionato, e che questo contribuisca non poco al fatto che abbia perso completamente le speranze. Però c’è una bella differenza tra il non guarire completamente e magari ricadere nella malattia e il decidere di lasciarsi morire. Ogni giorno è una battaglia, okay, ma c’è differenza fra non vincere definitivamente e perdere, lo sappiamo bene.
      Il tuo commento però mi ha anche fatto notare ancora di più quanto tutto questo è frustrante. A volte arriviamo a capire tutti i meccanismi della nostra malattia, con la nostra super-mente logico razionale, e comunque non riusciamo a liberarcene. Che palle.
      Non sei stata affatto presuntuosa, grazie ancora. Anzi, ti volevo chiedere una cosa: qualche post fa avevo parlato di come la bulimia crea dipendenza, visti vari effetti che ha un’abbuffata sul nostro cervello. Io però non so usare termini tecnici, e per quanto legga molto sull’argomento non riesco a spiegare/spiegarmi tutto, non conoscendo nulla sulla chimica del cervello. Potresti darci un’occhiata e magari chiarirmi qualcosina in più? Merci 🙂

  3. grazie mille..avevo paura che risultasse presuntuosa.. E’ che personalmente quando il loop della restrizione-digiuno mi avvolge e di conseguenza vengo invasa dall’apatia/depressione mi ripeto “cerca di uscirne, ti mancano gli zuccheri, il cervello si sta ingrippando, cerca di mangiare qualcosa”…e così vado avanti da anni e anni ma almeno trovo uno spiraglio.

    Si avevo letto il tuo bellissimo post, come del resto tutti quelli che scrivi..
    La bulimia in psichiatria viene chiamata la dipendenza senza droga perchè i meccanismi biochimici che si innescano sono gli stessi, identici che si attivano durante il consumo di coca/eroina/cannabis/ketamina etc etc etc. Nel momento in cui avviene l’abbuffata o la “pippata” c’è una fortissima scarica di dopamina in un area del cervello che si chiama NucleuS Accumbens e che determina ciò che noi definiamo “piacere”. Del resto la stessa area si attiva quando proviamo piacere fisico, quando mangiamo un cibo molto appetitoso. Ma c’è piacere e piacere. Il nostro cervello, vuoi perchè si è appena assunta della droga, vuoi perchè si sta per compiere un abbuffata che si è certi si vomiterà (perchè il piacere più forte si ha quando la si sta per compiere), vuoi perchè si è digiuni da una settimana, diventa dipendente dalla quella scarica di dopamina in Accumbens e per questo la ricerca, continuamente. E’ per questo che quando non ci si sta abbuffando/ assumendo droga si sente il “Down”, cioè la forte apatia. Perchè il cervello diventa letteralmente dipendente da quelle scariche di dopamina e ne vuole sempre di più, ripeto che siano scatenate da droga o da cibo.
    Del resto, lo stato d’animo (lo sconforto, il senso di vuoto etc) post vomito non è molto diverso (per non dire identico) da quello che ha un normalissimo tossico-dipendente. Ormai la felicità (dopamina in Accumbens) tanto nella bulimia, quanto nella dipendenza da sostanze, è dettata non dalla “fisiologia” degli eventi (da un buon cibo, da un abbraccio, dal fare l’amore etc), ma da quel comportamento patologico (droga/ ore abbuffata-vomitata) che ne rilascia in quantità sufficienti da soddisfare, almeno per un momento, quel cervello ormai dipendente.
    Per questo è così difficile smettere 😦

    Spero ti possa aiutare.
    Nel frattempo io ringrazio te perchè a volte mi aiutato davvero tanto.

    Grazie mille per il tuo blog
    Purtroppo, come hai detto tu, si combatte e non si smette mai.

    Grazie di cuore

    Sby

    • è davvero interessante. non potrebbero tipo vendere la dopamina in pillole, così risolviamo tutti i problemi del mondo? o aspetta no, non ce la farei mai a vivere in un mondo di persone troppo felici.
      grazie mille!

  4. Commenti davvero molto interessanti. Tuttora non so che posizione ho.. Da una parte penso che il giudice abbia fatto bene, dall’altra penso di no, penso che la decisione vada contro ad un principio che io ritengo fondamentale, che è quello che ciascuno debba e possa decidere consapevolmente della propria vita.
    Per quel che riguarda il fine vita, le questioni mi sono più chiare. Sono favorevole al testamento biologico e ho firmato per la legalizzazione dell’eutanasia. Ma qui la questione è molto diversa. Perché si tratta di dare a quella ragazza una chance in più di vita. Ammesso che poi sia in grado di farne qualcosa, e non cerchi comunque di morire.
    Non conosco i dati statistici, non saprei dire quante persone sottoposte ad alimentazione forzata siano poi state in grado di vivere, e in quali condizioni. Sono poi situazioni molto complesse, dove altri disturbi psichici o psichiatrici si possono sovrapporre, e rendere ogni storia a sé stante.
    Ricordo molti anni fa un caso molto diverso ma con punti di contatto. Una donna aveva rifiutato l’intervento di amputazione della gamba, pur sapendo che farlo le avrebbe salvato la vita, mentre non farlo avrebbe causato la morte in breve tempo. I medici avevano chiesto l’intervento del giudice, ma dato che la donna era lucida e consapevole di tutte le implicazioni, non avevano potuto obbligarla. Lei sosteneva che senza una gamba, con una protesi, la sua non sarebbe stata più vita. Non era anziana, anche se non ricordo bene l’età. Così aveva deciso, ed è morta.
    Sarebbe invece interessante conoscere il seguito della storia della ragazza….

    • A me viene da pensare che, considerando l’alto numero di suicidi fra persone con disturbi alimentari, l’alimentazione forzata possa semplicemente portarla a scegliere un’altra strada. E’ una cosa orribile, ma è anche molto probabile.
      Io sono d’accordo con il testamento biologico, legalizzerei l’eutanasia, ma quando si parla di malattie mentali la situazione si complica. Io ripeto spesso nel blog che chi ha un disturbo alimentare non è pazzo ed è in grado di ragionare; ma ovviamente rimangono delle questioni in cui è il disturbo a ragionare per lui, e così la persona va protetta da se stessa. Per quanto possibile. Se la ragazza vuole farla finita, e nonostante la rialimentazione rimanga della propria idea, allora c’è poco che si può fare.

      • È così, sono d’accordo con te.
        Mi è anche molto chiaro che i nostri disturbi ragionano per noi molto più spesso di quel che pensiamo. E non mi riferisco solo a quelli alimentari, ma a tutti. Chi ci protegge dai nostri disturbi quando non siamo in grado di proteggerci da soli?
        Però così la questione si allarga troppo ed esce un po’ da questi confini…
        Complimenti per il blog, mi piace la serietà con cui tratti gli argomenti di cui scrivi, e trovo interessanti i dialoghi che poi suscitano i tuoi post.
        Ti leggo con attenzione, seduta comoda e senza fretta…
        Ciao!
        Chiara

  5. So che quel che sto per scrivere potrà suonare come politicamente molto scorretto…(o presuntuoso che dir si voglia, come ha scritto Sby…) ed in effetti lo sarà. Non vorrei sembrare cinica né stronza – anche se probabilmente lo sono – ma vicende come quella che hai riportato in questo post mi fanno saltare la mosca al naso perché mi sembrano nient’altro che una grande fiera dell’ipocrisia. So già che non ci andrò giù tanto liscia, quindi se dopo vorrai cancellare questo commento sentiti liberissima di farlo, non te ne avrò.

    Atteniamoci anche soltanto ai fatti… Ma dove si è mai visto che una persona che vuole morire va a chiedere ai medici di praticarle l’eutanasia?… Perché, togliendo tutti i fronzoli, è questo che la 32enne ha chiesto ai medici: che non la nutrissero né la curassero. Ha chiesto nient’altro che un’eutanasia. Ma – nota bene – l’ha chiesta proprio perché non vuole morire. E posso affermarlo con ragionevole certezza. Ora, ma che razza di drama queen è mai questa?… Intendiamoci, so benissimo cosa vuol dire essere così lacerate dentro da pensare che l’unica possibile via d’uscita sia il farla finita… sentirsi come se niente più contasse, perché si sente di non avere più niente da mettere in gioco né da perdere… Lo so benissimo perché ci sono passata anch’io. Ma non sono andata dal medico a farmi prescrivere 3 chili di barbiturici, mi sono chiusa in camera e mi sono tagliata le vene. Perché è questo che fai se sei seriamente intenzionata a morire: ti ammazzi. Non chiedi niente a nessuno… lo fai e basta. Sono stata ripresa per i capelli, e forse è stata la mia fortuna, ma in quei momenti non mi è mai passato neanche per l’anticamera del cervello di chiedere qualcosa a qualcuno… anche perché, se l’avessi fatto, è ovvio che avrebbero cercato di fermarmi. Se metti in piazza un’intenzione suicidaria, è ovvio che poi i medici portano il caso in corte… e che altro potrebbero fare, data la loro posizione?… Ma, allo stesso tempo, se la metti in piazza è evidente che forse non vuoi poi così tanto morire, perché se lo volessi, lo faresti. Non chiederesti l’avallo dei medici, sapendo che non te lo possono dare, e quindi, foss’anche inconsciamente, stai formulando l’indiretta richiesta di essere salvata.

    E il giudice… non ha mica fatto una scelta. Ha deliberato l’unica sentenza possibile. Credo anch’io che abbia stabilito la sentenza migliore possibile, ma non per scelta ragionevole, ma perché non poteva fare altrimenti. E questo proprio perché nessuno ha il diritto di decidere se qualcun altro possa vivere o meno… perché nessuno è dio, appunto. E questo giudice lo sa bene, poiché in realtà ha solo deciso di lasciare le cure prestate alla ragazza invariate. Ma non lo sa evidentemente la ragazza, che ha accettato che il suo caso venisse portato in corte, e che dunque ha demandato questo giudice a decidere della sua stessa vita… è lei che ha delegato il giudice a comportarsi da dio, non lui che si è scelto questo ruolo. E delegare qualcuno a scegliere per se stessi su tematiche di così letteralmente vitale importanza, rinunciando alla propria capacità d’intendere e di volere, mi sembra a mio avviso un chiaro segno di incapacità d’intendere e di volere. Chi, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, permetterebbe mai a qualcun altro di decidere per la sua propria vita?… Ergo, ha fatto bene il giudice a deliberare per l’alimentazione forzata: evidentemente la signorina non era affatto lucida quando ha avanzato determinate richieste, ed è corretto che il giudice non abbia giocato a fare il dio, richiedendo semplicemente una terapia fino a che la persona non sarà scientemente in grado di decidere autonomamente per la sua vita… o, se rimane sempre della stessa idea, per la sua morte. Ma che si suicidi in separata sede, perché nessuno deve rendersi complice di un atto del genere, e giustificarla assolvendola d’ogni senso di colpa nel momento in cui fosse stata data un’autorizzazione.

    (Postilla scontata: tutto quanto appena scritto è meramente la mia opinione, posso averla scritta forse in maniera fin troppo incisiva, ma so benissimo che non ha alcuna valenza universale. È solo quello di cui io sono convinta, ma non dev’essere giusto/sbagliato per forza.)

    • In molti paesi però c’è il suicidio assistito. Che vuol proprio dire che le persone chiedono aiuto allo stato per morire in modo pacifico, anche se non sono malati terminali, e quindi che i medici gli danno proprio quell’avvallo di cui parli tu. Stavo leggendo un articolo l’altro giorno secondo il quale decine di persone all’anno abbandonano l’Italia per andare a commettere suicidio assistito in svizzera.
      A questo punto il discorso va ben al di là dei disturbi alimentari. Anch’io sono dell’idea che se proprio vuole morire può semplicemente trovare un altro metodo in un altra sede. Ma a quanto pare la ragazza stava seguendo una specie di terapia palliativa, che l’avrebbe lasciata morire senza dolore, il che è praticamente suicidio assistito. Quindi penso che alla fine di tutto questo la domanda sia: suicidio assistito si o suicidio assistito no.
      Non credo che lei avesse voluto che il giudice le facesse da dio. Credo che volesse che le fosse riconosciuto il desiderio di scegliere, e di morire in modo tranquillo e come lei vuole. Onestamente, credo che a questo punto si taglierà le vene. Immagino che avesse voluto solo morire in un altro modo.
      Detto questo, io sono in parte d’accordo con te, nel senso che anche nei paesi in cui è legale il suicidio assistito non si può applicare su persone con malattie mentali. Ed è impossibile definire quanto lucida fosse questa ragazza, se fosse in grado di decidere autonomamente per la propria vita o se la sua capacità di scelta fosse macerata dall’anoressia. Non credo che la scelta del giudice la salverà in nessun modo, però è legalmente l’unica scelta accettabile.

  6. Veggie, seguo sempre anche te e speravo che commentassi..ero curiosa di sapere come la pensassi.
    Se non sbaglio studi medicina e mi chiedevo quale stato d’animo potesse innescare su una persona che ha sia vissuto in toto il problema, ma che ha deciso di combattere e ora, può vedere la medaglia da entrambe le facce, anche per la professione scelta. Ieri, dopo aver letto il post, aver risposto, ci ho pensato tanto.. E sono stata assalita da un enorme senso di dispiacere.
    Grazie anche a te Veggie.. per il tuo blog.

    Siete davvero tanto coraggiose e permettete di affrontare in maniera più matura questa ossessione.
    Ogni vostro post mi porta a combattere con più determinazione..E’ vero che poi, con altrettanta facilità inciampo di nuovo, però almeno aggiungo un tassello al “puzzle” della vita.
    Sto divagando ma credo che questo tipo di confronti ci aiutino davvero, perchè, per quanto mi riguarda, sapendo che ognuna di voi, sono disposta a parlarne e a non mettere un muro o a raccontare balle, come normalmente ho sempre fatto.

    Quella ragazza dovrebbe leggere i vostri blog.

    Grazie di cuore

  7. è da un po’ che leggo i tuoi post e tra l’altro ti trovo una delle poche persone che sa descrivere i DCA senza piangersi addosso o scatenare pietismi inutili;
    sul caso della ragazza che sostiene di voler porre fine alla sua vita smettendo di mangiare, personalmente la trovo una gran cavolata: se una persona vuole farla finita (e parlo a ragion provata) lo fa in un modo rapido, che non lasci spazio a ripensamenti, non va a chiedere l’autorizzazione a qualcuno (perchè, come dice veggie, anche secondo me è quello che ha fatto). Riguardo al tema del suicidio assistito e un’altra cosa, tu vai in clinica perchè ti diano una morte “serena”, se vai in una clinica per il fine vita e chiedi di essere lasciata morire di fame ti mandano dritta dritta in psichiatria.

    sottolineo che questa almeno è la mia opinione e non pretendo di tenere in mano le verità del mondo 🙂

    • hai ragione, l’opzione del suicidio assistito è un po’ diversa. quello che lei chiede è una specie di non accanimento terapeutico per l’anoressia. il problema è che quando si parla di anoressia non si tratta esattamente di accanimento terapeutico, ma semplicemente di farla mangiare. quindi sono d’accordo con te, non poteva aspettarsi che la sua domanda venisse accolta.

  8. Grazie Sby, grazie trappolapertopi2… Penso anch’io che il sostenerci vicendevolmente possa essere una delle cose più positive che possa capitarci qua dentro… certo, non sarà la magina medicina che ci farà guarire e vivere felici e contente senza più il DCA, ma è comunque un sostegno che reputo positivo ed importante, perciò… GRAZIE A VOI per esserci, ragazze!!…

    Rispondendo più nello specifico a quel che ha scritto Sby… Sì, studio Medicina, e quando mi laureerò, mi faranno pronunciare il guramento d’Ippocrate che, al di là delle formule introduttive, esordice con una frase secondo me bellissima, e che spiega in toto quello che deve fare un medico nell’esercizio ndella sua professione, ovvero: “Primo: non nuocere”. Ecco, credo che questo racchiuda tutta l’essenza della professione medica. Nel caso di specie, penso che per “non nuocere” a questa 32enne, occorrerebbe fare quello che ha già scritto e motivato Sby, ovvero proseguire una rialimentazione che la porti ad un peso che le permetta di riacquisire lucidità, se possibile affiancandola anche ad un intervento psicoterapeutico, che penso sia compendio essenziale per chi ha un DCA… (per lo meno, per me lo è stato… non credo che avrei fatto strada se fin dall’inizio avessi avuto solo il supporto dietistico…). Poi la ragazza deciderà comunque da sola cosa fare della sua vita… ma, come medico, io penso che farei di tutto per garantirle la possibilità di essere in condizioni tali da poter veramente decidere per la sua vita. Per non nuocerle.

    E, trappolapertopi2, a proposito di valutare la lucidità di una persona che ha una malattia mentale quale un DCA… hai presente il “Minnesota Study”?… Ecco, io credo che, nella sua semplicità (e forse anche nella sua mancanza di eticità, che era permessa quando, verso la metà del ‘900, non si faceva ancora molto caso a queste questioni… cosa forse sbagliata per le persone, ma innegabilmente utile da un punto di vista meramente scientifico…) spieghi benissimo come un DCA, anche indotto, possa veramente essere in grado di togliere la lucidità in maniera sbaloriditiva…

  9. Mah nel caso specifico trattandosi di una persona molto malata e con una capacità di giudizio compromessa il giudice ha fatto ovviamente bene. Allora dovremmo concedere l’eutanasia a tutti i depressi? Ma scherziamo? Detto questo in termini più generali io credo che se é vero che ognuno ha il diritto di disporre della propria vita come vuole (quindi può eventualmente decidere di porvi fine) é anche vero che la società ha il diritto di tutelare se stessa cercando di impedire atti anti conservativi…per questo motivo il suicidio non é considerato legale. Sono invece favorevole all’eutanasia in caso di pochi e rari casi di malattie incurabili che causino oggettive e indicibili sofferenze.

    • Beh, il suicidio non è legale in Italia, in altri Paesi lo è. Io non credo che il diritto della società di tutelare se stessa prevalga sopra quello di ogni singolo verso la propria vita, e quindi personalmente non ci trovo niente di sbagliato nel suicidio assistito.
      Comunque in questo caso sono d’accordo con te, quando si parla di malattie mentali una scelta del genere è semplicemente impossibile, e il giudice ha fatto bene.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...