Si può guarire dai disturbi alimentari?

Devo scrivere questo post da moltissimo tempo ormai. Mi è stato chiesto in passato e io – trallallerò trallallà – ho sempre fatto finta di niente. Beh. La ragione per cui non l’avevo ancora mai scritto è semplicemente che non ho molto da dire. O meglio, non so bene cosa dire. Ma andiamo per gradi.

La domanda è: si può guarire dai disturbi alimentari? Io, per quanto riguarda il mio caso specifico, cambio idea ogni cinque minuti: a volte penso che non guarirò mai e vaffanculo-al-mondo, altre volte che un giorno tutto magicamente finirà, che mi sposerò e avrò dodici figli. Direi che va abbastanza secondo il mio umore del momento. E visto che passo dalla depressione all’esaltazione immotivata nel giro di minuti, anche la mia opinione sulla guarigione è così.

Enough of myself. La domanda non è se io riuscirò a guarire dalla bulimia, ma se in generale, si può guarire. Beh. Credo che la mia risposta sia piuttosto cliché: si può guarire ma mai del tutto. Credo che la mai-del-tutto sia la risposta più in voga nell’ambiente. E io in questo caso non ho nessuna opinione bastiancontraria.

Quindi spieghiamo la mai-del-tutto (e scusate se anche questa spiegazione sarà ovvia e cliché). Secondo quello che ho sentito dire a chi è in cura, anche da parecchi anni, si continua sempre a combattere contro certi meccanismi. Forse, secondo me, per sempre: negli anni questi meccanismi diventano sempre meno forti, e si è sempre più in grado di dominarli, ma rimangono sempre lì. Non credo si possa mai riguadagnare la felice reazione con il cibo che si aveva da bambini o che hanno tutti gli altri, non credo si possa mangiare un paninazzo alla nutella senza secondi pensieri. Per questo molti dicono che stanno guarendo da un disturbo alimentare, ma pochi affermano di essere definitivamente guariti.

E il rischio di ricaderci, ovviamente, rimane per sempre. Chi ha avuto una dipendenza da droga ha molte più possibilità di ricaderci di chi la droga non l’ha provata mai. E lo stesso vale per i disturbi alimentari. Certe cose basta averle provate una volta, e poi non si dimenticano più, e la parte più debole di noi continua a proporcele ogni volta che può: se una volta nella nostra vita smettere di mangiare ci ha fatto sentire bene, per quanto in maniera malata e a breve termine, una parte di noi continuerà a ricordare la sensazione di controllo e a tentarci con l’anoressia quando abbiamo bisogno di quel controllo. O qualcosa del genere.

Tutto questo è frustrante. Veryvery frustrante. A me piacerebbe tanto essere la persona che mangia due fette di dessert ad una cena con amici e ci ride sopra: e dubito che lo sarò mai, ed è per me una specie di fallimento nella corsa verso la persona che voglio essere.

Però. Però è anche vero che nessuno di noi sarà mai la persona che vuole essere, anzi, credo che voler essere un tipo di persona e non accettare la persona che si è sia uno dei motivi per cui molte di noi sono cadute nei disturbi alimentari. Quindi penso che bisogna semplicemente accettare quello che siamo, e che continueremo a combattere contro i disturbi alimentari magari per sempre.E penso che, nonostante il mai-del-tutto, valga la pena cercare di guarire, perché si può guarire abbastanza da essere di nuovo felici. Almeno così mi dicono.

Si possono guarire i sintomi, si può smettere di vomitare e si può ricominciare a mangiare in maniera equilibrata, ed essere normopeso. Magari rimane un po’ d’ansia verso il cibo o verso la propria figura: però se si riesce a portare quest’ansia sotto controllo, allora si può anche vivere, e non pensare al cibo ventiquattr’ore su ventiquattro. Poi magari ci si ricade. Però credo che se si è riusciti a vivere anche solo alcuni mesi senza il disturbo alimentare a dominare le proprie giornate, allora credo che ne sia valsa la pena.

Una volta avevo visto un’intervista di una ragazza guarita dall’anoressia. Diceva: “continuo a contare le calorie di ogni pasto però adesso le conto fino a 1800 invece che fino a 500. E questo vuol dire che le conterò fino a 80 anni, invece che fino a 25.”. Direi che questo, come grado di guarigione, potrebbe anche andarmi bene.

Comunque, ripeto, so che tutto questo è abbastanza risaputo. Per una volta ciò che è risaputo riflette la mia opinione. Voglio però chiarire che capisco che a volte non si è pronti a guarire: dicono che la guarigione sia una battaglia, e a volte non si è pronti ad andare a combattere. Per guarire è necessario innanzitutto voler guarire, e per voler guarire è necessario trovare una ragione per cui guarire vale la pena. Per alcuni è semplicemente il non-voglio-morire, per altri è un amico, un parente, o il desiderio di avere figli, o di fare qualcosa di altrettanto importante. Come ho scritto in un post precedente, credo che questa ragione sia quella che mette in moto tutto quanto, e che senza guarire sia semplicemente impossibile.

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38 thoughts on “Si può guarire dai disturbi alimentari?

  1. Sono d’accordo con te. Io ho avuto problemi di bulimia da giovane, mai di anoressia. A distanza di trent’anni posso dire di stare molto meglio, ma guarita no. Il cibo non è neutro e non lo sarà mai. Ho imparato a gestirlo meglio nei momenti difficili, e ho periodi tranquilli, in cui sta al suo posto, senza invadere il mio spazio mentale. Ma ogni tanto quel vecchio circuito neuronale torna ad attivarsi, e non mi è sempre chiaro perché. Nulla di paragonabile alle crisi di un tempo, anche se disturbante.
    Però quello che ho capito in questi anni di lavoro su me stessa è che il confronto con i propri problemi è anche la fonte di tante scoperte, di ricchezza interiore. Una crisi è capace di farti ritrovare il senso del limite, di riportarti al tuo posto: spesso è un bagno di umiltà che fa bene, che mi fa sentire più empatica verso gli altri e le loro difficoltà.
    Credo che ognuno abbia le sue fatiche psicologiche con una qualche cronicità, che lavora a forgiare la nostra vita e quel che siamo nel mondo. E non vale solo per i disturbi alimentari, ma per tutti i disturbi.
    Alla fine, noi siamo ciò che il confronto con le nostre ombre e i nostri dolori produce in noi. Sta a noi cercare di dare senso, rendere fertile il dolore.

    • le tue parole sono molto belle – e hai ragione, anche secondo me dovremmo tentare di smettere di condannare il dolore e cercare di affrontarlo in maniera più cosciente. perché poi si, forse si diventa persone migliori. se potessi scegliere, preferirei non avere un disturbo alimentare piuttosto che diventare una persona migliore. ma non mi piace più vivere nel mondo dei se e dei ma, mi distrugge.

    • E’ proprio vero, crescere è anche diventare più saggi. Io ho messo mano a tante di quelle questioni in questi anni, ed ho fatto tali e tanti passi in avanti, che se mi guardo indietro mi sento veramente soddisfatta. Ma una cosa non riesco proprio a concepirla: per quanto mi sforzi, non sarò mai come vorrei essere ed io vorrei essere non bella, non magra, non figa ma…buona. Tutte queste manovre (grandi manovre) per sopperire al fatto che non sarò mai buona, non proverò mai pace e gratitudine nei confronti del mondo creato, sarò sempre arrabbiata, arrogante e crederò sempre che gli altri mi debbano qualcosa. Io non voglio essere figa, ma solo avere un carattere meno invadente, più calmo, meno disturbante, per sentirmi a mio agio, al mio posto. C’è tanta psicoterapia qui ragazze, ma il carattere non si cambia facilmente ed alla fine non è nemmeno tanto giusto farlo. Ciao!

  2. Io sono dell’idea che, no, dalla cazzo di anoressia NON si guarisce. Ci si convive, proprio come hai scritto tu, si può arrivare a stare meglio, ma NON si guarisce.
    Perchè ne sono così convinta?
    Perchè ci sono fottutamente dentro da anni ed anni.
    Perchè conosco una discreta quantità di persone con lo stesso problema da altrettanti e anche molti più anni, e ci sono tutte ancora dentro.
    Perchè una di queste persone ci è morta, cazzo.
    E perchè sempre all’interno di queste persone, tolte quelle in condizioni accettabili, come me, ce ne sono almeno 3 che fanno avanti e indietro dal fottuto ospedale per essere alimentate con il sondino.
    Peso medio: 40/45 Kg.
    Infine, di quelle che si possono tutto sommato considerare “guarite” dalla vera e propria forma grave di anoressia, non ce n’è nemmeno una che non abbia conservato una quantomeno discutibile alimentazione e un rapporto con il cibo e il proprio corpo non-normale.
    Parlando potabile, hanno smesso di entrare e uscire da cliniche ed ospedali, hanno recuperato qualche chilo, tanto da essere comunque magre, ma non in condizioni tali da rischiare la vita, oppure hanno un peso normale (come me) ma continuano ad avere gli stessi problemi psicologici relativi alla malattia, e quando mangiano, si parla di yogurt magri, insalate, fettine di carne ai ferri.
    Ora, per me, questo significa essere fuori dall’aspetto più grave della malattia, ma non significa essere guarite.
    Diamine, non posso certo parlare a nome di tutte le anoressiche del mondo!, posso solo riportare la mia esperienza e quelle delle persone che ho conosciuto con disturbi alimentari.
    E dalla mia esperienza, io traggo la conclusione che no, dalla merda di anoressia non se ne esce mai del tutto.
    Non sarà bello sentirselo dire, ma questa è la cazzutissima vita, non le favolette.
    Del resto, anni vissuti così, sono un medio-piccolo inferno, personale e non.
    Se bastasse recuperare il peso perduto e ricominciare a mangiare in maniera più o meno normale per uscirne del tutto, non dovrei andare ogni 3 – 4 – 6 mesi in un ospedale, a sperare di non dover aggiungere altre lapidi a quella a cui faccio visita di media 2 – 3 volte l’anno.

    • Condivido quello che hai scritto. Sono anni che passo periodi in cui penso di essere guarita e puntualmente ci ricasco. La mia persona si è formata nella preadolescenza e adolescenza con un disturbo alimentare e ha imparato a ‘funzionare’ con esso.Sono convinta che riuscirò a ridimensionare il problema, a gestirlo sempre meglio ee a condurre uno stile di vita sano. Madi certo il mio primo istinto in dedeterminate situazioni rimarrà quello di restringere o di abbuffarmi. Il trucco sarà imparare a essere razionale e controllare questo istinto.
      Anche io alterno momenti in cui guarire mi sembra certamente possibile a momenti in cui la vedo come un’utopia.A me basta vedere mia madre, 50 anni ancora a combattere contro la bulimia. Questo da un lato mi sprona perché non voglio far passare ai figli che un giorno avrò quello che ho passato io, dall altro mi fa sentire molto demotivata e senza speranze. In ogni caso io voglio guarire, anche se non potrò mai uscirne del tutto.

      • ecco, credo che sia possibile funzionare con un disturbo alimentare. io penso che non guarirò, ma penso anche che se riuscissi a ridurre le crisi bulimiche a tipo una volta al mese la mia vita sarebbe già molto meglio, e non sarebbe la vita di una persona con un disturbo alimentare. certo, da qui ad una volta al mese ce n’è di strada da fare, ma direi che quello è un goal che vedo raggiungibile.
        la malattia però non è il sintomo, e il lavoro principale sarà da farlo sulla mente e sugli istinti. e lì credo che sarà, come dici tu, imparare ad essere uber-razionale. speriamo bene.

    • perfettamente d’accordo. certo, non suona bene nei manifesti dei centri di ricovero. e certo qualsiasi centro di ricovero ti dirà che puoi guarire, perché altrimenti sarebbe troppo frustrante anche solo tentare.
      ma la realtà è che la vita è quello che è, la malattia è quello che è, non basta recuperare il peso né farsi dare una dieta. basta arrivare ad accettare che si avranno sempre problemi con il cibo – e pazienza, ognuno ha i suoi, cerchiamo di tenerci il sondino fuori dal naso e poi si vedrà.

  3. Mamma mia, la frase della ragazza guarita dall’anoressia mi descrive perfettamente! Anche io adesso mangio normalmente, continuando però a pesare tutto al fine di calcolarne le calorie :/

    Sinceramente credo che migliorare sia possibile ma non credo che le ossessioni possano essere eliminate in modo definitivo specialmente se, come nel mio caso, erano presenti anche prima del conclamarsi della malattia. La chiave sta nell’imparare a gestire i pensieri malati, a tenerli a bada, a controllarli… Dobbiamo essere noi a controllare i nostri pensieri e non viceversa!
    Non è semplice, ma è possibile 🙂 bisogna sforzarsi ed essere razionali.
    È come essere spezzate in 2, divise in una parte sana ed una malata, ognuna delle quali ha i suoi pensieri & obiettivi… Si tratta di far prevalere la parte che vuole Vivere, argomentando la sua tesi, portando argomenti a suo favore, in modo da auto-convincersi che la parte malata abbia torto marcio 😉

    • si credo che il problema principale è che io dubito non tanto che ci si possa liberare del sintomo, ma più che altro che ci si possa liberare di quei pensieri. che avrò sempre una voce nella testa che mi dice “dimagrisci”. però hai ragione tu, l’importante è fare prevalere l’altra parte di sé. direi “okay, posso pensare a tutte le stronzate che voglio”, ma poi devo mettere in pratica il mio schemino sano.

  4. D’accordo,non chiamiamolo “essere guarigione” se “guarire” vuol dire che non si ha più alcun problema. ma stare meglio sì, secondo me si può eccome. D’altra parte non siamo le sole a dover combattere, oltre che col male stesso, anche con la paura del male. Perché in fondo ok, per tutta la vita conserveremo pensieri non neutri sul cibo ma questo è il nostro problema, altre persone ne hanno altri.tutti hanno un problema,di questo ne sono più che convinta. La diversità tra le persone che hanno un problema,qualsiasi esso sia, è solo il modo di affrontarlo. Meglio chiarire con un esempio: due donne, entrambe hanno avuto un cancro,entrambe l’hanno curato. Una ne parla in modo combattivo,l’altra in modo remissivo.Ovviamente entrambe ci pensano,ovviamente si porteranno dietro il pensiero per tutta la vita, di sicuro succede ad entrambe che appena sentono male da qualche parte il primo pensiero è rivolto ad un ritorno della propria malattia. Ma chi credete che viva meglio?chi sta avendo davvero la meglio sul proprio tumore? Chi delle 2 ha più probabilità che le torni? (Se il tumore viene spesso associato ANCHE -anche,non solo,non sono qui per dire che i problemi psichici portano al tumore- a cause psicologiche pensate ai dca che sono malattie totalmente psicologiche). Ora, forse il caso delle mie 2 donne è un pó limite ma io le risposte a queste domande le ho trovate probabilmente anche perchè ho quest’esempio.anche per questo sono convinta che valga la pena di affrontarlo (lottare?per me non è sempre il termine adatto,a volte bisogna anche accettare di avere dei limiti per poter partire da quelli -ad esempio se ci si abbuffa 6 giorni su 7 non ci si può aspettare che non ci si abbuffi più del tutto,magari pensare che se ci si abbuffa 2 giorni su 7 è già un progresso..) ogni giorno della propria vita (accettando anche le cadute che ha chiunque!) per cercare di stare meglio. Se otterrò anche solo un giorno in più all’anno senza abbuffate e pieno di serenità non credete che sia valsa la pena?io si..

    • certo sono d’accordo, è un po’ quello che ho scritto nel post. io sono perfettamente d’accordo che valga la pena lottare, ma penso anche che uno deve essere onesto con se stesso e realista, ed accettare il fatto che forse non si avranno mai pensieri neutri, come dici tu. dire “va bene, il mio cervello è fatto così” e questo non vuol dire che ci si lasci andare al disturbo alimentare. vale la pena lottare, certo, e ogni giorno è una vittoria, e l’attitudine che si ha è importante. però ci tengo molto anche ad accettare il mio problema, in un certo senso: altrimenti finisce solo che odio me stessa, come ho fatto e sto facendo in tutti i miei anni di bulimia. quindi attitudine a lottare sì, ma sempre con uno sguardo positivo verso se stessi, in un certo senso.
      e grazie per il commento!

  5. Concordo con questo post, anche secondo me dai dca non si guarisce mai veramente del tutto. Magari si guarisce dai comportamenti palesemente più malati: per esempio, c’è stato un periodo della mia vita, quando ero completamente preda della bulimia, in cui vomitavo una cosa come cinque o sei volte al giorno; adesso fortunatamente sono riuscita a ridurre drasticamente la frequenza di questi episodi, può capitarmi più o meno una volta al mese di vomitare, e spero in futuro di poter migliorare ancora. Ei, ovviamente voglio precisare che non ho fatto tutto da sola, anzi, da sola ero in ginocchio, sono state la nutrizionista e la psicologa che tuttora mi seguono ad aiutarmi in maniera fondamentale per arrivare a questo risultato che per me per adesso è ottimo. Con questo non voglio dire che sono arrivata, ovviamente per prima cosa vorrei riuscire a non vomitare proprio più per niente, e sopra tutto vorrei togliermi dalla testa certi pensieri che ancora mi destabilizzano, anche se magari adesso sono più capace di non ricorrere a comportamenti alimentari sbagliati per “sedare” questi pensieri. Però mi rendo anche conto che probabilmente questi pensieri non se ne andranno mai del tutto. Prima erano molto più forti, ora lo sono di meno, e spero che in futuro lo saranno ancora di meno, però realisticamente mi rendo conto che molto, molto probabilmente qualche cosa di “insano” dentro la mia testa rimarrà sempre. L’importante è che non mi comprometta significativamente la salute e la qualità della vita.

    • credo che per ogni persona la terapia sia diversa, e che ognuno abbia il proprio modo di uscirne. e sono d’accordo con te, l’importante è vivere, al di là del dca: che qualche crisi si può anche gestire, purché sia rara e non controlli la mente.
      se hai diminuito fino ad una volta al mese, sono sicura che presto riuscirai a diminuire ancora! datti tempo!

  6. trovo la parola “guarigione” inappropriata per malattie come i DCA, indicando con il termine “guarigione” (in senso strettamente medico) la completa remissione di tutti i segni e i sintomi, sia fisici che psicologici, inerenti una determinata malattia. La mia personale opinione è che non si possa guarire da un DCA nel senso proprio del termine: per quanto il peso corretto possa essere recuperato, rimarrà sempre in noi qualcosa di questa malattia, una vocina nella testa, un approccio non proprio spontaneo al cibo, una tentazione.

    Tuttavia, credo fermamente nel fatto che sia assolutamente possibile avere una remissione dell’anoressia. Avere una remissione significa che la voce dell’anoressia è sempre presente da qualche parte dentro di noi, e parla… ma che noi decidiamo scientemente, giorno dopo giorno, di non assecondarla, seguendo uno stile alimentare e uno stile di vita regolari. Essere consce della presenza interiore dell’anoressia, ma avere un corpo sano ed utilizzare strategie di coping differenti dalla restrizione alimentare: ecco cos’è la remissione… ed è un traguardo cui credo fermamente possiamo arrivare tutte quante, nessuna eccezione. Un traguardo per cui dobbiamo continuare a lottare.

    • ehm sì, io non conosco la terminologia e tutto, ma sono d’accordo 🙂 credo che sarei molto contenta con una remissione, ora che ho accettato che la guarigione utopica in cui ricomincio a mangiare beata non esiste. una remissione sarebbe più che sufficiente.

  7. Pingback: Responsabilità | falcochevola

    • approvo solo il primo commento di un nuovo utente, poi vengono pubblicati in automatico! ma non ho ricevuto nessuna notifica di un tuo commento, a quanto apre qualcosa è andato storto, prova a rimandarlo!

      • quello che segue l’ho scritto io, nel 2007 (o 2008?) per un blog che si chiamava bricioledipane. l’ho ritrovato, chissà come, pubblicato qui…

        io non so se sono guarita “definitivamente” ma solo perchè credo che non ci sia nulla di “definitivo” al mondo. però posso dire che in 5 anni l’anoressia non mi ha mai ripresa (ed è stata davvero anoressia, e anche brutta…): ora non conto certo più le calorie di quel che mangio (no!davvero!non peso nè me stessa nè i cibi da anni!), mangio quando voglio e quello che voglio, e senza cioccolato vivrei di sicuro peggio.

        insomma, penso di avere le stesse probabilità di ricadere in quell’incubo che quelle di…che ne so…avere un incidente in macchina?cadere in aereo?ecco, magari evito di mettermi su un parapendio (ho rinunciato alla scelta etica vegana per paura delle restrizioni) ma quando vado in motorino non ho certo paura di schiantarmi tutti i giorni…. =)

        • Io spero tanto che tu abbia ragione! Ti dico, io ho parlato secondo la mia esperienza, quella delle persone che ho conosciuto e le statistiche. Ma storie come la tua dimostrano che si può e deve aspirare ad una guarigione completa.

        • Aspe, non ho capito la cosa del commento pubblicato nel 2008. Io ti ho risposto, poi ho visto che ne hai scritto n altro allo stesso post e ho risposto anche a quello. Io non ho niente a che vedere con il blog briciole di pane, quindi non so…

          • sì, il “pubblicato qui” doveva essere seguito da un link su consulta-noi, ma non mi faceva pubblicare il post finchè non ho tolto il link. era per dire che l’ho pubblicato 5 anni fa su un blog e me lo sono ritrovato su un altro a caso…

            comunque, un altro spunto: forse dovremmo ragionare un attimo di più sul termine Guarigione.
            A cosa aspiriamo?
            Se a un “rapporto naturale” con il cibo (dettato prevalentemente dalle sensazioni di fame/sazietà, ma anche dalla “gola”) allora posso dire di esserci arrivata, se a non avere mai e poi mai remore su quello che mangio o non mangio, allora magari no, ma sfido io a trovare una qualsiasi donna (o ragazza) della mia età (25 anni) che non si questioni mai la cosa, abbia o non abbia avuto un dca in passato.
            Se poi a un rapporto di pace con il proprio corpo, vale lo stesso discorso. Ora mi vedo, mi sento, e ne godo. Poi a giorni mi sento un pallone, ma questo succede anche alle mie coinquiline che non hanno mai disprezzato e sfregiato e massacrato il proprio corpo come ho fatto io.

            Per cui, secondo me, se non voglio ragionare in termini di perfezione che abbiamo capito non esistere, posso pensarmi o come persona malata dentro sulla quale la parte sana ha avuto finalmente la meglio, o come persona sana con una serie di piccole menate presenti in ogni donna (e chissà in qualche uomo)…

            insomma, frankly my dear, io sì credo che dai dca si possa guarire =)

  8. BELLA DEA DEL CAVOLO

    Anni di sofferenza, di malattia. Flebo, farmaci, ricoveri, ossa da tutte le parti, e un pensiero fisso: non tornerò mai come prima.

    Non mi libererò mai dalla mia dea anoressia, che mi prende e mi sbatte di qua e di là e fa di me quello che lei vuole che io sia. Poi il peso ripreso, la vita che si normalizza poco a poco, ma la perfida dea sta sullo sfondo, mi riacchiappa quando meno me lo aspetto, per poi darmi respiro, e riprendermi ancora. E poi, finalmente, una serie di illuminazioni, e quanto?3, 4 settimane che mi sento davvero bene.

    Prima di tutto ho capito che non potrò mai essere perfetta. Non che mi sia ricreduta, non penso che la perfezione non esista, ma il mi ideale di perfezione cambia talmente rapidamente che è impossibile da raggiungere. Prima voglio essere la ragazza ribelle perfetta, quindi canne e serate, poi la studentessa modello, quindi ore sui libri (in piedi, tra l’altro), poi un’amante perfetta, quando il mio uomo mi rifiutava perché ero troppo magra, e poi una figlia perfetta, poi una sorella perfetta, e poi la paziente perfetta, e poi l’anoressica perfetta. Se il mio ideale di perfezione cambia ogni 5 minuti, come posso raggiungerlo?Non posso. Forse se avessi davvero un modello da raggiungere gli correrei dietro fino a uccidermi, ma se ne ho mille, e devo scegliere dietro quale correre, tanto vale non correre dietro a nessuno. Questo pensiero per me è stato una rivelazione: ora posso essere molto più indulgente verso tutte le parti di me, posso riconoscerle, e ogni tanto coccolarle anche. Per la prima volta vedo uno spiraglio, è come se fossi stata in una grande bolla che si è bucata, e che ora può solo sgonfiarsi. E quel buco è l’idea che la perfezione dentro la mia testa non esiste, non è perfetta nemmeno lei.

    Altri pensieri: se l’anno scorso mi avessero detto che l’università per me sarebbe andata così, non ci avrei creduto. Avrei pensato che potevo fare solo come al liceo, ammazzandomi di studio senza mangiare. E invece sta andando benissimo. Certo, studio, studio forse più degli altri, ma senza ansie particolari, ho l’agitazione che hanno tutti in sessione di esame. E mi piace quello che faccio, ho trovato un gran bel gruppo di amici, a cui posso scegliere se raccontare o no la mia esperienza, che ormai non si vede più dal corpo ma rimane nella testa. Amici che mi danno un sacco di soddisfazioni, con cui riesco a stare bene, con cui studio e che, anche se loro non lo sanno, mi aiutano a aiutare me stessa a studiare con calma, senza esagerare, assaporando ogni concetto, ogni teoria. E che mi hanno fatto capire che se salto un’ora di lezione per giocare a carte, va beh, non sono per questo schifosa o nullafacente, e non devo punirmi con il cibo.

    Poi sono riuscita a organizzare la mia vita: frequento l’università, lavoro, vedo psicologa e psichiatra, vedo il mio ragazzo (che è tornato a far l’amore con me), i miei amici. E senza correre e sbattermi e impazzire. Giro in motorino, io, che due anni fa non prendevo neanche l’autobus da sola, che anzi non ero mai sola: avevo la mia anoressia con me, avevo le mie ossa a difendermi da cose comuni come prendere un autobus, come portare un sacchetto della spesa, perché nessuno me l’avrebbe permesso. Esco. Vado a fare un convivialissimo aperitivo. Vado mangiare una pizza. Vado in vacanza. E ieri sono andata a un matrimonio. Ho assaggiato quasi tutto, e senza menate: non ci ho pensato tutta la sera, non me le sono sognate la notte, non mi sono chiusa in bagno a vomitare, non ho digiunato oggi. Ho solo raccontato a tutti quanto sono stata brava, cosa ho mangiato, e non per liberarmi dal senso di colpa, ma perché mi faceva stare bene. Ho ancora i miei cibi proibiti, e sono tanti: cioccolato, fritti, salame… ora non voglio obbligarmi a tornare a mangiarli, però voglio assaggiarli: voglio sentire ogni sapore che non ricordo, per decidere se riprovarlo ancora o no, per essere libera di scegliere. Piano però, perché ho ancora il fiatone e le lacrime agli occhi quando ci penso, ma ora so che prima o poi succederà. Ma ci pensate?Sto bene, piango perché dico che mi sento bene, credendo a parole che non pensavo mai più che avrei detto sul serio. Ora posso dire, per esperienza, che questa merda, questa schifezza, prima o poi finisce. E posso anche dire che se dovessi ricadere, ah bella dea del cavolo, non mi freghi più: so che si può stare meglio, non ti permetterò mai più di convincermi che non c’è via d’uscita!

    • Io ho paura che non si riguadagni la relazione spontanea con il cibo, ma credo anche che questo non voglia dire che non si sta bene, che non si è guariti. È magari si riguadagna anche quella chissà.
      Mi riconosco parecchio nella tua storia, anche se io non posso dire di essere guarita. Ma sicuramente sto molto meglio da quando ho accettato i miei difetti e rinunciato ad ambizioni impossibili, che magari volevo raggiungere solo perché pensavo che dovessi farlo, per non tradire un’idea che mi ero creata di me.
      Ci può essere via d’uscita, certo, ma io penso che sia un processo senza fine. È come o accettato di essere imperfetta ho accettato di avere un rapporto del cavolo con il cibo. Purché non mi distrugga la vita.

  9. Mi hanno convinta ad andare da uno psicologo, dopo 7 anni di disturbi alimentari, inframmezzati da 2 anni di psicoterapia fallita. Mi ha colpito molto il tuo punto di vista: ” a volte non si è pronti per guarire… Io non penso di esserlo, al momento l’idea di liberarmi da questa schiavitù è il mio sogno più grande, ma allo stesso tempo l’idea di svegliarmi un giorno e accettare la persona mediocre che sono diventata rappresenta il mio peggiore incubo. E ho paura.

    • capisco benissimo la tua paura, perché io provo la stessa identica cosa – ma allo stesso tempo capisco anche che l’idea della mediocrità è sbagliata a prescindere. ognuno vive come può, affrontando le difficoltà inaspettate, e per noi sono stati i disturbi alimentari. c’è chi passa decenni ad ubriacarsi senza arrivare da nessuna parte nella vita, per scelta – quello è peggio. c’è chi deve affrontare qualche disgrazia, e magari si era immaginato una vita perfetta, ed invece di trova a dover fare tutt’altro. noi siamo un po’ così, ci è successo questo, ma se riusciamo ad uscirne abbiamo ancora la possibilità di vivere delle vite splendide.

      • Ieri ci sono andata e sono stata sopraffatta dai soliti stereotipi. Ha cercato di capire se ho problemi con mia madre, me ne ha parlato come di un mezzo per attirare attenzioni (ho una serie di patologie croniche di cui era a conoscenza e che mi avrebbero consentito di far parlare di me senza crearmi ulteriori problemi, se avessi davvero voluto fare la vittima) e in pratica mi ha persino detto che non è altro che superficialità.
        Io dico, ma davvero studiano 9 anni per dire quello che avrebbe potuto dire anche mia nonna, informandosi un po’ su google?!
        Mi sembra autoevidente che se alla base ci fosse un enorme stereotipo, avrei risolto i miei problemi da sola. Credo ci voglia un grande atto di coraggio per chiedere aiuto, il minimo che ci si aspetta è un’accoglienza più professionale.

        • Ah…e stavo quasi per dimenticare l’immancabile “non vuoi crescere” (non le sembra un po’ tardi a 22 anni?! Senza contare il fatto che ho sempre ragionato come una 30enne)…

          • E’ vergognoso, credo io, che certi professionisti non facciano altro che rimpinzarci di teorie derivate direttamente da freud e vecchie di cent’anni. Mi sembra incredibile che non siano costretti ad aggiornarsi continuamente.
            Trovare il medico ideale e’ l’enorme ostacolo che affronta ogni persona che decide di guarire, immagino, ed e’ forse la cosa che ti puo’ scoraggiare di piu’. A me e’ capitato una volta di vedere una psicologa e poi tornare a casa pensando “beh, allora tantovale che non guarisco”.
            Cerca di portare pazienza? (E trova qualcun’altro)

  10. Io sono stata bulimica per anni – mia totale immedesimazione nel tuo blog, in tutto ciò che racconti – e adesso non lo sono più. Riesco sempre a percepire il rischio di ricaderci, ancora oggi non ho un rapporto perfettamente sano con il cibo, ma non rappresenta più una vera e propria ossessione. Se devo dire la verità, non so tutt’ora come sia successo. A un certo punto sono accadute delle cose che mi hanno cambiata. Mi sono innamorata. Ho parlato del mio problema a mia sorella, dopo anni di segretezza. Ho scritto un racconto sulla bulimia, del quale ho discusso pubblicamente a un corso di scrittura, e mi ha dato un senso di liberazione. Ho conosciuto un’amica che mangiava tanto e senza vergogna, che esprimeva la sua gioia di vivere attraverso il cibo, il che, inspiegabilmente, la faceva apparire ancora più attraente e carismatica. Non so quale di queste cose mi abbia aiutata a venirne fuori, ma è accaduto spontaneamente. Forse avevo solo deciso che non ne potevo più. Ma quello che, per quanto vale, mi preme dirti è: adesso sarò anche lievemente sovrappeso; forse sono meno bella in senso canonico, meno aggraziata; però, se ci penso, non baratterei i miei chili in più con quello che ho passato. Se penso alla sensazione di non ritorno, a quel circolo vizioso, alla dipendenza emotiva dal vomito, provo un dolore quasi fisico. Ora somiglierò pure alle donne dipinte da Tiziano, ma non per questo mi sento meno seduttiva o attraente: lo sono, in maniera del tutto personale. E per mettersi a dieta in modo sano, senza fissazioni, c’è sempre tempo; anche in questo ho un approccio più sereno – certo, càpitano i giorni no e i momenti di depressione, mi accade per esempio ogni tanto di mangiare di notte, per autoconsolarmi e scacciare l’insonnia – ma in generale quando perdo qualche chilo lo faccio senza maltrattarmi. In fondo, chissenefrega della perfezione: adesso riesco a vivere, e ho smesso di odiarmi.

    • Questa storia è un’ispirazione. Me ne sono resa conto anche io recentemente – bisogna semplicemente uscire dai propri schemi mentali, e poi ci si accorge che il mondo non funziona necessariamente come sembrava a noi nel nostro cervellino. Ma ovviamente gli schemi mentali sono un’arma potente.

  11. Dopo più di 10 anni di disturbi alimentari, posso dire di star bene…
    La GUARIGIONE non arriva da sola, e da sole non si può guarire… Non si guarisce nemmeno facendo una dieta o smettendo di vomitare.
    Innanzitutto si deve combattere giorno per giorno… Ma questa e’una cosa scontata.
    Mi sono fatta ricoverare 2 volte, ma in tutti e due i caso non ho riscontrato successi, la terapia non funzionava. Senza bulimia mi sentivo vuota, la mia vita sembrava senza senso, così ricominciavo la solita routine e mi sentivo in pace.
    Quando poi ho capito e mi son resa conto che non potevo continuar così ho intrapreso una psicoterapia, seguita da una dott. Psichiatra specializzata sui dca. E’stata dura, sia dal punto di vista economico che emotivo… Dopo 2 anni di terapia le cose sono iniziate a migliorare… Non abbiam MAI toccato il tema della bulimia, ma pian piano ho capito quel che mi portava ad avere il problema e ho cercato di risolverlo…
    Sono stati i soldi spesi meglio della mia vita, anche se volte guardo indietro e penso con malincuore a quanto tempo ho “buttato”.
    Adesso da un anno a questa parte le cose vanno bene, il cibo non è un’ossessione, gradualmente mi sono abituata a VIVERE!
    Ragazze guarire si può!!!

  12. Ciao, mi chiamo Valeria e ho 17 anni, quasi 18. Soffro di bulimia da quando ho 13 anni, diciamo che ho vomitato per un anno intero finché mia madre non si è accorta ed è entrata nella disperazione, credo di non essere stata mai così male nel vederla piangere. Mi ha portata subito a far “curare” da psicologo, dietologa e vari mille incontri che mi facevano credere di essere pazza. Mi aveva detto di non dire nulla alle mie amiche (amiche che ho da 18 anni) perché i genitori venendolo a sapere magari mia avrebbero allontanata avendo paura che potessi portare su questa strada anche loro… Così feci, non dissi nulla. Bhe.. gli anni passarono, mi madre mi inizio a venire incontro facendomi mangiare meno.. ma con il passere del tempo lei si sembrò dimenticare di questa mi fissazione, che nonostante non vomitassi più, non era andata via. Ho provato, e riprovato a uscirne del tutto ma come dici tu non ne esci mai del tutto, mi ritrovo nelle tuo parole perché io stessa mi rendo conto che a distanza di anni la mia fissa resta, la mia paura per il cibo… andare a tavola mangiare e poi sentirmi incolpa, la merenda con mio fratello, se mangio un pezzo del suo panino alla nutella poi mi sento morire e non riesco a capire perché l’ho mangiato quando potevo evitare e mangiarmi un pacchetto di crekers, in realtà vorrei semplicemente mangiare senza pensare al dopo ma mi sembra una cosa impossibile, i sensi di colpa mi tornano sempre… sono fieri di me stessa solo per una cosa: riesco a resistere. non vomito, ce la faccio. ma le fisse rimangono… mi guardo allo specchio e mi vedo enorme, e so di non esserlo, so di essere magra, so anche che la maggior parte delle ragazze vorrebbero il mio fisico perché mi arrivano voci, non da loro, sembrerebbero lecca culo, ma lo so.. spesso mi sento imbarazzata dai vari complimenti che ricevo che altrettanto mi fanno sentire una merda, perché io non mi piaccio e vorrei tanto perdere i kg che sogno da quando ho 14 anni. bhe, arrivando una conclusione.. ho letto tanti tuoi post oggi, mi sono completamente persa nel tuo blog mentre cercavo di studiare per la patente e ti dico che la penso come te su tantissime cose e che mi sembra veramente fantastico aver trovato quest blog, mi piacerebbe tanto conoscerti e poterti parlare… per la prima volta un blog non superficiale.
    Hai ragione: si guarisce ma non del tutto, non si ritorna più come prima perché tutti i pensieri malati rimangono comunque dentro di te, per sempre. è una brutta realtà ma che bisogna accettare purtroppo, io lo sto facendo e mi richiede molto sforzo, ho la paura di crollare un giorno, ma per mio fratello, mi mamma e me stessa non lo faccio.
    Spero in una tua risposta, ti abbraccio

  13. Pingback: Se non fossi bulimica lo farei? Ricostruire una vita senza la Bulimia | Trappola per Topi

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