Disturbi Alimentari oltre i trent’anni

Vagando un po’ alla cazzo su YouTube ho trovato questo splendido documentario della bbc1 intitolato “Desperately Hungry Housewives – uscito nel 2009 ma comunque incredibilmente attuale. Il documentario racconta le storie di quattro donne britanniche, tutte fra i trenta e i sessant’anni, che soffrono di disturbi alimentari. Ripeto: tutte fra i trenta e i sessant’anni. Non ragazzine pre-pubescenti né universitarie sull’orlo di una crisi di nervi – donne normalissime, di una certa età, con figli nipoti e carriere professionali, e una spasmodica ossessione nei confronti del cibo.


Credo che il documentario sia fatto molto bene, a differenza delle schifezze nostrane delle Iene, credo che rappresenti molto onestamente come un disturbo alimentare si possa incanalare per anni e decenni in una vita all’apparenza normalissima. Ma, in particolare, quello che fa questo documentario è sradicare pezzo per pezzo una serie di stereotipi sulle persone che hanno un disturbo alimentare.

Per prima cosa, dimostra che queste persone non sono delle pazze psicotiche da rinchiudere in manicomio – che non passano le loro giornate a piangere di fronte ad un cracker, e che in molti casi fanno qualsiasi cosa pur di condurre una vita normale. E che magari solo dopo aver messo a nanna i figli e aver pulito la cucina si dedicano ad una sessione di binge/purge, senza che nessuno noti o sospetti nulla.

E soprattutto il documentario fa vedere che i disturbi alimentari non sono un problema da ragazzine. E’ vero che nella maggior parte dei casi la malattia compare per la prima volta durante gli anni dell’adolescenza – forse perché sono gli anni in cui una persona è più vulnerabile, credo, boh. Ed è anche vero che molte persone sono abbastanza fortunate da riuscire a curarsi e liberarsi del disturbo alimentare prima che questo compia il suo primo decennio, e magari prima dei trent’anni si possono sentire relativamente guarite. D’altro canto però ci sono molte donne, e probabilmente anche uomini, che sviluppano il disturbo alimentare in età avanzata. Oppure che hanno delle ricadute, o che non riescono affatto a guarire prima dei trent’anni e devono trascinarsi la malattia avanti con gli anni.

Queste persone vengono sempre costantemente ignorate dai media, per cui un’anoressica/bulimica non può che essere una sedicenne dal look emo o con la fissa per la danza classica. Sembra che i disturbi alimentari siano una malattia che si supera col tempo, in inglese si direbbe che si outgrow: come se dopo i trent’anni si fosse troppo maturi per l’anoressia.

E ovviamente non è così. Non solo guarire da un disturbo alimentare richiede uno sforzo immane da parte della persona interessata – ma soprattutto non ha niente a che vedere con la maturità o l’immaturità di una persona. Le malattie mentali possono colpire le sedicenni emo tanto quanto i premi nobel, e nessuna quantità di neuroni iper-geniali sarà mai sufficiente a cancellare i pensieri malati. Anzi, vi dirò, io personalmente mi rendo perfettamente conto di quanto certe mie convinzioni siano assolutamente insensate e di quanto certi comportamenti siano malati e nocivi: non per questo riesco semplicemente a smettere.

E quindi sì, molte persone over-trenta soffrono di disturbi alimentari. E credo onestamente che abbiano una vita ancora più difficile di quanto ce l’ho io: perchè mentre è ancora accettabile che una ragazza della mia età faccia stronzate con il cibo, è assolutamente inconcepibile che una signora adulta con figli si metta le dita in gola.

Ammiro questo documentario perché riesce a raise awareness (aiuto traduzione? aumentare la consapevolezza?) riguardo al problema, in maniera rispettosa verso i diretti interessati e comunque realista. E credo che raise awareness sia l’unica arma per far sì che chi soffre di un disturbo alimentare si vergogni meno della propria malattia, e che chi gli sta vicino non tenda a giudicarlo in maniera sbagliata. Boh, alla fine parlare di un problema è il primo passo per risolverlo, dicono. E viva la bbc.

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30 thoughts on “Disturbi Alimentari oltre i trent’anni

  1. Grazie per questo post, sono un’anoressica-bulimica quarantenne, lo sono stata a 16 anni, ma allora veniva considerato “normale”; ora mi guardano sempre con disapprovazione, dicendomi “ma come alla tua età, con due figli!” come se età, figli e intelligenza servissero a tenere a bada la malattia. Invece non è così, e il cammino è lungo e doloroso, ma la risalita diventa un po’ meno dura grazie al contributo di persone coraggiose come te, che raccontano la loro battaglia quotidiana.

    • Grazie per questo commento! Io credo che dichiarazioni del genere dimostrino quanto poco si capisca dei disturbi alimentari e che nonostante tutti sappiano che sono malattie mentali non sanno bene cosa vuol dire il termine, malattia mentale. Una frase del genere si dice a proposito di una dieta o delle sigarette.
      Posso capire che uno, passata una certa età e fatte determinate scelte di vita, possa sentirsi e debba sentirsi ancora più spronato a guarire, per i figli prima di tutto. Ma lo sappiamo benissimo che sentirsi spronato non equivale a guarire. Che avere dei figli non vuol dire automaticamente cancellare la persona che sei e tutti i tuoi problemi, nono stante questa sia una concezione spesso diffusa.
      Io ti auguro davvero buona fortuna, per la tua risalita, e spero trovi persone che riescano a strati vicino in questo percorso senza tiranti a fondo con questo tipo d commenti!

  2. [Considerazione collaterale: OMFG, il documentario delle Iene era un modo per procurarsi emesi violenta gratuita!]

    “ci sono molte donne […] che non riescono affatto a guarire prima dei trent’anni e devono trascinarsi la malattia avanti con gli anni.” – Presente! (A meno che non riesca a guarire – bacchetta magica, where are you? – prima della fine dell’anno, sarò ufficialmente una stronza di 30enne con l’anoressia. (100 a 1 che non ci riesco.))

    Okay, diciamoci la verità: sfido qualsiasi persona con anoressia/bulimia a dire che (salvo forse nelle prime fasi della malattia, ma a volte neanche in quelle) NON è razionalmente consapevole quanto certi comportamenti/pensieri siano sbagliati/malati/deviati/nocivi. E sfido anche qualsiasi persona con anoressia/bulimia, a troncare di punto in bianco detti comportamenti/pensieri, poiché consapevole della loro erroneità/patologicità/deviazione/nocività.
    Sveglia gente, se funzionasse in maniera così semplice ed automatica i disturbi alimentari non sarebbero malattie! Anzi, se bastasse rendersi razionalmente conto di quanto certe cose siano deliranti per farle cessare, un disturbo alimentare non prenderebbe neanche campo perché, cazzo, chiunque si rende razionalmente conto di quanto certe cose siano deliranti.

    La gente che pensa sia inconcepibile che un’ultra-30enne abbia ancora disturbi alimentari è la gente che si ostina a voler capire con la ragione un qualcosa che con la ragione non ha niente a che fare.

    Che poi, personalmente, non ho mai risolto un cazzo parlando. Ma di certo non ho risolto un accidente neanche stando zitta. Insomma, per farla breve, non ho risolto. Pare a me che “risolvere” sia una parola quanto mai inappropriata per l’anoressia. (Suggerisco una sostituzione con “gestire”.) E poi c’è da stupirsi se ultra-30enni ce l’hanno ancora dannatamente incollata addosso? C’è da stupirsi che tanta gente sia così superficiale/giudicante/immatura/ignorante/demente da non capirlo.

    • Infatti una delle cose che odio di più in assoluto e’ quando mi dicono che capire che certi comportamenti sono sbagliati e’ metà guarigione. Magari. Credo di sapere meglio di mille psicologi vari perché i miei comportamenti sono sbagliati. Ma poi entra in gioco un altro piccolo dettaglio: la dipendenza fisica e psicologica. Dio, se razionalizzare il disturbo equivalesse a liberarsene, allora sarei la salute fatta persona.
      Io credo che il problema qui sia la diffusa ma errata eguaglianza fra irrazionale e stupido. Io posso comportarsi irrazionalmente, perché nonostante io sia una creatura razionale e ragionevole faccio fatica a controllare la mia irrazionalità. Se fosse una creatura stupida, allora sarei stupida e basta, sia nella ragione che nell’irragione. Ed e’ da questa equazione sbagliata che poi nascono dichiarazioni come: era una ragazza tanto intelligente, chissà come ha fatto ad ammalar si di anoressia. Come se essere intelligenti dovesse essere un antidoto contro le malattie mentali. E come se, appunto, l’anno restia fosse la malattia degli stupidi.

  3. Ehi sì, viva la BBC e grazie anche a te di diffondere. 🙂 A partire dai 16 anni ho avuto dei comportamenti bulimici che si sono trascinati con diversa intensità per un po’ di tempo e ancora oggi, dopo 20 anni, non so se tutto quello che faccio è normale (definizione interessante) o sano. Diciamo che non ci sto troppo male e che i lassativi son un lontanissimo ricordo. Certo che una quasi 40enne può avere problemi alimentari. La malattia è mentale, non ormonale. Santocielo!

    • non ci si rende conto che molte persone over-30 soffrono di disturbi alimentari, è una specie di taboo credo io. c’è questa immagina distorta dei dca, così nessuno parla dei dca over-30, così sembra che ci sia da vergognarsene se ancora si combatte contro un dca dopo una certa età. e forse c’è anche il fatto che, credo io, dopo decenni con il problema si impara forse a nasconderlo meglio, o si allontanano le persone perché non vedano. non si hanno, come a 15anni, gli occhi dei genitori puntati addosso. e così il problema scompare, nessuno ne parla, e chi ce l’ha se lo tiene.

  4. Anche se è difficile per me parlare di lei, perché abbiamo rapporti decisamente molto tesi da anni, mi sento in dovere di riportare la mia esperienza. Mia madre è anoressica/bulimica e ha 50 anni. Si porta dietro questa malattia, a fasi alterne, da tutta una vita e ha imparato a conviverci. Decisamente non è una pazza psicotica, è un’insegnante, ha studiato, è una grande lettrice, è intelligente. È malata. E anche se riesce a mascherarlo all’esterno in casa non ha mai nascosto la sua malattia. I disturbi alimentari non sono assolutamente un problema da ragazzine ma finché la società li considererà tali continuerà a minimizzarli e finché continuerà a minimizzarli non potrà offrire a chi ne soffre il giusto supporto per guarire. Si continua a ritenere che una persona possa uscire dai DCA unicamente con la propria forza di volontà e così facendo si accusa chi non riesce ad uscirne di debolezza, immaturità. Come se non fosse già abbastanza difficile vivere con un DCA ci si deve sentire anche una persona di merda perché non si riesce ad uscirne. Le over-trentenni con un DCA spesso convivono con profondi sensi di colpa e con una grande vergogna, soprattutto se madri. Non riesco nemmeno a contare le volte in cui mia madre piangendo mi ha detto di sapere di essere una madre di merda. E mi dispiace ammetterlo ma spesso le ho dato ragione. Ma quello che so per certo è che non è una persona di merda anche se spesso ho fatto fatica a distinguere la persona che è con la malattia che ha, così che spesso ho odiato lei ma odiando in realtà la sua malattia e forse odiando un po’ anche me stessa, dato che è finita che anche io me ne sono ammalata.. ma preferisco non entrare troppo nelle mie spiacevoli dinamiche familiari. Non si è mai troppo maturi per i disturbi alimentari perché i disturbi alimentari nulla hanno a che fare con la maturità ma vallo a spiegare alle persone della nostra società. L’Italia è un paese arretrato dal punto di vista della conoscenza dei DCA e continuo a sostenere l’importanza che avrebbe una corretta informazione per la guarigione. Perché spesso sono le stesse persone che si occupano della cura dei DCA e dovrebbero quindi esserne competenti a non avere conoscenze adeguate di essi, a sostenere luoghi comuni e leggende metropolitane. E, come hai scritto tu, viva la bbc, sperando che prima o poi programmi del genere vengano prodotti e diffusi anche in Italia.

    • Fra l’altro io, data la mia esperienza di vita, ho cercato spesso su internet documenti, testimonianze, relazioni insomma qualcosa che parlasse di donne, madri con DCA. Non ho mai trovato praticamente nulla, non se ne parla, come se non esistessero.

    • Il tuo commento mi ha fatto pensare che c’è sempre poca comprensione verso chi non riesce a guarire, e spesso anche da parte di chi soffriva di un dca e ne è uscito, che ribatte “sono guarito io, lo puoi fare anche tu, non stare a lamentarti”. Ma ognuno è diverso, e per quanto la forza di volontà ci voglia e la guarigione dipende in gran parte dalla persona stessa, non credo sia mai giusto stigmatizzare qualcuno perché non riesce ad uscirne. Come hai detto tu, il dca è già pesante di suo, non c’è bisogno di stare anche dietro al giudizio di chi non si rende conto di cosa la persona stia vivendo.
      Detto questo, credo che questo giudizio sia mille volte peggio quando si supera una certa soglia d’età, e quando si hanno figli. Stando a sentire l’opinione pubblica, sembra quasi che uno con un dca non si meriti nemmeno di avere figli, come se l’amenorrea fosse una legge morale oltre che biologica. Questo va di pari passo con la nostra regola culturalmente valida che ogni madre deve annullarsi per i propri figli, che quando una donna ha figli tutto scompare per il loro bene. Magari. Penso che ogni donna con un dca desideri che questo scompaia nel momento in cui partorisce. Ma non è così, e non si può continuare a farne una colpa a queste donna, come se la bulimia fosse un sinonimo per egoismo.
      Io capisco che come figlio debba essere difficile, difficilissimo. Come ho scritto in un altro commento, avere un figlio deve spronare alla guarigione, perché chiunque si può immaginare che avere un dca renda molto complicato ricoprire il ruolo di madre. Ma spronare a volte non è sufficiente, e sicuramente non serve puntare il dito contro queste donne, e dargli delle infami. Si può puntare il dito contro la malattia, odiare la malattia, quello bisogna farlo.
      Grazie per aver condiviso la tua storia, spero che prima o poi le cose prendano una piega diversa.

  5. Avevo visto il video delle iene, ed infatti non mi era piaciuto per niente, perchè l’avevo trovato estremamente superficiale, ricalcante molti stereotipi della malattia, e pochissimo vicino alla vera natura della malattia. Il video che hai postato oggi mi piace decisamente di più: se non altro, è realistico.
    Dipinge anche una situazione che mi fa un po’ paura, perchè a me non manca poi così tanto a raggiungere i trent’anni, e immaginarmi così tanto adulta ed ancora dentro la bulimia, è una cosa che per certi versi onestamente mi fa anche un po’ paura.
    Però capisco che è vera, perchè se fosse stato facile sbarazzarsi del dca, non starei dentro questa malattia da più di dieci anni. Capisco che ci sono cose che non vorrei, ma che non potrò cancellare di punto in bianco, e che forse quindi la cosa migliore che posso fare è cercare d’imparare a “convivere” con la bulimia, non nel senso di trovare uno spazio per quelli che so essere pensieri e comportamenti sbagliati, ma nel senso di riuscire a gestire e ad avere una vita “fattibile” nonostante la presenza della bulimia.
    L’errore secondo me sta nel fatto che la maggior pare delle persone associa la “crescita anagrafica” ad una maturazione intellettiva (il che non è necessariamente vero, perchè conosce persone giovani molto più mature di altre che sono ben più grandi di età), e poichè non conosce i dca, pensa che essi siano il sottoprodotto di un’immaturità che dovrebbe regredire con l’aumento dell’età, e non si rendono conto che invece la cosa non funziona così. Io posso essere la persona più matura del mondo, ma allo stesso tempo posso essere anche una persona malata, una persona con un dca: maturità e guarigione non vanno a braccetto, è questo che le persone faticano a capire.
    Bò, forse se non si risolvono i problemi sottostanti continueremo comunque a risbattere tutto sul cibo, anche a settant’anni. Ma sono problemi che non si risolvono dall’oggi al domani: io sono anni che faccio psicoterapia, tante cose sono cambiate in meglio, e se non l’avessi fatta sono consapevole che oggi starei ancora malissimo (posto che oggi ci sarei ancora, perchè non so quanto sarei andata lontano, vomitando mediamente cinque volte al giorno), però so anche che ci sono tante altre cose che ancora devo affrontare, che mi fa paura affrontare, che non ho risolto. Probabilmente mi ci vorranno ancora anni. Probabilmente mi ci vorrà tutta la vita. Io non spero in chissà quale miracolo di guarigione improvvisa, spero solo che continuando a darmi da fare, piano piano le cose possano andare meglio, tutto qui.
    Ma tanto, tanto tempo ci vuole: spero che chi critica donne che hanno più di trent’anni e sono ancora malate se ne renda prima o poi conto.

    • Una cosa che non sopporto è l’equazione “maturazione intellettiva” e “guarigione”. Quello credo dimostri quanto poco si sappia sulla malattia.
      Io sono stata criticata varie volte perché ho ammesso di cercare di convivere con la bulimia, ma rimango convinta che sia l’unica via percorribile per me. E questo non vuol dire che io non cerchi di guarire: solo cerco di vivere mentre cerco di guarire, e accetto il fatto che non sono ancora guarita e cerco di conviverci. Se dovessi odiarmi perché non sono ancora guarita e dedicare la mia vita a cercare di guarire, e magari fallire, sarebbe come dedicare la mia vita alla bulimia. In questo modo spero innanzitutto di essermene liberata per quando arrivo ai trent’anni, ma soprattutto spero che bulimia o meno, io riesca da qui ai trenta e dopo i trenta a vivere una vita decente.

  6. Eccomi qua… un’altra in procinto di aumentare il numero delle over 30 affette da anoressia… Ripetendomi per l’ennesima volta, io non credo che si possa “guarire” dall’anoressia nel senso canonico del termine. Per cui, anche una persona che, come me, abbia contratto l’anoressia durante l’adolescenza, per certi versi se la tirerà dietro per tutta la vita… fino a 30 anni e oltre. Il mio obiettivo, infatti, non è propriamente quello di “guarire” dall’anoressia… certo, se prima o poi certi pensieri se ne andranno dalla mia testa, ben venga, sicuramente ci sto lavorando e continuerò a lavorarci su… ma qualora anche non fosse, quello cui miro è comunque il riuscire ad avere una buona qualità della vita anche in presenza di certi pensieri indotti dall’anoressia.
    Io non credo che ci sia la magica soglia dell’età tale per cui, superato un certo numerino, i DCA scompaiono improvvisamente… viceversa, credo che certe cose una se le tenga sempre dentro… L’essere più adulta ti può insegnare a gestire meglio la malattia, ma il raggiungere l’età adulta non è certo sinonimo di liberarsi sempre e comunque della malattia… Se così fosse, anoressia e bulimia non sarebbero contemplate nel DSM-IV. Non sarebbero malattie.
    Il fatto che si tenda a parlare di meno di DCA nelle persone over 30 (cosa secondo me peraltro sbagliata, perchè come tu hai giustamente detto, rompere il silenzio è importantissimo per iniziare ad affrontare la problematica…) soprattutto a livello di comunicazione dei mass-media, è a mio avviso semplicemente frutto del fatto che una donna di 40 anni con un DCA fa meno spettacolo di una ragazzina con un DCA. E, si sa, alla TV interessa lo share, non l’individualità del singolo… Se c’è una, poniamo, ragazza di 17 anni che ha un DCA, nella maggior parte della gente scatta il (odioso) pietismo: guardano la trasmissione perchè mixa la compassione per la tenera età della giovane, le sue condizioni fisiche che suscitano repulsione ed attrazione allo stesso tempo (quello che avevo chiamato “effetto Biafra” una volta che mi venne chiesto cosa ne pensassi del lavoro fotografico di Oliviero Toscani con Isabelle Caro…), e il messaggio stereotipato di speranza che crescendo tutto si risolva e tutti vissero felici e contenti… che è esattamente quello che la gente vuole sentire rispetto ai DCA. Vedere una donna over 30 alle prese con quella che è purtroppo stata stigmatizzata come una patologia da ragazzine, invece, non suscita altrettanta stolida tenerezza, ma battutine offensive nei confronti di donne che, nella totale incomprensione da parte della folla, vengono superficialmente giudicate ed etichettate come deboli, stupide e infantili… rinforzando lo stereotipo (altrettanto odioso) che i DCA siano un capriccio, e chi non riesce a liberarsene sia un’infantile fallita…

    • Molto interessante quello che dici sl motivo per cui ti è quant’altro affibbiano i disturbi alimentari solo alle ragazze. Io ci aggiungerei anche il fascino del dolore – che è poi quello che si vede anche tanto diffuso sui social media. La ragazza complessata che soffre ha anche un suo fascino, in un certo senso, come l’eroina di un romanzo o n film drammatico. Le eroine però muoiono giovani, e se non muoiono diventano bisbetiche e patetiche, non certo materiale per trame di qualità. Quindi è meglio che scompaiano dalla scena in un certo senso.

  7. Ciao.
    Mi sento un’intrusa in questo blog perché io non ho un disturbo alimentare, ma mia mamma sì.
    Non so neanche esattamente perché lo sto scrivendo: un po’ è uno sfogo, il mio, un po’ vorrei cercare di capire.
    Del resto, sono incappata in questo post proprio mentre ero alla ricerca di qualcosa che mi aiutasse a capire meglio la situazione di mia mamma, cosa che cerco di fare da anni senza successo, quindi magari avere un feedback da parte di persone che veramente ne capiscono qualcosa potrà essermi utile, certo più utile delle mille discussioni inconcludenti che ho avuto con numerosi medici, che spiegano la teoria ma poi non riescono a spingersi oltre la superficie.
    Metto le mani avanti: io di disturbi alimentari non ne capisco. Può darsi che scriverò sfondoni, cose superficiali, cavolate supreme. Chiedo scusa anticipatamente, qualora dovessi scrivere banalità o dovessi risultare inappropriata.
    Per prima cosa, vorrei banalmente confermare una cosa scritta in questo post: le madri con un disturbo alimentare non sono pazze psicotiche e men che meno da rinchiudere in manicomio. Mia mamma ha 46 anni, ha una gran testa, è primario di Chirurgia generale nell’ospedale del posto in cui viviamo. Ed ha problemi di anoressia da… beh, da sempre, almeno che io ricordi. Infatti ho capito solo quand’ero già grandicella che la sua fosse una malattia: perché per me quand’ero piccola il fatto che mangiasse pochissimo o che fosse sempre in movimento era la norma, quindi, essendo cresciuta con questo suo comportamento di routine, mi ce n’è volito per capire che fosse sintomo di una malattia. Da un punto di vista prettamente alimentare, lei alterna fasi in cui riesce ad alimentarsi più o meno normalmente, a momenti in cui mangia pochissimo ed è sempre in attività e dorme tipo 3 ore a notte. È sempre stato così. Fa psicoterapia da sempre, di tanto in tanto va da un suo collega dietologo, è tutt’altro che stupida e quando (rarissimamente) capita di accennare alla cosa, io credo che lei abbia capito tutto della sua anoressia. Ciò nonostante, il circolo vizioso non si spezza.
    Io lo voglio bene, in fondo so di volerle bene, ma non so che fare; in passato l’ho odiata, l’ho odiata tanto questa mamma incapace di fare la mamma, troppo presa dall’anoressia per pensare realmente ad altro, al di fuori della “maschera” che indossa per andare a lavoro, un lavoro cui ha sempre dato tanto, forse troppo, chiudendo fuori tutto il resto.
    Io non penso che una donna con un disturbo alimentare non meriti di avere figli, e non penso neanche che una madre debba annullarsi per i propri figli, però penso che se una persona sceglie di avere un figlio, poi qualcosa gli deve garantire, qualcosa gli deve dare. Perché un figlio non è un pacchetto postale che lo spedisci e poi non è più affar tuo. Io non ho neanche conosciuto mio padre perché (come mi è stato raccontato da parenti) se l’è svignata non potendone più di mia madre e della sua malattia che non capiva e non sopportava. Io fino ai 5, 6 anni ho praticamente vissuto da mio zio (fratello di mia mamma) perché mia mamma era troppo impegnata a fare dentro-fuori dalle cliniche per disturbi alimentari per poter pensare a me, la riconoscevo a malapena. E quando si è un po’ ristabilita fisicamente e sono tornata a stare con lei, si è buttata come un’ossessa sul lavoro perché, come mi è stato detto, è una cosa in cui è capacissima e che le dà soddisfazione, e che le permette di allontanare la testa dalle sue ossessioni e quindi di stare meglio, e allora giù turni fantascientifici da 13 ore al giorno tra sala operatoria e reparto. E, in tutto questo, io? Io che ho avuto 12 anni e mi sono sentita di merda quando mia mamma mi ha detto che aveva sbagliato a farmi nascere perché non era in grado di badare a me, e quindi era meglio che tornassi a stare con lo zio. O quando le ho chiesto perché non stava di più con me a casa, e lei mi ha detto che la cosa che la faceva stare meglio era lavorare, perché così non pensava a nient’altro.
    Io ora ho 21 anni, e lo so che se lei ha detto e dice certe cose è perché sta male. Però, sebbene in altro modo, ha fatto stare male anche me. Io ho tutto il rispetto del mondo per le madri anoressiche, però vorrei solo dire (con tutta la presunzione che so di avere) che ci sono anche figlie di madri anoressiche, che portano il peso di questa malattia che non è solo individuale, ma si riflette su chi sta intorno. Non stigmatizziamo queste donna, va bene. Però non stigmatizziamo neanche chi gli sta intorno perché, credetemi, certe cose sono pesanti.
    Non lo so, ho appena riletto quello che ho scritto e mi sento stupida ed infantile. Molto probabilmente lo sono davvero. È che non riesco a capire, e questo mi fa rabbia, perché se non riesco a capire non posso neanche fare niente, e odio questo sentirmi così impotente. Forse tutto questo è solo un enorme sfogo di una cosa che mi tenevo dentro fin da troppo tempo, e che neanche è pienamente attinente al contenuto del post, non lo so.
    Io in fondo vorrei solo che mia mamma stesse bene. Non per poter cancellare il passato, so che questo non è possibile, ma per poter costruire un futuro migliore insieme.

    • Intanto ti ringrazio tantissimo per questo messaggio, che mi ha fatto molto pensare. Stai sicura che non è affatto stupido né infantile, e che io personalmente mi rendo ben conto di quanto chi si trova a stare vicino ad una persona che soffre di disturbi alimentari si trovi a soffrire tantissimo, di come sia una situazione assolutamente ingiusta e insostenibile. Io personalmente so che la malattia mi rende egoista e mi sento molto in colpa per il male che faccio a chi mi sta vicino, e non faccio assolutamente una colpa a chi mi abbandona perché non riesce più a tollerare le mie ossessioni.
      Quindi sì, hai ragione, io in questo post ho in un certo senso difeso le donne che soffrono di dca, perché in fondo il blog verte su quello, difendere persone con dca che spesso vengono trattate come pazze sclerate; ma non voglio assolutamente stigmatizzare le persone che stanno loro intorno, anzi, nello stesso discorso avrei potuto, e forse dovuto, includere le famiglie. Quello che volevo fare io era sottolineare come la malattia di queste persone non vada sminuita, non vada giudicata una scelta immatura o un capriccio – e di conseguenza, nel non sminuire la malattia, non va sminuito né dimenticato il dolore che arreca.
      Ora, io credo che quello che posso dirti io sui disturbi alimentari te lo avranno già detto tutti. Cioè che hai tutto il diritto di arrabbiarti, ma di arrabbiarti con la malattia – che molto probabilmente nemmeno tua madre vuole essere malata, anzi, se dici che è stata in cura molte volte è probabile che lei abbia provato in tutti i modi a guarire. Ma a volte non è così facile, non è una questione di forza di volontà. Ti dico, il disturbo alimentare non funziona secondo i nostri meccanismi razionali – è una specie di mostro di pensieri irrazionali che ti invadono il cervello, e per quanto tu ti renda logicamente conto che sono sbagliati, non riesci a convincertene, perché questi pensieri sono più forti.
      E’ vero, molte persone riescono a guarire, molte persone lo fanno proprio per i figli. Non so, ma magari era quello che tua madre ha sperato di fare per tanto tempo, perché credo che ogni persona condivida quello che hai detto tu, che a un figlio bisogna come minimo garantirgli qualcosa, tipo un po’ di salute mentale. Però è possibile che non ce l’abbia fatta – e più il tempo passa più il disturbo si radica dentro di te, e i tentativi di guarire falliscono ed è sempre più frustrante, finché ad un certo punto uno può semplicemente decidere di rinunciare, di tenersi il disturbo alimentare e fare quello che può.
      Ora, anche io rileggendo mi sono resa conto che il tono che comunico non è quello giusto, e non voglio assolutamente farti la paternale. Forse capisco più te di quanto io capisca tua madre, visto che per me l’idea di gestire il mio dca da madre è ancora molto lontana all’orizzonte e spero non accada mai. Però avendo un dca so quanto esista una componente fortissima di dipendenza e quanto sia difficile guarire, quindi immagino che tua madre anche se ha avuto le migliori intenzioni non è riuscita ad essere la madre che voleva.
      Non mi permetto di darti consigli – ti dico solo che mi dispiace, che hai tutto il diritto di fargliene una colpa anche se non è completamente colpa sua. Magari adesso qualche altra commentatrice ti saprà dire qualcosa di più adatto di quanto sappia fare – comunque sappi che per qualsiasi sfogo o domanda, beh, i commenti sono fatti apposta.

      • Comunque trappola per topi, grazie per questo post. Come abbiamo detto tutte c’è un muro di silenzio su questo argomento.Cerchiamo di abbatterlo, insieme. In generale cerchiamo di diffondere il più possibile una corretta informazione sui disturbi alimentari, come già stiamo facendo del resto, perché tutto questo dolore dovrà pure servire a qualcosa!

        • Quello che mi scoccia e’ che i blog come il mio vengono letti principalmente da persone con dca. Quindi si rimane sempre nel circolo. Però insomma, già mi fa piacere pensare che se qualcuno fa una ricerca google come avevi fatto tu, magari qualche risultato sull’argomento comincia ad uscire.

    • Ciao A. Io sono figlia di un’anoressica/bulimica e soffro io stessa di periodi di anoressia alternati a periodi di binge eating disorder. Ho quindi la ‘fortuna’ di conoscere il dolore di essere figlia di una madre malata di disturbi alimentari e di conoscere il dolore di chi ne soffre in prima persona. Da quando ho memoria mia madre non mangia nulla tutto il giorno per poi passare la cena a strafogarsi e vomitare. Io mia madre l’ho odiata e la odio ancora. Odio il suo non essere stata il genitore di cui avevo bisogno, odio come ha scaricato pur senza volerlo sulla famiglia il suo dramma, odio essere stata costretta a crescere da sola, anche io con un padre lontano a causa del divorzio, odio il fatto che lei abbia dato il meglio di se al lavoro e il peggio lo abbia riservato a me e ai miei fratelli. E per questo odio mi sento, come hai scritto tu, stupida ed infantile perché io, al contrario tuo, la capisco. La capisco dannatamente bene. E va a finire che mi odio perché la odio e che mi odio perché le somiglio. Sapere cosa vuol dire soffrire di disturbi alimentari non mi toglie però il diritto di essere arrabbiata! Perché io sono la figlia, quella che doveva essere cresciuta guidata e protetta. Quindi in quanto figlia sono arrabbiata. Anzi incazzata nera direi. Ma in quanto persona malata di dca non posso che provare compassione ed affetto per mia madre.Una ppersona che ha avuto una vita difficile, che fin da piccola si è sentita sola, , sbagliata, mai all’altezza, non amata. Una donna che è cresciuta in un periodo in cui la società non si occupava abbastanza di questo tipo di disturbi. Una donna che ha cercato di crescere come meglio poteva tre figli da sola, con pochi soldi e poche energie. In quanto malata di disturbi alimentari non posso che capirla. E so bene quanto lei sia tormentata dalla vergogna e dai sensi di colpa e questo non può che farmi soffrire e sentire in colpa a mia volta. Perché le voglio bene anche se è difficile distinguere lei da quella che è la sua malattia. I disturbi alimentari sono malattie terribili. Ti assicuro, è una lotta continua e tremenda, è un qualcosa che ti tortura, ti isola, ti trasforma. Ti fanno dire e fare cose che non appartengono alla tua persona. I disturbi alimentari sono malattie che ti consumano e consumano chi ti sta intorno. E credimi non basta la volontà per uscirne anche se è il primo necessario passo. Vorrei scriverti molto altro, ma mi sento un pò svuotata e a dir la verità è doloroso affrontare questo argomento. Comunque volevo solo dirti che ti capisco e che so quanto è dura. Così come immagino quanto sia dura per tua madre. Un abbraccio

      • Ringrazio di cuore entrambe per avermi risposto, e chiedo nuovamente scusa per la buona dose d’infantilismo e stupidità mostrata nel mio commento precedente.
        Mi rendo conto che ci sono “mondi interiori” che, con tutta la mia buona volontà, non riesco a permeare veramente, per il semplice fatto che non vivo in prima persona una determinata situazione. Ciò purtroppo non toglie il senso d’impotenza e di rabbia a fronte di certe situazioni che mi trovo quotidianamente a dover affrontare.
        Capisco che non c’è da odiare mia mamma ma la sua malattia, so che il suo comportamento non è dettato da cattiveria o da disinteresse nei miei confronti, e sono certa che, se potesse scegliere, cambierebbe le cose dall’oggi al domani. Ma il dato di fatto è che è una vita che le cose non cambiano, e a me sembra che a questo punto l’unica possibilità per me sia l’aspettare di laurearmi, per riuscire a trovare un lavoro che mi garantisca un sostegno economico tale da poter vivere autonomamente. Ciò nonostante, quando penso così mi sento in colpa perché mi sembra di voler “scappare” da una situazione, da un persona che, in qualche modo, ha bisogno di aiuto (e, allo stesso tempo, non riesce poi a fruire di quest’aiuto, visto che comunque cerca di mangiare correttamente e di fare psicoterapia, ma si torna sempre lì, all’anoressia).
        Credo che sia dura per entrambe, alla fine. Solo che l’unica che potrebbe fare qualcosa di concreto sarebbe lei, e so che qualcosa fa, ma le cose rimangono poi sempre uguali.
        Detto questo, non ho mai pensato che la malattia di mia mamma fosse una scelta immatura od un capriccio perché, ripeto, è una donna estremamente intelligente. Quello che faccio fatica a comprendere e , ad accettare (e so che è così perché si tratta di un’esperienza che non ho vissuto) è la ridotta capacità di “ribellarsi” a pensieri irrazionali una volta riconosciuti come tali, nonché la ridotta capacità di mettere da parte determinati pensieri, comportamenti, nel momento in cui nella propria vita entrano altre priorità.
        Ma forse è semplicemente perché qui si tratta della sottilissima linea di demarcazione tra pensiero fisso e malattia, che pur così sottile è per me un muro invalicabile.
        Non ho in alcun modo percepito una paternale, anzi, vi ringrazio nuovamente per la pazienza e la disponibilità con cui mi avete risposto.
        GRAZIE.

  8. ecco quanto è etereogeneo “il mondo” di chi soffre di DCA… grazie di cuore per questo post..grazie perchè hai messo in luce un aspetto della malattia che sta sempre nell’ombra. Chi purtroppo per la vergogna/la paura non è mai entrata in terapia e, convinta di poter gestire più la malattia delle conseguenze della guarigione, ha fatto passare gli anni e si ritrova ancora così a più di 30 anni.
    Per quanto mi riguarda, oltre ad essere stata così codarda da non farmi curare e così presuntuosa da pensare che intraprendendo la carriera accademica delle neuroscienze, sarei riuscita ad automedicarmi, mi ritrovo sempre allo stesso punto… Con la fatica doppia di chi deve gestire carriera e disturbo (come tante altre persone), bugie e maschera.. Io non ho figli ma sono terrorizzata dall’idea di dover gestire il mio corpo e sopratutto la mia testa se dovesse succedere, perchè non posso negare al mio compagno questo desiderio che di recente mi ha confessato. Sono terrorizzata e sono così terrorizzata che invece che fantasticare su quell’evento in maniera normale, la mia testa è riuscita solo a pensare a quali strategie di compensazione avrei potuto mettere in atto per evitare di metter su peso. Mi sento un verme per questo ma questa ormai sono io. Sono cresciuta con questa malattia e non sono capace di ragionare senza che si insinui nella mia vita e questo è davvero molto triste. Ancora di più dopo aver letto le esperienze di alcune figlie che ne hanno fatto le spese.

    Grazie ancora

    Sby

    • credo anzi che dovrei parlarne di più, di chi non si trova su quel fantasmagorico cammino di recovery di cui tanto parlano. tipo me. nonostante io speri che tutti guariscano dai dca e che tutti si facciano curare, e che i dca vengano debellati dal mondo, io personalmente non riesco a fare una terapia seria. per mille motivi, che si possono riassumere rapidamente in uno solo: sono malata. e poi ho paura di non farcela, ho paura del vuoto, penso che in fondo non sono così malata, che ce la posso fare da sola…
      comunque, il sunto di ciò è che molto persone assolutamente logico pensanti continuano ad avere il dca per moltissimi anni. anche a me fa paura, anche se è ancora presto e non ci voglio neanche pensare. credo sia il problema di molte persone “functioning”: che non essendo il dca completamente inglobante, uno può tirare avanti con la propria vita per decenni.
      ma io personalmente non farò figli finché non ho fatto dei tentativi seri di guarigione. ho già distrutto la mia famiglia di prima, non posso permetterli di farlo anche con quella che mi potrei costruire.

  9. Dopo 22 anni , ne ho 39 , rimane solo la consapevolezza di nn guarire. E rimangono le mie notti bianche . Un’ unica abbuffata da levare il sonno oppure 5.. 8… 15 risvegli per notte. A volte rimango ancorata nel mio lettuccio a volte chiudo la porta e mangio 5 .. 8….15 volte nella stessa notte. A volte invece dopo un controllo di giorni arriva la parte migliore: sogno di abbuffarmi. Con tutto: la preparazione …. L abbuffata e il dopo. Mi raggiunge perfino nei sogni la malattia. E Non esistono notti diverse. Negli ultimi due Anni mi sto’ limitando. Cosi’ nn ne moriro’ . non ne posso piu’ . sono 22 anni che dico di nn poterne piu’ .

    • vorrei essere una di quelle blogger che ti scrive “ce la puoi fare”, ma come sai non sono convinta che ce la si possa fare, a guarire intendo. però credo che si può migliorare, tu stessa dici di esserti limitata. quando parlo di guarigione impossibile non voglio certo dire che si continuerà a vomitare quindici volte al giorno per tutta la vita.
      io sono certa che tu le abbia già provate tutte, ma alla fine prendi le piccole vittorie per quello che sono. e comunque è successo anche a me di sognare le abbuffate, la trovo una delle cose più morbose di questa morbosissima malattia.

  10. Ciao a tutte.. ho scoperto questo blog da poche ore, ma mi sento già di alzare la mano anch’io su questo post.. Eccomi..presente!! Ho superato i 30 anni e da 14 convivo a periodi alterni con la bulimia.. Ho da sempre rifiutato di cercare un aiuto esterno, ho sopportato il peso di questa orribile convivenza senza parlarne ad anima viva, nella onnipotente convinzione di farcela ad uscirne da sola.
    Risultato?! Da soli non se ne esce.. In alcuni periodi c’è l’illusione di uscirne, ma poi eccola li..sempre dietro l’angolo..pronta a riapparire più feroce di prima..
    Ma nonostante tutto rimango positiva..se c’è una cosa che ho capito è che non è mai troppo tardi per iniziare un nuovo cammino..
    Grazie per questi post e commenti.. sapere di non essere sole infonde un pò di calore e coraggio!
    Un saluto 🙂

    • Grazie Mille per il commento! Mi ha fatto molto piacere.
      É dura ma alla fine si tira avanti, credo io, fra tutte le illusioni e ricadute. Alla fine credo che nessuna vita sia perfetta, e se non ci lasciamo abbattere anche una vita in guerra con la bulimia puó venire fuori abbastanza valida…
      Buona fortuna!

  11. Ciao sono una ragazza di 20 anni, come te sto scrivendo un blog per abbattere i luoghi comuni e per dare e ricevere consigli.
    Passate tutte ragazze, spero di poter essere utile e che voi lo siate per me.

  12. Era esattamente quello che pensavo anche io… a volte la malattia dell’anoressia puo anche non essere pregressa, anzi a volte puó succedere il contrario. Sappiamo che spesso, non sempre, le persone si ammalano in eta d8 sviluppo soprattutto quando esso comporta un mutamento, cioé finché si è piccole si é abbastanza magre e soprattutto malleabili poi con lo sviluppo e le prime mestruazioni, in casi normali intorno ai 10-13, anni ci si ingrassa un po per via degli ormoni ed ecco che in alcune scatta il meccanismo, a volte supportato pure da quello che ci circonda che piano piano porta alla anoressia.
    Ma, prendiamo per esempio il mio caso (non sono anoressica, anzi), io sia quando ero piccola e sia quando ero adolescente sono sempre stata magra anzi magrissima, é vero che il primo menarca l’ho avuto ad 8 anni, anche se non so se c’entri qualcosa, conunque sia sono sempre stata magrissima, da invidia, perché non facevo nulla per esserlo, 0 attivitá fisica, 0 rinunce…
    passano gli anni ed a 22 anni resto incinta del primo bimbo e da li ad oggi (28 anni e tre figli), mi sono trasformata, da 45 kg scarsi che ero ad inizio 1° gravidanza a 73.5 oggi… e tutti a dirmi: ” si ma hai fatto 3 figli… si ma sei ancora giovane” ed io che non mi mostro turbata nel dover scegliere la taglia xxl ed a volte non trovarla, che non mi mostro turbata nel dire per il quinto anno di fila in estate :” niente mare, non mi piace la spiaggia”. A fingere che va tutto bene, a fingere di accettarmi per quella che ora sono, a non lottare per cambiare qualcosa. A fare finta di non provare invidia se al supermercato davanti a me una ragazza puo permettersi la minigonna o un top. Perchè anche io potevo permettermelo in giorno… ed allora incominci a saltare pasti o a vomitare quando mangi un po di più ma poi quella fottuta bilancia segna sempre il tuo peso, qualsiasi dieta faccia sana e non, ed a volte anche se razionalmente penso “ho tre figli, un marito al quale non pesa il fatto che sei sovrappeso, la tua vita è perfetta, cosa ti manca?” E quanto vorrei rispondere che non mi manca niente… ed invece no. Mi manca essere femminile, quanto vorrei poter indossare una minigonna o anche solo un pantaloncino in estate… poter andare al mare con la mia famiglia e spogliarmi senza provare orrore per il mio brutto corpo deformato dalla ciccia di troppo dalle smagliature e dalla cellulite…

  13. Pingback: 10 stereotipi e idee errate sui disturbi alimentari | Trappola per Topi

  14. Eccomi, 35 anni, un lavoro sicuro, un marito presente, 2 figli piccoli e un disturbo con cui convivo a fasi alterne da 16 anni. Decisamente non si tratta di un capriccio da adolescente..ho una vita normalissima all’esterno, e per fortuna i miei figli ancora non si accorgono di niente, ma è una lotta continua e sfiancante..mi riprometto di superare i circoli viziosi di abbuffate-restrizioni per non dare loro un’immagine negativa del cibo, ma ho il tempo contato. Aggiungo, se nessuna lo ha scritto nei commenti precedenti, che molti DCA latenti o solo apparentemente archiviati, possono ritornare prdpotenti dopo la (le) gravidanza, perché il corpo cambia, la pancia resta, la maternità fa stare in casa, i fantasmi ritornano, magari ci si mette il carico da11 della depressione post-partum..com’è possibile che sia un fenomeno di cui non si parla? Secondo me, anzi, è molto comune ricadere nel binge!

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