Perché non si può “ricominciare a mangiare normalmente”

“Ma se vuoi guarire, perché non ricominci a mangiare normalmente?” – ogni persona che soffre di disturbi alimentari è tediata regolarmente da questa domanda. Io di solito rispondo “Perché non è così facile”, e sbaglio, perché poi la conversazione prosegue verso “Ma sì che è facile, guarda, mangia questo (porgendo pezzo di cibo x)” e si conclude con “Vedi che allora non vuoi davvero guarire”.

Credo che la risposta giusta sia “Perché non sono capace”. Già, la mia mente ha perso una delle facoltà basi ed innate dell’essere umano, quale quella di nutrirsi – e quindi proprio non sono capace, e non ho idea a cosa si riferisca chi parla di “mangiare normalmente”. Normalmente nel senso che seguo un regime equilibrato, magari studiato da una dietologa? Normalmente nel senso che mangio quello che mi sento di mangiare, quello di cui sento il bisogno? Nel senso che mangio quello che mangiano in media le altre persone? Credo che la ragione principale per cui non posso semplicemente ricominciare a mangiare normalmente è perché ho perso l’istinto che spiega che cosa vuol dire normalmente.

Sono successe due cose, nel mio corpo e nella mia mente, che hanno ucciso quel mio istinto quando sono caduta nei disturbi alimentari. Primo – ho preso in giro il mio corpo abbastanza a lungo da fargli dimenticare i suoi cicli naturali. Adesso, per esempio, non so più cosa vuol dire avere fame ed essere piena, perché non ho mai fame e non mi sento mai piena, o perlomeno non quando dovrei. Io potrei mangiare sempre – perché non ci sono mai momenti in cui ho più fame o più appetito, io credo di avere sempre fame, ho fame anche quando mangio, e questa cosiddetta fame mi passa solo quando ho mangiato talmente tanto da sentire le pareti del mio stomaco tirare. Ma non so se si tratti davvero di fame, o se è semplicemente un senso di vuoto. Non lo so.

Quindi potrei mangiare sempre, ma allo stesso tempo non mi sembra mai di avere bisogno di mangiare. Non mi sembra mai di avere davvero abbastanza fame, di avere una fame giustificata e non una sensazione di vuoto. E quando poi mangio e faccio un pasto semi-normale, allora non riesco a capire se davvero avevo fame, se ho ancora fame, se avrei dovuto mangiare di più o di me. Davvero, non lo so: il mio stomaco non me lo dice, o io mi sono dimenticata come ascoltarlo. Capisco solo gli estremi: lo stomaco vuoto pre-svenimento e quello gonfio post-abbuffata.

So che non è così per tutte le persone che soffrono di disturbi alimentari – ma so anche che spesso imparare ad ascoltare e rispondere in modo appropriato ai propri stimoli è una parte importante del programma di ricovero. Ascoltare il proprio corpo, quelle robe lì.

L’alterazione del senso della fame, ovviamente, non è l’unica ragione per cui io e qualunque persona con dca non possiamo “ricominciare a mangiare normalmente”. Il bodyfuck è sempre rigorosamente accompagnato, o meglio, preceduto dai mindfuck. E di quelli ce ne sono a migliaia, non sto nemmeno qui a contarli: non soltanto la paura di ingrassare, ma anche la paura del cibo, di determinati cibi, la paura di perdere il controllo, e blablabla.

Questi mindfuck fanno parte di determinate strutture che la persona con disturbi alimentari sviluppa nel corso di anni e che sono la causa principale del bodyfuck, il motivo per cui si ha perso l’istinto a mangiare normalmente. In pratica, hanno rimpiazzato l’istinto con razionalizzazioni malate, e hanno fatto sì che qualsiasi pasto o non-pasto diventasse il risultato di una complessa programmazione anoressica.

Quindi la persona con disturbi alimentari quando vede un ravanello non pensa “ravanello = buono/sano/mangio”, ma pensa piuttosto “ravanello = x calorie, se mangio quello non mangio quell’altra cosa, devo mangiare ravanello per uccidere craving, non devo mangiare ravanello perché ho già mangiato, mangio ravanello solo con questa cosa a tale ora…”. Molti di questi pensieri dovrebbero risolversi in maniera istintiva, o non dovrebbero esistere affatto. Ma per una persona con disturbi alimentare esistono, pesano, e non possono semplicemente essere eliminati da un momento all’altro – anche perché, dopo anni, sono molto più istintivi questi che quello che dovrebbe essere il “mangiare normalmente”.

Badate la differenza: anche quando la persona vuole capire che questi pensieri sono sbagliati, questi continuano a sorgerle in maniera istintiva. Una parte di sé continua a percepire questo tipo di idee – e credo che ogni essere umano sul pianeta terra possa convenire che non è sempre così facile sopprimere una voce persistente nella propria testa.

Mi chiedo se la terapia ti faccia riguadagnare gli istinti perduti – ma dai commenti che ho ricevuto nel mio post sulla guarigione sembra piuttosto che, per guarire, si impari semplicemente ad implementare una strategia sana, per quanto quella malata rimanga sempre la più istintiva. Cavolo però. Come insegna tumblr: “Eating is one of the most basic parts of human life, and I have failed at it.”

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40 thoughts on “Perché non si può “ricominciare a mangiare normalmente”

  1. si può mangiare in modo “normale”: prendi il cibo, metti in bocca, mastichi, ingoi; ripetendo queste semplici azioni fino a finire quello che ti hanno messo nel piatto.
    Meccanicamente.

    Secondo me non è utile mangiare solo perchè il corpo ti chiede il cibo e la pancia brontola, perchè non è lì il problema, dietro una semplice azione ci sono pensieri, ansie, mancanza (di cosa?!) è questo che molti non capiscono, a mio avviso.

    Mangiare per riempire lo stomaco è un modo per sopravvivere, non per vivere.

    Per me normale significa: mangiare senza pensare a quello che ti sto mettendo in bocca, mangiare con spontaneità senza pensare a cosa succede se lasci qualcosa o se mangi di più qualcos’altro, placare lo stomaco che brontola, senza sentirmi in colpa per aver ceduto…
    Ma non succede spesso…

    🙂 Ad ogni modo, ho superato di peggio e sono fiduciosa!
    Buon tutto ^__^

    • diciamo che imparare a mangiare meccanicamente, seguendo le regole ferree della dietologa, e’ il primo passo, ma non ha molto a che vedere con il normalmente. io non so se arrivero’ mai a mangiare senza pensarci – ma in fondo tante persone senza dca non riescono a mangiare senza pensarci, e pur senza bulimia sono comunque presi da diete e cose varie. io se riuscissi, come dici ti, a vivere senza sopravvivere, poi mi considererei gia’ vincitrice, indipendentemente dal mangiare normalmente.

  2. Innanzitutto bisogna informare chi se ne esce con quel tipo domande del fatto che se fosse facile mangiare normalmente nel momento in cui si decide di farlo non si chiamerebbero disturbi alimentari, ma capricci alimentari, decisioni alimentari o robe del genere. Sono disturbi del comportamento alimentare proprio perché ciò che avviene in maniera disturbata è la modalità di approccio al cibo. Come te e come le altre persone malate di DCA non so più cosa voglia dire mangiare normalmente, sia da un punto di vista fisico, sia da un punto di vista mentale. Ho anche io sputtanato il mio organismo al punto da non riconoscere la fame e la sazietà in modo corretto, e in ogni caso nel momento in cui il mio organismo li riconosce io rispondo in modo scorretto a questi stimoli, cosicché il mio comportamento, per l’appunto disturbato, di fronte allo stimolo della fame reagisce spesso non mangiando nulla e di fronte a quello della sazietà reagisce mangiando ancora di più fino a sentirsi male e la mia mente di fronte allo stimolo della fame reagisce caricandosi di energia ed euforia, e di fronte a quello della sazietà reagisce in maniera opposta. Potrei mangiare a tutte le ore come non mangiare mai, sentire fame in continuazione o non sentirla affatto. Ci sono certamente stati dei periodi in cui ho provato a dire a me stessa “provo a mangiare in modo normale”, ma io non so cosa voglia dire ascoltare il mio corpo e la mia mente non fa altro che disturbare la comunicazione con esso. Il corpo potrebbe riprendere il suo ciclo naturale velocemente, ma finché il problema mentale, come lo hai chiamato tu il mindfuck, continua a dominarlo non c’è modo di uscirne. E tutto questo è frustrante (la frase di tumblr esprime bene il concetto) perché è come chesso non essere in grado di addormentarsi quando si è stravolti e svegliarsi quando si è completamente riposati. Voglio dire il nutrirsi dovrebbe essere una cosa naturale e spontanea ed invece eccoci qua incapaci di farlo nel modo comunemente considerato giusto.

    • mi riconosco benissimo in quello che dici.
      io mi rendo conto che per molte persone mangiare non sia semplice, e pur non soffrendo di un dca sono prese da diete e via dicendo. che parlare di ciclo naturale nell’epoca della taglia zero non è semplice, indipendentemente dalla questione disturbo alimentare.
      però che palle. uno non dovrebbe neanche mettersi a fare calcoli matematici appena vuole mangiare una pescanoce.

  3. ma come fai a pensare che un ravanello sia buono ? =P
    Comunque, penso che ognuno abbia la propria strategia… e penso che quasi nessuno riesca a mangiare -senza pensarci- … Ma io mando a fanculis quel pensiero ed è quasi come non pensarci 😉

  4. Non per niente i DCA sono malattie mentali. Le persone che invitano a “mangiare normalmente” non prendono i DCA sul serio. Sono convinti che siano una specie di mania o di moda (più o meno come le ragazzine dei siti pro-ana) e che basti uno sforzo di volontà. Beati loro, possiamo dire, che non sanno di cosa stanno parlando. Certo, fossero in grado di smettere di fumare o di tradire o di comprare o in grado di domandarsi perché fanno ciò che fanno…

    • il dialoghetto del mangiare normalmente mi è capitato con persone che dicevano di capire che avessi avuto una malattia mentale, ma davano per scontato che una volta identificata la malattia uno potesse liberarsene. come se nel momento in cui sei diventato cosciente della tua irrazionalità poi puoi tenerla sotto controllo razionalmente.
      ma quello non è il significato di malattia mentale, né di dipendenza, ed è un’opinione un po’ troppo alta della forza di volontà umana.

  5. Hai toccato un punto cruciale quando hai palesato l’interrogativo: “A cosa si riferisce chi parla di “mangiare normalmente”?”… Secondo me questo è l’aspetto fondamentale. Se “mangiare normalmente” significa seguire lo schema alimentare prescritto dalla propria dietista, e quindi ingerire quotidianamente un quantitativo di calorie e di nutrienti equilibrati che sono quelli necessari per mantenere il corpo in salute, allora io mangio normalmente, grazie tante. Ma ciò non significa che io non abbia un DCA. Io credo che le modalità con cui ci si alimenta quando si ha un DCA manifesto siano semplicemente la parte comportamentale e quindi, in un certo senso, più superficiale del disturbo… che però ha una matrice mentale. Chi ci sta intorno magari pensa che “mangiare normalmente” sia la chiave della guarigione – e non è infrequente che una persona con un DCA che riprende a “mangiare normalmente” venga infatti considerata “guarita” dalla gente – perché quello che la gente vede, dall’esterno, è solo il comportamento nei confronti del cibo, quindi gli viene spontaneo pensare che, tolto quello, finito il DCA. Quello che queste persone non capiscono è che il disturbo alimentare è una malattia mentale… e che il comportamento nei confronti del cibo non è che una minima parte dello squinternamento che un DCA ci mette in testa… e, perciò, anche il “mangiare normalmente” è lontanissimo dall’essere “guarite” da un DCA.
    Personalmente, il seguire lo schema che mi ha prescritto la dietista è la cosa che ho trovato più semplice da fare nel mio percorso di ricovero… con ciò non voglio dire che non ho avuto ricadute (figuriamoci, ne ho avute così tante da perdere il conto…), ma che comunque riuscire a mangiare seguendo uno schema è stata la minore delle difficoltà che ho dovuto affrontare. Ma il fatto che io ora come ora riesca a seguire senza problemi il mio “equilibrio alimentare”, non è sinonimo del fatto che sono “guarita”, checché ne possano pensare le persone che ho intorno. Magari che mangiare seguendo questo schema equivalesse a “guarigione”… se così fosse, sarei la persona più guarita del mondo. Ma la gente che mi vede “mangiare normalmente” non mi legge nella mente… e perciò non sa che io ad ogni pasto mi obbligo a finire tutto quello che ho nel piatto… non sa che in assenza di uno schema alimentare di riferimento io ricomincerei sicuramente a restringere… non sa che, proprio come scrivi tu, io dopo circa 14 anni di anoressia non ho più percezione delle sensazioni di fame/sazietà, perché la mente lavora prima che il corpo senta, e quindi l’unica conclusione a cui arriva è “restringere a prescindere”… non sa che io sono assolutamente incapace di ascoltare il mio corpo (posto che, dopo tutti questi anni e dopo tutte le disfunzioni, il mio corpo sia ancora capace di dire qualcosa…) e che se “mangio normalmente” è solo perché ho sostituito lo “schema alimentare della restrizione” con lo “schema alimentare della dietista”… non sa che io non ho mai smesso di controllare l’alimentazione: ho solo cambiato tipologia di controllo. Allora, lo chiedo io: questo è “mangiare normalmente”?… E, soprattutto, questo è “essere guarita”?… Forse per chi mi vede dall’esterno sì… ma per me non è così. S’impara ad anteporre la strategia sana a quella malata, verissimo, ma questo secondo me non è sinonimo di guarire… è necessario per la stretta sopravvivenza e per avere una migliore qualità della vita, senz’ombra di dubbio, il che è ad oggi il mio obiettivo.

    • credo che alla fine il termine guarigione sia semplicemente ambiguo. io tendo ad essere d’accordo con te: che magari non si può ricominciare a mangiare normalmente, nel senso che certi istinti malati rimangono al primo posto, e l’eliminazione del sintomo diventa solo l’attenta applicazione di una strategia. però quello magari permette una qualità della vita che si può chiamare anche guarigione. boh.
      io sinceramente credo che ad un certo punto bisogna semplicemente accettare i propri limiti, che un disturbo alimentare non si può semplicemente cancellare dalla propria storia, e applicare le tecniche che ci sono rimaste. un po’ come quando ti rompi un polso, e l’osso non si risana come dovrebbe, e tu magari rimarrai sempre con un polso mezzo monco ma impari ad usare l’altro benissimo. e viva la metafora delle 11.52.

    • Ciao! Sono perfettamente concorde con Veggie. Ho provato anche io l’alimentazione meccanica e un po’ mi ha aiutato, anzi, mi ha aiutato molto. Ma ho comunque avuto i miei problemi. Problema n°1 – l’alimentazione meccanica prevede uno schema alimentare di qualche tipo, bilanciato in qualche modo, forse un po’ elastico ma non troppo. E come la mettiamo per tutto il resto? Chi è che riesce contemporaneamente a smettere di fumare, prendere troppo caffè, fare attività fisica eccessiva e comincia a dormire molto e ad uscire con gli amici tutte le sere fregandosene di tutto? Io sono una che accumula doveri e diktat. Se faccio una cosa una volta e vedo che va bene, poi devo farla sempre. E’ molto probabile che un giorno in cui mi sento poco positiva faccia tre ore di attività fisica, che poi diventano la norma. Così lo schema alimentare che andava così bene dopo un paio di settimane diventa troppo affamante e sfocia in una bella abbuffata (soggettiva, ovviamente, ossia mangiare qualcosa fuori dallo schema alimentare). Aumentare la razione? Impossibile, specie dopo l’abbuffata. Senza contare il giorno in cui mi capitano guai seri, problemi veri e lo specchio mi rimanda la stessa, identica immagine di quando ho cominciato ad avere un disturbo alimentare. Insomma, l’alimentazione meccanica da sola ha un’efficacia sulla qualità della vita che è solo parziale. Bisogna prendere anche il toro per le corna e affrontare tutti gli altri comportamenti di compenso e disfunzionali, uno per uno.
      Problema n° 2 – l’alimentazione meccanica è uno schema rigido che non si concilia con gli imprevisti in una vita già fin troppo rigida. Un esempio: invito a pranzo e menu a base di soli carboidrati (pane e pizza, pasta e patate), niente verdura. Risultato? Tu da quella persona a pranzo non ci vai mai più, perchè ti ha rovinato la giornata.
      L’alimentazione meccanica è ok perchè almeno ti da un po’ di tempo materiale per tentare di risolvere i problemi di natura comportamentale, pratica e psicologica, ma se non si comincia da subito ad affrontarli la sua efficacia è limitata, secondo me.

  6. Io ci ho messo anni, ma alla fine ho imparato a risentire le sensazioni del mio corpo rispetto a fame/sazietà Ora so quando ho fame, la sento in bocca, la sento nello stomaco, ma anche nelle gambe, e nella testa. E so quando sono piena, quando posso ancora mangiare un po’, quando invece mi voglio fermare.

    Provo ad andare un po’ più in là nel ragionamento iniziato come commento all’altro post…

    Io penso che si possa guarire, e che si possa tornare a mangiare normalmente, perchè a me è successo. Penso anche però che quello che molti intendono dire quando pensano che non si guarisca mai, è che per sempre ci porteremo dietro le cicatrici di quello che è successo.
    Immagino che qualcuno che si ammala di una brutta polmonite o di tubercolosi, e poi guarisce, al primo colpo di tosse si senta morire di paura un’altra volta. Oppure chi ha avuto, che esempio posso fare, un infarto, al primo dolorino al braccio si precipita urlante a pronto soccorso.
    Ecco io la prima volta che penso forse sto mangiando un po’ troppo, o forse dovrei dimagrire un po’, o magari non è proprio il caso che mi scassi di tiramisu se ho appena mangiato il taleggio, urlo alla mia ex-Dea Anoressia, urlo alla voce del controllo, alla paura di riperdere il controllo. Ma sono invece pensieri che hanno tutte le donne di questo mondo, che non mid evono immediatamente spaventare. E non mi devo neanche arrabbiare quando la mia mente mi porta a questi automatismi che ora reputo senza senso, perchè fanno aprte del mio passato, e anche volendo non li posso cancellare.

    Mi è capitato di vomitare perchè avevo bevuto troppo, per tre volte in un mese (e no, non sono una alcolista =) ) e subito ho pensato… si potrà soffrire di bulimia da alcool? e mi sono cazziata un sacco perchè i miei pensieri vanno subito ai disturbi alimentari, non a tutte le volte che decine di amici e amiche hanno vomitato per una birra in più.

    Bene, bon, questi pensieri ci sono, sono ancora spaventata, ma mangio quello che mi va e quando mi va, a volte con più accortezza, a volte con meno, come fanno Gaia, la Ila, la Marta, la stefy e tutte le ila le gaia le marte e le stefy del mondo, solo che io temo la mia parte malata ogni volta che invece ho un pensiero che sta nel range dei pensieri, e più cerco di combattere quella parte di testa che mi riporta al mio dolore, più questi pensieri automatici vengono da soli.

    Devo imparare a non volerli annullare, a tollelarli, perchè posso pensare ai dca pur essendo guarita dai dca.

    Bichotta

    • Io credo che per non-si-guarisce-mai si intenda di più quello che ha scritto veggie – e cioé che si impara ad utilizzare determinate strategie per eliminare un sintomo, ma che in realtà il primo istinto e pensiero nei riguardi del cibo rimane quello malato.
      Onestamente non credo funzioni tanto la metafora della polmonite: penso che il motivo per cui si ha paura di ricadere nella malattia, e non ci si sente mai al sicuro, è perché si sa che è facile ricadere. Io trovo che un disturbo alimentare sia una strategia, ovviamente sbagliata, che si usa per gestire certe emozioni o che altro; e trovo che, nel momento in cui queste emozioni o che altro si ripresentano in massa, sarebbe facile ricaderci. Semplicemente perché la strategia aveva funzionato, per poco e male, ma un’altra volta aveva funzionato.
      Sono certa che si può diventare abbastanza forti e abbastanza guariti da sventare questo rischio, ma credo anche che sia un rischio di cui chiunque abbia vissuto un dca sia in qualche modo cosciente. Credo che sia anche quello di cui parli tu nel commento, e che semplicemente tu sia effettivamente riuscita a sventarlo.
      Alla fine è forse solo una questione di terminologia, che tu parli di guarigione dove io vedo semplicemente una guarigione in corso, perché tu ammetti la guarigione con le cicatrici del dca mentre per me in un certo senso quelle cicatrici indicano che il dca è ancora lì pronto a rispuntare. Se è una questione di terminologia, beh, allora ammetto che la tua è migliore, perché certamente non è positivo stare qui a dirsi che non si guarisce mai.

      • “Io trovo che un disturbo alimentare sia una strategia, ovviamente sbagliata, che si usa per gestire certe emozioni o che altro; e trovo che, nel momento in cui queste emozioni o che altro si ripresentano in massa, sarebbe facile ricaderci. Semplicemente perché la strategia aveva funzionato, per poco e male, ma un’altra volta aveva funzionato.”

        è vero. io ho iniziato la mia guarigione prendendo coscienza delle mie emozioni. Non ho iniziato a guarire quando ho smesso di ingozzarmi e vomitare. Ho iniziato a guarire quando ho deciso di dare una svolta alla mia vita. una svolta talmente difficile che proprio in quel momento i sintomi si sono acuiti tantissimo. Il periodo di peggiori abbuffate è coinciso con quello di maggiore forza di volontà, voglia di vivere, attitudine al cambiamento.
        Ma poi…. poi… si trovano modi diversi per affrontare i periodi bui. Si trova il coraggio di sentirsi male, di accettare la propria infallibilità, di convivere con le emozioni, con i pensieri tristi, con i sensi di colpa. Eh già. Perchè quando hai un dca non vorresti far soffrire nessuno, ti senti una brutta persona se fai del male a qualcuno. Tranne che a te stessa.
        Brutta roba. Ma in effetti, se non vivi la tua vita come dovresti, rispettando i doni che hai ricevuto, esprimendo il tuo potenziale… allora… secondo me stai commettendo un torto ancora più grave. Perchè risparmiando del dolore a una persona sola, oltre a te stessa metti in difficoltà tutte le potenziali persone che potrebbero giovare del tuo cambiamento. E… davvero… sono tante!

        Quando capisci che davvero abbuffata e vomito non ti servono più? Quando smettono di essere un mito. Una panacea per ogni cosa, uno spauracchio (non devo non devo non devo…e perchè?) Io ho ceduto dopo 6 mesi, in un momento particolarmente difficile, che facevo fatica ad affrontare… e cosa ho scoperto? Che non ci ho guadagnato assolutamente niente. Che il senso di vuoto – l’annullamento che segue – non funziona più. Non è arrivato. E in più… che il giorno dopo la bilancia non cala di un etto. Che ti tornano le ghiandole da criceto e anche il mal di gola e lo sguardo triste… ma soprattutto… che i pensieri che avevi prima di cominciare… sono esattamente lì dove li avevi appoggiati.
        Adesso sì, davvero, credo di essermi liberata di questo falso mito.
        E se un giorno inciampo di nuovo?
        Non è la fine del mondo.

        PS ci sono giorni che nonostante i 10 kg in più che ho preso mi sento bellissima. Affascinante. Magnetica. E lo sono davvero 😉
        E nonostante voglia perdere peso… so che ci vorrà il giusto tempo e arriverà da solo, naturamente, senza pensare al ravanello 🙂

  7. Io sono completamente d’accordo con questo post: io non sono capace, ora come ora, di “mangiare normalmente” in maniera autonoma. Se “mangio normalmente” è perchè seguo lo schema che mi ha dato la nutrizionista che mi segue. Il fatto è che, poichè io ho sempre avuto problemi di abbuffate con conseguente vomito autoindotto, questo schema alimentare che seguo, che si compone di cinque pasti quotidiani, è studiato apposta affinchè ogni pasto mi possa saziare, e nel momento in cui mi ricomincerebbe la fame è già l’ora del pasto successivo, questo proprio per evitare che abbia momenti di fame in cui mi potrei mangiare il mondo. Quindi io “mangio normale”, ma questo mio “mangiare normale” viene dal seguire uno schema che mi ha dato un’altra persona, e quindi è completamente innaturale!!!!!!!! Il fatto è che io, ora come ora, non sono più capace di capire se ho fame o meno, e quando mangio non sono in grado di capire se sono sazia o meno, perchè come giustamente altre persone prima di me hanno già scritto, la mente pensante prevale sulla capacità di ascoltare i segnali del mio corpo.

    • boh forse siamo noi che immaginiamo utopicamente l’alimentazione naturale, mi viene da pensare, come se fossimo tutti dei ragazzi atletici di vent’anni che non hanno nessun problema di autostima e possono trangugiare quel che gli pare. forse sta alimentazione naturale non è poi così diffusa. però cacchio, almeno fame/sazietà uno dovrebbe imbroccarle.. ti capisco perfettamente.

  8. Odio quella stramaledetta frase: “Perchè non ricominci a mangiare normalmente?” , a volte sostituita con un “per favore,tenta di non farlo più”.
    Io faccio sempre l’esempio di una persona che smette di fumare da un giorno all’altro. Impossibile. Penso sia la stessa cosa per chi soffre di bulimia. Ma purtroppo se non si prova sulla propria pelle. è difficile comprendere davvero come ci si sente..

  9. Ciao, il tuo blog mi piace molto quindi ti lascio un commento… Credo ci voglia un grande coraggio ad ammettere di avere un “problema” con il cibo (nessuno vuole sentirsi “problematizzato”). Io non ho mai avuto una diagnosi precisa ma ho avuto vari problemi fisici che indicano un’anomalia di qualche tipo. Dai miei 21 anni guardo indietro e da più di 5 anni mi vedo insoddisfatta del mio fisico – gli adolescenti sono costantemente sotto pressione riguardo a ciò che mostrano di sè stessi. Un giorno mi sono svegliata e ho pensato: basta, voglio “piacermi”, devo “migliorarmi” fisicamente. E giù corse, nuotate e sport vari 5 volte a settimana.
    Il cibo ho iniziato a controllarlo ossessivamente circa un anno fa. Ho perso 13 kg in circa 6 mesi (con tutti i problemi e gli squilibri che questo comporta, e di cui nessuno parla quando si vedono le modelle in televisione) e non mi piaccio comunque più di prima – ma so che per molti è così. I miei genitori, preoccupati, mi hanno dolcemente spronata a mangiare di più, e io ho cercato attivamente di liberarmi di atteggiamenti come “stasera non mangio perchè sono stanca” o “non posso mangiare un gelato per cena perchè ci sono troppi carboidrati semplici quindi oggi salto”. Risultato 3 kg ripresi in un mese, e mantenuti da allora, ma a che prezzo… Credo di essere passata dal mangiare solo cose poco caloriche e in quantità insufficienti all’essere “eccessivamente rilassata” per mostrare a parenti e amici che ci stavo lavorando davvero – l’ho preso come un lavoro e ho fatto l’errore peggiore: da qualche mese mi sembra di aver perso totalmente gli stimoli fame/sazietà, per giorni non mangio e poi mi abbuffo in compagnia per mostrare che sono magra per natura e non perchè “ho un problema”. Mi capita anche di mangiare troppo quando sono da sola e magari non mi sento soddisfatta o rilassata come vorrei, e comunque non me la godo mai. Il mio problema è diventato questo ormai. Non riesco più a godermi niente, mi sento a posto con me stessa se alla fine della giornata mi tornano le 1300-1500 calorie che mi impongo scioccamente (non ho bisogno di dimagrire, forse non ce l’ho mai avuto, il mio BMI è sulla soglia del sottopeso) ma non conosco più il significato delle parole “relax” “tranquillità” “cena fra amici”… tutto riguarda sempre e soltanto il cibo, tutta la giornata, i minuti prima di dormire, il primo pensiero la mattina… credo che questo stia rovinando anche i miei rapporti interpersonali e la cosa mi porta ancora di più a chiudermi in me e cercare di recuperare il mio “equilibrio”, quello che fra l’altro mi ha portato amenorrea, svenimenti, letargia cronica e abbassamento delle difese immunitarie ai massimi storici.
    Vorrei capire come se ne esce, se si può davvero uscirne o se questa sarà la vita per sempre, perchè non conosco altra vita al di fuori di questa e mi sembra che l’unica alternativa sia il vuoto e la disperazione.
    Scusate se suono tragica, sono una ragazza giovane e so di potere dare tutto al mondo ma mi sembra di non avere alcuna speranza in nessun caso.
    Auguri a tutte/i

    • Mi è piaciuto molto questo commento, mi ci riconosco molto. Di conseguenza però non posso dare una risposta alle tue domande.
      Non so se si guarisce. Conosco persone che sono guarite, altre che convivono. Io, personalmente, convivo e male. Ma questo non significa necessariamente vuoto e disperazione: in alcuni periodi sì, in altri meno, e i periodi meno valgono certamente la pena di essere vissuti.

  10. Lascio raramente commenti sul net, ma cercavo qualche idea per rimettermi a mangiare in modo più sano dopo il periodo delle feste e il primo risultato è stata la tua pagina. Ho riconosciuto la me stessa di qualche anno fa in ogni parola che hai detto. Dopo una dieta troppo stretta, ho perso completamente il controllo e sono cadura nella bulimia nervosa. Mai avuto comportamenti di compensazione, ma mangiavo, mangiavo, mangiavo.. Avevo sempre fame e al contempo la stessa parola “fame” aveva perso qualsiasi significato. Non avevo fame veramente, volevo solo mangiare ancora e ancora. Ho preso 10 chili il 4 mesi e ho pianto il giorno in cui la bilancia mi ha detto che ero 90 chili, quando ne pesavo 78 poco prima.
    Oggi tutto questo è un brutto ricordo, ma è passato. Ho trovato un libro in libreria, di Paul Mc Kenna, “posso farti dimagrire”, l’ho letto, ho provato a seguire le istruzioni e.. Non è successo niente. Ho perso qualche chilo (avevo ricominciato anche la palestra), ma poco tempo dopo ho smesso di seguire i consigli che dava e continuavo ad abbuffarmi regolarmente.
    Ma in quel piccolo periodo ho visto uno spiraglio. Sono riuscita ad avere di nuovo il senso di fame. Me ne ricordo ancora come fosse ieri. Ero in stage, uscita dallo studio alle 7, e camminavo verso casa e.. Ho sentito di avere fame. Non fame da svenimento, fame da “non mangi da qualche ora e hai lavorato tutto il giorno”. Ho sorriso e non riuscivo più a smettere di sorridere.
    Non è stata la fine, non ho smesso di abbuffarmi per magia, ma ho continuato a tenermi in testa i consigli di quel libro.
    Nel frattempo un’amica mi ha consigliato di provare i fiori di bach. Sono stata meglio, ma ogni tanto continuavo a abbuffarmi.
    E ho continuato così, cercando di seguire i consigli del libro nei limiti del possibile e con i fiori di bach quando sentivo che stavo per perdere il controllo,

    Non so dire perché, ma un anno dopo, un giorno, non ho più avuto fame. Forse ero semplicemente stufa di mangiare, non mi andava. E ho iniziato a camminare camminare, 2, 3 ore al giorno. Le abbuffate sono quasi sparite e quando avevo voglia, mi mangiavo lentamente quello che mi andava, magari eccedevo un po’ ma non colpevolizzavo più. Ho perso 17 chili in 6 mesi, senza nemmeno mettermi a dieta. Stavo solo attenta a compensare i pasti. E da ormai 2 anni sono fissa a 73, ne più, ne meno.
    Sono stata attenta per un periodo, cercando di assecondarmi e di trovare un vero compromesso ogni volta e poi, nemmeno più bisogno. Non mi abbuffo più da due anni credo.
    Insomma, io non so se sia stato grazie al libro e/o ai fiori di bach, ma credo che mi abbiano aiutata.
    Il sunto del libro è:
    -mangia lentamente, posa la forchetta tra ogni boccone e concentrati sul civo che mangi (niente tv).
    -quando hai il dubbio di non avere più veramente fame smetti di mangiare
    -ma non appena senti di avere fame, mangia, di nuovo fino a pensare di essere sazia.
    -non mangiare quello che dovresti, mangia quello che ti pare, anche un pezzo di torta alla panna, cioccolato e nocciole se è quello di cui ha veramente voglia, ma smetti appena hai il dubbio di essere sazia.

    Sembra di una banalità ma se provi vedrai che non è cosi facile.

    Per i fiori di bach invece sono andata da una naturopata (solo 3 appuntamenti in due mesi), poi non ce n’è stato più bisogno.
    Ancora oggi ho sempre una boccetta dei fiori in borsa. Sarà pricologico, ma ogni volta che mi sento di esplodere, ne prendo un po’ e mi sento subito meglio.

    Ma con me, anche se c’è voluto un annetto, questa.. Come chiamarla.. Coincidenza di eventi fortunati? ha funzionato e ti consiglio di provare.

    Oggi sono certa che esiste una soluzione per tutti. Anche se la mia soluzione non funzionasse con te, non smettere di provare a cercarla.

    Oggi sto bene.

    In bocca al lupo.

  11. soffro di Bulimia da quando ho 20 anni circa oggi ne ho 36, nonostante tutto sono riuscita ad avere un rapporto con un compagno e 2 bimbi….
    sono in terapia da pscicologa e psichiatra da sempre…ho preso anche antidepressivi.
    Tuttora sono in terapia con Zoloft.
    Piu’ che mangiare io ho bisogno di “masticare”, per calmare lo stato di ansia che mi prende….
    E’ dura dopo tanti anni vedersi ancora malate, quante volte mi sono illusa di stare meglio, quasi bene, quasi guarita….ma aime’ non è cosi per me….anzi addirittura sto tornando come all’inizio…questo è proprio devastante….
    sono troppo dura con me stessa, non mi perdono, non sopporto stare male, non sopporto sertirmi depressa e demotivata…e queste mie emozioni non riesco a gestirle se non mettendomi qualcosa in per calmarmi, far passare le ore per me insopportabili…
    Prima di avere la prima figlia stavo bene…non vomitavo più e avevo poche crisi di abbufate….
    ma dopo la gravidanza è ricominciato tutto….abbuffate e vomito…
    la cosa che mi da’ più fastidio è che dopo tanti anni ancora non mi rassegno che il mangiare non è la soluzione….ma la mia testa sbatte sempre li….

    ho provato un pò tutte le strategia, non avere niente in casa, o avere tante provviste x sentirmi più tranquilla…cercare di stare sempre in compagnia, o chiamare un’amica …andare in palestra….leggere libri….ma alla fine le crisi ci sono lo stesso…penso che la causa principale sia la malattia di mia madre (soffre di disturbo bipolare) e la morte precoce di mio padre…
    il senso di colpa mi logora, sopratutto quando ho crisi più volte al mese….perchè non sono come vorrei, non sono una madre, non sono una compagna, non sono una lavoratrice…..non sono niente…solo MALATA

    • Mi dispiace leggere questo commento. Nel senso che mi dispiace non leggere nemmeno una briciola di speranza, e so cosa significa. Però sinceramente io ho deciso che accettare la situazione com’è non è necessariamente negativo. Sono malata, sarò sempre malato. E’ deprimente, ma da un certo punto di vista un sollievo smettere di tentare così duramente. Ho cominciato a tentare di fare quello che posso, di non abbuffarmi oggi, anche se probabilmente mi abbufferò domani. Vivere un po’ di più nell’attimo invece che nel lungo termine. Non so se aiuta.

    • CONSIGLIO CAUTO, NON SOLO A MARI
      Cara Mari, se posso permettermi vorrei correggerti su una cosa. Tu scrivi sono malata, ma io ti suggerisco “tu HAI una malattia”, non SEI. Ed è una distinzione importante. Io, come te, soffro di bulimia da anni. Non ho trovato la formula magica per farla sparire, ma voglio darmi tempo e non darmi per vinta. Però di formula ne ho trovata un’altra, non fa miracoli, però non esagero se dico che cambia la vita.
      Te la rivelo: “dagli poca importanza”. Lo so che “è più facile a dirsi che a farsi”, “sono solo parole…”. Ma fidati, dagli poca importanza. La tua vita ti sembra spesso ridotta all’espressione di questa malattia: “tutto il giorno penso al cibo, appena posso mi abbuffo, ma devo calcolare bene i tempi per riuscire a vomitare prima che rientrino gli altri, e poi ripulire tutto”, alla prima occasione pensi e programmi quando avrai di nuovo tempo, cosa mangerai, quando vomiterai… e dopo l’abbuffata “che schifo di persona sono, non valgo nulla, non sono niente se non una mangiatrice/vomitatrice…”
      E TI DIMENTICHI DI VIVERE! In tutto questo, Mari ti dimentichi di essere una madre, una compagna, una lavoratrice e altre mille cose che potresti, e lasciatelo dire dovresti essere. Perché questa malattia, è orrenda, è potente, è pervasiva, ma è UNA MINIMA PARTE, un infinitesimo comportamento di tutti quelli di cui sei capace. E allora dagli il peso che ha. Non lo mettere sotto i riflettori, è già sufficientemente forte, non dargli ancora più potere.
      IMPARA A FREGARTENE.
      Forse sono una voce fuori dal coro o forse ti sto dicendo che ti hanno già detto ma che ti sembrano troppo aleatorie per riuscire a metterle su un piano concreto, non lo so. Ma posso garantirtelo, funziona.
      Io adotto una tecnica, che ti suggerisco, non so se funzionerà anche per te, mi auguro di sì.
      La mia tecnica è molto semplice: il mio obiettivo è dare meno importanza alla bulimia (e meno potere ha e meno si presenta) e per darle meno potere inizio dandole meno spazio. Non ti dirò abbuffati di meno, o pensaci di meno, so che non puoi farlo o lo avresti già fatto. Ma ti suggerisco: dopo l’abbuffata sei presa per ore e ore da pensieri su “quanto faccio schifo, quanto tempo perso, e cosa avrei fatto se…” dico bene? E non solo appena ti sei abbuffata, ma la sera prima di addormentarti, e la mattina dopo, e quando guardi i tuoi figli, e quando vedi le tue amiche ridere e scherzare a tavola. Giusto? Beh in questo modo dai alla malattia un potere enorme. La fai entrare nella tua vita e lasci che te la rubi!
      Dopo l’abbuffata hai un pensiero? Scrivilo. Scrivilo subito, tutto lo schifo, il disgusto, l’amarezza. Ogni volta che ci pensi scrivila. Ti rigiri nel letto e pensi che il giorno dopo avrai un’ora in cui la casa sarà libera e tutta tua? Scrivilo, subito. Ma una volta chiuso il tuo piccolo blocnotes è CHIUSO. Una volta finito di scrivere tutto quello che ti frulla in testa, vomitato tutto sulle pagine, nero su bianco, finché non ti senti vuota, chiudi il blocchetto e lo metti via. Il tempo in suo favore è finito. Pensa ad altro, vivi altro. Vuoi essere più metodica? Ogni mattina scrivi tutto il peggio che potresti fare: abbuffarti, vomitare, comprare dolci, essere una cattiva madre… quello che vuoi. Quando fai una di quelle azioni ci fai una x vicino. Sarà come dire “ok, l’ho fatto, l’ho scritto, posso anche commentarlo, ma poi chiudo il blocchetto, lo metto in un cassetto, la parentesi è stata chiusa e ricomincio la mia vita. Perché, cara Mari, la tua bulimia è una PARENTESI nell’immensità che può essere la tua vita, non la vita stessa.
      Sarò sincera, a me è bastato poco tempo per imparare con questo metodo, quante cose posso fare, vivere ed essere, se imparo a percepirmi come persona e non come malata, se imparo a relegare la bulimia in un angolino buio da cui prendo sempre più le distanze, che frequento sempre meno, a cui penso sempre meno, e a cui do la poca importanza che ha. Ho imparato a vivere, con un disturbo che c’è, che non nego, ma che non ha il potere di ridurmi ad esso.
      Ti auguro tanto di guarire, ma anche dissociarsi un po’ dallo schifo non è male!
      Tanti auguri Mari, e a tutti!

      • Grazie per il commento, mi trovo molto d’accordo. Sinceramente credo che bisogna continuare ad essere attive nel tentare di guarire – ma questo non significa immergersi completamente nella malattia nel tentativo di risolverla. Come dici tu, la cosa più importante è costruirsi una vita al di fuori della malattia. Poi ci saranno crisi, momenti in cui la malattia prende il sopravvento – ma queste saranno crisi limitate e non il senso della propria vita. Insomma, cercare di guarire e dissociarsi dallo schifo non sono poi così incompatibili.

  12. Che bello questo blog! Io sono una ednos (si può dire così? Significa “una che ha un disturbo alimentare ma che non sembra”) dall’esordio della malattia 15 anni fa. Esordio tardivo da una condizione di forte sovrappeso, quindi non sono mai andata sottopeso. Il mio problema è l’iperattività compulsiva, quindi mi hanno ricoverato lo stesso due volte, senza ottenere una significativa diminuzione dell’iperattività. Farmaci antidepressivi e via, spedita di nuovo nel mondo crudele, dove tutti mi fanno crudeli complimenti per la mia grande bravura nel fare…qualsiasi cosa! Datemi vi prego un compito ed avrete uno schiavo personale. Ditemi una parola carina ed io mi sentirò eternamente in obbligo con voi. Poi vi eviterò accuratamente, perchè francamente mi state caricando di obblighi con tutto questo essere carini e quindi… Quindi ora il dilemma è: smettere di parlare anche con me stessa o diventare un’anarchica che fa tutto quello che le passa per la testa (e per il corpo, e per l’anima)? Baci.

    • Non credo ci sia un grand bisogno di infilarsi in una categoria. Credo che molte persone con dca abbiano problemi di iperattività, o bipolarità, o in ogni caso l’incapacità di trovare un equilibrio nel momento. Io per prima. Ho provato un’infinità di tecniche, più o meno zen. Ma che ci vuoi fare. Credo sia una specie di battaglia eterna…

  13. mio Dio, in poche righe mi è salito il crimine! non per ciò che hai scritto, ma per tutti quei commenti idioti che mi vengono in mente, quei “consigli” che la gente si sente libera di darti come sa già non avessi provato DI TUTTO. “Ma perché invece di privarti non magi quello che vuoi quando hai voglia? Poi ti sistemi da sola, il fisico nel tempo si riequilibra, se mangi piano e ti gusti le cose non senti il bisogno di bla bla bla…”
    Allora:
    1. la paura di mangiare-ingrassare è potente e irrazionale, non posso obbligarmi a non averla o a spegnarla così come un malato di cancro non può decidere di cagar fuori il suo cancro e liberarsene.
    2. se mangio quello che mi va quando mi va, mangio sempre e a dismisura, che è esattamente ciò che sto già facendo!
    3. se il fisico riprende i suoi ritmi ed equilibri da solo, come sostengono caterve di benpensanti, com’è che miliardi di bulimici non hanno magicamente smesso di abbuffarsi? forse perché proprio in questo consiste la malattia e semplicemente NON si più DECIDERE!
    la cosa ancora difficile, almeno per me, è far capire che SI TRATTA DI UNA CAZZO DI MALATTIA, NON è UN CAPRICCIO!

    • Giàààà, capisco benissimo. Soprattutto il punto due. Se mi lascio mangiare, mangio. Poi il corpo non riprende i ritmi naturali, semplicemente mi aumenta il metabolismo al punto che posso mangiare senza limite. Continuamente. Quindi semplicemente avere un altro tipo di disturbo alimentare.

  14. ciao a tutti!!!!ho 27 anni….. ho sofferto di anoressia dai 18 ai 20 anni…… ne sono poi uscita apparentemente per poi ricaderci dai 22 a qualche mese fa in cui ho ricominciato ad acquistare peso e riavere finalmente il mio amato ciclo (sparito per 4 lunghi anni)…… !!!!! ho passato momenti difficili nei quali ho creduto di non farcela…..guardavo tutte le persone intorno a me mangiare pizza focaccia,roba fritta,cioccolato con aria disgustata ….. chiedendomi come fosse possibile che mangiassero senza pensare alle conseguenze di quello che stavano facendo(kg in piu)….. ho passato mesi chiusa in casa rifiutando inviti a cena da parte degli amici e calcolando tutte le calorie che ingoiavo….. cosami ha fatto guarire? il desiderio di un bambino e il pensiero di non poterlo realizzare per colpa mia !!!! il percorso di guarigione e’stato lungo….forse non ancora terminato (ancora oggi se sgarro ho sensi di colpa)….. ho dovuto riimparare a nutrirmi….appena mangiavo un po’di piu avevo dei dolori pazzeschi allo stomaco,quando mangiavo i dolci mi sentivo svenire ….. poi ho iniziato ad andare al supermercato ,comprare le cose che mi piacevano di piu e preparare delle cenette per me e il mio fidanzato….giorno dopo giorno sono ritornata la Valentina di prima…. quella che mangia “normalmente”che per me vuol dire mangiare cio’che ci fa stare bene ….il cibo non e’kcal!!!il cibo e’ piacere,e’vita!!! e’un modo per stare con le altre persone…..

  15. Sento il bisogno di condividere con qualcuno la mia esperienza. Ho 17 anni, ho passato un anno da anoressica con amenorrea, avevo perso 10 kg in tre mesi. Mi ricordo la scorsa estate quando tentavo di mettere su qualche kg, o meglio, gli altri mi imponevano di mangiare di più e io andavo nel panico perché non volevo ingrassare dato che sebbene fossi un ammasso d’ossa, mi vedevo ancora grassa. Nonostante i segni dei denti sulle mani, le mani gelide, l’energia che sembrava del tutto assente, le ossa che sporgevano e il colorito pallido come quello di un morto non di riuscivo a pensare a qualcosa che non fosse il cibo. E poi i discorsi dei miei genitori: o mangi o prendi ormoni. È così che ho imboccato un tunnel che giudico ancora peggiore dell’anoressia, e cioè la bulimia. La scorsa estate ho avuto i primi episodi, le prime abbuffate, la mia incapacità di vomitare. Sono ingrassata con le abbuffate, la gente mi vedeva mangiare ed era contenta. Mi era tornato il ciclo. Tutti contenti! “Ormai sei guarita! Che bene che ti vedo”, complimenti che mi facevano male, malissimo. La gente non sapeva come riuscissi a non mangiare per un giorno intero e poi ingerire quantità industriali di cibo il giorno seguente. Tutto questo era devastante.
    Ma poi ho imparato a vomitare. Che skill. E allora mangiavo mangiavo mangiavo fino a sentirmi scoppiare e poi andavo in bagno a farmi “una doccia” cosi dicevo per non destare sospetti e vomitavo tutto, anche l’anima. Inizialmente avevo una crisi al giorno, ma la malattia peggiorava e a un certo punto è degenerata. Passavo la mia vita tra la cucina e il bagno. A tutt’oggi la mia vita è questa, tra alti e bassi. Ma il problema è che io non so cosa mi manca. Non ho un buon rapporto con i miei genitori ma che vuol dire? Tanti ragazzi non hanno un rapporto con madri e padri eppure mica sono tutti anoressici o bulimici. Io mi sento depressa o estremamente ottimista a giorni alterni. Non mi sento compresa e non riesco a sopportare il freddo, le persone mi toccano le mani e rabbrividiscono. È tutta una dannata merda e mi viene solo da chiedermi: perché a me?

  16. ciao a tutte! io penso che non si tratta di riprendere a mangiare normalmente, cioè non è il cibo quello su cui ci si deve concentrare, anche se si riesce a mangiare “normalmente” ma non si affrontano le radici che portano al disturbo è tutto inutile. il rapporto col cibo è solo il sintomo di un dolore che ci si rifiuta di sentire, è quella sofferenza che deve essere espressa perché tutto possa cambiare, perché si possa “guarire”, anche se secondo me non si tratta di guarire, ma di fare i conti con se stessi con quello che si prova dentro e non si vuole accettare….un abbraccio

  17. Ciao a tutte! Leggere delle esperienze simili a quella che sto vivendo io mi fa sentire più capita..e meno sola. Ho letto velocemente tutti i commenti senza soffermarmi troppo su nessuno di essi.. cosi come sto vivendo la vita da mesi a questa parte.. cercando di scappare, non so bene da chi o da cosa, dalla vita credo. Abbuffarmi e vomitare mi stancano, mi sento meglio, perchè riesco a staccare il cervello e mi sento meno sola.. e perchè non stai più con altre persone quindi? perchè mi faccio schifo. mi sento insicura e bene o male nell’arco della giornata bisogna mangiare, e cascati cielo! ogni occasione, da sola o fuori in compagnia, è motivo per far scaturire la tentazione all’abbuffata e i sensi di colpa.. e il menefreghismo.. perchè è questo quello che provo, la fluoxetina in questo senso non aiuta.. mi faccio scivolare tutto attosso.. e non affronto il presente. ho paura, paura di mangiare, paura di ingrassare, paura di vivere

  18. Mi sono ritrovata al 100% nelle tue parole … ho sconfitto l’anoressia a 18 anni e ora ne ho 24 il mio corpo sta bene la mia mente NO.
    Cerco con tutta la forza di riportarla sulla giusta via ma é come se dentro di me ci fosse un’altra persona che decide per me. E passo così da giornate digiune a giornate in cui il cibo è necessità ma non fisica semplicemente è regolatore di emozioni.
    AD OGGI MI SENTO DI DIRE CHE TUTTO CIÒ CHE MANGIO È PURA E SEMPLICE SOPRAVVIVENZA.

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