Chi sviluppa un disturbo alimentare

Scrivo questo post solo per ripete che non esiste uno stereotipo della persona che può sviluppare un disturbo alimentare. L’ho già scritto nel mio post sulle cause dei disturbi alimentari, che non siamo tutte teenagers cicciottelle – e per quanto esista una predisposizione al dca, questa è vaga nonché semplicemente statistica, abbastanza da dire che un disturbo alimentare può capitare a chiunque.

Voglio ripeterlo perché non faccio che sentire le solite stronzate, che “lei non è quel tipo di ragazza, a lei non potrebbe mai venire l’anoressia” oppure “strano, non sembra il tipo di persone che ha la bulimia”. Dichiarazioni alla cavolo che stanno segretamente a significare “lei è troppo intelligente/furba/spirituale per sviluppare un disturbo alimentare”. E ogni volta che sento una dichiarazione del genere mi viene male all’anima, per mille ragioni: perché so che, agli occhi di chi fa queste dichiarazioni, io bulimica sarò sempre ritenuta una ragazzetta idiota, ma anche perché so che questo genere di stigma impedisce di comprendere davvero i disturbi alimentari. E impedisce di aiutare chi ne soffre, impedisce di rompere il silenzio, impedisce di cogliere i campanelli d’allarme perché “lei ha smesso di mangiare ma non è una tipa da sviluppare l’anoressia”.

Quindi lo ripeto: un disturbo alimentare lo può sviluppare chiunque. Lo sviluppano teenagers cicciottelle, certamente; ma lo sviluppano anche donne di quarant’anni che sono sempre state normopeso. Lo sviluppano bambini delle elementari, anzi, lo sviluppano sempre più spesso bambini delle elementari, almeno stando al moltiplicarsi di documentari sull’anoressia sotto i dieci anni. Lo sviluppano teenagers, ovvio, ma anche teenagers di quelle particolarmente furbe, di quelle a cui non gliene frega niente di come si vestono o dell’aspetto fisico, che si vantano perché sono intelligenti piuttosto che perché sono belle. E, per finire, lo sviluppano anche ragazzi ed uomini – e nel loro caso in particolare è evidente come lo stigma del dca=ragazzetta viziata ha soppresso nel silenzio la realtà e diversità delle vittime di queste malattie.

Ho già scritto un post su come riconoscere i disturbi alimentari (e pensandoci forse dovrei scriverne un altro), e volevo sottolineare ora che i punti che ho descritto si applicano a chiunque. E’ un errore più comune di quanto si pensi quello di notare i segnali di allarme ma continuare a rifiutare l’idea che tal persona abbia effettivamente un disturbo alimentare: un po’ per istinto di autoconservazione, perché chiunque preferirebbe non vedere, ma anche per questa tendenza ad associare il disturbo alimentare con un determinato tipo di persone. Ultima ripetizione: questo determinato tipo di persone non esiste. Se vedete segnali d’allarme, guardate più da vicino.

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12 thoughts on “Chi sviluppa un disturbo alimentare

  1. Questa è una di quelle tematiche tali per cui la cosa non viene mai ripetuta abbastanza, quindi ben venga questo tuo post in cui sottolinei di nuovo questo aspetto
    Perchè è proprio vero: esistono tanti preconcetti e luoghi comuni sui dca, e uno di questi vuole che le persone che si ammalano rispondano a determinati canoni, ma sono canoni che in qualche modo si è inventata la società, perchè io non credo che di “canoni per ammalarsi di dca” ne esistono. O, se esistono, allora io sono la “bulimica fuori dai canoni” perchè non rispecchio neanche uno dei luoghi comuni che spesso e malvolentieri sento tirare fuori a proprosito dei dca.
    Per il resto, sono del tutto d’accordo quando dici che l’attaccarsi a questi perconcetti renda molto difficile sia cogliere i segni di dca in una persona, sia per la persona che ha un dca stesso il chiedere aiuto, perchè comunque viene sempre un po’ da pensare che se non si risponde a determinati canoni allora non stiamo poi così male. Io ci ho messo una cifra di tempo a chiedere aiuto anche perchè non avendo di fatto mai raggiunto un sottopeso (perchè ho avuto solo pochi mesi di anoressia, poi sono sconfinata rapidamente nella bulimia, dove sono rimasta) continuavo a pensare che non ero “sufficientemente magra” per potermi permettere di chiedere aiuto. Ora come ora mi rendo conto che questo pensiero era sbagliato, però mi ero fatta condizionare da un pregiudizio sociale, ovvero quello che si può chiedere aiuto solo se si è molto sottopeso, e quindi palesemente malate. E credo di non essere stata la sola che, all’inizio del suo dca, la pensava così.
    Per cui penso che sia giustissimo ripetere fino allo sfinimento tutto ciò che c’è scritto in questo post, perchè fa capire la vera natura dei dca, senza attaccarsi a dei soliti luoghi comuni.

    • Ciao, interessante questo blog. Io invece sono la bulimica media, rifletto quasi tutti gli stereotipi: sono stata una teenager cicciottella, con madre ansiosa e padre assente, sono intelligente (cioè sono a mia volta ansiosa di essere giudicata intelligente e ho tratti del carattere abbastanza ossessivi), ho sviluppato un disturbo alimentare quando i miei hanno divorziato, ho passato varie fasi normopeso, sottopeso, sovrappeso, con senza comportamenti di compenso, non so farmi degli amici e quindi sono sempre sola perchè tra l’altro sono figlia unica. Mi piace la danza classica ma da piccola ero troppo cicciottella e mi è toccata l’atletica. Insomma, il personaggio di uno di quei film anni ’80 sull’anoressia, la ragazzina con troppe responsabilità cui è stato chiesto troppo presto di essere forte e che si affama solo per scrollarsi questo peso di dosso. Ah, se avessi potuto fare danza classica, quante cose avrei potuto fare compreso:
      1 capire che la danza classica è spesso veramente pallosa
      2 esprimermi ed entrare in contatto con il mio io profondo che è fragile, piagnucoloso e bisognoso di affetto come il gattino della Barilla
      3 avere chiara in testa l’idea che i ruoli dei due sessi sono separati, gli uomini portano i pantaloni e le donne il tutù e quindi non sentirmi affatto in colpa nel cercarmi uno che porta a casa la pagnotta mentre io faccio un lavoretto part-time, invece di pensare agli uomini come a dei grossi pupi che utilizzano il loro ascendente per sfruttare le donne fino alla loro inevitabile consunsione e che quindi è necessario essere estremamente indipendenti, contare solo sulle proprie forze, perchè loro sono inaffidabili
      4 sapere per certo che la grazia non ha una taglia, che essere magre non garantisce di essere anche delicate, eleganti, raffinate e belle e che anche le magre, care mie, sudano e che il loro sudore, ahimè, puzza
      5 rimpiangere di non aver fatto atletica e immaginare che avrei avuto grandi risultati, invece di sapere per certo di essere una pippa anche in quello, malgrado i muscolacci da scaricatore di porto
      Voi che dite? Vaneggio?

  2. Quoto in pieno quello che hai scritto…
    Le stigmate sociali servono per incasellare una malattia, perchè se si costruisce un “profilo-tipo” dell’anoressia/bulimia allora quelle “malattie imprevedibili” deventano un po’ meno imprevedibili… e quello che è un po’ prevedibile, e dunque un po’ noto, fa senz’altro meno paura… Ma niente a che vedere con la realtà di un DCA che, appunto, può interessare veramente chiunque, a prescindere da tutto.
    In quanto all’istinto di autoconservazione nel non voler vedere un DCA… posso assicurare per esperienza personale che è una cosa estremamente potente. Ho avuto intorno gente che prima di vedere come stavano veramente le cose, avrebbero preferito ipotizzare di tutto, dalla tenia, alle malattie neoplastiche terminali, alla colonizzazione da parte di un qualche organismo alieno capace di nutrirsi dei miei organi interni…

    • Non sono molto d’accordo con tutto cià che esprimete…
      Non condivido quasi nulla di ciò che dite, siete troppo dispreggiative… ma si può sapere quanti anni avete per pensare così, siete delle vecchie zitelle… se ne avesse 14 di anni non credo che parleresti in questo modo…

    • sono perfettamente d’accordo. costruire un profilo tipo è rassicurante ma, alla fine, terribilmente controproducente. il profilo tipo dei disturbi alimentari non è come per altre malattie, determinato scientificamente, ma deriva da statistiche più o meno valide. l’età media di un’anoressica è 17 anni – il che significa che bambine di 7 anni e donne di 30 si ammalano, ma la media fa sempre 17 (credo).

  3. Un po’ come quando negli anni 50 dicevano che il cancro lo prende solo chi è moralmente inadeguato. L’ignoranza è il più grande ostacolo alla comprensione e all’interesse verso questi ed altri disturbi psichiatrici.

    Mi piace molto il tuo blog, e ti ringrazio per essere passata dal mio qualche tempo fa.
    Sono ri-apparsa e mi sono precipitata a leggerti 😀
    Ti seguo

  4. ciao! ho scoperto il tuo blog l’altro ieri.. mi piace tanto, dici davvero delle cose interessanti e soprattutto mi hai fatto capire tante cose!
    intanto il fatto che io fino a due giorni fa davo per scontato di avere un disturbo alimentare, anche se non ero sicura di come classificarlo.. ora ci sto ripensando.. cioè magari ho dei problemi col cibo, quello è fuor di dubbio, ma magari non è così grave come pensavo.. prima mi abbuffavo, fino a qualche mese fa, poi come per magia le abbuffate non ci sono più state, e non ho neanche più voglia di farne.. spesso faccio fatica a “fermarmi” quando mangio di più, ma quello semplicemente perchè mi piace mangiare e cmq non riesco ancora ad avere chiara (anzi, non ce l’ho PER NIENTE chiara) la definizione di pienezza e/o fame.. come avevi scritto in un altro post credo che potrei mangiare sempre, non c’è un momento in cui mi sento più affamata, tranne ovviamente quando lo stomaco si lamenta molto sonoramente.. cmq.. non sono neanche sottopeso, cioè lo sono solo lievemente, tipo BMI DI 18,4 quindi non credo neanche si possa definire sottopeso.. però il cibo condiziona tutta la mia vita, è il mio pensiero fisso, non riesco a pensare a nient’altro, dal momento in cui mi sveglio a quando vado a dormire, prima ero una persona appassionata, mi piaceva fare delle cose, adoravo uscire specialmente la sera.. adesso.. magari una volta al mese sono contenta di uscire ma per la maggior parte delle volte penso solo a quanto tempo manca al “prossimo pasto”.. mi mette molta tristezza tutto ciò.. e poi non riesco, ovviamente, a mangiare “normalmente” (ma che vuol dire normalmente? Mio Dio), devo contare le calorie, e ovviamente tenerle basse.. non bassissime è, diciamo 1200-1300.. e non riesco a smettere, anche se so che devo smettere di dimagrire.. ah e poi ovviamente non mi vedo mai troppo magra.. come dicevi in un altro post (come vedi me li sono spulciata bene tutti!) non è che io mi veda grassa, mi rendo conto di essere magra, ma è come se una vocina mi dicesse che non lo sono abbastanza.. in ogni caso potrei scrivere un papiro ma temo di averti già annoiato abbastanza “-.-
    intanto sono daccordissimo su ciò che dici su chi contrae un disturbo alimentare.. anch’io faccio fatica a parlarne se so che la persona che ho davanti pensa che siano “cose da quindicenni viziate e superficiali” anche perchè io tutto sono meno che superficiale!
    io continuerò a seguire il tuo blog perchè davvero lo trovo interessante, e soprattutto trovo geniale quello che dici sui siti “pro ana”.. prima, quando ancora non avevo un disordine alimentare, pensavo che quelle fossero davvero anoressiche/bulimiche/persone con disturbi alimentari, ma da quando ci sono dentro mi rendo conto che una persona davvero malata non scriverebbe preghiere alla “dea ana” e tutte le altre cavolate del caso..
    però tu ricomincia ad aggiornare il blog dai! ora che l’ho scoperto ne ho bisogno *____*
    ciao e scusa il papiro XD

    p.s.
    io adoro scrivere, piacerebbe anche a me aprire un blog.. secondo te aiuta o rischia di buttare ancora più dentro al casino?
    ciao baci baci

    • da quello che dici sembra che tu stia sentendo dei campanelli d’allarme – ma onestamente, il fatto che tu ti renda conto che sono dei campanelli d’allarme ti mette un po’ al sicuro dal disturbo alimentare nella tua interezza. ho capito comunque che è un periodo molto difficile per te con il cibo, ti auguro davvero di superarlo senza finire dove sono finita io, e spero che il mio blog ti aiuti a starne fuori.
      onestamente, non metterti a scrivere un blog sui dca. butta ancora più dentro al casino, perché ti costringe a pensarci ancora di più di quanto già faresti. se ti piace scrivere puoi sempre trovare altri argomenti no?

  5. Pingback: 10 stereotipi e idee errate sui disturbi alimentari | Trappola per Topi

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