Il fenomeno delle bulimiche funzionali

Bisogna parlare del fenomeno delle functional bulimics. Perché, rileggendo i miei post, mi s’è reso palese che non faccio altro che ripetere che i disturbi alimentari rovinano chi ne soffre, inghiottono ogni aspetto della loro vita, etcetera etcetera. Che, detta così, sembra che chi ha un dca non faccia altro che mangiare o non mangiare, trascorra le giornate a meditare su questo dilemma – o, in alternativa, si rinchiuda in qualche clinica a parlare dei traumi della propria infanzia. E non è proprio così.

Scommetto che la maggior parte delle lettrici di questo blog sono functional bulimics. Siamo (perché sì, mi includo nella categoria) molto più diffuse di quanto si pensi, molto più di quanto l’immagine standard della bulimica ospedalizzata lasci immaginare.

Ma andando per gradi – che cos’è una functional bulimic? E’ una persona normale, o perlomeno una che si mimetizza con straordinaria e camaleontica grazia fra le persone normali. Si sveglia alle sette, stira una camicia, salta su un treno diretto all’ufficio. Partecipa a riunioni, risponde ad e-mail. Apporta un contributo fondamentale all’azienda ed alla società. Guadagna abbastanza da permettersi quell’appartamento di fronte al parco. Cose così.

Ma se osserviamo la funcional bulimic più da vicino, le cose cambiano. Se seguiamo la functional bulimic fuori dall’ufficio, dopo che è scesa dal treno delle sei ed è arrivata a casa – e, soprattutto se guardiamo come funzionano le cose nella sua testa. Alle sei, la functional bulimic corre al supermecato piu’ vicino, compra il mondo, poi mangia vomita mangia vomita. Dalle sei in poi non esiste. Quando è sfinita, si addormenta – poi si sveglia il mattino seguente alle sette, ma puzza ancora di vomito, ha delle occhiaie enormi e si sente svenire ad ogni passo. Si odia profondamente. Ma si fa una doccia, ingoia degli integratori e torna al lavoro. In superficie, per amici e conoscenti, la functional bulimic è una persona di successo. In realtà, il suo successo è un’operetta, costruita con dedizione e sempre sul punto di cadere in frantumi.

In un certo senso si potrebbe dire che la functional bulimic convive con il proprio disturbo alimentare. Lo so: non si può convivere con un disturbo alimentare, è un’idea malata e anti-recovery e blablablabla. Boh. Io personalmente sono anni che convivo con la bulimia, c’è poco da fare. Il fatto è che convivere con un disturbo alimentare non vuol dire esattamente vivere.

Al contrario – la functional bulimc oltre al lavoro non fa niente, o meglio, si dedica solo al proprio dca. Passa le sere a mangiare e vomitare, passa i weekend a mangiare e vomitare, passa le vacanze a mangiare e vomitare. Non vede gli amici, magari non ne ha più rimasti. Non ha relazioni sentimentali, ovviamente. Spende tutto quello che guadagna in affitto e bulimia. Fisiologicamente è a pezzi: passa le ore in ufficio a cercare di non svenire o a soffrire le pene del reflusso. Psicologicamente è anche peggio. Ogni anno di vita da functional bulimic è un anno preso e buttato nel cesso.

E nonostante tutto questo, si può vivere da fuctional bulimic per decenni, senza mai arrivare alla magica catarsi che ti scaraventa sulla strada della guarigione. La bulimia è una malattia terribile, soprattutto perché è terribilmente facile imparare a conviverci. Perlomeno finché non ti cadono a pezzi gli organi interni.

Poi vabbé, ognuno la vive diversamente, io non voglio creare uno stereotipo della functional bulimic (nonostante l’abbia un po’ fatto). Quello che voglio sottolineare, in questo post, è che la bulimia è una di quelle malattie che si può nascondere perfettamente, che ti può distruggere in maniera silenziosa e costante, senza che nessuno se ne accorga, senza scandali. E magari esistono anche functional anorexic, ma di quello che sapete voi più di me.

E ps: non ho descritto me stessa. Io sono certamente una functional bulimic per antonomasia, ma di certo non ho n appartamento di fronte al parco

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30 thoughts on “Il fenomeno delle bulimiche funzionali

  1. Ciao!
    Come al solito mi trovo e enormemente d’accordo con quanto scrivi, e vorrei dirti che secondo me esistono proprio per ogni disturbo alimentare le persone che in qualche modo riescono ad avere successo nel lavoro o cmq ad apparire come persone di successo, per poi tornare a casa e chiudersi a guscio nel loro DCA.. E poi volevo dirti un altra cosa (magari non te e può fregare di meno ma invece magari ti fa piacere): è anche grazie al tuo blog che ho cominciato a pensare alla “recovery” e al fatto che avrei potuto (e dovuto, per me stessa) provare a uscire dal mio DA.. E ora ci sto provando sul serio, come mai prima 🙂 certo a volte è difficile e a volte perdo di vista l’obiettivo e specialmente le ragioni per raggiungerlo, però sento che ne vale la pena e bè.. Sono davvero contenta di avere scelto questa strada.. E insomma il tuo blog ha giocato una parte davvero importante in questa decisione 🙂

  2. ciao 🙂
    mi rivedo molto in quello che hai scritto, pur con differenze a livello di sintomo…
    io per anni (esattamente, 6) sono stata una ‘functional anorexic’…poi le mie condizioni sono definitivamente precipitate e ho smesso del tutto di funzionare per un paio d’anni… ma, insomma, in condizioni di bmi e psichiche a dir poco precarie, sono riuscita a prendere la maturità e poi laurearmi (sempre a pieni voti) e ho anche iniziato a studiare e dare esami per la specialistica…nel frattempo trascorrevo le mie giornate ammazzandomi di sport, studiando a più non posso e mangiando ben poco (ma in maniera sufficiente e non precipitare del tutto)..riuscivo anche a destreggiarmi con una minima parvenza di vita sociale…non era vita, e credo che sia stato anche per questo che a un certo punto ho mollato la presa!! adesso che sto meglio, il mio terrore è proprio quello di riassestarmi in una situazione del genere perchè concordo in pieno che, come hai scritto “ogni anno di vita di una finctional bulimic è un anno preso e buttato nel cesso”…

    • Immaginavo che si potesse fare lo stesso identico discorso anche per l anoressia. Ed é vero, si puó trascinare per anni ma si è sempre sul punto di mollare.
      Sono felice che tu stia cercando di intraprendere un percorso di guarigione. La cosa più importante é non abituarsi mai troppo ad essere malati, perché poi si lascia perdere.
      Grazie per il commento!

  3. Non so se mi posso definire esattamente una “functional bulimic”, ma certamente mi rispecchio in qualche aspetto di questa definizione. Diciamo che, vedendomi dall’esterno magari una persona che non mi conosce, anche quando ero molto più dentro la bulimia rispetto ad adesso, di certo non si poteva sospettare che avessi un dca perchè, se prendiamo per buono il criterio del bmi, allora io sono sempre stata una persona normopeso. Credo che questo abbia rappresentato per altro per me un grosso ostacolo al chiedere aiuto, che ha fatto si che mi trascinassi pienamente dentro la malattia per molti anni: continuavo a ripetermi che poichè il mio peso era normale, allora non avevo veramente bisogno d’aiuto. Ovviamente mi stavo ingannando, era la bulimia che m’ingannava, eppure credo che questo peso normale, che mi manteneva “funzionale”, abbia rappresentato un grosso deterrente verso il “recovery”, e mi abbia fatta rimanere ancor più dentro la malattia.
    Penso di potermi rispecchiare nella definizione anche perchè, nonostante la prevalenza del dca nella mia vita, sono riuscita comunque a continuare a studiare, mi sono laureata, sto cercando lavoro (sigh!!!!!!!!! non si trova!!!!!!!) da questo punto di vista è andato tutto okay. Sono riuscita anche ad avere una relazione stabile (che ho tutt’ora) col mio fidanzato, e a mantenere delle amicizie; però sento che è tutto estremamente precario, e che io sono molto diversa da quello che si vede esteriormente.
    Comunque sono perfettamente d’accordo quando dici che “ogni anno di vita di una finctional bulimic è un anno preso e buttato nel cesso”. Io non dico che tutto quello che ho fatto sia da buttare, perchè ci sono comunque cose di cui sono soddisfatta, però allo stesso tempo ci sono anche tante fisse mentali che non riesco a mandare via (anche se magari, strettamente come comportamento alimentare, adesso va meglio rispetto a qualche anno fa), e che mi rendo conto m’impediscono di vivere a pieno la mia vita.

    • Certo, in effetti dire che e’ proprio un anno buttato nel cesso e’ un po’ eccessivo. Perche’ altrimenti potrei buttare tutta la mia vita nel cesso, e non lo voglio fare, ci sono cose di cui vado fiera pure io. Pero’ si’, il significato di quella frase era, come dici tu, che le limitazioni sono immense, molto peggiori di quello che sembri dall’esterno.
      Sono perfettamente d’accordo, la funzionalita’ e’ una specie di deterrente. Gia’ uno tende a pensare “non sono un caso cosi’ grave”. Se poi riesce anche a tenere in piedi un lavoro o studi che siano e’ la fine.

  4. Sì, penso che si possa parimenti parlare di functional anorexic… con una piccola differenza, però. Mi spiego: in un’anoressia prettamente restrittiva come lo è sempre stata la mia, puoi essere funzionale solo fino a un certo punto… perchè poi arrivi ad un ipogeo di peso in cui il corpo non ti segue più… Per cui, io sono senz’altro stata funzionale tra una ricaduta e l’altra, e anche durante le ricadute… ma solo fino a che non ho raggiunto pesi così bassi che veramente stavo al lumicino, e allora col cavolo che ero capace di essere realmente e continuativamente funzionale…
    Se proprio voglio parlare di functional anorexic, allora potrei dire che sono molto più funzionale adesso rispetto a prima… perchè adesso ho un peso tranquillo e, al di là dei danni fisici purtroppo permanenti che mi sono auto-prodotta, riesco tranquillamente a stare al passo con la mia vita quotidiana, sia col corpo che con la testa. Certo, sono parimenti consapevole della perenne presenza di pensieri disfunzionali nella mia testa, però ora come ora sono fortunatamente diventata in grado di gestirli e di non farmi più sopraffare da essi: i pensieri esistono eccome, però rimangono tali, non li agisco. E poi, in questo momento della mia vita, ci sono diverse cose che mi distolgono la mente dall’anoressia, il che non è che bene…

    • Si’, credo che la differenza che l’anoressia abbia uno span di funzionalita’ molto piu’ a breve termine – mentre con la bulimia di puo’ andare avanti per decenni. E ovviamente non c’e’ paragone fra funzionalita’ e guarigione, la funzionalita’ e’ tutto tranne che sana…

  5. Ehi ciao!
    non sono sparita, ecco, magari non sono molto costante nella presenza virtuale ma i blog come il tuo a cui tengo una capatina la faccio sempre ben volentieri 🙂

    ok, è brutto quello che sto per dire, ma io invidio le functional bulimics e anorexics, io non sono mai riuscita a costruirmi una parvenza di normalità credibile nel problema. cioè, negli ultimi anni ho sempre mandato a puttante studio, relazioni, interessi… faccio le cose in modo maldestro e disordinato, le inizio e non le finisco, scappo sempre. non sono mai stata precisa o affidabile, non costruisco niente… un disastro insomma, che appunto a volte vorrei sapere qual è il “trucco” di quelle persone che in qualche modo riescono a convivere con tutto questo. a volte mi vengono i complessi di inferiorità rispetto alle altre ragazze con dca che a mio avviso se la giostrano meglio, studiano, lavorano, hanno un fidanzato…ma lo so, non è tutto oro quello che luccica, ma per me è sempre meglio essere funzionali che disfunzionali al 100%

    anche il mio psichiatra a volte per provocarmi a volte me lo dice: – le altre tue “colleghe” anoressiche che stimi (es. Simone Weil, Michela Marzano) facevano un sacco di cose, tu invece non riesci a fare un tubo -…. eh, grazie -.-‘

    • Wee, che piacere risentirti!–
      Comunque boh – io ho attraversato periodi di funzionalita’ e di malfunzionalita’. E psicologicamente non sono tanto diversi. Anche quando riesco a fare mille cose non riesco ad apprezzare le cose che faccio, non vedo l’ora che siano finite cosi’ posso andare a mangiare, e non faccio altro che pensare alla bulimia in ogni caso.
      La funzionalita’ fa piu’ bella figura nell’album delle foto ricordo, questo e’ certo, pero’ non conta molto di piu’. Ne vai fiera a posteriori. Durante, e’ una merda uguale.

  6. Sono perfettamente d’accordo con te. Io per mia “fortuna” non sono mai andata oltre la soglia della functional anorexic, perchè ho deciso di curarmi in tempo, altrimenti avrei superato il limite in un batter d’occhio. Infatti, a differenza delle vere anoressiche restrittive, ho sempre cercato di mantenere vita sociale e a scuola non ho mai avuto uno scivolone nè una carenza (tant’è vero che mi sono diplomata a pieni voti). Questo però ovviamente non mi ha aiutato nella mia malattia, perchè si, potevo fingere tanto quanto volevo davanti a tutti, ma, tornata a casa, il mio mondo era semplicemente: conteggio delle calorie, leggere ricette su ricette, fare continui body checking ovunque (nelle vetrine, negli specchi, in qualsiasi tipo di superficie riflettente insomma), controllare e programmare i vari pasti successivi, andare in palestra ad ammazzarmi, ricontare le calorie e infine andare a letto sognando di mangiare cibo (e ancora adesso non lo nego, faccio sogni di questo genere). Alla mattina, il mio primo pensiero era (e lo è ancora, ci sto lavorando ma è difficile) vedere se avevo la pancia piatta e, nel caso, mi pesavo per verificare se tutto era nei programmi. Se il peso era quello previsto o meglio, ero calata, la giornata andava “a gonfie vele”. Mi sentivo figa e potente (anche se questo genere di sentimento durava un battito di ciglia ma..era pur sempre qualcosa). Se invece mi vedevo gonfia o, peggio, la bilancia non segnava quegli etti che pensavo di avere, mi sarei punita per il resto del giorno. A scuola facevo finta di nulla e, tornata a casa, sempre la stessa tiritera. Invivibile, davvero. E il weekend non esitavo a dire di si alle cene con le mie amiche perchè, SOLO E SOLTANTO nei weekend, potevo concedermi di abbuffarmi, riuscendo a pigliare due piccioni con una fava: soddisfare le mie voglie di cibo e far vedere alle mie amiche che NON avevo problemi con il cibo stesso e che potevo far vedere a tutti quanto ero FORTUNATA (mangiare e non ingrassare, anzi, dimagrire..), e devo dire che avevo convinto perfino me stessa. Finito il weekend puoi immaginare: pianti, crisi d’ansia, urla di disperazione per dover ricominciare una nuova ed estenuante settimana di inferno.
    No, decisamente quella non era vita. Ora grazie al piano alimentare la mia vita è più piena, meno stressante di certo, però i miei pensieri restrittivi ce li ho tutti. Quindi sono ancora una functional anorexic ma in maniera meno grave di quanto la ero prima. L’ultima dimostrazione è stata proprio quella di oggi a pranzo: mentre mia mamma preparava i tortellini io l’ho scrutata di nascosto per vedere quanto condimento metteva, e appena ho visto che tirava fuori un pezzetto di burro e ci buttava su il grana io ho provato uno schifo tremendo, mi stavo contorcendo su me stessa dimenandomi come una poco normale per non urlare e non piangere, non prendere a botte mia madre e buttare la pentola fuori dalla finestra. Mi sono balzate nella mente idee del tipo: nascondi quei cazzo di tortellini nel tovagliolo e non mangiarli, buttali via, fingi un attacco di diarrea lancinante e scappa; ma alla fine la mia parte sana è riuscita a vincere, almeno parzialmente. Quei tortellini li ho mangiati tutti, a malincuore, ma ho chiesto a mia mamma di farmi un secondo più leggero, di modo che non mi sentissi troppo in colpa. Tutto questo ovviamente ha avuto teatro nel mio animo, mia mamma non aveva neanche idea di che conflitti provassi con me stessa in quel momento.E in quasi tutti i pasti della giornata..
    (oddio scusa per la lunghezza, ma dovevo sfogarmi!!)

    • Tranqui, gli sfoghi nei commenti ci stanno sempre. Penso che molte di noi hanno passato esattamente quello che racconti. Perché alla fine la cosa peggiore della funzionalitá é che implica che si sia in grado di tenere il segreto, e quello certo ti isola all interno del tuo cervello malato…
      Grazie per il commento comunque!

  7. Ciao!
    come sempre mi identifico pienamente nei tuoi post nonostante abbia sofferto di anoressia e non bulimia.
    Ora, dopo 17 anni, quasi 18, credo di essermi trasformata in una ” functional anorexic”. Le mie giornate si susseguono uguali tutti i giorni: mi alzo ogni mattina alle 6 e, mentre il mio ragazzo dorme, faccio circa 150-200 addominali in cucina e piegamenti fino a quando non mi viene il fiatone. Bevo un bicchiere di latte di soia e caffè, faccio la doccia e vado al lavoro. Questo dista circa 1 ora e mezza da casa e quando prendo il bus, parcheggio volontariamente la macchina parecchio lontana e vado a piedi fino alla fermata. Lavoro per circa 10 ore al giorno (mi occupo di neuroscienze, ironia della sorte) e tra un esperiemento e l’altro o durante (utilizzo sistemi totalmente automatizzati che permettono spesso di avere molti tempi morti), chiusa nel mio laboratorio, faccio qualsiasi esercicizio mi sia consentito fare in silenzio.
    In tutto il giorno non tocco cibo, esclusi acqua e un caffè al massimo, per il resto digiuno tutto il giorno. Oltretutto pratico pallavolo al livello agonistico come ulteriore attività.La sera, prima di rientrare, con la scusa della spesa, cammino per un ora e mezza circa. La cena è l’unico pasto che mi concedo in tutto il giorno ma è fondamentale per mantenere una parvenza di normalità. La mia famiglia pensa sia guarita da tempo o non si pone il problema e il mio ragazzo, avendomi conosciuto solo qualche anno fa quando ormai ero già diventata un attrice da premio oscar, è totalmente all’oscuro di tutto. I miei colleghi ovvio abbiano notato che non mangio mai, ma accettano la mia scusa del “mi passa la fame” mentre lavoro (la sperimentazione preclinica prevvede delle attività poco picevoli spesso).
    La mia magrezza non eccessiva, (anche se non si direbbe, sono una donna di scienza (!) e non ho nessuna intenzione di danneggiare la mia immagine professionale agli occhi dei miei superiori e sopratutto di sputtanarmi completamente), è attribuita al fatto che faccio una vita stressante e faccio tanto sport. Mi rendo perfettamente conto della mia follia e trovo sempre più difficile destreggiarmi in queste due pseudo vite (perchè non è normale neanche quella che sembra normale) anche perchè mi è difficile gestire gli ” iimprevisti” come pasti non programmati e sopratutto mi è difficile “gestirmi” dopo, quando non posso assolutamente svincolarmi da queste situazioni.
    So che è orribile ciò che ho scritto ma questo è l’unico modo che conosco per non far preoccupare nessuno e convivere con tutta questa merda.

    grazie ancora

    Sby

    • Non credo sia orribile, e’ solo onesto. Ho provato tante volte a scrivere un post su quello che passa quotidianamente nella mente di una persona con dca, ma forse tu l’hai fatto meglio di quanto riuscirei a fare io.
      Alla fine, chi puo’, deve andare avanti con la propria vita in qualche modo. E credo che il modo in cui riusciamo ad adattarci, per quanto malato e faticoso, sia in qualche modo ammirevole?

  8. il problema è che da bulimiche funzionali c’è sempre il rischio di diventare bulimiche disfunzionali. io sono stata dapprima una bulimica funzionale,poi la situazione è degenerata sempre più. mi riconosco molto nelle parole di antimusa.
    se un anno da bulimca funzionale è un anno buttato nel cesso,un anno di bulimica disfunzionale cos’è? …e più si accumulano gli anni più fa paura
    non c’è niente di più scoraggiante che guardarsi indietro e vedere che non si è costruito nulla,anzi,che abbiamo demolito sistematicamente ogni aspetto della nostra vita.
    persino la data del compleanno si carica di significati sinistri,tetri,angosciosi -altro che venerdì tredici
    a proposito,tanti auguri a me

    • Si ovviamente il post non stava ad intendere che essere funzionali é peggio che passage la giornata ad abbuffarsi. É il compromesso malato al quale tanti, me inclusa, arrivano, evitando cosí di andare in un recovery programme.
      La cosa della data del compleanno mi sembra un po melodrammatica, saró onesta.

      • “significati sinistri,tetri,angosciosi -altro che venerdì tredici”
        è solo un po’ di umorismo nero O.o
        davo per scontato che ci saresti arrivata,stavolta sarò onesta io.
        p.s. ovviamente è ovvio che tu non intendessi dire che è meglio disfunzionale che funzionale.
        ovviamente è ovvio che io intendevo dire che secondo me il confine è labile e come si può rimanere bulimici funzionali a vita,così si può tranquillamente scivolare pian piano nel disfunzionale
        comunque il “recovery programme”mica ti cade dal cielo appena sei in una situazione fuori controllo. io non ci sono mai andata,nemmeno quando ero sottopeso di brutto. cosa sarebbe? ci si va da soli di propria spontanea volontà? grazie se ti va di spiegarmelo.

  9. Non vorrei che tu credessi che le mie parole fossero le solito minchiate proricovery però, se accetti un consiglio, non dirti che un anno in più di vita della functional bulimic è un anno buttato nel cesso. Prova a ribaltare la prospettiva: non un altro anno nel disturbo alimentare, ma un altro anno nonostante il disturbo alimentare. Te lo sai che ci vuoi essere, che ne vuoi uscire.
    Da un problema se ne somma un altro quindi il fatto di non lasciare il lavoro e presentarsi in ufficio anche nelle condizioni peggiori è un fattore in cui si può paradossalmente leggere del positivo: vuoi andare avanti, per vivere devi quantomeno lavorare. Poi che prima del lavoro, in una scala di importanza, venga la salute non c’è nemmeno da dirlo.
    C’è da pensare che ciò che si è raggiunto nessuno ce lo toglie: nel male delle cicatrici sulle mani, delle ferite alle gola, di tutta la merda insomma; ma anche nel bene che c’è stato, un po’ ce ne deve essere stato per forza. Io quando penso al Natale scorso in cui sono stata a casa da sola nella città dove studio nella speranza di trovare calma, tempo per me, nell’ascesi e poi mi sono ritrovata a dormire durante il giorno, mangiare la notte, non muoversi dal letto se non per andare in bagno (mai per farsi la doccia), non cambiarsi i vestiti, guardarsi allo specchio >> solo occhiaie e faccia gionfia appunto me ne allontano, guardandomi dal’alto>> vedo a cosa sono arrivata, a prescindere dal cibo e dal water>> e mi dico che posso proiettarmi in avanti>> che si parte da un punto>> che ci sono persone che a forza di abbuffarsi prendono decine di kili e poi smettono di farsi del male avvicinandosi al normopeso e ad una “normovita”>> quindi posso andare avanti, NEL MEGLIO.
    Te in fondo hai studiato, hai un lavoro, sei intelligente, qualcosa di buono l’hai fatto.
    E comunque volevo precisare che da quel che leggo ne tuo blog queste cose già le sai, hai una grande consapevolezza di te, del tuo malessere, di ciò che ti circonda però non volevo che la tua frase venisse interpretata in un modo sbagliato, forse è una precisazione inutile, quantomeno non è dannosa.

    • No assolutamente, grazie mille per il commento! Mi rendo conto che le cose possono essere interpretate in modo sbagliato, e certo so che essere funzionali é meglio che disfunzionali. Ho passato anche io I periodi letto-supermercato-cesso e non voglio mai piú tornare indietro.
      Cé anche peró da distinguere la bulimia funzionale Dalla bulimia lieve o semi-guarita. Nel primo caso, la malattia rimane un ossessione costante, e per questo ti impedisce di apprezzare tutte le altre cose che fai nella vita.

  10. credo di essere anch’io una “functional-bulimic”, soffro di bulimia dal 2003, ma le premesse si erano già rese parzialmente manifeste negli anni precedenti..comunque, ora, anche se non vomito più da qualche anno e non faccio uso di lassativi, continuo ad avere delle abbuffate enormi una o due volte alla settimana e delle abbuffate più ridotte tutte le notti, con il risultato che mi sento comunque a pezzi, perchè celando discretamente bene il mio disturbo, non roesco a spiegarlo agli altri e tanto meno a mio marito, che rinuncia categoricamente a parlare di dca.

  11. Ciao a tutte, mi sorprende la parola funzionale. Dopo anni da paziente DCA (molti), conduco gruppi come psiocoterapeuta funzionale.Se qualcuno di voi abita in sicilia, può rivogersi all’associazione di promozione sociale formichebianche nella provincia di messina

  12. Eccone un’altra all’appello.
    Alterno anni in cui sono funzionale, perché la vita gira bene, il lavoro gira bene e io con loro. In quei, per me persino belli, visti con gli occhi di oggi, anni, resistevo stoicamente dal lunedì al venerdì, anche settimane intere quando i sentimenti chiamavano. Ferrea, al di sotto delle calorie necessarie, sportiva, vitale. Per poi crollare miseramente alla prima occasione, la prima domenica, la prima febbre (si, febbre), le prime 24 ore di solitudine. Ormai da un po’, da quando ho perso il lavoro, da quando il mio ex mi ha mollato per colpa della bulimia, non sono più funzionale. Sono solo bulimica.
    Divorata senza speranze da questo mostro.
    Non reggo più. La solitudine, l’incomprensibile caos mentale e tutto il resto, non hanno fatto altro che aggravare sintomi e stato d’animo. Ah, non vomito mai, digiuno e faccio ore di sport. Ma è dura ugualmente. Grazie per questo blog.

  13. Caspita sono io! Solo che l’appartamento non è di fronte al parco.. L’unico pensiero che mi spinge a volte a ipotetizzare di provare guarire è quello di morirci su quel cesso .. allora si mi prende la paura .. Ma poi penso, si è mai sentita di una bulimica morta perché vomitava? Non direi. Ah ok e i soldi, anche quelli mi danno noia , sono povera in canna , la frase spende tutto in affitto e cibo è perfetta! indi per cui a conti fatti perché non si può vivere una vita -o meglio ok una non vita- da bulimica? Io ormai l’ho accettato e vado anche alle feste ogni tanto ..certo ci vuole una certa preparazione mentale però ci riesco! Ovviamente ci vado con le uniche due amiche rimaste tali .. dopo tutte le amicizie scomparse per i migliaia di pacchi e le alternate sparizioni lunghe mesi.. Mi chiedo solo se poi a 50 anni ci ritroveremo ancora a fare le psicopatiche vomitando gelato .. Ci sono bulimiche 50enni? Io ne ho 30 , e dopo 10 anni di questa malattia direi che ormai vivo abbastanza in un limbo.. dopo 30 anni di malattia che fine si fa? Si arriva alla schizefronia e si inizia a parlare con i muffin? Mi piace il tuo blog, sembri la mia anima gemella!

    • La mia previsione, sinceramente, è che il limbo durerà finché non crepiamo, e solo a quel punto ci renderemo conto di aver buttato la nostra vita in un cesso. L’unica cosa che spero è di essere arrivata, prima di crepare, ad accettare che la mia vita è questa, le vite non sono perfette e posso essere contenta con quello che ho vissuto nonostante sia condito da giorni e giorni di abbuffate.

  14. Pingback: Il Caos di una Vita con la Bulimia | Trappola per Topi

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