Intervista sui Disturbi Alimentari

Ogni tanto mi faccio prendere dall’ego e mi faccio intervistare. E poi quando ne esce un articolo che si intitola “Anoressia e bulimia, quello che nessuno ha mai osato dire” un po’ arrossisco e mi sento un tantino sopravvalutata, anche se solo al fine di creare una buona punchline.

L’articolo l’ha scritto Paola Battista (che ringrazio, merci), e lo trovate QUI.

E’, più o meno, una sintesi del blog e del mio punto di vista su molte cose. Beh, fatemi sapere cosa ne pensate. Spero che ci sia qualche risposta su cui avete qualcosa da ridire.

 

 

Annunci

13 thoughts on “Intervista sui Disturbi Alimentari

  1. Bellissima intervista. Belle domande e belle risposte. Io sono stata bulimica ma non ho mai adottato condotte compensatorie.. Dico sono stata perché ora non sento più il bisogno di abbuffarmi ( ma anche un anno fa avevo smesso e poi ho ripreso tanto che ho preso 14 kg nel giro di 5 mesi) ma un dca lo ho cmq, anche se dopo essere stata anoressica e bulimica mi rendo conto conto che le “voci persistenti nella mia testa” non ci sono più. O perlomeno mi dicono cose diverse. Ho ancora pensieri disturbati sul cibo, mi sento ancora in colpa se mangio una brioche o una pizza o il masi o tutto quello che non è puro e magro nella mia mentalità anoressica. Ma riesco davvero a passare oltre. Sono ingrassata tanto, ero anoressica quindi sono cmq normopeso.. Certo mi vedo orribile brutta e grassa ma non è così terribile come mi aspettavo. Quando ero totalmente dentro al dca pensavo che avrei perso la mia identità se fossi ingrassata. Ora si mi vedo brutta ma sono sempre io, insomma un dca ce lo ho cmq, ma sento di star piano piano guarendo. Pensavo che non sarei mai riuscita a cucinare qualcosa senza contarne le calorie. E non è più così, giuro. E seguo ancora su instagram Twitter Facebook tumblr ragazze in recovery oppure profondamente immerse nel loro disordine. E da un lato vorrei tornare magra, è vero, ma dall’altro leggendo quelle cose provo pena per la me stessa di mesi fa che si faceva problemi per un cappuccino o una bustina di dolcificante con 5 calorie, che usava i misurini per l’olio, pesava pure i pomodori nell’insalata, non si godeva una serata fuori perché pensava solo a quante calorie c’erano nella sua vodka Lemon e alla fine decideva di non berla, o alla me stessa che si abbuffata e poi stava malissimo psicologicamente e fisicamente e poi per giorni digiunava e faceva esercizio fisico compulsiva fino a non reggersi in piedi, pensava sempre al cibo, non riusciva a fare nient’altro, era ossessionata triste e sola perché si era emarginata e aveva rovinato i suoi rapporti sociali. Ora ho ripreso a leggere, a guardare telefilm, a uscire, ho amici, faccio cose. La gente è sempre stronza, ma tu riescono cmq a inseriti nel mondo. e sono d’accordo che non si possa tornare come prima del dca. La consapevolezza di quel vuoto di cui parli, e che hai espresso meravigliosamente dicendo che le cose per chi ha un dca le cose non hanno più significato ti cambia, però può anche renderti una persona migliore. Erano mesi che cercavo in modo per descrivere come mi sento. Eccolo.Ecco io quel vuoto lo sento sempre, ma lo colmo in altri modi. Non è cmq la strada giusta, ma sono così felice di stare uscendo dal dca. O forse ne sono già uscita, non mi sento più a rischio anoressia e bulimia. Io adoro te e il tuo cinismo ma per una volta devo portare un po di ingenua speranza: si può guarire, davvero, si può uscire da tutto questo. Non so se ne sono già uscita o se ne sto uscendo, ma sento che il dca non mi controlla più. Un bacio e complimenti come sempre per il tuo blog e per tutto.

    • Grazie per questo splendido commento.
      Se il dca non ti controlla più, beh, direi che sei sulla buona strada. Che effettivamente hai trovato qualcosa con cui riempire il vuoto. Io personalmente, cinismo a parte, credo in questo; non credo che si possa tornare completamente normali, con abitudini alimentari sane e spontanee, ma credo che si possa tornare in controllo.
      Quindi niente, buona fortuna1

  2. Ciao, seguo da tanto il tuo blog, ma è la prima volta che commento; mi dispiace dirtelo, ma ho pochissimo da ridire. L’unica cosa su cui non sono completamente d’accordo è la figura genitoriale: credo che sia una bella cosa in caso riuscisse ad accettare(comprendere forse è un po’ troppo difficile) la malattia, e fare da sostegno al figlio..certo, non sempre avviene, ma c’è la possibilità. Comunque, ho sempre trovato i tuoi articoli esaustivi e seri. Rendi bene l’idea della malattia , anche con il tono arrabbiato/frustrato che qualche volta dedichi ai post.. Penso che questo articolo dovrebbe essere letto da tantissime persone, mi è piaciuto molto e l’ho condiviso sul mio blog in quanto dice la verità su tante cose, forse implicherà un’azione faticosa del cervello perchè potrebbe fare sentire chi lo legge scemo per avere creduto a tutte le cavolate che ha sentito fino a oggi al riguardo, fattore che potrebbe portare a interrompere la lettura a metà(si ha paura a comprendere il dolore dietro i DCA); ma qualche non malato che arriverà alla fine ci sarà di sicuro, ed è un bel traguardo! Ah, e questo è un “farsi prendere dall’ego” decisamente positivo!
    Un abbraccio

  3. Mi piace molto il taglio generale che hai dato all’intervista, anche se non sono d’accordo al 100% con quello che hai detto… ma penso che questo disaccordo derivi più che altro dal fatto che essendo persone diverse certi aspetti del DCA li abbiamo vissuto in maniera diversa, e quindi posso non trovarmi in ciò che hai scritto. Però, in generale, è un’intervista che quoto. E sono comuqnue completamente d’accordo con la riposta che hai dato alla domanda conclusiva.

    Veggie

    • Grazie per averla letta, mi fa sempre piacere sentire la tua opinione. Voglio dire, io e te non siamo sempre d’accordo ma di certo ti ammiro molto, e nel tempo mi hai fatto cambiare idea su alcune cose.

  4. Trovo molto interessante il discorso sui sensi di colpa legati all’abbuffata.
    Finalmente leggo le parole giuste dopo anni!!!

    Io personalmente non ho mai avuto sensi di colpa.

    Prima di ogni abbuffata nella mia testa c’era solo cibo. Da cosa parto? Dalla verdura per fare fondo… Oppure mi sfango subito tutto il resto? Ho un rituale ben definito (la famosa complessa programmazione di cui si parla nell’intervista). Prima certi cibi, poi altri e quelli più “difficili” alla fine.
    Durante l’abbuffata svanisce ogni tristezza, malinconia, paura… Mi sono sempre sentita “abbracciata” da tutta quella valanga di cibo! Quei biscotti sono lì per me e ci saranno sempre! Niente di più rassicurante io dico.
    Dopo l’abbuffata (o dopo la prima di una lunga serie) diventavo un mercenario. Devo svuotarmi. Punto. Non si discute… Non ti ferma nemmeno l’apparizione della Madonna. Era perfino una perversa soddisfazione vomitare!

    Questi tre punti non sono che un freddo riassunto di ciò che per me era abbuffarmi.
    Niente di così glamour e niente di così psico bla-bla… Era quello. Nessuna emozione (soprattutto dopo l’abbuffata! Chi ha spazio per le tanto nobili emozioni quando ha appena finito di vedere, dopo ore, il buco del cesso?)

    Niente di più vero quando sento dire che la psicoterapia non funziona quando in testa hai solo cibo (annessi e connessi). Possono dirti tutto quello che vuoi sulla gravità della malattia ma quando ci sei dentro non c’è davvero religione, morale, bene, male, giusto, sbagliato. Vivi secondo le TUE regole e gli altri possono anche star male o morire che non è importante (l’anoressica stronza).
    Quello che importa è sfogliare i volantini di tutti i supermercati per vedere cosa c’è in sconto, quali supermercati sono aperti e fare fessi tutti. E naturalmente non ingrassare mai di un etto.

    Concludo scrivendo che sono, naturalmente, in accordo con la maggior parte delle risposte. Soprattutto che non si tornerà mai come prima del Dca… E per fortuna!!! Altrimenti saremmo di nuovo terreno fertile per questa malattia.

    Grazie a te!

    • Sì, perfettamente d’accordo sui sensi di colpa. Sono sempre rimasta perplessa quando leggevo del vomito come punizione. Per me è sempre stato una specie di resa dei conti, una conseguenza necessaria all’abbuffata che mi fa sentire meglio e che mi permette di continuare ad abbuffarmi.

      Grazie per averla letta!

  5. C’è poco da dire sull’intervista che hai rilasciato, perchè credo che parli da sè, e dica già tutto. Condivido, da parte mia, la maggior parte delle cose che hai scritto.
    Sono d’accordo col fatto che l’avere un dca ti cambia il carattere, perchè effettivamente quand’ero nel pieno della bulimia ero sempre all’erta perchè dovevo nascondere tutto, questo mi provocava un notevole stress, e quindi ero molto più irritabile e pronta a scattare qualsiasi osservazione mi venisse fatta. Insomma, non credo di aver raggiunto chissà quali estremi, tutto sommato, però di certo non ero una persona angelica, e certi aspetti in negativo del mio carattere sono stati sicuramente accentuati dal dca.
    Sul discorso degli stereotipi non potrei essere più d’accordo: sono una delle cose che più mi irrita rispetto alla visione che la gente ha dei dca, e quello che hai citato tu nella fattispecie mi sembra anche vagamente offensivo perchè dire che un dca è un’ossessione per la bellezza è come dire che chi ha un dca è stupida perchè non si rende conto che devastando il suo corpo non diventerà mai bella. Lo sappiamo già, grazie. E non ce ne importa niente, proprio perchè il dca è ben altro.
    Sui campanelli d’allarme secondo me è difficile dire, perchè possono essere diversi da persona a persona, e difficili comunque da individuare per chi non ha mai avuto un dca e non si rende neanche conto di cosa sia una malattia del genere ma, per l’appunto, continua a pensare che sia solo un’ossessione per la bellezza.
    Anche quello sui sensi di colpa secondo me è un po’ un luogo comune da manuale di psichiatria. Io non ho mai avuto tutti questi gran sensi di colpa, personalmente. Nella mia testa c’era solo un’ossessione, e una compulsione con cui assecondare quest’ossessione. Cioè, arrivavano dei momenti in cui “avevo bisogno” di abbuffarmi, senza se e senza ma. E il vomito successivo era una mera conseguenza, non un atto di espiazione di colpa. Poi, per lo meno io l’ho vissuta così, non voglio dire che sia così per tutte, naturalmente.
    Infine, sono al mille per cento d’accordo con la tua risposta all’ultima domamda. Io credo che ci possa stare molto meglio, infatti ora sto molto meglio rispetto ad anni fa. Però non è “tutto come prima”, come se la bulimia non ci fosse mai stata. Qualcosa della bulimia nella mia testa ancora c’è, lo sento perfettamente. Posso solo sforzarmi di ricacciare indietro quei pensieri quando affiorano. Forse si affievoliranno in futuro, ed onestamente lo spero, ma non credo se ne andranno mai del tutto.

    • La cosa del senso di colpa va decisamente esplorata.

      Grazie per il commento. L’ultima parte mi lascia anche molta speranza, sinceramente non sto neanche a sperare che i pensieri scompaiano, ma già l’idea che si possa avere abbastanza forza da non assecondarli mi fa sentire molto meglio.

  6. Concordo abbastanza su tutto direi…anche se io inizialmente almeno di sensi di colpa ne avevo eccome …adesso no im effetti o é diventato un gesto così meccanico che non mi sembra di averlo… E anzi ormai a volte mi sembra che vomito solo per poter mangiare di nuovo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...