L’amore e i disturbi alimentari

Alcuni dei commenti che ho ricevuto durante il mio lungo periodo di assenza parlavano di disturbi alimentari e relazioni sentimentali. El amor en el tiempo de la bulimia. Beh. L’ossimoro. Lasciate che vi dica io cosa penso dell’argomento: penso che bilanciare bulimia e relazione sia 1) uno sforzo titanico e 2) uno sforzo destinato a fallire, e anche qualora la relazione durasse sarebbe comunque incompleta o malsana. Come illustrato nel seguente diagrammino da me brillantemente ideato nonché vissuto in prima persona. 1. Incontro dell’uomo – ed inizio dei seguenti problemi:

  • appuntamenti in cui è prevista la consumazione di cibo
  • appuntamenti a cui non si può costantemente tirare pacco
  • presenza, in generale, di una persona che vuole fare programmi con te
  • presenza, in generale, di una persona che si preoccupa per te
  • sesso, e presenza di una persona che ti giudica fisicamente

2. Breve periodo in cui si può continuare a dire balle -> seguito da MOMENTO X, definito come: momento in cui bisogna decidere se dire al tizio “Caro, sono bulimica”. Da qui, il bivio

Ora, mi rendo conto che questo post incarna tutto il pessimismo possibile ed immaginabile, ma… Beh, a me piace chiamarlo realismo. Una persona che soffre di dca metterà sempre e comunque al primo posto la propria malattia. Non razionalmente, razionalmente può fare tutti gli sforzi immaginabili per far funzionare la relazione: ma arriva comunque il momento in cui era in programma una cena, e la bulimica avrà una crisi di panico e si chiuderà in casa. E’ un momento che arriverà infinite volte.

E non si tratta solo di questo. Per quanto io creda fermamente che sono le piccole cose a rovinare una relazione, si presenteranno anche problemi maggiori. Primo fra tutti, il fatto che se un dca è un peso per chi ne soffre, lo è molto di più per chi circonda quella persona. E la maggior parte delle persone, giustamente, non si fanno carico di una cosa del genere molto volentieri.

Quindi, c’è da lasciar perdere? Da chiudersi in casa, in convento, rinunciare a qualsiasi relazione sentimentale? Beh, su queste cose la mia filosofia è un po’ quella del vivere al momento. Se incontro un uomo splendido, anche se so che la cosa sarà uno sforzo titanico e alla fine probabilmente fallirà, penso che la cosa migliore sia comunque godersela finché dura piuttosto che rinunciarvi continuamente. Che un poco di felicità ne vale la pena, vale lo sforzo e vale la sofferenza che magari segue. E’ un po’ il modo per evitare che la bulimia si inghiotta proprio tutta tutta la vita.

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31 thoughts on “L’amore e i disturbi alimentari

  1. Non prendere questo mio commento come un volerti dare contro, perchè non è in alcun modo quello che voglio: però ho vissuto un’esperienza significativamente diversa, e dunque vorrei riportare il mio punto di vista, consapevole che non è generalizzabile, ma è comunque la mia personale esperienza, per quel poco che può avere come valenza.

    Ho un ragazzo dal 2009, stiamo ancora insieme, e progettiamo di andare a convivere quanto riusciremo entrambi a trovare lavoro (purtroppo la situazione dell’Italia odierna non aiuta per niente, sob sigh). Quando l’ho conosciuto ero già fuori dal periodo peggiore della bulimia, ma certo stavo comunque peggio rispetto ad oggi. Non voglio annoiarti, fatto sta che il fatto che io avessi un dca è saltato duori, ho cercato di spiegare, non penso abbia propriamente capito (come non penso propriamente capisca chiunque non lo viva sulla propria pelle) però per lo meno si è sforzato di starmi a sentire e di starmi vicino. Parallelamente, ho continuato a fare psicoterapia e ad andare da una nutrizionista (cose che sto facendo tutt’ora) e a lavorare sulle mie problematiche. Lui mi è sempre stato vicino in maniera molto discreta, senza farmi sentire particolari pressioni, ma dicendomi chiaramente che quando avessi avuto bisogno di lui anche solo per parlare, lui ci sarebbe stato. Chiaramente, più i sintomi si sono diradati, più anche per me è stato migliore e più agevole gestire la relazione; quindi sono d’accordo sul fatto che più il dca si allontana più facile è gestire una relazione, però in fin dei conti noi l’abbiamo gestita anche quando il dca era più presente, e siamo andanti avanti uniti. Immagino che per una persona in pieno dca sia difficile stare con qualcuno (io quand’ero nel pieno della bulimia neanche mi passava per la testa di poter stare con qualcuno, ero troppo concentrata sul dca perchè ci fosse spazio per qualcos’altro), però se entrambi lo si vuole c’è spazio di manovra, la mia relazione ne è dimostrazione concreta. Il mio ragazzo non è un santo nè il principe azzurro, è semplicemente una persona in gamba che mi vuole bene per quella che sono, e che ha deciso perciò di stare con me aldilà della bulimia. Io del resto seguo il mio percorso terapeutico, e spro di poter stare sempre meglio: sia io che il mio ragazzo siamo perfettamente consapevoli che non guarirò mai del tutto, e che comunque non sarà certo lui a farmi guarire, ma sarò solo io che continuando il mio percorso in terapia potrò eventualmente stare meglio, e che comunque dipenderà solo ed esclusivamente da me. Ma noi due progettiamo una vita insieme, progettiamo di costruire una famiglia, e dopo tutte le cose che la bulimia mi ha fatto perdere, adesso non riuscirà ad impedirmi di realizzare tutto questo.

    • Ahhh io speravo tanto che qualcuno mi rispondesse in questo modo! Io ovviamente generalizzo tantissimo nei post, e so che ognuno vive le cose a modo proprio e che ci sono molte varianti. Quella che ho descritto è l’esperienza mia e che ho visto vivere alle persone intorno a me.
      Se ci sono persone a questo mondo che riescono ad accettare una persona con dca, beh, presentatemene una ve prego.

      • Ok, ciao a tutti e a tutte, ho fatto “coming out” coi miei e col mio compagno giusto 10 giorni fa.
        Io soffro di binge eating bulimia e disturbo dismorfico, quindi, con ordine: mi abbuffo compulsivamente, se non posso vomitare sbrocco e inoltre mi vedo molto più grassa di quello che in realtà sono.
        Ah, sono binge anche con l’alcol (quindi non lo reggo più, la mia specialità è abbuffata-vomito-alcol=ubriaca), uso cibo e alcol per riempire un vuoto che son riuscita a tenere quasi a bada fino a tre anni fa, quando ho perso il lavoro e non lo ho più trovato (sono la tipica laureata in italia che “sei troppo qualificata, non possiamo sottopagarti”).
        Dunque, quattro anni fa ho conosciuto questo ragazzo, all’inizio è stato stupendo, vomitavo di rado, la relazione si è consolidata. Ho avuto poi ricadute, lui mi ha chiesto se vomitassi, io negavo l’evidenza, lui sapeva benissimo che lo facevo ma io negavo, gli mentivo, era la malattia a parlare.
        Quando glielo ho confessato si è offeso e mi ha detto “se vomiti ancora ti lascio”.
        Io ho ovviamente vomitato e lui non mi ha lasciato, ma ha decretato che “per tre anni e mezzo mi hai mentito, quando ti ho conosciuta eri già bulimica, e non ne eri affatto uscita”
        Certo: per giustificare sporadici episodi gli avevo detto: ho un passato da bulimica ma ora sto meglio, e lui ha travisato tali parole come un “sono guarita completamente trallallà”.
        Gli ho spiegato che quel coming out è stata la miglior cosa fatta in questi 32 anni di vita (si, sono bulimica oltre i 30), che gli stavo chiedendo comprensione e aiuto, ma ho dovuto fare un grosso sforzo per non mandarlo a quel paese quando ha detto “smetti di vomitare e punto”, ho dovuto spiegargli che la malattia è nella mente, non è il corpo, il corpo è la vittima.
        Ho smesso di fumare a luglio e da allora è stato un delirio puro.
        Ovviamente ho sostituito le sigarette col cibo, ma i primi tempi ho sofferto relativamente poco (ingrassando 7 kg, superando dopo ben 8 anni i 50 kg, e anche quello ha contribuito). Poi, tornata dall’america (2 settimane in giro con lui), sono impazzita del tutto (fine agosto).
        I miei disturbi tutti insieme sono il risultato di un malessere dato dall’esser stata una bambina e un’adolescente cicciottella, quindi presa in giro e che nel crescere sono tramutati in senso di inadeguatezza assurdo, tanto che attualmente nemmeno guido la macchina perché non ne sono capace, o meglio ne sono capace ma ho la fobia. Senza alcun motivo. I miei genitori sono stati troppo protettivi con me ed il mondo mi ha trovata impreparata e fragile.
        Chi parla di genetica ha ragione, mia madre soffriva di binge eating quando ancora non era mainstream (mi concedo persino ironia).
        Dalla fine di agosto ad ora son arrivata a vomitare anche sei volte in un giorno. La notte mi svegliavo per abbuffarmi di tutto di più e poi sboccare in allegria. Nell’ultima settimana sono riuscita BEN 3 giorni (non di fila) a non vomitare. Oggi è lunedì, non ho vomitato, evviva.
        La terapia mi servirà per smontare questo castello di carte tremendo, cui si aggiunge una profonda depressione dovuta alla mancanza di un impiego, che mi causa una costante sensazione di inutilità, e al primo pensiero di suicidio mi sono ribellata.
        Scusami il papiello, in principio volevo solo dire che in tutto questo lui adesso se ne va un mese in america per lavoro e io ho tutte le intenzioni, quando torna, di fargli trovare una persona più serena.
        Mi ha chiesto di sposarlo, ha parlato di figli e di una vita insieme, lo ha ribadito anche ora che ha CAPITO di cosa soffro, pure se lo spaventa.
        Io sono terrorizzata dal fatto che mi lasci perché sono insicura e mi odio, non mi sento alla sua altezza e bla bla. E’ la malattia che parla, ancora: paranoia ossessivo compulsiva

        Ma ora mi faccio curare e mi curo, me lo merito e se lo merita anche quel povero santo.
        Mi piace il tuo blog, tantissimo.
        Mi aiuterà

        Grazie!

  2. il problema di relazioni e bulimia è, secondo me, che una bulimica di fondo è un egoista, volendo o non volendo metterà sempre in cima alla lista la sua malattia. Questo mi fa dubitare di quanto possa essere reale quel sentimento e se non sia solamente un film autoprodotto, un’ancora di salvataggio…Nella mia relazione mi capita di sentire di star usando l’altro(che mi vuole bene forse mia ama,mi ascolta,cerca di supportarmi e sopportarmi) per sentirmi meno sola… Uff è difficile vivere i rapporti
    ps ti seguo da un pò e oggi mi è venuta voglia di commentare..

    • Perfettamente d’accordo. I dca sono egocentrici. Io mi sento una persona di merda perché me ne frega di più di quante calorie ho ingerito che delle persone intorno a me. C’è poco da raccontarsela. Se mi devo abbuffare, non c’è amicizia che tenga, e nemmeno una relazione. Quindi sì, d’accordo.

  3. La mia testimonianza….
    Io sono bulimica da 21 anni..… sono sposata da 6 anni e felice di esserlo…(e lui anche)!
    Quando ci siamo conosciuti, oltre 7 anni fa, avevo superato la fase peggiore della mia malattia. Ma dopo 21 anni posso dichiarare, purtroppo, che il cibo nella mia testa rimane l’aspetto dal quale valuto e vivo la mia vita e tutto quello che mi succede (e così la forma del mio corpo). Le crisi sono meno violente… ma le ossessioni e le manie rimangono, solo che alla fine, come tu stessa dicevi qualche giorno fa, subentra la conoscenza di quello che sta per succedere, la prevedibilità.
    Detto ciò…vivere con una persona si può fare, anche se la vita è complicata, e lo è quasi tutti i giorni. E’ un continuo equilibrio tra la malattia e la vita “normale”, equilibrio tra le mie idee fisse da un lato e l’elasticità di appuntamenti, cene, convivialità e vita in comune. Alla lunga sono diventata più tollerante nei miei confronti, ma ci sono ancora i giorni (…le settimane…i mesi…) in cui non trovo pace; le sere in cui lui torna a casa pregustando una bella cenetta casalinga insieme, ed io lo deludo perché magari ho già mangiato per conto mio (male, e troppo), e la cosa che più mi addolora è la sua solitudine perché sarebbe stato tutto più bello insieme. E vorrei essermi fermata in tempo. Vorrei essermi ricordata di lui e di noi.
    Ci sono le vacanze….in cui lui pregusta il viaggio…ed io dentro di me sono spaventata per tutti quei giorni lontana dai miei punti fermi (spaventata anche dal rientro a casa, quando nella testa mi scoppia sempre qualcosa per essermi “controllata” per tanti giorni, per esser stata sottoposta a tanti stress decisionali….), ma non dico niente perché non capirebbe.
    Ma evidentemente tra una caduta e l’altra, una litigata e l’altra, si cresce, si va avanti e qualcosa cambia senza che nemmeno ce ne accorgiamo. E non siamo più nello stesso punto di prima, ma poco alla volta siamo andati avanti e siamo diventati un po’ più grandi.
    Ci vuole l’alchimia giusta. Ci vuole una persona che ti ami davvero, e soprattutto che sia forte, forte abbastanza da reggere stabilmente la barca mentre tu ti arrabatti, cadi, cresci, cambi. E’ lungo. Ma io posso testimoniare che è possibile. E spero che il sapere che questa possibilità c’è, sia di aiuto a qualcuno nei momenti più bui.

    • Apprezzo moltissimo questa testimonianza. Grazie per la tua onestà – in un certo senso mi da speranza, ma in maniera realistica, senza creare una favola a cui poi non riesco davvero a credere. Immagino che sia difficilissimo, e forse è anche per quello che una parte di me preferisce semplicemente rinunciare ad una relazione, a qualsiasi relazione, e credo di non essere l’unica. Ma forse alla fine ne varrebbe comunque la pena.

      • Ne vale sempre la pena 🙂 ! Ci sono volte in cui vorresti lasciargli credere che tutto è superato, e sono i momenti in cui, senza volerlo, “utilizzerà” il tuo disturbo contro di te per dimostrare che se oggi sei strana è perché “hai mangiato male”. E magari tu sei arrabbiata per altro…. o magari invece ha ragione lui, ma tu avresti preferito non essere così leggibile ed esposta….non so se rendo.
        Ma la verità è che non si può fare diversamente. Perché il disturbo è la tua vita (a volte più a vote meno), perché il disturbo rende il nostro carattere, le nostre chiusure, il nostro essere lunatiche, i nostri alti e bassi…rende tutto altrimenti incomprensibile!
        Ma il rapporto si rafforza…e tu cresci. Io non penso che sarei qui, ora, comunque di anno in anno sempre più fuori, se non fosse stato per mio marito, per tutte le volte che abbiamo discusso nel desiderio di andare avanti, imparare, cambiare e uscirne. Non è facile…ma paradossalmente è un modo per venirne fuori.

  4. Io son qua per avvalorare, ahimè, in pieno la tua tesi. Superati gli ‘enta, due relazioni lunghe finite male ESCLUSIVAMENTE per la bulimia. Col primo decisi di tacere, negare sempre negare, ero inesperta e credevo che questo potesse salvarmi dal farlo fuggire. Al contrario, lui non capiva certi comportamenti strani, sbalzi d’umore, assenze ingiustificate e il non essere costante come persona. Col secondo cambio strategia, scelgo la strada della confessione, voglio essere me stessa, sorretta e gli chiedo quasi d’abituarsi alla bulimia (vedi post sotto), di partecipare ai programmi della mia esistenza in bilico. All’inizio è un santo, come giustamente evidenzi nello schema, poi molla, stanco di una donna accanto non affidabile, distrutto dal non poter evitare di programmare qualsiasi cena/serata/gita al mare o da amici. La cosa che meno sopportava era il mio fuggire ad ogni contatto (anche fisico…) dopo le abbuffate improvvise, ero sempre la stessa per lui, per me ero un “mostro”.
    Ora sto cercando di guarire perché mi sono convinta che nessun uomo accetterà mai la mia bulimia, ho assistito incredula a storie di tradimenti perdonati ma nessuno (parenti, compagni) pare perdonarti questo disturbo. Sfiduciata.

  5. Io credo questo valga per ogni tipo di relazione che ha una persona con un disturbo alimentare… Tu in questo post parli soprattutto di un compagno, ma anche un amico si comporta allo stesso modo..io purtroppo o per fortuna non ho ancora avuto una relazione seria con un ragazzo sono ancora abbastanza giovane diciamo ahah e per ora mi stufo o si stufa di me o trovo il modo per farlo scappare ahah e si… Diciamo che questo lo attuo proprio per nascondermi e stare in pace con il DCA…tuttavia ho avuto esperienze di amicizia…chissà perché tutti vogliono uscire all’improvviso e io non posso non voglio o non me la sento…allora via con le prese per il culo, le scuse, i rinvii, le porte sbattute in faccia ad ogni invito a pranzo cena aperitivo etc…e così porte sbattute in faccia a persone che potevano essere amici veri per chiudersi a chiave dentro al DCA… Perché se non parli si stuferanno di te o ti considerano una che se la tira, e se parli si stuferanno comunque delle tue paranoie prima o poi… Bé non dico succeda sempre così ma per ora a me questo è capitato

    • Stessa cosa qui, e sinceramente capisco benissimo le persone che mi hanno abbandonata. Personalmente non credo di potermi aspettare che chi mi circonda voglia aver a che fare con il mio dca. Se io potessi scegliere non vorrei avere a che fare con il mio dca.

      • Già la penso uguale…non ho mai pensato fossero stronzi o meglio…da egoista si certo che l’ho pensato ma cavoli chi non scapperebbe il più lontano possibile da un DCA??!

        • Vero, vale anche per gli amici. Fortunatamente, almeno in questo, sfoltendo sfoltendo, sono stata più fortunata. C’è chi ha capito, mi ha sorretta, e accettata per quella che sono, non chiedendo spiegazioni, date le circostanze, se mancavo ad una cena o ad una gita. Ovviamente rarità, anime preziose che di me sanno tutto. Tre, su mille che sono scappati.
          Io da egoista non capisco quanto possa fare la differenza, su tanti del gruppo, la mia assenza o presenza ad un determinato “evento”, eppure influisce sul giudizio che hanno di me. Ah, quanto è vera la frase ” ..se non parli si stuferanno di te o ti considerano una che se la tira, e se parli si stuferanno comunque delle tue paranoie prima o poi”.

  6. Non sto a perder tempo con gran presentazioni ma l argomento di discussione è un mio cruccio insormontabile..credo di far parte di quelle persone che consideri inesistenti..e ke dopo un anno di tira e molla prendi e scappa..zero spiegazioni.. amore e odio. .non è ancora scappato..e solo ora ho avuto le spiegazioni tanto sperate e attese.. non ho mai chiesto nulla o insistito..ho imparato ad esserci quando voleva e lasciarle i suoi spazi qnd lo necessitava.. ho imparato a non prendermela se mi tira il pacco all ultimo xk so ke nn è xk non vuole vedermi.. ho aspettato e perdonato lasciando sempre la porta aperta.. auto dandomi cm unica motivazione ke ci fosse un malessere serio sotto.. ora ke mi è stata data la possibilità di capire mi sto divorando i tuoi post.. ma una cosa non mi è chiara ancora.. xk secondo te e molte altre è così impossibile che una persona possa accettarvi così come siete senza bisogno di tante spiegazioni.. (sono io un pazzo? ) pur di averla accanto a me lo farei.. io nn voglio assolutamente sminuire la cosa.. sia mai! Ma in finale.. fanculo le cene.. gli aperitivi.. fanculo le gite.. fanculo i pasti insieme.. posso fare a.meno di tutto questo.. poi forse sarò cinico o insensibile (anke se nn credo).. ma ora ke so qual è il problema.. se vuole andare a vomitare non mi scandalizzerei…la lascerei fare xk so ke nn potrei fare nulla.. ma capisco ke il problema resta la vergogna.. ma cm farle capire ke non deve vergognarsi con me? Ke sono disposto a tutto pur di averla a fianco?

    • Già, sono convinta e continuo ad essere convinta che tu non esista.
      Il motivo per cui non crediamo che una persona possa accettarci, come dici tu, è che il disturbo alimentare rende la vita impossibile, e io dubito che qualcuno voglia prendersi quel fardello. Nel lungo termine, soprattutto. Non si tratta solo di lasciar andare a vomitare. Si tratta di scomparire per giorni, avere problemi a qualsiasi pranzo o cena, o saltarli del tutto, problemi in camera da letto, problemi in vacanza, umore a puttane.
      Ora, se tu sei disposto ad accettare tutto questo, beh, tanto di cappello. Ma ti renderai conto che è un po’ difficile crederlo, anche per questa ragazza.

  7. Ho scoperto il tuo blog solo in questi giorni, orribili, di ricaduta.
    Ho 23 anni, soffro di disturbi alimentari praticamente da sempre. Avevo 6 anni la prima volta che ho vomitato.
    Non ho mai avuto una relazione, più che altro ho sempre rifiutato di averne una più o meno consciamente. Da adolescente a frenarmi era l’idea che l’altro non capisse il mio problema, che potesse deridermi, prendermi per pazza, e io a quel punto non avrei potuto difendermi perché aveva ragione. Il mio alibi era: devo trovare la persona giusta ma non esiste, ergo il problema non sono io ma gli altri. Oggi, so che la persona giusta esiste ma non la merito, o meglio, la mia malattia non la merita.
    Non accetto che qualcuno possa soffrire per colpa mia, perché è quello che succederà. Che diritto ho di prendere la vita altrui e riempirla con le mie bugie, i miei sensi di colpa, le mie fobie?
    Il punto non è quanto tempo impiegherà quella persona a stancarsi, il punto è che non è giusto sottoporla a tutto ciò anche solo per un istante.

    • Ciao Emilia, è esattamente quello che penso io. Non ho il diritto di fare questo a qualcun altro.
      D’altro canto una persona amata potrebbe essere d’aiuto nella guarigione. E l’isolarsi per non fare del male agli altri è anche una condanna a continuare a fare del male a se stessi.
      Forse una relazione è chiedere davvero troppo; ma ho cominciato ultimamente a fidarmi della tolleranza degli amici che mi stanno attorno. Se non sopportano più il mio disturbo, beh, sono liberi di abbandonarmi. Ma io ho anche il diritto di essere chi sono, anche con il mio disturbo alimentare, e se non gli vado bene pazienza.
      Ma l’amore è un’altra cosa. Forse se cominciassi a stare un po’ meglio. La bulimia mi segnerà per sempre; ma credo che con il segno qualcuno potrebbe conviverci, amarmi lo stesso, mentre con la malattia nel suo peggiore stato no.

      • Le mia amiche sono delle sante. Sanno per grandi linee. Si sforzano di capire e non insistono. Per motivi di lavoro e studio non viviamo nella stessa città, nemmeno nella stessa regione, e anche se mi mancano moltissimo per me è un sollievo. Quanto tornano a casa per le vacanze, vorrei esplodere di gioia ma allo stesso tempo mi sento in gabbia. Riesco a trascorrere con loro solo qualche ora, poi mi sento soffocare. Sono molto fortunata ma capisco quanto possa essere estenuante starmi dietro. Ripeto sempre loro che quando si stancheranno, io capirò, senza nessun rancore. Anzi mi stupisco del fatto che possano ancora volere la mia compagnia e le ringrazio sempre ma mai abbastanza.
        Però come dici tu, l’amore é un’altra cosa. Dovrei chiedergli di accontentarsi del mio amore a giorni alterni. Lo escluderei per gran parte del tempo. Anche se fosse talmente folle da accettare questa situazione, non avremmo prospettive. Non potremmo fare progetti. Gli farei promesse che con molta probabilità non manterrei. Finirei per ferirlo.

  8. Se mai scriverò una mia autobiografia, “L’amore e i disturbi alimentari” sarebbe senza dubbio il titolo.
    L’incipit della mia bulimia è stato a 13 anni, quando ho perso un mio grande amico. Il giorno che se n’è andato via è morto qualcosa in me. E le dita mi sono entrate in gola.
    Lì per lì l’ho gestita. Qualche mese e se ne andò.
    Un anno e mezzo dopo è tornata a farmi visita, insieme al mio ragazzo del tempo che aveva ben deciso di mettersi a dieta pensando che mi sarebbe piaciuto di più (no, i 18enni non sono geni, a quanto pare). E lì boooom! Nella mia testa è stato un big bang di ” oddio ma vorrà dire che nemmeno io vado bene? sono un po’ grassa è vero, ma gli farò così schifo?” …e così le dita tornarono in gola, e la faccia sul cesso. Yeah.
    Incredibile ma vero, a 14 anni ero tosta, l’ho sconfitta.
    Due anni dopo è tornata, e non se n’è più andata via. Il 17 marzo festeggeremo i 7 anni senza pause.
    All’inizio era una vera bomba. Chili su chili che sparivano, e mi sentivo così figa, ma non bastava mai. Tutti mi dicevano che sembravo triste, che ero scostante. Credevo fossero invidiosi (di cosa poi?). Mi sentivo sulla vetta del mondo.
    Pian piano ho capito, non ero felice. Non ero più nulla, in realtà. Così ho detto basta. Basta a vomitare ogni pranzo, basta allenarsi 4 ore ogni giorno.
    L’amore non esisteva più. Ero carina, ma intrattabile. Soprattutto non volevo nessuno. Invece man mano che allentavo con la bulimia ( vomitare solo 4 volte a settimana mi faceva sentire guarita) tutto andava meglio, e mi sono innamorata. Ovviamente non volevo fare coming out, per 5 anni non l’ho fatto mai con nessuno. La mia scostanza si faceva notare nonostante andasse meglio, e litigavamo. E ci lasciavamo. Ovviamente per la mia mente la ragione non era che io fossi una testa di cazzo egoista che non voleva andare a cena il sabato sera. Per la mia mente tra noi andava male perchè non ero abbastanza bella. Quando durante una pausa andò con un’altra (che avrà pesato tra i 7 e i 10 kg più di me) nella mia testa lei era la più bella del mondo, per me lei aveva un fisico stupendo. E riecco la bulimia più forte che mai, ariciao cara!
    Dopo interminabili tira e molla, avanti un altro. Nuovo ragazzo nuova storia. Questo qua era un figo, un fisico da modello. “Inadeguatezza vieni a me!”
    Fortunatamente ( o forse no) questo capì tutto, Al momento X dopo un po’ di reticenza iniziale, confessai.
    La prima reazione fu di lasciarmi, la seconda di provare a salvarmi. Patetiche entrambe, ma almeno non vomitai per 105 giorni ( e non succedeva dalle medie). Ovviamente non era il principe azzurro. Parlare sempre del mio problema mi distruggeva, ma suppongo lui avesse un piacere morboso nel vedermi piangere.
    A tutto c’è un limite in ogni caso. Conobbi un’altro. Troppo bello per me, il classico bellone alternativo. E invece il bellone aveva gusti comuni, e gli sono piaciuta. Fuori il vecchio dentro il nuovo. Ed è stato il mio grande amore. In due settimane, non so come, senza parlare, ha capto tutto, Ha capito me, Quello che passavo, come stavo. Non so come abbia fatto, secondo lui l’osservazione dei comportamenti che tentavo di nascondere era più che sufficiente. Ha anche capito come starmi vicino, come aiutarmi senza pressarmi, senza parlare, senza farmi parlare. Perfetto no? NO. Cioè lui si, ma la bulimia non era d’accordo. E giù a fare la matta, l’insicura, a diventare miss gelosia. Ero insopportabile, Tutta digiuni e km di corsa. Dopo anni avevo di nuovo un fisico che amavo. Ma lui non amava più me. Nel momento meno opportuno , come se avesse capito che stava per essere sconfitta, la bulimia ha attaccato, mi ha reso un mostro. Una gelosa, egoista, bugiarda, irascibile bastarda. A cui entrava la 24 di jeans, ma comunque una bastarda. La storia è finita, i chili tornati, la depressione riapparsa. Ho buttato la cosa migliore della mia vita per due dita in gola. E’ passato del tempo. Mi sento orrenda. Distruggo ogni storia prima di arrivare a dare spiegazioni. Mi sto accorgendo che l’amore in me sta nascendo, ma lo allontano grazie a un misto di insicurezza fisica, emotiva, e paura che lei torni e ci distrugga.
    Sono sicura che esistano amori che sopravvivono alla bulimia, ma non per me, non ora, non ancora.

    Scusa il monologo interminabile!
    Era un po’ che non ti leggevo. Quando non leggo certi blog significa che sto meglio, leggerti comunque è sempre bello, ciao!

    • (Quando non scrivo certi blog significa che sto meglio, o molto peggio, ma generalmente meglio 🙂
      Grazie davvero per il commento.
      Io nella mia storia non vedo una correlazione così forte tra bulimia e relazioni sentimentali. Cioè, l’unica correlazione era che appena le relazioni si mettevano fra me e la bulimia, allora le troncavo. Non ho mai ‘reagito bulimicamente’ a una storia finita o iniziata, gli uomini hanno sempre giocato poco con la mia autostima. L’idea di fondo è sempre che se stessi bene avrei uomini a stuoli, così quando in ogni fase non-depressa della mia vita non faccio tanta fatica a trovarmi uno. Però è anche vero che il problema mio di fondo rimane che nel mio ‘trovarmi uomini’ l’amore non è molto incluso.
      Credo anche io ci siano amori che sopravvivano alla bulimia. Ma io come bulimica non vorrei avere uno di quegli amori. Per due ragioni: uno, non riuscirei a gestirlo, troppe richieste, troppe responsabilità, troppe maschere da indossare; due, non sarebbe giusto scaricare su qualcun altro questa malattia. Amici, sì, ognuno merita degli amici, anche i malati di mente; una persona singola che va a considerarsi la mia metà, no. Però è la mia opinione, niente più.

      • Forse se l’altra persona consapevolmente decide di starci accanto, magari non è così ingiusto tenersela accanto. Secondo me però il problema è proprio la consapevolezza. L’uomo X può ascoltare i nostri racconti, leggersi libri, parlare con qualcuno…eppure non penso avrà mai davvero la comprensione razionale di ciò che succede nella nostra mente. Quindi probabilmente sì, non è giusto stare con qualcuno sapendo che il povero malcapitato per forza di cose non ha i mezzi per capire del tutto la situazione. La verità è che non lo so, cambio idea spesso, ma per fortuna non perdo la speranza che un giorno la mia testa mi darà tregua almeno un po’, giusto il necessario per trovare l’amore che resista a tutto questo. Ma magari è un’illusione.
        ( penso che emerga la mia confusione e le giornate di merda passate, dopo tutto sono tornata qui a leggere!)

  9. Sembrerà strano ma credo che una persona coinvolta in una relazione con una bulimica possa tacitamente accettare e quasi incoraggiare la bulimia per vari motivi. Per evitare lo scontro. Perché alla fine la bulimia è una dipendenza quindi mantiene una persona in uno stato appunto di dipendenza e bisogno e insicurezza in cui il partner (‘mazza che brutta parola) è un’ancora di salvezza (che la bulimica non lascerebbe mai) nonché un santo,un eroe,l’unico che sopporta. è una posizione che ha anche dei vantaggi.
    Mi sembra chiaro che non ci si innamora di una persona per quanto è buona e brava quindi uno può innamorarsi di una bulimica e fare di tutto per tenerla con sé.
    Sto semplificando, non è che le intenzioni siano necessariamente così definite e consapevoli e che non siano mischiate a sentimenti contraddittori, ma può esserci anche questo.

  10. Pingback: Il Caos di una Vita con la Bulimia | Trappola per Topi

  11. Ciao se possibile vorrei chiedere alcune cose per capire meglio.
    Ho delle perplessità riguardo l’articolo nel senso che alcune cose che dici non mi corrispondo a quello che hovissuto. mi spiego un po meglio:
    La mia ex ragazza (mi ha lasciato lei) si è dichiarata con me di essere bulimica (non poteva non dirmi del DCA, era comunque una persona che conoscevo da tanti anni e negli ultimi anni era dimagrita in maniera sconvolgente). Quello che non capisco leggendo l’articolo è: lei mangia tranquillamente in pubblico, fa delle abbuffate, ma non sembra che farlo in pubblico gli crei molti problemi. Oppure, va tranquillamente al mare si mostra in costume senza problemi. O ancora, è sempre molto puntuale e rispetta orari e appuntamenti.
    Quindi mi chiedo, in base a quanto dici tu, è semplicemente un caso lieve di bulimia, oppure ha un altro DCA non catalogabile come bulimia? Eppure ti assicuro che è abbastanza alta è decisamente sottopeso in maniera visibile e mangia a dismisura, beve e fuma, senza fare alcuno sport. in più essendo stato io il suo ragazzo per alcuni mesi non vè dubbio che vomitasse perche a volte la sentivo o ne vedevo i resti in bagno. Ovviamente non so quante volte lo fa al giorno ma visto quanto mangia e quanto è magra sicuramente parecchie. Eppure in tutto ciò non ho mai trovato nessuna conseguenza di quelle che dici tu se non una forte instabilità emotiva e razionale (ma quello credo sia dovuto al fatto che tra le altre è stata diagnosticata borderline).
    Spero di avere deichiarimenti.
    ti ringrazio per il tuo blog dove ho trovato numerosi spunti di riflessione e comprensione del problema.
    Grazie
    Gio

    • Ciao, i disturbi alimentari hanno sintomatologie molto diverse da persona a persona, e ammetto che le mie spesso sono generalizzazioni. Non voglio avanzare un’ipotesi riguardo alle condizioni della tua ex, la mia esperienza dice che la bulimia con il tempo tende a rovinarti vari aspetti della vita, incluso l’amore, e non é più solo un vomitare quando hai mangiato troppo. Le abbuffate in pubblico, però, sono strane, visto che sta proprio bella definizione di abbuffata di essere fatta in segreto e causa di vergogna.

      • Ciao, Grazie mille per la risposta. Esatto è proprio questo ultimo aspetto che non capisco. Nel senso forse intendo male io il termine abbuffata. Diciamo che come lo vedevo fare a lei era che ad esempio in pizzeria era: antipasto, pizza, patatine, fritto misto e 3 birre e magari dopo cena ci andavamo a bere una cosa al pub e si faceva portare altre patatine. a mio giudizio un pasto non normale per una che è a vista evidentemente sotto peso. Intendo dire che se si tenesse tutto quello che mangia a quest’ora sarebbe 80 kg invece è intorno ai 40 per 1,70 di altezza. Eppure appunto non aveva nessun problema a fare cene, anzi spesso era lei ad organizzarle tra amici e colleghi. Potrebbe non essere bulimia ma un altro DCA?
        grazie

        • Non credo sia necessario aggrapparsi ad una definizione, i dca tendono a sconfinare l’uno nell’altro. Certo é che vomitare é una pratica che mette molto a rischio la salute, quindi sarebbe il caso di farsi aiutare a smettere. Però più di così non saprei dirti.

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