Perché a volte scompaio per mesi

Perché parlare dei DCA è noioso, a meno che tu non abbia fame.

Inutile girarci troppo intorno. I disturbi alimentari sono una malattia patetica. Posso scriverci tutti i post che voglio, analizzarli da mille punti di vista e prospettive diverse, ma gira che ti gira nella realtà la menata è sempre quella: non mangiare, mangiare, vomitare.

Il fatto che sia riuscita a scrivere quasi un centinaio di post dimostra solo che io sono ossessionata, e che siete ossessionate voi che li leggete, non che i disturbi alimentari siano un argomento interessante. Ripeto: non mangiare, mangiare, vomitare. Tutto il resto è solo ed esclusivamente nei nostri cervelli.

Chiaramente scrivere questo centinaio di post non mi ha aiutato a guarire. Che mi abbia aiutato a capire meglio il mio problema? Forse, boh, tanto quanto una di quelle sedute di terapia investigativa da cui esci piangendo e poi decidi di non presentarti più al follow-up di terapia comportamentale. Capire non aiuta a guarire, è solo un po’ di ginnastica mentale all’interno della propria psiche.

Quindi ecco, sono scomparsa per mesi perché ero un tantino frustrata con questo meccanismo. Poi voi mi scrivete che i miei post vi aiutano, che vi fa sentire meglio sapere che c’è qualcuno che la vede come voi, etcetera etcetera. Io un po’ ci credo e un po’ no. Anche io ho letto migliaia di altri blog sui dca, e sinceramente vedermi riflessa in quegli articoli non mi ha mai fatto stare un granché meglio. Mi faceva sentire parte di una comunità, certo, ma non è poi una gran figata sentirsi parte di una comunità di cui si preferirebbe non sapere neanche il nome.

La realtà è che siamo tutti completamente soli nel nostro disturbo alimentare.  Prendiamo ad esempio la comunità di questo blog: voi non conoscete me, io non conosco voi, e anche se decidete di raccontarmi la vostra storia io saprò sempre e solo la vostra versione dei fatti e non vedrò mai che persone siete o come vi comportate nella realtà. Voi leggete quello che volete, lo interpretate come vi pare, e i commenti consentono solo uno scambio parziale e rallentato d’idee. La sensazione di essere meno soli non è altro che un’illusione.

Poi, beh, ho cambiato idea.

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18 thoughts on “Perché a volte scompaio per mesi

  1. Leggo il tuo blog ormai da parecchi mesi e ciò che ho sempre maggiormente apprezzato è la sincerità con cui ti esponi. Condivido moltissime (se non la totalità) delle tue opinioni in merito ai DCA, e sì, anche questa volta concordo con il tuo pensiero. Tuttavia è vero che spesso mi sono anche trovata in una condizione diametralmente opposta, in cui la mia percezione della malattia era vista quasi come imbarazzante da altre pazienti con cui avrei teoricamente dovuto dividere questo fardello (mi riferisco soprattutto ad un periodo di ricovero particolarmente intenso e disastroso). Quindi sebbene ci sia assolutamente del vero nelle tue parole, io ti ringrazio: perché nella nostra (anzi, mia, per tornare a quanto dicevi) solitudine, sapere di non essere “unica” è comunque un “contatto”. 😉

    P.S. Piacere di conoscerti 🙂

    • Piacere mio!

      Si’, in effetti l’idea alla base di tutto questo era un po’ vedere se qualcuno la pensava come me, visto che a me sembrava quasi di pensarla diversamente da tutti quelli che mi parlavano di dca.

      E in quel senso, questo blog ha funzionato.

  2. Io sono stanca ascolto il mio psicologo il mio psichiatra che mi dicono cose diverse. Il mio amore pensa che sia solo depressione. In fondo non vomito moriro’ un giorno forse colesterolo forse fegato spappolato.
    Eppure so che stanotte puliro’ il frigo la dispensa e la riserva in cantina .Bla bla voi parlate con gran paroloni pero perche alla fine ci si abbuffa uguale anche se con Q.i differente. Nn pubblicare questo cavolo di commento. Devi solo urlare

  3. Io, da brava bulimica egoista, non potrei rinunciare ad un blog che, finalmente, parla del mio disturbo in maniera vissuta, adulta, consapevole, cinica se necessario. Sono felice di leggerti perché quello che più patisco è il non essere compresa da nessuno. Se non racconto chi sono, non comprendono il mio essere diversa da un giorno all’altro, se mi metto a raccontare ogni dettaglio, non vengo capita ugualmente ” passerà (si, sono 12 anni!), sei in forma così (…), cosa ti può fare un biscotto!?, allora (nome a caso della tizia) che pesa 100 kg, che dovrebbe fare?” – il peggiore di tutti – ” quando avrai una vita vera, figli e marito, smetterai di pensare a queste cavolate” (come se non desiderassi, una vita vera e non subissi il rifiuto altrui!). Le stesse persone che hanno parole buone per qualsiasi altra forma di disturbo, errore, difetto che riescono a “capire”. Sei importante per me, non ti conosco ma ti percepisco.

    • Percepisco è un buon verbo.
      Forse l’isola di comprensione è un concetto che va effettivamente riconsiderato. L’isola in cui sì, ci sono altre persone che la pensano e la vivono come te, non sei l’unica, non sei stupida, e forse va bene un po’ accettare la propria realtà che molti altri intorno a noi considerano inaccettabile. Accettarla, che poi non vuol dire necessariamente perdere le speranze. Forse è lì che questo blog può inserirsi.

  4. ciao!!!
    ciò che hai scritto è tanto tanto vero. Mi ci sono trovata a riflettere esattamente su questo pensiero più volte. La conclusione è stata spesso..”Che palle”. Che palle essere ossessionata dal cibo. Che palle i pensieri ossessivi ” nn mangio, sono obesa, devo pesarmi”. Mi è capitato di sentire il suono della mia voce mentre frignavo in piena crisi contro il mio ragazzo. E mentre frignavo le parole che venivano fuori, frutto dei miei pensieri, mi sembravano un immensa cazzata. Non riesco bene a spiegare a parole, ma lo stato d’animo è stato di disgusto e sconforto perchè stò di merda e, contemporaneamente perchè mi sento una totale rincoglionita quando provo a condividere come mi sento.
    Ma come pretendere di essere capiti? Personalmente non capirei e troverei ridicola una persona ossessionata che so, dai germi. C’ è un film molto esplicativo di quella follia (“Bug”), a me ha fatto ridere, l’ho trovavo ridicolo.
    Ma quello aveva un altra forma di disturbo ossessivo compulsivo. Noi siamo uguali, cambia l’oggetto dell’ossessione.

    Che tristezza 😦
    Grazie di questo post. Sono assolutamente d’accordo!

    Sby

    • Già. C’è quella voce che dice che tristezza. Che patetica. Ma poi quelle patetiche sono altre voci che predominano nel mio, nostro cervello. E se del grande club delle bulimiche preferiremmo tutte non fare parte, beh, purtroppo ne facciamo parte. Pateticamente. Ma d’altra parte è il mondo in cui viviamo quotidianamente.
      Quindi tanto vale parlarne.

  5. Sono d’accordo sul fatto che scrivere (o, nel mio caso, leggere e commentare) blog che parlano di dca non aiuti a guarire, e sarebbe molto bello ed anche favolistico se le cose stessero in questo modo. Penso però che possa aiutare a guardare a questa malattia sotto un altro punto di vista, che è quello dell’altro che scrive, anzichè solo ed esclusivamente dal nostro proprio punto di vista che, essendo personale e soggettivo, è necessariamente autocentrato e dunque di parte. Inoltre gli altri possono scrivere quello che io mi nascondo, perchè mi fa male e dunque faccio fatica ad ammetterlo di fronte a me stessa, e a volte ci vuole proprio qualcuno di esterno che ci sbatta in faccia certe verità.

    In quanto al rompere l’isolamento, per questo per me i blog hanno funzionato molto: prima di scoprire questa realtà su internet non conoscevo nessuno nella mia vita quotidiana che condividesse i miei problemi di bulimia (nè conoscevo nessuno che avesse un qualsiasi dca), quindi mi sentivo un po’ la “scema del villaggio”, e comunque incompresa dalle persone che mi stavano vicino, che magari ce la mettevano anche tutta, ma si vedeva che proprio non ci arrivavano. Scoprire attraverso questi blog altre persone che vivevano quello che ho vissuto io, quello che tutt’ora vivo, mi ha dato la possibilità di parlarne più apertamente e di allentare così certi fardelli che mi protavo dentro e di cui non potevo parlare con nessuno che mi circondasse, perchè non avrebbero capito. Qui invece posso parlare senza timore di essere giudicata, e sapendo che chi mi legge comprende quello che sto dicendo, e magari ricevo anche delle risposte che mi aiutano a pensare. Tra l’altro, due ragazze che avevo conosciuto inizialmente solo online commentando i loro blog, poi abbiamo iniziato anche a scriverci via email, ed infine abbiamo avuto modo di incontrarci anche nella vita reale: abitano entrambe in tutt’altre regioni rispetto a dove abito io, quindi è ovvio che non possiamo frequentarci quotidianamente, però ci sentiamo telefonicamente, ci scriviamo, e quando possiamo ci vediamo anche; sono diventate due mie care amiche, e tutto questo grazie a qualche mio commento lasciato quasi per caso su blog che parlano di dca. Quindi anche e soprattutto per questo posso dire che ora grazie a questi blog mi sento meno sola!!!!!!!!!!!

    • Se devo essere onesta, so che questo suonera male, ma io non mi sento meno sola. Mi rendo conto che vedere he ci sono altre persone che stanno attraversando la stessa cosa é positivo, mi fa sentire meno pazza, ma non meno sola. Ma il fatto che ti sia entrata in cosí stretto contratto con persone conosciute sul blog é forse quello che manca a me

  6. Come un blog non può farti ammalare, non può neanche farti guarire, purtroppo… É vero tutto si riduce a “non mangiare, mangiare, vomitare” e mi chiedo anch’io quale sia tutto questo bisogno di parlarne di leggere blog di perdere altro tempo addosso al DCA oltre quello che già perdo nel “non mangiare, mangiare, vomitare” …. Il fatto é che i blog aiutano proprio a sentirsi meno soli , farà schifo da dire ma a volte penso ” e che cavolo almeno non sono l’unica idiota a vivere con queste paranoie e ossessioni del cazzo!” …. Quindi ti ringrazio e ringrazio gli altri blog come questo perché l’aiuto sta proprio nel sentirsi soli insieme anche se è na merda…… Poi certo siamo comunque tutte sole col nostro frigo il nostro cesso la nostra cyclette e la nostra bilancia

  7. Premesso che in concetto di “interessante” è a mio avviso quantomai relativo, sono d’accordo in parte con ciò che hai scritto.
    Sono ovviamente d’accordo in merito al fatto che nessun blog sia la magica medicina per guarire da un DCA (che bello, eh, se fosse veramente così…), e del resto non credo che nessuna scriva/legga blog che trattano di DCA credendo che così facendo gli si aprirà la mitica porta della guarigione (a meno che non sia una perfetta cretina, intendo…). Penso anch’io che possa servire come forma di ginnastica mentale, nonché come modalità d’introspezione, forse più sincera rispetto a quella indotta dalla psicoterapia, perché quando scrivi sul blog non hai di fronte alcuno psicoterapeuta a cui dover rendere conto.
    Capire può anche non permettere di guarire, però ti mette per lo meno su un piano di consapevolezza in cui hai la possibilità di scegliere. Poi si può comunque continuare a fare scelte malate, perché la forma di coping fornita dalla malattia può essere valutata più rilevante rispetto alla consapevolezza razionale dell’erroneità di ciò che stiamo facendo, però per lo meno quella consapevolezza c’è. Ed è quella che, un domani, potrebbe permettere di fare un passo che ci allontana dal DCA. Se quella consapevolezza non ci fosse, saremmo necessariamente obbligate a stagnare nel DCA per sempre, perché non vedremmo alternative.
    Ed è in questo che trovo utile il blog, ed il confrontarsi con altre persone che hanno avuto la medesima esperienza di malattia: perché si allargano le prospettive, embricandole con quelle di chi ha avuto la stessa patologia, ma una differente esperienza di vita. Ci si mette in discussione ben più di quanto non si faccia nel momento in cui siamo da sole con l’anoressia, e dunque perfettamente egosintoniche con essa.
    Quoto inoltre le ragazze che, commentando prima di me, hanno fatto riferimento al minore senso d’isolamento provato scrivendo/leggendo blog che parlano di DCA: è innegabile che ad oggi queste patologie siano ancora fortemente stigmatizzate anche e soprattutto in conseguenza dei madornali falsi luoghi comuni che circolano al riguardo. Avere dunque la possibilità di comunicare, anche solo telematicamente (che può essere comunque preludio a conoscenze reali, come mi è successo) con persone che vivono la stessa problematica, attenua quel senso d’isolamento che si può provare, ed aiuta a rompere il silenzio che è uno degli elementi cardine che perpetra i DCA.

    • Sì, mi rendo conto che a volte questa frustrazione con il blog non è dovuta ad altro che ad aspettative impossibili, come che il blog mi faccia stare meglio, come che rompere il silenzio mi faccia stare meglio, come che rompere l’isolamento mi faccia stare meglio. Meglio nel senso meno bulimica. Credo che la chiave stia nel fatto che meglio non vuol dire necessariamente meno bulimica. Meno sola, meno repressa, ma nessuna di queste vuole necessariamente dire meno bulimica.

  8. Ciao, nel giro di qualche giorno ho divorato (per rimanere in tema…) il tuo blog, voglio ringraziarti per lo sforzo che hai fatto nell’analizzare così minuziosamente la problematica dei disturbi alimentari, è vero che ognuno nella malattia è solo, però ti assicuro che mi hai aiutato più tu che qualunque altra persona realmente presente nella mia vita.
    Da un paio di settimane mangio quantitativi di cibo comunemente ritenuti normali (il binge era la normalità…), per me è un traguardo enorme. Fino a poco tempo fa se mi avessero detto che sarei riuscita ad alimentarmi in modo sano per tutti questi giorni consecutivamente, non ci avrei creduto.
    Ovviamente sono consapevole che sia un periodo di tempo irrisorio per pensare di aver archiviato il problema (concordo sul fatto che la guarigione non esista, semplicemente qualcuno impara a gestire la cosa e a non farsi prevaricare totalmente), tuttavia per me questo piccolo successo è un’iniezione di speranza, e lo devo anche alle parole che hai scritto: il tuo modo di raccontare la malattia (ma anche i commenti di tante ragazze che hanno condiviso la miseria a cui ti riduce un DCA) mi ha pietrificata, leggere certe cose è stato come ricevere un pugno in faccia, le tue parole mi hanno permesso di vedermi dall’esterno, sapevo benissimo anche prima, di essere caduta in basso, ma leggere nero su bianco quanto fosse miserabile questa fottuta malattia mi ha dato lo scossone emotivo di cui avevo bisogno.
    Prima di scoprire il tuo blog, quando mi veniva voglia di ossessionarmi ulteriormente, mi imbattevo sempre in siti in cui sembrava che per risolvere il problema bastasse qualche consiglio pratico, tipo “Per guarire dal tuo disturbo sostituisci la tua alimentazione con una che preveda 3 pasti al giorno + 2 spuntini!”… dai?! Ah pensa te, io invece ero convinta che andasse bene farsi fuori un bancale del supermercato… Robe che ti fanno salire la cattiveria.
    Anche ora che sto mangiando meglio, l’ossessione per il cibo è sempre presente, d’altronde non ho nemmeno memoria di un periodo della mia vita in cui questo argomento non fosse nei miei pensieri, per cui figuriamoci se posso cancellarla dall’oggi al domani, ora però sto cercando di dominarla.
    Il tuo articolo sull’essere pronti alla “guarigione” mi ha fatto molto riflettere, ho dovuto ammettere a me stessa che io in un certo senso al mio DCA ci sono affezionata, che mi piace essere un’asociale del cazzo che preferisce stare a casa ad abbuffarsi piuttosto che uscire di casa e vivere la vita. (Continuerò sempre ad essere un asociale del cazzo, questo è un problema congenito, ma vabbè…)
    Boh sarà che il cibo non rompe i coglioni, sarà che le persone a volte sono noiose, sarà che mangiare mi procura un godimento impareggiabile, sarà per questo, sarà per quello, fatto sta che se potessi continuare a strafogarmi senza ripercussioni fisiche e mentali, mangerei da quando mi sveglio a quando vado a dormire. “Grazie al cazzo” direte voi… e invece no, per tanta gente senza DCA questa non è minimante una prospettiva allettante. “Perché dovrei voler mangiare sempre? Non è meglio mangiare quando si ha fame?”… E’ piuttosto imbarazzante sentirsi rivolgere queste domande, specie dopo essere reduci da un binge. Ma tipo che ti senti proprio un’inetta testa di cazzo.

    Tra l’altro ultimamente le persone senza DCA mi danno parecchio sui nervi, mi fanno sentire un’idiota patentata. Ci sono delle frasi che mi provocano un nervoso tale che in quel momento potrei non rispondere più delle mie azioni… tipo: “se nel weekend mi sveglio più tardi rispetto al solito e faccio colazione verso le 11 poi a pranzo non ho fame”, e io lì ce la metto tutta per non pensare “ma vaffanculo te, la tua fottuta colazione rinsecchita e il pranzo senza fame…” ma proprio non ci riesco. Oppure quando qualcuno rifiuta del cibo perché “no grazie, se no poi mi rovino la cena”… ma chi cazzo l’ha mai fatta una cena non rovinata??? Io ho passato fasi in cui praticamente facevo un pasto unico, mangiavo ininterrottamente dalla mattina alla sera, quindi figuriamoci quanto il mio stomaco fosse ben predisposto alla cena… questa consapevolezza ovviamente non mi ha mai fermata dall’ingurgitare qualunque cosa mi passasse a tiro. Dev’essere che queste persone così schifosamente sagge e razionali mi fanno rosicare d’invidia.

    Beh comunque avevo iniziato a scrivere solo con l’intento di ringraziarti per questo blog e invece poi mi sono fatta prendere la mano… ad ogni modo ci tenevo a farti sapere quanto le tue parole mi siano state di sostegno. Grazie davvero.

    • Grazie mille per il commento! Mi dispiace solo che ultimamente non riesco più a scrivere così tanto, e poi stare dietro ai commenti è un lavoro a tempo pieno.
      Comunque sì, mi fa piacere sentire che il blog fa riflettere, perché alla fine quello è il massimo che posso fare. Ovviamente io non sono guarita, quindi non ho grandi consigli da dare su come guarire, ma almeno posso cercare di discutere argomenti che di solito vengono visti solo attraverso gli occhi di persone che non hanno mai sofferto di un dca.
      Quindi grazie ancora!

  9. Ciao. Ho letto un po’ il tuo blog, capitandoci per caso in realtà. La fortuna! Mi è piaciuto molto leggere alcuni dei tuoi post, scrivi molto bene, complimenti! Fin’ora non ho detto niente di originale, ma non è la mia intenzione. Volevo solo lasciare un segno del mio passaggio all’interno di questo universo di persone e opinioni con simili problemi e diverse storie. Anch’io ho la mia, e sono una di quelle del “non sono davvero bulimica quindi non vado da nessun psicologo, mi passerà”. E avevo sempre paura di venire giudicata in negativo, sia da persone con un dca serio, sia da quelle con la fantomatica ed agognata “alimentazione normale”. Perchè effettivamente io non vomito dopo le abbuffate, perchè quando ho provato più volte non ci sono riuscita. Mai, nemmeno da ubriaca marcia sono riuscita a vomitare volontariamente! Chissà, forse non ero realmente motivata a farlo, perchè sentivo che era sbagliato per la mia salute, non avrebbe realmente eliminato il mio dolore. Però purtroppo le abbuffate le facevo, stavo sempre a dieta controllata e poi, quando qualcosa non andava, svuotavo il frigo fino a non potermi alzare per il mal di stomaco. Quindi, si potrebbe dire che non sono nè carne nè pesce? Io mi sentivo così: “non riesco ad essere normale, nè bulimica cazzo!”, una frustrazione unica insomma. Alla fine mi sono stufata, mi sono laureata e mi sono presa una pausa dalla mia ossessione per il soddisfare le aspettative degli altri su di me (perchè in fine questo era il mio cruccio), e ci sono andata da sola dal maledetto psicologo. Fantastico. Orribile ma fantastico. Duro ma fantastico. E ora sto meglio, forse perchè conoscendomi meglio, da una prospettiva esterna, di qualcuno di cui alla fine mi sono fidata, ho imparato anche a credere di più in me stessa, e non trovare scuse ai miei comportamenti. Io sono così e voglio fare così. E se è sbagliato me ne accorgo e rifaccio tutto in un altro modo, e non succede niente. Bè, insomma, questo lo scrivo nel caso qualcuno abbia lo stesso problema, perchè davvero sapere che c’è qualcuno che soffre come te (almeno in parte) fa sentire meno soli, meno strani, meno pazzi, meno emarginati. Si combatte da soli, certo, certissimo. Ma dividere l’onere della propria situazione è un lusso che volevo concedermi almeno una volta, questa volta. Non mi sono mai esposta prima, per i problemi sopra citati che mi facevano sentire diversa comunque da tutti e meno malata. Insomma, detto questo, sono felie di aver letto il tuo blog, e spero che il mio intervento forse troppo egocentrico non sia giudicato solo come uno sfogo personale. E’ stato bello leggerti e magari lo farò ancora, ma da una parte spero di non averne più il desiderio, perchè vorrebbe dire quasi essere guarita. 🙂

  10. Pingback: Tutti quei Romanzi sui Disturbi Alimentari | Trappola per Topi

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