La Bulimia e l’arte di soffocare le proprie emozioni

Che la bulimia sia un modo per soffocare le proprie emozioni, beh, ormai lo diamo tutti un po’ per scontato. La bulimia è un problema che nasce dalle difficoltà d’espressione, dall’incapacità di risolvere i propri pensieri e le proprie sensazioni in maniera sana. Fondamentalmente, mangiare e vomitare ti impedisce di pensare e di sentire. Il cervello si spegne, e tu diventi un fantoccio del tuo disturbo alimentare, il cui unico obbiettivo nella vita è quello di arrivare al fondo di quel pacco di biscotti e poi vederlo ricadere nelle acque del water. Punto.

Qualsiasi fosse il tuo stato mentale prima dell’abbuffata, improvvisamente scompare. L’ansia scompare. La tristezza scompare. Il senso di vuoto esistenziale scompare. E per almeno qualche ora, puoi permetterti di esistere nella spossatezza del post-vomito, una specie di liberatoria non-vita.

disturbi alimentari soffocare emozioni

Quello che però non mi avevano mai spiegato è che quando ti servi della bulimia per annullare le emozioni, a lungo andare le tue emozioni perdono d’intensità. Come se la bulimia un po’ alla volta le assorbisse, e te ne lasciasse percepire solo un bagliore; come se, in un certo senso, mangiare e vomitare fosse un automatismo a cui ricorri prima ancora di aver veramente capito quale è il tuo stato d’animo.

Personalmente, per molto tempo sono stata convinta di non essere in grado di provare emozioni. Tuttora guardo le persone intorno a me, le vedo lasciarsi trasportare da momenti di assoluta gioia, o le vedo arrabbiarsi, litigare, piangere, e mi chiedo come diavolo fanno. Io non provo quel genere di emozioni. Non con la stessa intensità. Anzi, peggio ancora, io l’unica emozione che provo è un senso di depressione per quanto vuota ed insensata è la mia vita.

Lo stereotipo della ragazza bulimica prende molto dal concetto che un disturbo alimentare è un modo per soffocare le emozioni. Indi per cui la tipica ragazza bulimica è fragile, emotiva, incapace di gestire un mondo che sembra aggredirla e che lei non riesce a gestire. Il che mi ha sempre sconcertata. Io, ho sempre pensato, non sono così. Ho sempre pensato che il mio problema non fosse l’essere troppo emotiva, ma in contrario, l’essere semplicemente vuota.

bulimia senso di vuoto vomito

Finché poi non ho cominciato a fare un esperimento. Esperimento che si chiama: tentare seriamente di guarire. Il primo passo di questo esperimento è non abbuffarsi quando ci si vuole veramente abbuffare.

Che lo so, è un’ovvietà, ogni bulimica al mondo si sveglia ogni giorno sperando di non abbuffarsi. E no, questa non è la prima volta in dieci anni di bulimia che io ho cercato di evitare un binge. E’ la prima volta però che ci sono seriamente riuscita e che ho potuto osservare cosa succede alla sensazione di ansia pre-binge se poi non mi abbuffo.

Beh, succedono le emozioni. Succede che ci si sente davvero male, ma male in un modo che non rispecchia l’ansia pre-abbuffata. Male punto. Tristi.

Per me è stata una scoperta enorme. Può sembrare terribilmente scontato, ma per chi si è convinto per tutta la vita di essere una persona fredda, le cui due uniche prestazioni emotive sono l’ansia ed il senso di vuoto, riconoscere delle altre sensazioni è sconvolgente. Piangere è sconvolgente. Un pianto liberatorio, quella è la cosa più sconvolgente di tutte.

bulimia senso di vuoto

Dicono che, a lungo andare, evitare le abbuffate permette di tornare in pieno possesso delle proprie emozioni. Ora, io quello non lo so; e ne passerà di tempo prima che lo sappia. Sono certa che vivere la vita in un multicolour di emozioni sia splendido, che sia l’unico modo in cui vale la pena vivere; ma rimane il fatto che sia anche una cazzo di impresa. Per me, con la psiche che mi ritrovo, vivere con l’intero spettro delle emozioni è molto più difficile di una sessione quotidiana di vomito auto-indotto. E credo sia la stessa storia per tante, forse tutte le persone con disturbi alimentari.

Però prendiamo le cose con calma. Scoprire di essere in grado di emozioni è un tremendo passo avanti. Vuol dire che, al di fuori della bulimia, non c’è semplicemente un eterno senso di vuoto. Perché la bulimia non è una soluzione semplice e veloce al senso di vuoto, ma ne è invece la causa. In un eterno circolo vizioso, la bulimia assorbe le emozioni e crea il vuoto, il senso di vuoto spinge ad abbuffarsi. Quindi al di fuori della bulimia, non c’è semplicemente la stessa vita solo senza il sollievo dell’abbuffata, c’è qualcosa di qualitativamente diverso. Forse meglio.

Ditemi se questa non è la cosa più vicina ad un barlume di speranza a cui io sia mai arrivata.

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33 thoughts on “La Bulimia e l’arte di soffocare le proprie emozioni

  1. Sì, lo è. E quando lo capisci, forse, capisci anche perché ti sei ammalata.
    Io, personalmente, mi sento costantemente sull’orlo di un baratro e, quando mi succede di avere delle “epifanie” simili alla tua, vorrei aggrapparmi a qualsiasi cosa per non tornare giù dove ero. E’ come se pensassi “Cazzo, un attimo, questa è la vita, allora!” e subito dopo “Aiuto, so che tornerò giù, ho bisogno che qualcuno mi tenga, anche contro la mia volontà.”

    Credo si tratti di fughe. Fuggire da sé stessi è fuggire dalle proprie emozioni, dal doverle vivere e gestire. Cosa che pare da poco, ma per alcune persone è un macigno, un compito assurdo. Ma è una cosa che si deve fare, per forza. Sai com’è, non c’è scelta. O meglio c’è, ma è tra vivere e morire, in sostanza.

    Ti auguro di ricordare sempre ciò che hai scritto oggi, e di farci leva per andare avanti su questo percorso.
    Ti seguo con stima.

    Eleonora

  2. Anch’io ho riflettuto molto riguardo alle emozioni..è vero, arriva un momento (e io ho 11 anni su 32 di triste esperienza bulimica) in cui ti rendi conto che non ci sono più, che sono come evaporate lasciando un po’ di umidiccio qua e là sull’anima..niente sempre più sconvolgerti, né positivamente ne negativamente..l’abbuffata è una sorta di anestetico, lasciando passare le giornate senza motivazione, la malattia si fonde con il quotidiano, sai che ormai è parte di te, anche se non la vuoi è lì, che ti tiene compagnia, c’è sempre, in qualsiasi momento tu la voglia..anche se non la vuoi..mi mancano le farfalle nello stomaco come mi mancano le incazzature furibonde..mi mancano i pianti di tristezza e le risate di pura gioia, mi manca l’emozione di comprare quella borsa tanto desiderata e la mortificazione di quando si rovina un vestito tanto amato..mi manca la felicità di programmare un percorso professionale e riuscire a costruire giorno dopo giorno un progetto concreto, grazie a sacrifici e sudore..tutto è coperto da una fitta coltre di nebbia chiamata bulimia, condita da un po’ di sigarette..il mio desiderio è svegliarmi un giorno sapendo che ormai i giorni delle abbuffate sono tanto lontani perché ho saputo trovare la strada giusta..per ora mi sveglio ogni mattina con il classico rito della pesata, da mesi deludente (e quindi frustrante) e con la proposta di non abbuffarmi più, ma ahimè non è la strada giusta, non l’ho ancora imbroccata.
    Faccio analisi da un anno e mezzo, la mia psicoterapeuta è molto brava, e ho capito che per scardinare un comportamento cronico che ha puntato le radici già nei primi anni della mia infanzia è un processo che richiede tempo finché anche a me un giorno scatterà quel click che mi farà abbandonare l’autodistruzione.
    Un abbraccio della buona notte

    • Non so se scatti veramente un tick, io spero tanto di sì, ma credo si tratti più di un tentare e ritentare finché, letteralmente, non si imbrocca il momento e il metodo giusto. Credo. Poi, che ne se io.

      • Chissà..intanto grazie per avermi risposto subito, ho appena vomitato e per una volta non mi sono sentita così sola a quest’ora..

  3. Lo sai qual è un’altra bella sensazione? quella di tornare a casa soddisfatta della serata, lavarsi la faccia, i denti, pensare a qualche aneddoto carino che sarà poi ricordato in futuro, mettersi il pigiama, pensare ai programmi del giorno dopo (quelli carini, magari la gita fuori porta con gli amici o come impostare l’inizio del lavoro – o gli appuntamenti importanti della settimana) aprire il libro e aspettare che il sonno prenda il sopravvento..cazzo, sembra così facile..io invece prima ti ho scritto dopo che avevo speso quasi 40€ nei forni notturni e aver fatto piazza pulita di tutto (nonostante abbia passato una serata piacevole con amiche sincere) e ora dopo aver vomitato tutto (o quasi – sn troppo stanca per arrivare alla fine) mi ha sorpreso trovare già la tu risposta! Grazie 🙂
    Si, non lo so cosa accade quando finirà tutto, ma poi ci sarà un’altra parte della vita, diversa, e soprattutto senza emozioni soffocate.. Io un po’ di curiosità ce l’ho, chissà com’è…
    Continuo a seguirti, ora crollo

  4. Direi che quello che hai fatto è stato scavare un buco oltre le due dimensioni in cui ti schiaccia la malattia. Di botto, laddove sembrava esserci il nulla hai scoperto un mondo, che ti spaventa ma che è qualcosa di finalmente diverso e anche di inaspettato.

  5. Praticamente???Voglio dire come fai dopo 24 anni a prepararti un piatto equilibrato e sopratutto non preparartene o temere di prepartene altri quindici dopo ?

  6. I tuoi post sono semplicemente geniali,
    Riesci ad analizzare i disturbi alimentari e a metterne in risalto gli aspetti più importanti che spesso sfuggono a coloro che non ne soffrono
    Soffro di disturbi alimentari da 2 anni circa ma mi sembra un periodo infinito che potrebbe non finire mai…
    il vuoto credo non sia solo nelle proprie emozioni ma anche verso le relazioni con gli altri…
    Almeno per me è così, non capisco più se voglio bene ad una persona o se mi mi sta antipatica…
    Questo vuoto l’ho avvertito più nel mio periodo bulimico (prevalente tuttora) che anoressico… forse perché nell’anoressia provi la gioia nel vedere il numero sulla bilancia scendere o i vestiti che ti cadono o le ossa che compaiono…
    Ma lentamente tutto si trasforma in sensazioni fisiche, da persona ti trasformi in un vegetale privo di qualsiasi emozione… al massimo puoi provare odio per te stessa o sentirti depressa…
    Ma la bulimia è il vuoto più assoluto…

    Volevo solo ringraziarti per questo fantastico blog che è l’unico che leggo (possibile che tutto il resto che ho trovato siano blog di false anoressiche che scrivono si disperano per un pezzo di mela o che danno consigli su come deperire… bah…
    Spero che tu riesca a vincere contro la bulimia perciò ti auguro buona fortuna 🙂

    Un abbraccio Bianca

    • Grazie davvero per il commento. Emozioni forse l’ho inteso in maniera un po’ generale, includendo sia quelle personali che all’interno di relazioni; infatti capisco perfettamente quello che intendi, il sentirsi incapaci di sentirsi veramente vicini a qualcuno, come non percependo quei sentimenti su cui le relazioni dovrebbero basarsi. Credo, come hai detto tu per l’anoressia, che l’unica parvenza di emozioni sono quella sensazioni legate puramente al disturbo alimentare.

      • Grazie mille per avermi risposto
        E ti ringrazio perché capire e perché permetti di condividere pensieri e concetti 🙂
        Non vedo l’ora del tuo prossimo post…

  7. La chiamano “intolleranza alle emozioni”.
    Io sono arrivata al punto in cui grazie al dca non provo più emozioni, da fuori risulto emotivamente piatta (anormalmente piatta). Se parlo non sorrido mai, non provo mai rabbia, con le persone sono quasi sempre fredda e distaccata (non sembro nemmeno normale). Ed io non provo nulla dentro di me, perché tutto quello a cui non riesco a dare un nome viene preventivamente soffocato dal dca.
    Ho provato a stare senza dca. Le emozioni che affiorano sono fortissime ed intense. E soprattutto non passano senza dca. E mi sento davvero male, così male che è preferibile ingozzarsi finché non si ha male al cuore.
    Questo perché a causa del dca non si imparano a regolare le emozioni come fanno le persone adulte, o ci si dimentica come fare. O almeno, nel mio caso, ho la capacità di controllo delle emozioni pari ad una bambina di 5 anni. Perciò ho bisogno del disturbo alimentare per gestirmi e controllarmi (con esiti nefasti, perché si ha bisogno sia di sorridere che di essere capaci di incazzarsi con il prossimo per sopravvivere).
    Alla veneranda età di 28 anni torno in terapia perché ormai sono talmente disconnessa dalla mia emotività che la gente (leggi amici, colleghi, capo, conoscenti, ecc) mi domandano se mi sento bene, se sono depressa, perché non sorrido mai, dicono sono strana. Evviva, evviva, aprite le gabbie!!
    Ho paura di cosa potrei provare se non avessi il dca.

    • Capisco benissimo. Il fatto è che, nella mia esperienza, le prime emozioni che si ricominciano a provare non sono certo quelle positive. La prima cosa che ho pensato è stata “Grandioso, senza abbuffarmi riesco a sentirmi veramente di merda. Grazie al cavolo, io continuo ad abbuffarmi, sto meglio così”.
      Ma poi un po’ alla volta sto sperimentando dei modi alternativi per gestire lo stare di merda, alla fine cosa mi costa, vediamo se qualcosa funziona meglio. Qualcosa che non soffochi anche le possibili emozioni positive.
      Non so se mai ci arriverò, forse no, boh. Però alla fine, che differenza fa, tanto vale provarci a questo punto.

  8. forse senza dca si può capire cosa piace e che cosa non piace, che cosa ci fa stare bene e che cosa no, ed allora affiorano sia le emozioni positive che negative…
    Pensavo leggendo che io per anni (fa più di metà della mia vita che mi abbuffo quest’anno) ho soffocato quello che sentivo ed in questo modo tollerato tutto ciò che mi faceva stare male (vedi pessimi amici, ragazzo violento, studi che non valorizzavano le mie capacità). Non è masochismo, è che non ho avuto a lungo la percezione di ciò che mi faceva stare male nè di conseguenza di ciò che mi faceva stare bene. Se smetto di abbuffarmi sto male perché sulle spalle ho anni di vita sbagliata. Mi auguro staró meglio quando imparerò a scegliere solo quello che mi fa stare bene (e accetterò tante scelte sbagliate fatte in passato che si ripercuotono sul presente ).
    intanto domani un bel centone allo psicologo e ciao ciao scarpette carine che mi piacevano tanto 🙂

  9. Intanto complimenti sinceri per il blog, e’ probabilmente la prima volta che leggo qualcosa di sincero e schietto su questo problema e devo dire che io stessa non sarei mai stata capace di esprimere cosi’ bene quello che si prova. Cio’ che scrivi, anche se tutt’altro che positivo, devo dire che un po’ mi ha dato coraggio. Anch’io per gli esterni risulto sempre abbastanza fredda, controllata, imperturbabile diciamo..alla fine e’ proprio cosi’, e’ da molto che non sono veramente entusiasta di qualcosa che non sia andare a mangiare la pizza e poi finire di fare il porco a casa o qualcosa di simile. La mia immagine sempre molto curata e a detta degli altri ‘perfetta’ (io non mi vedo affatto cosi’, tendo piuttosto a focalizzarmi sempre sui difetti) probabilmente contribuisce a dare quest’impressione di me, tanto che posso sembrare la tipica figa con la puzza sotto il naso, inavvicinabile insonma. Nonostante tutto riesco a mantenere una vita relativamente decente, studio abbastanza, esco con le amiche, ho ancora qualcosa che mi piace fare (leggere, qualche programma in tv ecc) e ho programmi per il futuro, ma e’ come se tutto perdesse di spessore e non mi regalasse piu’ le emozioni che provavo una volta..tempo fa sono addirittuta arrivata a pensare: cazzo se non mi arrabbio e non piango piu’ vuol dire che sono maturata, che non do piu’ importanza alle sciocchezze! Ma un padre che se ne va di casa da un giorno all’altro, giusto per fare un esempio, oppure il fatto di non essere mai riuscita a legarmi in modo decente ad una persona dell’altro sesso non sono proprio cazzate, ma questo l’ho capito solo dopo un tot di incontri con lo psicologo. Ho avuto periodi di illuminazione in cui sono riuscita a non abbuffarmi anche per 20/25 giorni (che poi neanche li ho mangiato come tutti i comuni mortali perche’ ho una leggera tendenza a restringere, probabilmente per ‘tamponare’ le abbuffate, e questa e’ diventata un’abitudine, ma alla fine niente di grave non ho mai saltato pasti, snack ecc) e li’ ho detto: cazzo cosi e’ la vita, senza calcolare tutto intorno alle abbuffate..ma sapevo gia’che ci sarei ricaduta ed infatti e’ sempre stato cosi. Il problema e’ che la prima abbuffata si presente sempre come voglia fisica di qualcosa di dolce e mai come modo per spegnere la rabbia o la delusione oppure riempire un vuoto quindi sostanzialmente neanche me ne accorgo di quello che sto facendo. Dopo tutta la pappardella volevo chiederti, leggendo la parte in cui dici che evitando l’abbuffata sono affiorate le emozioni e che ti sei sentita male, in quei momenti cos’hai fatto? Cioe’ proprio materialmente parlando, come ti sei intrattenuta, con che ‘passarempi’ hai evitato di mamgiare? Sono davvero decisa a cambiare qualcosa stavolta e vedo un po’ piu’ di luce. Scusa per il poema, ma non avevo mai scritto qualcosa in merito e mi sono fatta prendere un po’ la mano.Buona fortuna e grazie in anticipo:)

    • Lo so, devo scrivere un post sull’argomento. Cosa fare per non abbuffarsi, o cosa fare per resistere all’abbuffata. Il fatto è che è il topic più difficile della storia, non c’è nessuna magica medicina e non credo di avere veramente una risposta. Però qualcosa per me a volte funziona, devo solo pensarci bene e mettere insieme una risposta. Lo farò, prometto 🙂
      Mi ha fatto davvero piacere leggere il tuo commento, spero che questo periodo di luce continui!

      • Lo so sembra uno dei classici stereotipi nei quali neanch’io avevo mai creduto… ma ieri sera io me la sono scampata con il famoso bagno caldo! Yeah 🙂

        Complimenti per questo blog.
        credo di non essermi mai imbattuta in una tale affinità di pensiero ed espressione su questo argomento che torna ahimè a riguardarmi da vicino.

        Un grandissimo in bocca al lupo

  10. Mi sono ritrovata veramente molto in quello che hai scritto: guardandomi dall’esterno attraverso il tuo post, mi rendo conto che anche per me è stato così, tanto il “durante la bulimia” quanto il… (non ho ancora il coraggio di chiamarlo “dopo la bulimia”, perchè so che non ne sono fuori).
    Però una cosa la posso dire per certa, perchè ci sono passata: si, l’appiattimento emotivo è strettamente correlato al dca, e quando ci se ne allontana si ricomincia poco a poco anche a riprendersi le emozioni. E all’inizio fa paura, perchè non le sai gestire. E poi ti rendi conto di quanto ti eri persa quando ti eri rinchiusa nella tua stanza mentale con la bulimia, e lo so che può apparire come paradossale, ma la bellezza delle emozioni che sono tornata a provare allontanandomi dalla bulimia rappresenta ancora adesso una delle cose che mi aiuta a tenermi lontana dal riprecipitare in quel baratro.
    Un abbraccione, sono molto contenta che sei tornata a scrivere!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • Ciao Wolfie! Grazie mille per il commento, mi da moltissima speranza. La riscoperta della emozioni credo sia straordinaria e terribile allo stesso tempo, sapere che per te continua ad essere un incentivo contro la bulimia è inspiring!

    • Beh, certo non ho senso dare la colpa a nessun altro. Ma io cerco sinceramente di non essere troppo cattiva con me stessa. Della serie, sì, sono la causa e la cura, ma sono anche un essere umano, e a volte le cose vanno male e a volte non si riesce a farle andare meglio.

  11. Ciao! Volevo dirti che quello che hai scritto è giusto, giustissimo. Ho sofferto di disturbi alimentari per cinque anni, e mentre ne ero dentro mi dicevo sempre che era una cosa ‘da poco’, che c’erano persone ‘seriamente’ bulimiche e che io ero semplicemente un po’ instabile. Che bugia orribile. Mi ricordo nitidamente la prima volta che ho deciso di vomitare seriamente, sembravo un soldato. Ho salutato tutti i parenti a casa dei miei nonni e sono corsa a casa mia con il cuore che mi batteva forte in petto. Ho aperto il bagno e ho vomitato aiutata da uno spazzolino. Questo ricordo credo che mi resterà per sempre. Non so bene perché ho deciso adesso di scrivere un commento, forse perché questo post mi ha fatto pensare di dire la mia. SI, SI! Il problema non è il cibo. So che vi può sembrare ridicolo perché dopo anni che vi svegliate pensando solo al cibo credete che sia quello la causa di tutto. Ognuno invece ha i suoi problemi e ogni persona che decide di buttarli sul cibo poi tende a dimenticarsene perché, come dici tu, nel momento in cui mangi il cervello si spegne e nel momento in cui vomiti provi quasi piacere a vedere tutto uscire da te, e poi ti ‘rimetti in carreggiata’ fino alla volta successiva. Io sono stata aiutata da una persona, una psicologa, nel mio percorso di guarigione. Ma la cosa che mi rende orgogliosa di me ( che tutt’oggi ho ancora delle ricadute) è che quella che ce l’ha davvero fatta sono io. Io che ora vivo una vita tra alti e bassi, tra sfiga e fortuna. Io che ho imparato a reagire in maniera diversa! Ce la si può fare, fa male ed è difficile ma davvero si può! Io mi ritengo anche fortuna ad aver incontrato nel mio percorso delle persone che mi hanno aiutata tanto, ma so nel profondo che sono io la sola che non si permette più di ingozzarsi. So che dovrò comunque convivere con questa cosa, perché sarò sempre consapevole della possibilità ‘vomito’.
    All’inizio ho semplicemente cominciato a impedirmi di vomitare. Potevo mangiare tantissimo ma non avrei vomitato. Me lo sono imposta. Non so bene come ho fatto a non farlo. Ho passato pomeriggi d’inferno con la nausea dopo essermi mangiati cibi di ogni genere, tra ravioli crudi e confezioni intere di biscotti. Ho passato un brutto momento, molto più brutto di quando vomitavo. E poi lentamente, molto lentamente ho smesso. Ho smesso di mangiare e mi sono ritrovata a fare i conti con una vita che era andata anche troppo avanti rispetto a me. Ora sono circondata da persone che hanno un sacco di idee per la testa, un sacco di interessi. Io ho avuto solo il cibo nei cinque anni passati. Questa cosa mi fa sentire un po’ a disagio, un po’ triste e diversa da loro, ma mi sprona. Mi sprona a provare cose nuove, a conoscerle, ad amarle. Mi sento come una bimba, mi sento di nuovo quindicenne. A vent’anni sto cercando di ricostruire ciò che nei cinque anni prima ho distrutto. Lo so, cinque anni non sono nulla. Lo so, davvero. So che se è da dieci anni che combatti ti fa anche girare i coglioni che una pischella moralista venga a dirti cose che probabilmente già sai. Solo che stasera è andata così, ho sentito il bisogno di commentare con questo fiume di parole e di dire che quello che c’è dopo il cibo spaventa, non è fantastico, è difficile. Ma è davvero una scelta migliore.

    • Mi ha fatto davvero piacere leggere questo commento, mi sono commossa addirittura. Capisco benissimo quello che intendi quando parli dell’essere rimasta indietro, come se tutti fossero migliorati e invece noi, che magari prima dei dca eravamo pure avanti, siamo rimaste davanti ad un frigorifero. Per me mangiare senza vomitare non ha funzionato. Però mi affido davvero tanto alla tua speranza!

  12. Cazzo, quanto ti capisco. Emozioni dannate emozioni! E la fregatura è che all’inizio, quando non senti più dolore, quando le endorfine da cibo coprono tutto, ti sembra una figata! Ti senti potente come non mai, niente più dolore, e quando ho finito tutto nel cesso! Ma poi???
    Io, come te mi pare di aver capito, non sono esattamente un genio delle emozioni, anzi! Le ho provate tutte, persino l’ipnosi, ma niente, un muro di gomma indistruttibile!
    Devo dire però che sei davvero brava, io ad evitare un’abbuffata di quelle proprio potenti, non ce l’ho mai fatta. E se ci sono riuscita non era poi una voglia così incontenibile, ed ho sentito al massimo la soddisfazione (o meglio il suo lontano eco, che è tutto ciò che riesco ancora a provare) di non essermi abbuffata. Ma voglio provare anche questa tecnica. Ormai le ho provate tutte, una più una meno!

  13. Mi riconosco quasi in tutto in quello che c’è scritto!Purtroppo è una vita fatta di alti e bassi la nostra..ogni giorno è una nuova lotta da affrontare contro quell’amico-nemico chiamato cibo che ci fa solo “morire dentro” sempre più convincendoci così di non essere all’altezza di poter provare delle emozioni, di essere persone non meritevoli di ogni gesto benevolo che ci viene fatto. A volte mi sento così vuota, sembra quasi di diventare insensibile a certe situazioni, sembra che non mi facciano ne caldo ne freddo ma alla fine non è cosi perchè per ricorrere al cibo come unica via d’uscita già li significa che delle emozioni le proviamo, solo che sono emozioni negative ma sono comunque emozioni! Bisogna riuscire a convertire quella negatività in positività! So che non è semplice perchè pur essendo consapevole di tutto quello che sto scrivendo quando si tratta di metterlo in atto ecco che sorge il problema fallendo continuamente.Ogni giorno mi dico sempre le stesse bugie, facendo credere a me stessa di non ricorrere più alle abbuffate e al vomito ma poi inevitabilmente mi capita di nuovo.Ho girato per psicologi ,per nutrizionisti ed ho capito che tu devi essere la tua fonte di motivazione ed è da te che deve partire tutto perchè non mi è mai servito a nulla o forse a ben poco il suggerimento degli altri perchè erano tutti suggerimenti di cui io già ne ero a conoscenza ma poi quando si trattava di dover mettere in pratica quei suggerimento era ed è ancora un continuo fallimento,un continuo cadere,un continuo rialzarsi e promettersi che domani non sarà così.Allora mi chiedo se mai potrò guarire da tutto ciò, se faccio bene a sperare ancora , se faccio bene comunque a cercare di migliorarmi ma senza ottenere dei risultati a lungo termine..in questo momento sto scrivendo e sembra che le mie mani scrivano in maniera automatica senza riflettere troppo sulle parole da scrivere come se conoscessero ormai da tempo quella situazione in cui vivo..Sono spesso contradditoria..dico di voler migliorare e poi non faccio niente per farlo, faccio dei sacrifici ma poi non ci vuole niente a mandare tutto a monte..cioè davvero non so..non ho una risposta ne una soluzione..so solo che questa è la mia vita! Scusatemi ma non sono brava a scrivere..ho una grossa difficoltà quando devo scrivere,quando devo scrivere vedo sempre bianco ,vedo il vuoto ma oggi mi sono sentita di farlo e devo dire che sono contenta così pur avendo fatto degli errori.

  14. Non tornerei mai indietro. La bulimia mi aveva completamente svestita di ogni stimolo.
    Ora che sono completamente guarita ( purge free da più di un anno e mezzo ) ringrazio ogni giorno le scelte di vita che ho fatto e che mi hanno condotta all’autoguarigione.
    Ho riacquistato fiducia in me stessa e nell’umanità, ho lasciato perdere relazioni tossiche e ho trovato un grande amore. Per me stessa in primis e poi per un’altra persona, che ora mi sta a fianco e mi apprezza – cosa che trovo incredibile ma che riesco ad accettare perchè so di meritarmelo.
    La bulimia è stata una parentesi orribile della mia vita, ancora più tremenda dell’anoressia che l’ha preceduta. Dopo 10 anni di lotte ne sono uscita vittoriosa e credimi, non c’è sensazione migliore. L’onnipotenza che i disordini alimentari ti danno non è nemmeno lontanamente paragonabile al pensiero che ti sorprende mentre cammini per strada, dirigendoti da un impegno all’altro piena di vita: “Che bella vita, questa”.
    La auguro a tutti.

  15. Leggo il tuo blog cercando proprio quel barlume di speranza di cui parli. Mi sento morta oggi. Oggi più di ieri. Morta dentro..forse quando sarò pronta per tornare a vivere di emozioni sarà davvero troppo tardi..ma quanta dannata voglia di piangere. Ciò che manca di più.

  16. Io so benissimo perché sono malata e nell’ultimo anno mi sono resa conto che i problemi che causano la mia malattia compongono praticamente il novanta per cento della mia vita e non sono risolvibili, cioè davvero non sono fattibili, non esiste una soluzione scientifica matematica . Questa cosa mi ha fatto scivolare in una depressione passiva che mi divora ogni giorno e ha consacrato a quotidiana le mie crisi bulimiche, che sono veramente esagerate, il mio bagno è perennemente pieno di vomito, è orribile lo so ma non so che farci, appena pulisco ricomincio. Ormai è l’unica cosa che posso fare per estraniarmi qualche ora dalla tristezza che mi opprime. E il peggio è che so di voler provare a risolvere quei problemi, io mi ci impegno davvero, ma non dipende da me la soluzione, purtroppo si tratta di una serie di eventi ormai immutabili credo . Diciamo che sto cogliendo quello che ho seminato negli anni.. ovvero nulla, mi ritrovo in un campo bruciato con ottimi attrezzi e sementi ma la terra non da crescere nulla perché è tardi e basta non c’è soluzione. Vivo di sogni e speranze ma ormai ho 34 anni e pensare che dovrò passare bo i prossimi 30 solo di sogni che non si avvereranno mai mi angoscia da morire. Il problema è che credo che quando avrò tentato il tutto per tutto e anche la speranza svanirà.. che farò? Il discorso che fai sull’essere diventata priva di emozioni , mi ci rispecchio totalmente, non mene frega più di nulla, non mi arrabbio mai, non mi diverto mai, non c’è un momento in cui non senta una morsa sul cuore.. e tutti mi pensano così simpatica e pacifica.. Probabilmente siamo morte dentro ormai ma ti auguro tanto di guarire visto che per l’ennesima volta ci provi . Deve essere una cosa bellissima non essere più bulimiche , non riesco nemmeno a immaginarmi una vita normale, con gli amici, le serate spensierate in compagnia, fare la spesa e comprarsi da vestire come le persone normali , e magari farsi una famiglia…

  17. Pingback: Psiche bulimica: l’altalena degli alti e bassi | Trappola per Topi

  18. La depressione può essere causata dai neurotrasmettitori che non producono livelli sifficienti di una certa sostanza di cui non ricordo il nome, forse un ormone. Chissà se ci sono cause del genere o nel genoma anche per la bulimia.

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