The Skinny, la serie televisiva che trasforma la bulimia in commedia

Ho bisogno della vostra opinione, perché davvero non so cosa pensare. Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un video che dichiara di essere il teaser per una nuova serie tv sulla bulimia. No, aspetta. Una serie tv comica sulla bulimia.

Date un’occhiata (English-speaking people only, sorry):

Okay. Ora prendetevi un momento per respirare. Mentre respirate, tenete presente che nel video l’autrice Jesse Kahnweiler chiede agli ascoltatori di supportare la sua raccolta fondi su Kickstarter per finire la serie, ma la campagna Kickstarter è finita ed è stata un successone, e quindi la serie si farà.

Ora, teniamo conto che possiamo solo giudicare il teaser. Il teaser è creato per attrarre le attenzioni morbose del pubblico e non rappresenta necessariamente l’intera serie. Ad ogni modo, il teaser mi fa un po’ paura.

Da una parte, io ho sempre pensato che le persone con disturbi alimentari si prendano troppo sul serio (e ne ho pure già parlato). E certo, la bulimia è una malattia mentale, ha delle conseguenze devastanti sull’individuo – ma non fare altro che sottolineare la sua gravità non credo sia il modo migliore per guarire. C’è gente malata di cancro che scherza sul fatto che ha il cancro; questo non vuol dire che prenda la malattia con leggerezza, o che non stia male, o che non si presenti alla terapia. Semplicemente, non si può sempre piangere nella vita. E quando la realtà con cui convivi tutti i giorni fa effettivamente piangere, beh, non vedo cosa ci sia di sbagliato a cercare di prenderla in maniera un po’ diversa.

Lo so, un cancro non è un disturbo alimentare e non è una malattia mentale; però credo il discorso si applichi allo stesso modo. Per come la vedo io, riuscire a fare una battuta sulla propria bulimia è un segno che si riescono a razionalizzare i propri comportamenti malati; e sebbene questo non porti ad istantanea guarigione (magari!), è comunque un passo sulla buona strada.

Ovviamente, credo che le uniche persone che possono permettersi di fare battute sui disturbi alimentari sono persone con disturbi alimentari; così come le persone malate di cancro sono le uniche che possono fare battute sul cancro. Qualsiasi tipo di ironia pronunciata da altri è un’immediata mancanza di rispetto, che nasce da uno stereotipo piuttosto che da una profonda comprensione della malattia.

Ma l’autrice del video ha sofferto di bulimia. Ha vissuto l’esperienza in prima persona, e semplicemente è riuscita a dissociarvisi abbastanza da riderci sopra in un’intera serie tv. Anzi, leggendo la sua intervista sul New York Magazine, mi sembra di avere parecchie cose ed idee in comunque con questa tizia. E quindi perché più guardo questo teaser, più provo un profondo senso di fastidio?

the skinny serie bulimia disturbi alimentari commediaPunto primo. Perché la protagonista mi ricorda molto il tipico personaggio da cartone animato, che non riesce a smettere di mangiare ed è definito dal suo enorme peso. Alla Homer Simpson, per intenderci. E ho paura che il tentativo comico non faccia altro che infilare la bulimia in una di queste sondate narrative televisive, rinforzando lo stereotipo che tutte le bulimiche sono delle golosone che non riescono a tenersi a dieta.

Punto secondo. Perché sono tutta in favore del ridere di me stessa e della mia bulimia, ma è un tantino diverso quando delle persone x si uniscono tutte insieme per ridere della bulimia e delle bulimiche. Funziona come in tutte le satire: quando una persona ne conosce intimamente il soggetto, allora capisce il meccanismo satirico; quando non lo conosce, allora prende la satira per verità e si fa un’idea completamente erronea. Per tornare all’esempio Simpsons, visto che si siamo: gli Americani che guardano i Simpsons comprendono la critica sottile, noi invece rischiamo di assimilare la famiglia Americana con la famiglia Simpsons e supportare lo stereotipo.

Ovviamente, i Simpsons da un certo punto di vista mostrano anche tante cose vere sull’America. E così, immagino, farà anche questa serie tv: nel mezzo della black comedy, diffonderà delle informazioni su cosa vuol dire avere un disturbo alimentare; non solo, costituirà una fonte alternativa a quello che è il discorso dominante di pazzi e terapisti. In fondo, io ho sempre sostenuto che nei media c’è una carenza di voci di persone in gamba che soffrono o hanno sofferto di dca.

Quindi, tirando le somme? Come ho detto, non lo so. Non credo che la black comedy sia sbagliata a prescindere; credo che, come in ogni rappresentazione mediatica, tutto stia nel trovare il magico equilibrio fra narrative e realtà, senza che la prima distorca la seconda.

Credo che la serie abbia lo straordinario potenziale di far vedere la dicotomia fra la vita di una ragazza normale, con i tradizionali drammi su lavoro amici e uomini, e il segreto nascosto della bulimia. E forse l’umorismo è lo stratagemma migliore: i film drammatici possono solo concentrarsi sul disturbo alimentare e così trasformano la bulimica in un fantoccio sofferente, cancellando ogni sua parvenza di ragazza normale. Spero solo che questa serie non finisca con l’avere il problema opposto, perché trasformare la bulimica in un fantoccio idiotico alla Stanlio e Ollio sarebbe decisamente peggio.

Che ne pensate?

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19 thoughts on “The Skinny, la serie televisiva che trasforma la bulimia in commedia

    • Sì. E’ dura mantenere le amicizie nei periodi più difficili, e una delle cose che mi rimprovero costantemente è quella di mettere le mie crisi davanti alle mie amicizie.
      Però ho degli amici, a cui ho parlato della bulimia, e che mi ascoltano quando voglio parlarne ma altrimenti non ci danno troppo peso. A volte gli tiro pacco, a causa della bulimia; ma sto imparando a cambiare le mie priorità.
      Costringermi a diventare una creatura sociale mi sta facendo guarire, in un certo senso.

  1. Non saprei… sinceramente il video in se non ha convinto neanche me. Mi ha dato subito l’idea della golosona un po caricaturale. Un voler sdrammatizzare a tutti i costi.non sono contro la black comedy ma non sono certa che questo sia il modo più intelligente di proporla.a differenza del tuo blog che leggo con piacere, dove racconti la tua situazione in tutte le sue sfaccettature (non per forza solo e perennemente in maniera iper drammatica) probabilmente non guarderei invece questa serie descritta in maniera un po troppo ridanciana. Spesso è molto più fine e divertente lo stile tragicomico rispetto al comico puro. Ma forse è solo questione di punti di vista..

  2. Io questa tipa non la conoscevo, l’ho scoperta ora grazie a te e ti ringrazio. Ho anche letto e visto che ha fatto un video ironico sul suo stupro.
    Condivido pienamente le tue perplessità, e anche il fatto che si sia legittimati a ironizzare su ciò che si è vissuto. Leggo infatti nella sua intervista: “You’re best known for your comedic short about rape and now you’re working on a series about eating disorders. Is there a dark topic you wouldn’t feel comfortable tackling?
    Yes, any topic that I don’t feel that I have personal experience with. It’s so fucking hard to make work on your own. If I’m going to make something, it has to be something I cannot not make. I could not not make “Meet My Rapist.” I could not not make “The Skinny.” From where I’m sitting right now, I’m making these movies because I can’t not make them. I’m not searching out horrible topics.

    People email me and are like, “How do I make suicide funny?” I don’t know.”

    Io, personalmente, ho capito con gli anni che l’auto-ironia (della quale oggigiorno abuso) è il mio unico modo di sopravvivere alle tragedie che succedono nella mia testa.

    Mi entusiasmo facilmente, e devo dire che a me, a pelle, questa tipa piace parecchio. Io spero di poterla vedere, la serie, poi ovviamente sarà tutto da giudicare…

    • Sono d’accordo che l’autoironia è un modo fantastico per gestire la malattia.
      La mia paura è che, quando entra nei media, l’autoironia può diventare derisione, considerando che molte persone nell’audience possono interpretare quello che vedono come l’unica valida rappresentazione della realtà. Diciamo che qualsiasi rappresentazione mediatica, in particolare di un problema come questo, è molto complessa e deve bilanciare molte cose insieme, in modo da riuscire a comunicare con la totalità del suo pubblico, quindi persone con e senza dca. Magari questa serie ce la farà. Vedremo!

      • Sì, hai ragione, è un rischio. L’autoironia tra chi soffre di dca è una cosa, quella con il grande pubblico è più delicata. Comunque sì, vedremo. Speriamo bene.

  3. Commento l’ultimo post ma vorrei commentarli tutti. Intanto brava, davvero: sei lucida, diretta, chiara e anche un po’ spaventosa per chi sa di cosa parli.
    Quel che volevo chiederti è questo: conosci questa serie? Se la conosci, cosa ne pensi? Se non la conosci, secondo me dovresti guardarla e vorrei tantissimo leggere la tua opinione

    • La conosco ma non l’ho mai guardata. Qui in UK ce ne sono sempre di più di serie televisive su teenagers incasinati, e capita spesso che ci mettano in mezzo qualche malattia mentale o qualche dca. E spesso lo fanno anche bene. Ma questa non l’ho mai vista, darò un’occhiata.

  4. Naturalmente per dire cosa ne penso dovrei prima aver visto la serie, perchè mi rendo conto che giudicare da questo video e basta è prematuro, e magari ci si può creare un’idea che poi non corrisponde alla realtà.
    Quindi, sulla base unicamente di quello che ho visto finora, secondo me l’effetto che sortirà sarà differente sulla base di chi lo guarda. Per me, per esempio, che so cosa significa avere la bulimia, una cosa del genere può anche sembrare ironica: in alcune cose mi posso identificare e posso imparare a riderci su (ammetto che non sono ancora molto capace di fare auto-ironia sulla mia malattia), altre magari mi sembreranno più distanti, però sarò comunque in grado di distingue ciò che è realistico da ciò che è “filmico”.
    Non so però quale sarebbe la ricaduta se una cosa del genere la guardasse chi non sa niente di bulimia. Forse ci riderebbe sopra e basta, senza rendersi conto che comunque una malattia è una malattia. Coglierebbe solo gli aspetti più superficiali della cosa, insomma.
    Mi fa un pochino pensare a serie televisive tipo “Scrubs”: io la guardo e ci rido sopra perchè mi fa ridere, e tutto finisce lì. Magari se invece la guarda un medico o un chirurgo o un infermiere vede altri risvolti che io non vedo perchè non sono “del mestiere”, e ci fa anche altri tipi di riflessioni, e forse le cose che a me fanno ridere, ad un professionista possono dare anche noia.
    Quindi secondo me l’impatto di questa serie dipenderà anche dal pubblico che si trova davanti.

    • Certo, non intendo dare un giudizio completo prima di aver visto la serie, il post voleva essere principalmente una riflessione sul potenziale di un’idea del genere.
      Da quelle che hai detto mi sembra che siamo abbastanza d’accordo, nel senso che la parte più difficile sarà comunicare la malattia a chi non ne soffre, senza però demonizzarla ed anzi, perché no, mantenendo una vena ironica.
      Vedremo

  5. io spero che una volta o l’altra riescano a creare qualcosa che vada al di là delle categorie. una bulimica non è solo una bulimica, è una persona! che soffre di bulimia, ma non è una malattia ambulante con un modo di pensare predefinito

  6. Ciao,
    è interessante che proprio in questo stesso periodo stava andando avanti un’altra campagna Kickstarter (oddio, tecnicamente indiegogo) per un documentario sui DCA e aspetti legali (assicurazione sanitaria, ecc.) in US, anche questo lanciato da una ragazza che ha attraversato la malattia in prima persona:
    https://www.indiegogo.com/projects/just-eat
    Black comedy e film di denuncia, un po’ le due anime dell’America insomma.
    Mi chiedo quale dei due approcci sia più efficace per sensibilizzare il pubblico — considerando che una serie tv raggiungerà inevitabilmente molte più persone, anche naive nei confronti del tema DCA, mentre chi va a cercarsi il documentario immagino sarà gente già interessata all’argomento, della serie “predica ai convertiti”…
    K.

  7. Pingback: La mia recensione di ‘The Skinny’, la serie comica sulla bulimia | Trappola per Topi

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