Update. E nuovi inizi.

anoressia bulimia depressione Se voglio continuare a scrivere su questo blog – devo cambiarne radicalmente il tono. Negli ultimi anni ho perso molte certezze; e per quanto io conservi la rabbia contro gli stereotipi sui disturbi alimentari che mi ha spinto ad aprire questa pagina, non credo più di saper spiegare cosa veramente sono queste malattie. L’esperienza di ogni individuo affetto da un disturbo alimentare, le sue cause, il suo decorso, varia in maniera tale da resistere qualsiasi generalizzazione. Ci sono le sedicenni che smettono di mangiare per diventare prime ballerine; così come ci sono le signore che vomitano prima che torni il marito, i giovani uomini che alternano cibo e cocaina, e ci sono io, la promettente ragazza neolaureata costretta a lasciare la propria città e il proprio lavoro perché la bulimia, alla fine, le ha divorato il corpo e il cervello.

Io non conosco la verità degli altri, e conosco a malapena la mia. Ma ho sempre amato questo blog; perché, mi sembra, mi permetteva di aprire un dialogo su alcuni aspetti dei disturbi alimentari di cui si parla poco, che non suonano bene sulle pagine dei giornali e che vengono distorti dalla terminologia medica. Prima di iniziare questo blog credevo davvero di essere l’unica ragazza bulimica per cui il cibo è una droga piuttosto che uno sgarro; e poi i vostri commenti e assensi mi hanno fatto capire che forse, invece, basta raccontare le proprie esperienze per accorgersi di non essere poi così soli.

Voglio quindi continuare a scrivere in questo blog, ma voglio fare ciò che mi ero ripromessa di non fare mai: renderlo più personale. Questo non significa che racconterò tutti i miei pasti, così come non significa che voglio spegnere la discussione sulla natura di queste malattie. Ma ciò che scriverò sarà semplicemente il mio vissuto, una semplice voce aggiunta al coro, nella speranza di continuare a caratterizzare i disturbi alimentari dal punto di vista di chi ne soffre ma senza la presunzione di generalizzarne le dinamiche. Insomma, questo è il blog sulla mia bulimia, e sulle mie riflessioni al riguardo, che probabilmente qualcuno di voi condividerà, e qualcun altro no.

Un motivo in più per ricominciare a scrivere è perché sto iniziando un percorso di terapia, e devo costringermi a riflettere sulla mia malattia. A ‘La Coscienza di Zeno’, come d’altronde sono la maggior parte dei blog. Negli ultimi anni ho cercato di soffermarmi sul problema il meno possibile: ho vissuto una vita molto intensa, nella bella capitale inglese, passando dal lavoro all’università, alla discoteca all’appuntamento con il ragazzo di turno; quella vita che, a descriverla, sembra la vita ideale per una ragazza di poco più di vent’anni. Ma non ho mai smesso di vomitare. Anzi, le mie abbuffate sono peggiorate; il mio peso è sceso fino a rendermi la malata che la gente indica per strada. Nel pieno di una terribile crisi depressiva, ho smesso di dormire e di uscire di casa; mi sembrava di vivere in un mondo ovattato, strano, in una vita che non poteva essere la mia, e della quale mi sarei volentieri liberata.

Non si può convivere con la bulimia. Adesso l’ho capito. Si può essere funzionali, per alcuni periodi, a patto di rinunciare alla propria felicità e alle proprie relazioni. Ma una vita nella bulimia non vale davvero la pena di essere vissuta, e per quanto funzionali prima o poi ce ne si rende conto.

Così ora sono in terapia. Sono salita su un aereo, o meglio, mi hanno caricato a forza su un aereo, sono ritornata a casa dai miei genitori e mi sono rivolta ad un centro di cura. Chiaramente, sto malissimo, e non passa un giorno che non pensi a mollare tutto e ritornare nella mia Londra, alla mia vita disfunzionale nella quale però non dovevo continuamente affrontare il mio problema. Ma poi penso che se non è questa la volta buona non ce ne sarà un’altra. Mi sto dando una chance, e userò questo mio amato blog per raccontarvela.

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27 thoughts on “Update. E nuovi inizi.

  1. Dicono che solo nella vita reale si vince o si perde. Qua si perde sempre e soltanto. In fondo alla notte c e’ ancora la notte. Ed ancora ed ancora.

  2. Ciao! Hai ragione, sembra fighissimo ed immune dal dolore vivere in un’altra città, lavorare, uscire con dei ragazzi…quando invece la tua vita ti fa talmente schifo che la scambieresti con quella del primo che passa. Quando ho letto del tuo peso in diminuzione, ho avuto un brivido: l’eccitazione di quel numero che scende. Sono dieci anni che mi trovo incastrata in un disturbo alimentare non curato adeguatamente che alla fine è sfociato in un malessere latente che mi ha privato di molte cose, prima tra tutte l’amore verso me stessa. Ho sguazzato nella solitudine più nera e vista la mia incapacità di riuscire a dare una svolta a quella condizione, ho deciso anch’io di rivolgermi ad un terapeuta. A volte è liberatorio, ti offre chiavi di lettura che ti alleggeriscono da molte delle strutture mentali che ci opprimono; altre volte vorresti solo passarci sopra e lasciare tutto così, uscire a comprare una confezione di croissant che finirai nel giro di 10 minuti con un quintale di nutella dentro.
    In bocca al lupo!

    N.

    • Crepi! Io credo che il malessere latente probabilmente faccia parte delle dinamiche del mio cervello, ma d’altronde non cerco di guarire per liberarmi della tristezza. Piuttosto, del segreto, quello che ti impedisce di avere delle relazioni perché ne hai già una troppo importante con la malattia. Poi, se il mio cervello bacato è a corto di serotonina, beh, spero di imparare a gestirlo in un altro modo.

  3. Ho sempre letto il tuo blog perchè anche io soffro di disordini alimentari da 4 anni e ne ho solo 17.. Il tuo blog mi ha sempre aiutata a non sentirmi sola e a ragionare su quello che era il problema che ho sempre taciuto a tutti fino a che non sono esplosa, dopo tre anni di sofferenza ho parlato con i miei, e sono in cura da un anno. Vedo qualcosina in fondo al tunnel anche io, anche se pur essendo giovane devo ricostruirmi da capo.
    Oggi, tornare sul tuo blog dopo tempo e vedere questo post in cui anche te scegli per la vita mi ha riempito di gioia..!!
    Credo che la guarigione faccia molta più paura della malattia ma, ce la farai… Ce la faremo
    Miraccomando continua a pubblicare ciò che pensi, amo il tuo modo di pensare e scrivere.

  4. Io non credo tanto nella “completa guarigione”, quanto più in un miglioramento nel gestire e soffocare il primo istinto che è dettato dalla malattia.
    È un imparare a conviverci con più forza, tanto da mettere la patologia in condizione di inferiorità.
    Ma non credo si possa davvero eliminare del tutto.
    Io ormai riesco a gestire il cibo pressoché normalmente anche se con ancora alti e bassi ogni tanto, ma sono ancora talmente bloccata dalla mia testa che non riesco nemmeno a concepire l’idea di poter avere una relazione o condividere un abbraccio con qualcuno senza sentirmi “misurata” per la mia quantità di adipe.
    Così come la malattia resta e si sviluppa e cresce nel tempo, allo stesso modo penso che la terapia e l’aiuto abbiano bisogno davvero di ancora più tempo e costanza. E prima di ottenere risultati tangibili e veramente duraturi bisogna aspettare ancora di più.
    Ti auguro infinita costanza e infinita pazienza.
    Non perderai lettrici per la tua scelta di andare più sul personale.
    Continuerai ad aiutare ed essere d’aiuto (anche se questo forse non è esattamente il tuo obiettivo), solo in modo diverso.

    • Nemmeno io credo nella completa guarigione, anche se tutti quelli con cui parlo mi dicono che è assolutamente possibile. Io penso sia un po’ come per gli alcolisti: puoi essere in eterna recovery, ma non potrai più bere un bicchiere di vino come se niente fosse. Però vedremo, il mio psichiatra mi ha assicurato che nel giro di pochi mesi possono tornare ad un’alimentazione spontanea e ricostruire la mia vita a sufficienza da non avere più psicologicamente bisogno della bulimia. Vedremo.

  5. Cara, mi fa davvero tantissimo piacere poterti rileggere, e soprattutto rileggerti in questa chiave. Penso anch’io che un blog possa essere un ottimo punto per confrontarsi, ma anche per fare introspezione su se stesse. Non sarà la chiave di volta, certo serve la terapia, ma anche questo è un piccolo aiuto virtuale, ed aiuta a non sentirsi sole (per lo meno, per me quando leggo e commento i blog di chi ha i miei stessi problemi, mi sento più compresa e quindi meno sola).
    Mi aggrego, per quella che è la mia esperienza, a chi dice che guarire al cento per cento è praticamente impossibile, o per lo meno io non sono guarita. Però ormai è un bel po’ di tempo che riesco a non mettere in atto determinati comportamenti dettati dalla bulimia, e anche se ho comunque delle problematiche, diaciamo che le tengo più molto a bada di prima, quindi io considerdo questa un po’ come la mia “piccola guarigione”, perlomeno una vittoria contro la bulimia: per i livelli a cui ero arrivata, sicuramente adesso va infinitamente meglio. Il percorso per arrivare fin qui è stato estremamente faticoso e difficile, ancora oggi lo è, e la psicologa e la nutrizionista sono persone di cui ho comunque bisogno. Ma ora la mia vita contempla tante altre cose che non siano soltanto il dca, e quindi lo reputo comunque un successo.
    Quindi, sono molto felice di rileggerti, e sarò altrettanto felice di seguire insieme a te il tuo percorso, che credo che realisticamente sarà fatto di alti e di bassi, ma credo anche che se sei convinta di quello che fai (per quanto so bene quanto la convinzione vacilli in questo tipo di percorso!!!!!!!) e piano piano vedi anche che arrivano i risultati, questo ti fa capire che vale la pena di andare avanti. Nessuno mette in dubbio che “scappare” a Londra e far finta di nulla sia sotto un certo punto di vista la cosa più semplice e indolore da fare; darsi un’altra opportunità di mettersi faccia a faccia con quello che ti fa stare male è molto più difficile e richiede molto più impegno, ma mi sento di poter dire che è un impegno che PAGA.
    Oramai ti leggo da molto, e continuerò a farlo: tieni duro e in bocca al lupo per questo nuovo inizio!!!!!!!!!!!!!!
    Un bacione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • Wolfie! Mi ha fatto molto piacere vedere il tuo commento.
      Spero anche io di raggiungere le piccole vittorie, sarebbe già più che sufficiente, poi se effettivamente riuscissi a guarire griderei davvero al miracolo. Ma sono ottimista, per una volta, e sinceramente mi sono stancata di essere la ragazza fidanzata con il supermercato.. Speriamo bene!

  6. Sono contenta che tu sia tornata a scrivere e soprattutto che è arrivato il tuo momento di fermarti e provare magari davvero a vivere senza questa etichetta stampata addosso. Semplicemente vivere – anche, forse, con gli stessi limiti del nostro IO- senza però il dannato bisogno di doverli sfogare mentalmente, subirli nel fisico e nell’animo. No, hai ragione, non si può convivere con la bulimia, eppure ogni giorno mi aiuta ad andare avanti. Che controsenso. Prendi questa chance e non mollarla sei fortunata ad averla avuta, (lo so è un paradosso), magari ora non avrà questo sapore ma son sicura che qualcosa di buono ti porterà. Io per ora non posso fermarmi, non ne ho le possibilità, sono troppo dentro e prendermi cura di me vorrebbe dire abbandonare impegni che nn me lo consentono. Prenditi cura, prendi tutto ciò che di nuovo questo percorso ti porterà. Mi farà piacere scoprirlo insieme a te. Un abbraccio!

  7. Sono venuta a leggere i tuoi post recenti e mi dispiace che tu stia male ma sono anche contenta che abbia preso una decisione. Mi trovo in una situazione simile alla tua… Sono tornata a casa dei miei genitori ed ho iniziato una terapia privata. Il mio caso forse è un po’ diverso perché pare che io abbia un disturbo della personalità, tra l’altro complicato da vari tratti patologici di vario tipo, e che il dca si inserisca all’interno di tutto questo. Sono in terapia da solo un mese e mezzo e sto peggio di prima. Ho continuamente la tentazione di tornare a vivere sola ma so che non risolverebbe il problema. Tra l’altro io a differenza tua non sono mai stata funzionale, riuscivo a fare un vita “decente” ma senza l’aiuto economico di mio padre mai ce l’avrei fatta, perché vivo il lavoro come un dramma e dopo un tot lo mollo sempre. Qui però non ho assolutamente niente e nessuno (vivo in un paesino sperduto) e per di più devo stare a contatto con la causa di tutti i miei problemi, che viene affrontata continuamente in terapia: mia madre. Insomma, è devastante. Non so davvero se continuare o cosa fare, perché non vedo il senso di tutto ciò. Tu riesci invece a continuare ad avere in qualche modo una vita mentre ti stai curando, oppure sei proprio in ricovero o cosa?
    Scusa se ti ho raccontato di te, non so perché mi andava di confrontarmi. Se ti va magari poi ti scrivo in privato.
    Buona terapia!

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