Andrew Taylor, la dipendenza da cibo e la dieta della patata

Durante uno dei miei frequenti momenti di scazzo mi sono trovata di fronte il seguente articolo: ‘Man vows to eat nothing but potatoes for a whole year to cure food addiction’. Tradotto: ‘Uomo fa voto di mangiare soltanto patate per un anno intero, nel tentativo di curare dipendenza da cibo‘.

Wow. Come non leggere un pezzo di così alto giornalismo. Offerto dal Daily Mail, poi.

Andrew Taylor, un uomo australiano di Melbourne, dopo anni trascorsi a combattere con la propria alimentazione arrivando fino a 151 kg, prende una decisione drastica e dice addio a tutti quei cibi che lo ossessionavano: così, giura, nel 2016 non mangerà altro che patate. Patate al forno, patate in tortino, patate in purea, ma solo e sempre patate.

Allora. Cominciamo col dichiarare l’ovvio. Una dieta a base di sole patate è una cagata stratosferica. Non serve essere un nutrizionista per sapere che non è possibile assumere tutti i nutrienti fondamentali da un solo alimento. Il signor Andrew Taylor può anche dire nell’articolo di essersi fatti tutti i calcoli alimentari necessari; ma onestamente signor Taylor, non ci credo neanche per sbaglio. Mangiare solo patate è una dieta del cazzo.

Bene, fatta questa premessa, voglio leggere l’articolo un po’ più a fondo e andare al di là del primo impatto del solito-cretino-malnutrito. Ciò che trovo interessante è che Andrew Taylor dichiara apertamente che non ha scelto la dieta della patata nel tentativo di perdere peso, ma nel tentativo di curare la sua dipendenza da cibo. Taylor è intrappolato in una relazione malsana con il cibo,: ammette di aver trascorso anni a mangiare eccessivamente, con episodi di binge, e dice di aver sprecato troppo tempo a pensare continuamente al cibo. Bene. Taylor la chiama ‘dipendenza da cibo’, io andrei un passo più in là e lo chiamerei pure ‘disturbo alimentare’, magari non dei più gravi, ma un disturbo alimentare rimane.

E quindi Taylor cosa fa, per liberarsi da quella che chiama solo dipendenza? Ne elimina l’oggetto principale, come si fa in tutte le (altre) dipendenze. Come dice chiaramente nell’articolo:

‘I was thinking about addiction and how to get over it, thinking about what a drug addict or alcoholic would do. They’d stop using the substance and just get off it. But you can’t quit food so I decided to come up with one food I could eat exclusively to keep me healthy.’

(Riflettevo sulla dipendenza e su come superarla, pensavo a che cosa farebbe nella mia situazione un tossico o un alcolista. Smetterebbero di prendere droghe o di bere, ci darebbero un taglio netto. Ma non si può smettere di mangiare, così ho deciso di scegliere un cibo che avrei mangiato soltanto per stare in salute)

In poche parole, il tentativo di Taylor è quello di togliere il più possibile il cibo dalla sua vita, limitando così tutte le ansie che lo accompagnano. Mangiando solo patate, ha così l’obbiettivo di non passare tempo a pensare a cosa mangiare, a preoccuparsi di aver mangiato troppo di uno o dell’altro, a cadere nell’abbuffata dopo il primo assaggio. Si può abbuffare, ma solo di patate, e un’abbuffata così noiosa e stomachevole non può ripetersi troppo spesso. Per assurdo quindi, l’abbandono così totale del cibo richiede molta meno disciplina che seguire una dieta equilibrata.

Taylor quindi non ha affatto scelto la dieta drastica per il proprio benessere fisico, ma piuttosto per quello psicologico, per poter in altre parole gestire un’ossessione mentale. Rimane comunque una cazzata di scelta? Forse, ma sicuramente una allettante.

Prima di lanciare urla salutiste, pensiamoci un attimo. L’ossessione del cibo occupa la maggior parte delle nostre giornate; anche nel miglior tentativo di dieta bilanciata, ci si trova di fronte ad una miriade di scelte, cosa mangio a pranzo, quale fonte di proteine, la spesa al supermercato, cucinare, mangiare fuori. Un’esposizione continua al cibo che, per chi soffre di binge e bulimia nervosa, può essere estremamente triggering, come un continuo invito a fiondarsi sul cibo ed abbuffarsi. La dieta bilanciata è una lotta continua. E ora immaginate di non dover pensare più al cibo. Ci pensate, se volete, ma se riuscite a distrarvi nulla vi constringe a doverlo riaffrontare, se non quel tanto che basta a ricordarsi di lessare la patata. Improvvisamente, è così facile relegare il cibo in quello spazio limitato che merita nel nostro cervello. E’ così facile semplicemente evitarlo, ed evitare le abbuffate.

Taylor dice infatti che la nuova dieta sta funzionando. Dopo qualche abbuffata a base di patate, adesso passa meno tempo a pensare a mangiare e più tempo a vivere. Si sente meno depresso, fa sport, esce con gli amici. La dieta della patata sta svolgendo la sua funzione.

Leggendo questo articolo ho provato un senso di invidia malata per questo ragazzo. Mi sono chiesta: ha forse trovato una soluzione, forse non ideale ma pratica? Smettere di pensare al cibo in questo modo potrebbe essere un traguardo sufficiente, o magari forse una prima fase di un processo di guarigione?

E’ un’idea che ho accarezzato anche io tante volte. Non con le patate, ma con il safe food di turno: le verdure, per esempio, o la frutta. ‘Mangio solo verdure, mangio solo frutta’, in quantità infinite, senza calcoli nutritivi e calorici, così da sfamarmi, non sentirmi in colpa, non dovermi fare troppe paranoie su quanto mangiare e di cosa. Come Taylor, ho pensato che a verdura e frutta libera avrei potuto controllare le abbuffate, limitare i digiuni, smetterla di pensare costantemente a come costruire il piatto del pranzo e della cena.

Ma per quanto sia un pensiero allettante, alla fine no, la dieta della patata, o quella delle verdure, o quella della frutta, non è una soluzione. Non soltanto perché non è nutriente, ma perché invece di risolvere un evidente problema con il cibo non fa altro che rattopparlo. Per prima cosa, è una risposta puramente pratica e comportamentale ad un problema psicologico, incaricandosi di eliminare gli sfoghi alimentari senza trovare un’alternativa, senza modificare un modo di pensare malato. Che sia un punto di partenza, a cui magari si può poi accompagnare un percorso terapeutico che, forte della superata dipendenza, può lavorare sul benessere psicologico?

No. No perché la dieta della patata, fondamentalmente, non è affatto il superamento di una dipendenza, così come non è il superamento di un disturbo alimentare. Non è altro che una nuova dipendenza e un nuovo disturbo alimentare. L’alimentazione rimane comunque una fonte di ansia, ma stavolta repressa sotto chili di amidacei; e visto che Taylor non potrà effettivamente mangiare patate per tutta la vita, prima o poi tornerà ad avere gli stessi identici problemi di prima.

Io faccio spesso il paragone fra il cibo ed altre droghe; ma purtroppo alla fine dei conti il cibo non è una droga come le altre, e un disturbo alimentare non è solo una dipendenza da cibo. E guarire purtroppo non significa semplicemente andare al gruppo dei mangiatori anonimi e contare le settimane di astinenza; ma richiede invece di comprendere e gestire pensieri distorti, istinti ed equilibri fisici perduti, ansie legate al proprio corpo tanto quanto al cibo stesso. L’astinenza, in questo caso, non è altro che la prova che la malattia sussiste.

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9 thoughts on “Andrew Taylor, la dipendenza da cibo e la dieta della patata

  1. ciao,
    con l’ultimo paragrafo (e non solo) hai colto perfettamente nel segno!
    Io negli ultimi tempi spesso mi fermo a riflettere e dirmi che forse era meglio quando ero dipendente “solo” da pillole o alcol che non anche dal cibo…voglio dire: di farmaci e alcol sapevo che prima o poi un giorno potevo farne a meno, vero mi sembrava impossibile talmente ero infognato, ma non erano razionalmente indispensabili per sopravvivere come invece lo è il cibo.
    Io mi chiedo: che cazzo è?…Devo sempre dipendere da qualcosa che elimini ciò che sta nel mio profondo?
    Alla soglia dei 34 anni la risposta è: non lo so…ma spero di no…qualcosa sto tentendo per uscirne…servirà…non lo so.
    Un abbraccio
    Diego

    • Sì è da un po’ di tempo che rifletto sulle somiglianze fra cibo e altre dipendenze.. e più ci penso più mi sembra che i disturbi alimentari, pur presentando simili sviluppi,siano molto più complessi. Non peggiori, necessariamente, ma più complessi. E’ un tipo di autolesionismo molto specifico che va al di là del desiderio di evasione o di autodistruzione.
      Buona fortuna con il tuo tentativo di stare meglio, più procedo con questa terapia più mi rendo conto che è la cosa più difficile e frustrante che io abbia mai fatto

  2. Chiedo scusa in anticipo se darò un parere così “estremista”, ma l’idea di Taylor mi sembra totalmente pessima. Aldilà dell’ovvia considerazione che hai fatto anche te, che una “dieta” del genere è completamente sbagliata da un punto di vista nutrizionale, a me sembra sbagliata anche da un punto di vista psicologico, perchè non solo non aiuta recuperare salute fisicamente (non dico “a dimagrire”, dico proprio “a recuperare salute”!!!!!), ma perchè sposta l’attenzione da un’ossessione ad un’altra: prima Taylor aveva l’ossessione per l’alimentazione disordinata, ora avrà l’ossessione per le patate. Anche se cambia il soggetto, sempre un’ossessione rimane. E non credo a quando lui afferma: “adesso passa meno tempo a pensare a mangiare e più tempo a vivere. Si sente meno depresso, fa sport, esce con gli amici.”, perchè il tempo che passa a pensare di mangiare in verità resta lo stesso, solo che ora pensa alle patate anzichè pensare a chissà quali altri cibi, e se fa sport presto dovrà smettere perchè il suo corpo con un’alimentazione così sbilanciata non reggerà, e se esce con gli amici, cosa fa? Mangia le patate merenda mentre gli altri si prendono il gelato, o a cena mentre gli altri si prendono una pizza??????? Oooooh, gran bella soluzione sig. Taylor!!!!!!!! Con una “dieta” così è limitato in tutto, quindi forse ora gli sembra che funzioni, ma ben presto si renderà conto di quanto è un progetto fallimentare. E se anche il sig. Taylor non ci crede, un modo per mangiare in maniera bilanciata, e non avere troppe ossessioni sull’alimentazione, in realtà c’è, ed è molto più sano e semplice di quello che h scelto lui: FARSI FARE UNA DIETA DA UNA NUTRIZIONISTA, E SEGUIRE QUELLA!!!!!!!!! Per quanto difficile sia, lo dico in prima persona, e per quanto qualche sgarro sia di prassi (e anche questo lo dico in prima persona), alla fine una dieta fatta da un professionista è l’unica cosa che consente di mangiare sano e, allo stesso tempo, di non dover pensare troppo al cibo, perchè c’è qualcosa di esterno che ti dice come, quando e cosa devi mangiare. Poi, come anche tu scrivevi nel tuo post precedente, c’è anche da considerare l’aspetto psicologico del dca, che è importantissimo e va trattato prioritariamente e parallelamente a quello alimentare!!!!!!!!!

    • Ahahaha la patata-merenda mi fa morire.
      Sono d’accordo con te, una dieta della patata rimane un disturbo alimentare; anche se credo possa essere vero che Mr Taylor ora passi meno tempo a pensare al cibo, e come ho detto nel post ho trovato l’articolo allettante perché anche io molte volte ho accarezzato idee del genere, non con le patate ma con il safe food di turno.
      Però sono d’accordo con te, l’extra sforzo iniziale di seguire una dieta bilanciata alla fine paga.

  3. Anch’io spesso paragono i DCA alle dipendenze da droga e alcool. Il problema è che senza droga e senza alcool è possibile vivere (e si vive meglio) ma senza cibo non è possibile. Quindi, a differenza di chi cerca di guarire da una dipendenza da droghe o alcool, coloro che soffrono di bulimia e binge non possono semplicemente evitare il cibo, ma devono fare un passo in più, cioè trovare equilibrio e conviverci come una persona normale. Penso che il signore in questione abbia trovato una soluzione tampone che in parte riflette il percorso di guarigione dalla dipendenza da sostanze, ma che nel caso dei DCA non può durare a lungo perché, come dici tu, non si può vivere di sole patate. In più, almeno dalla mia esperienza, cibarsi di un solo o di pochi alimenti non porta altro se non l’aumento del desiderio di tutto il resto del cibo di cui ci si nega.

    A.

    • Sono perfettamente d’accordo. Per quello è una soluzione così allettante. Però non credo neanche che si possa rinunciare alla droga senza trovare qualcosa che la sostituisca, o risolverne la necessità. Quindi MrTaylor, ci vediamo fra dieci mesi

  4. Ah, quando leggo di cotanto livello di psicopatia, mi sento molto meno sola!
    ‘Sto tipo è iscritto all’UCAS o cosa? E’ troppo sbiellato, cazzo.
    L’idea che ha avuto implica una serie così consecutiva di minchiate che gli farebbero vincere I°, II° e III° posto alla gara di lobotomizzazione.
    Le cose che afferma, le contesto una per una: insomma, se il 2016 dovesse essere l’anno della patata, il 2017 sarà quello della fava.
    Anyway, nell’ordine sparso:
    – Stare in salute? Sfido chiunque, anche un’idiota di integralista vegano, ad avallare un’alimentazione costituita unicamente da patate. Io non ho studiato, ma via, non credo ci voglia una laurea per capire che una dieta fatta da un solo alimento (qualsiasi esso sia), è totalmente scazzata da ogni punto di vista. Se Taylor si è fatto dei calcoli alimentari in merito, allora la sua insegnante di matematica si era comprata il posto di lavoro dando la sua, di patata.
    – Stratosferica l’idea di curare un disturbo alimentare con un disturbo alimentare. No, davvero: se nessun altro si fosse accorto della genialità di questa trovata, domattina sul presto la vado a brevettare. Ma quanti passi avanti farebbe così, la ricerca?! Si potrebbero curare le fratture producendo nuove fratture, fermare le emorragie tagliandosi le vene, e risolvere l’annosa vicenda dell’Ebola infettando tutti con l’Ebola. Si potrebbe persino arrivare ad evitare la morte ammazzandoci prima di morire. Fighissimo.
    – In diretta conseguenza di quanto sopra, checché Taylor possa dirne, fino al 2016 aveva un disturbo alimentare, e dal 2016 avrà un disturbo alimentare: capisco che gli eponimi possano rassicurare, ma non cambiano la sostanza. Quando mi facevo della peggio roba gli stronzi in camice bianco dicevano che avevo un problema di abuso di sostanze psicotrope. In TV ho visto un programma dove c’era una donna che raccontava del suo cancro al seno, e i soliti stronzi in camice bianco le avevano detto che aveva un’ eteroplasia. Okay, ma in sostanza io ero strafatta e la tipa aveva un tumore del cazzo. Ergo svicolare sul termine dipendenza non diminuirà la portata di un disturbo alimentare. Poi, se ad uno piacciono i giochini semantici, liberissimo di farli: ultimamente va pure di moda inventare nuovi disturbi alimentari, per cui ladies and gentlemen, dopo l’ortoressia, la drunkorexia e la bigorexia, ecco a voi la patatoressia! (Applausi.) Bisogna assolutamente aggiornare il DSM ora che lo sappiamo.
    – Lui si sente più vivo e attivo da quando ha iniziato la patatodieta?! Taylor, non vorrei essere latrice di cattive notizie, ma siamo solo a Febbraio. L’anno contempla altri 10 mesi, e poi c’è un nuovo anno con altri 12 mesi, e così via. A meno che tu non schiatti disidratato prima perché vomiti anche l’anima a forza di mangiar patate, si capisce. Okay, magari all’inizio funziona pure questo scacciapensieri, ma quando il suo fisico e la sua testolina bacata cominceranno a cedere per la sua alimentazione di merda, col cazzo che penserà allo sport e agli amici.
    – Last, mi sembra che Taylor cerchi di mettere in atto una pseudo terapia cognitivo-comportamentale, destinata ad andare in vacca come ogni tentativo di terapia di questo tipo, che a mio modesto ed ignorante avviso è buona solo per le scimmie ammaestrate. Una volta ho provato a smettere di fumare mettendomi in bocca un masticone ogni qualvolta avrei acceso una sigaretta. Risultato? Craving per i masticoni piuttosto che per le sigarette, e spendevo pure di più. A fanculo, sono ancora una fumatrice. Nei disturbi alimentari il cibo è il sintomo: se non cavi la sovrastruttura mentale che porta a distorcere il comportamento alimentare, la base patologica resta immutata.
    Conclusione: Taylor avrebbe bisogno di meno patate e più patata.
    Capisco che fare pace col cervello sia troppa roba per certa gente, ma almeno un armistizio??

    • Ciao Jonny cara –
      chiaro che la dieta della patata è una boiata. Sono d’accordo con te.
      Però l’ho trovata una boiata interessante. Nel senso che, riflettendo sul perché è una boiata, ho capito diverse cose sul come debbo cercare di guarire.
      Sono un po’ meno d’accordo sulla cognitivo-comportamentale, che non è esattamente solo mangiare chewing-gum per smettere di fumare. Credo che per alcune persone funzioni: d’altronde non si possono risolvere tutte le ansie della vita, e l’importante è fare sì che le ansie non si trasformino in pensieri malati e digiuni. Però chiaro, i problemi di fondo no, non li risolve. Ma a volte temo che neanche le altre terapie lo facciano..
      Però, oltre a questo, ho anche molte perplessità. Mi sa che ti saprò dire di più fra qualche mese.

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