Le parole giuste per salvare qualcuno da un disturbo alimentare

Se potessi parlare alla 13enne me, che sta piano piano smettendo di mangiare, cosa le direi? Come la convincerei a non andare a impantanarsi in un cazzo di disturbo alimentare?

Non potrò mai parlare con la 13enne me, ma mi capita spesso di parlare con ragazze che sono agli albori della malattia. Mi scrivono persone che stanno palesemente male e che si sono convinte che il cibo è il problema; alcune che si sono appena rese conto di soffrire di un disturbo alimentare, alcune che cercano aiuto per la prima volta, altre che si odiano e hanno cominciato da poche settimane una dieta drastica.

In particolare, qualche tempo fa ho ricevuto un messaggio su Tumblr, a cui mi sono resa conto di non sapere bene come rispondere. E’ stato inviato anonimamente e spero che non se n’abbia a male la persona che mi l’ha inviato se lo riporto qui:

Razionalmente so che non devo provocarmi il vomito, ma è diventato un chiodo fisso nella mia testa, e l’odio che provo nei confronti del mio riflesso allo specchio è immenso. Amici e parenti pensano che io stia bene così, che non devo perdere altro peso, però io LO SO che devo perderlo, VOGLIO perderlo, finché non sarò soddisfatta di me. Che angoscia, non so cosa sto facendo, so quello che non dovrei fare ma voglio farlo..

Come si risponde ad un messaggio del genere? Aiutatemi.

Io, nei primi tempi della malattia, non avrei mai formulato il mio malessere in questi termini; sono caduta nell’anoressia in maniera molto inconsapevole, senza odiare il mio riflesso, senza mai pensare che vomitare avrebbe risolto un qualche mio problema. Ma in ogni caso, avevano cercato di mettermi in guardia e io non avevo mai dato ascolto a nessuno.

Non mangiare mi faceva sentire meglio. Mi dicevano che non mangiare mi avrebbe fatto stare male; ‘ma io sto già male’, pensavo, ‘che cazzo ne sanno’. Pensavo che quello era ciò di cui avevo bisogno, punto. Non vedevo nessun lungo termine, avevo abbastanza difficoltà a gestire il presente, e non credevo affatto che mi sarei ridotta male. ‘Tanto io non sono una di quelle anoressiche’.

Dopo dieci anni di disturbo alimentare uno dovrebbe sapere cosa dire ad una persona che ci sta entrando. Non faccio che pensare che dovrei sapere quali sono le parole giuste, per creare uno straccio di deterrente e convincere la persona ad affrontare il problema prima che peggiori e diventi la più ostinata delle dipendenze. Ma non credo di essere davvero in grado di farlo.

Comunque, credo che risponderò al messaggio. Credo risponderò così:

Se vuoi iniziare a vomitare fallo. Vomitare è fantastico.

Quando inizi a vomitare, gli ormoni nel tuo cervello vanno a puttane, non sai più quando hai fame, ma hai sempre fame: così inizi ad abbuffarti, poi ingrassi, poi dimagrisci, poi ingrassi di nuovo.

Quando vomiti la tua pelle diventa grigia. Ti si gonfiano i linfonodi sul collo, hai sempre la faccia da Omino Michelin; ti vengono le occhiaie, poi con il tempo ti cadono i capelli, ti vengono le smagliature. Sei brutta, e certo non sei e non sarai mai soddisfatta di te.

Ti si fotte anche l’esofago, ogni volta che mangi ti risale un poco d’acido in bocca. Non riesci più a cagare perché hai la digestione a puttane; facile che ti vengano le emorroidi. Poi se persisti nel tempo magari ti viene anche un bell’infarto.

Non esci più di casa, perché sei sempre più brutta, sempre più debole, e perché hai continuamente bisogno di abbuffarti. Perdi amici. Non riesci ad avere uno straccio di relazione, non vai più in vacanza; i tuoi coinquilini non vogliono più vivere con te, gli fai schifo, quindi sei da sola o torni a casa con i tuoi. Non riesci a studiare, fai fatica a tenere in piedi un lavoro, e anche se hai un lavoro tutti i soldi che guadagni finiscono in cibo.

Tu ovviamente pensi di poter semplicemente vomitare qualche pranzo, tanto per dimagrire un po’, e poi fermarti lì. Non è così, non lo farai. Le persone che vomitano qualche pranzo e sono magre e felici e soddisfatte di sé semplicemente non esistono. Esistono invece le persone bulimiche da decenni, grasse e sole.

Stai attraversando un periodo di merda; ti giuro che il periodo di merda passa. Vomitare ti farebbe sentire di merda per il resto della vita. 

Secondo me, è meglio che trovi una persona che ti vuole bene e gliene parli; pure uno psicologo, se ti va. Trova qualcuno che ti ascolti e magari ti aiuti a vedere in te stessa quello che non vedi adesso. Poi trova delle persone che ti fanno stare bene e stai con loro. Non ti conosco e non so esattamente cosa funzionerebbe per tirarti fuori dal tuo periodo di merda, ma so esattamente cosa non funzionerebbe.

Ma credo che razionalmente questo tu lo sappia, quindi vedi tu.

Forse non faccio che peggiorare le cose. Forse dovrei semplicemente dire ‘non farlo’ e comunicare a questa persona l’affetto che si merita. Dovrei fare come i siti pro-recovery e sussurrare qualche frase che aiuta a superare i periodi più neri, cercare di essere vicina invece nel disagio invece che semplicemente costruire un deterrente. Non lo so. Non so se sono capace. Non so se ci sono parole giuste per salvare qualcuno da un disturbo alimentare.

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23 thoughts on “Le parole giuste per salvare qualcuno da un disturbo alimentare

  1. rispondile così. non potresti essere più precisa e più eloquente. speriamo che riesca a capire cosa vuoi dire. diceva un cantante: “è difficile spiegare, è difficile capire, se non hai capito già”
    tu non potresti fare di meglio, quindi rispondile in fretta così e speriamo che chieda a qualcuno un aiuto che noi avremo dovuto chiedere quando ancora eravamo come lei.

  2. Una volta una ragazza ricoverata con me però per anoressia mi chiese di insegnarle a vomitare che non ci riusciva io le detto più o meno una risposta simile alla tua spiegandole a cosa andava incontro. Perché alla fine parliamoci chiaro le cose stanno così la malattia è questa e ha delle conseguenze che mi ato accorgendo da poco di avere meglio tardi che mai!

  3. Anni fa stavo con un ragazzo emotivamente abusivo. Per sentirmi meno malata di mente, visto che, coscientemente o meno, stava facendomi del gaslighting ( si userà così questo termine in italiano?!) raccontavo agli amici più vicini cosa accadeva con lui e loro partivano da consigli molto sensati per finire quasi a gridarmi: “lascia quello stronzo!” Quanto ci misi a mollarlo definitivamente anche se non avevo impedimenti materiali? Tre anni, più il ritorno in patria del mio migliore amico, ora mio marito. Semplicemente, mi sembrava di non potermi meritare di meglio e, contemporaneamente, ero immersa in un ambiente superficiale, che non mi faceva sperare in un futuro migliore da sola o con altri. O forse, semplicemente, non avevo capito da me e non potevo capire attraverso gli occhi degli altri. Secondo me dovresti risponderle come hai deciso. Rispondile ed elencale quali saranno le conseguenze. Fallo anche in modo meno partecipato, se vuoi. Più freddo e “scientifico” mandale un link al tuo articolo su ciò che manca nei film sulla bulimia. Non so se ascolterà, se si spaventerà abbastanza, se vedrà. Tu avrai fatto ciò che puoi

    • Sono d’accordo. Dire ‘non farlo’ vale tanto quanto non dire niente.
      L’unica cosa che mi preoccupa del concentrarsi sulle info scientifiche é che le conseguenze fisiologiche spesso interessano poco a una bulimica nascente. Io sapevo bene che rischiavo l’infarto, come lo so adesso, ma era troppo alieno come evento per riuscire davvero a preoccuparsene.
      Per questo conto su un mix di info scientifiche, esperienza e conseguenze sociali! Poi ovvio, ognuno fa le sue scelte e ha le sue malattie.
      Forse il fatto è che una parte di un dca non è esattamente una scelta

  4. per me il nocciolo della questione non è che tu le farai cambiare idea, perché se lo pensa, già è in lei.
    però puoi spaventarla abbastanza per rivolgersi subito a qualcuno.
    e’ l’unica chance che abbiamo tutte noi, e prima ci arrivi, meglio è.
    il grosso problema è che questo qualcuno non sia il solito psicologo comportamentista del cavolo, non uno che le fa scrivere cosa ha mangiato o cose simili per accanirsi contro il disturbo, ma se è uno bravo per davvero, che ha studiato anni e anni e ha fatto analisi e non ha preso la laurea in quattro anni ma 14, stabilirà un rapporto con lei, e con pazienza e tenacia, ne verrà fuori. ma se tu le fai sufficiente spavento perché lei si rivolga a qualcuno a cui vuole bene, come dici, e chieda hai già fatto una cosa della madonna.

  5. Ho sempre considerato tremendi sia gli approcci alla “non farlo, you are loved, sei un fiore prezioso”, sia i “vuoi farlo? fai pure, cazzi tuoi se puzzerai a vita e ti cadranno i denti, oh”.
    Personalmente mi piacerebbe che qualcuno mi avesse usato una via di mezzo, un depliant illustrativo come il tuo, ma completo di un po’ più di empatia. Che poi, questo è solo quello che avrei voluto sentirmi dire… avrebbe fatto la differenza? Boh.
    Ma l’anonimo che ti ha scritto voleva sia il tuo consiglio che l’equivalente di un abbraccio, di questo sono abbastanza convinta. Mentre il “vedi tu” finale, mi sa proprio di “comunque fottesega”. Immagino che questo non sia proprio il caso, quindi personalmente eviterei. Ma di nuovo, chi lo sa cosa è giusto per chi.

    • Si probabilmente hai ragione.
      Anche se da una parte penso con una persona con dca, me inclusa, ci vogliano un po il pugno e la carezza, della serie ‘ti supporto e TVB, ma hai delle cazzo di responsabilità verso te stessa quindi prenditele”.
      Non è una questione di cattiveria, ma proprio un modo di mettere il dca al proprio posto e dare coraggio a una parte più razionale.
      Comunque si, forse la formulazione va rivista!

  6. Molto bene!!rispondile cosi!!elencandole punto x punto le conseguenze cui andra’ incontro e punta sul fatto che diventera’ bruttissima e potrebbe pure ingrassare….deformarsi…perdere i denti e i capelli!!io non ho mai compensato col vomito proprio xche ho avuto la fortuna di leggerne le devastanti conseguenze!!Cosi la mia particolare bulimiq non mi ha imbruttito ma mi ha comunque tolto pezzi di vita e fatto soffrire tanto fisicamente e mentalmente!!Piu ti leggo e piu ti voglio bene!!

    • Grazie cara!!
      Sono d’accordo, credo bisogna parlare molto di più di cosa comporta il vomito autoindotto, così da rendere chiaro che non è affatto un passatempo.
      Poi forse non funziona, ma certo male non fa

  7. Penso che non ci siano parole più giuste. Mi hai fatto capire molte cose, aiutando lei, hai aiutato anche me quindi grazie. Io sto ancora lottando questo mostro e piano piano a piccoli passi c’è la sto facendo. Purtroppo ci sono dei momenti in cui la testa prende il sopravvento e, anche se sappiamo che vomitare fa male, lo facciamo lo stesso. Ora faccio lo screen a questa tua risposta e ogni volta che mi passerà per la testa di farlo, lo leggerò, in modo tale da non farlo. Vorrei solo una vita normale, é così tanto difficile?

  8. Difficile dire cosa rispondere, perchè alla fine siamo tutte persone diverse, e tutte abbiamo bisogno di sentirci dire cose diverse, e sicuramente ad ognuna di noi sono utili parole diverse. Per cui, non conoscendo la persona “anonima” che ti ha lasciato quel messaggio, è veramente un terno al lotto scriverle una risposta che le possa essere d’aiuto.
    Sulla base di quello che ho vissuto, potrei dirti che secondo me l’approccio scientifico con l’elenco delle conseguenze fisiche (e psicologiche) della bulimia lascia un po’ il tempo che trova: va benissimo informare, perchè magari la persona in questione ha tredici anni e, per ovvia inseperienza di studio, non è materialmente consapevole di determinate cose, però è anche vero che a grandi linee quello che comporta il provocarsi il vomito è un po’ ovvio; anch’io quand’ho iniziato col dca ero al liceo, e certamente non mi intendevo di medicina, ma sapevo benissimo che quello che facevo non era per nulla salutare e che anzi era dannoso, anche se magari non conoscevo i dettagli; ma, allo stesso tempo, era ininfluente. Il tarlo della bulimia mi rodeva la mente, e al fatto che rischiavo l’infarto certo non ci pensavo quando mi chiudevo in bagno, perchè comunque l’impulso irrazionale della malattia era più forte di ogni consapevolezza.
    La prima parte della risposta che le hai scritto a me piace perchè la trovo molto ironica, però non so come la potrebbe vivere una persona che muove i suoi primi passi nella bulimia: non vorrei che venisse interpretata come una provocazione. Non so se c’entra molto, ma una volta mi è capitato di parlare con una ragazza che aveva una tossicodipendenza (oltre che la bulimia), e che veniva dalla stessa psicologa da cui vado io, che mi diceva che all’inizio chi c’era passato le diceva come sarebbe andata a finire, che sarebbe diventata dipendente e si sarebbe danneggiata corpo e mente e non avrebbe più avuto una vita, ma che queste parole la irritavano e le facevano ancor più venire voglia di proseguire per la sua strada per dimostrare a chi le diceva così che lei era in grado di gestire sia la droga sia la sua vita (ovviamente sembra proprio che non è andata così, esattamente come per la bulimia non va mai così). Quindi quando ho letto la parte iniziale della tua risposta mi è tornata in mente questa cosa, che magari non c’entra un bel niente, ma mi sembrava comunque che fosse una cosa affine.
    Penso che potrebbe essere utile rimarcare di più la parte in cui le consigli di chiedere aiuto al più presto, perchè alla fine la cosa più importante è proprio quell’aiuto, in qualsiasi forma, perchè tanto una persona a tirarsi fuori da un dca completamente da sola non ce la fa (perlomeno, io non ho mai visto o sentito o letto di nessuno, che abbia veramente avuto un dca, e non semplicemente una sbandata alimentare, che se ne sia tirato fuori completamente da solo), quindi il chiedere aiuto è secondo me indispensabile. Perciò, sicuramente fossi in te io rimarcherei bene questo aspetto, e le suggerirei di farlo quanto prima perchè, come tutte le malattie, anche la bulimia più viene presa vicino all’esordio, meglio è sotto tutti i punti di vista!!!!!!!!!!!!!!
    Tutte queste parole, in sostanza, per non dire praticamente nulla. Infondo, credo che la cosa migliore sia che tu le risponda per come ti viene, perchè riflette quello che pensi e quello che sei: tanto non potrai mai sapere com’è quell’ “anonima” caratterialmente, e quindi di cosa avrebbe bisogno davvero (e forse in questo momento difficile della sua vita non lo sa neanche lei stessa), per cui immagino che la cosa migliore che tu possa fare è essere schietta.
    Non so se quello che scriverai potrà aiutare in qualche modo questa “anonima”, ma sono certa che non peggiorerai le cose: quell’ “anonima” sta entrando nella bulimia, e peggio di quella non c’è niente, neanche le parole più sgraziate!!!!!!!!!!!

    • Si sono d’accordo; senza contare che poi l’anonima dará un peso molto relativo alle mie parole, non mi aspetto mica che mi prenda per il Dalai Lama della salute mentale.
      Le info scientifiche non sono un deterrente sufficiente, questo è palese, ma credo che magari un’espressione un po’ più cruda e diretta possa differenziarsi da quelli che sono semplicemente le brochure sui dca. Ma poi boh, magari è la stessa cosa; io stessa non credo avrei desistito.
      L’unica cosa he può uccidere un dca sul nascere alla fine è una terapia ben fatta e ben seguita. Se non sbaglio Veggie é guarita da sola, ma credo sia un caso su un milione. Ma forse sbaglio.
      Comunque, alla fine non credo ci siano parole giuste, ovviamente una manciata di paragrafi non sono sufficienti, ci vuole supporto piuttosto che strategie della paura, e quello é difficile che viaggi via Tumblr.

      • “ci vuole supporto piuttosto che strategie della paura”: non avrei saputo dirlo meglio, sono totalmente in accordo.
        Poi certamente sarà inevitabile che le tue parole verranno considerate fino ad un certo punto (come quelle di chiunque, del resto, perchè quando hai un dca alla fine ascolti solo te stessa, purtroppo), però penso anche che se questa “anonima” ti ha scritto, comunque ha bisogno di sentire qualche parola, che le susciti in ogni caso qualche reazione.
        Certamente provare a dirle come stanno veramente le cose anche sugli effetti fisici della bulimia male non le farà: al massimo ti ignorerà, ma sicuramente non le farà male, perchè è anche vero che a volte le cose le sappiamo, ma abbiamo bisogno di sentircele dire da qualcun’altro, perchè è ciò che dà concretezza ai pensieri.
        Verissimo anche il fatto che ciò che sconfigge i dca sul nascere è una terapia ben fatta, e lo dico proprio da persona che ha aspettato troppo prima di chiedere aiuto, e ne sono infatti ancora invischiata.

        (Con Veggie mi scrivo tramite l’email da anni, e ti assicuro che lei dopo aver passato diversi anni in piena anoressia, da quando ha iniziato a voler contrastare il suo dca, ha fatto tutto meno che da sola: molti ricoveri in una clinica specializzata per dca (tipo quattro o cinque ricoveri, ora non mi ricordo di preciso), e anche attualmente so che va da una psicologa e segue uno schema alimentare della dietista.)

          • Io neppure!!!!!!!!!!!!!!!
            Infatti sono anni che vado sia dalla psicologa (prima con frequenza trisettimanale, adesso solo un giorno ogni settimana) che dalla nutrizionista, ed entrambe mi hanno aiutato MOLTISSIMO!!!!!!!!!!!!

            (Tra parentesi, io non ho ancora conosciuto, visto o sentito nessuno che, detto in maniera sincera e non per vantarsi o per apparire “bravo tutto da solo”, sia guarito da un dca in maniera autonoma, senza nessun tipo di terapia.)

  9. Ciao! Ti leggo da un paio di anni e hai sempre scritto in una maniera talmente chiara che leggendoti mi sentivo “ferita”: dalla verità, credo. Da un po’ però nei tuoi post c’è una positività luminosa. Fa bene leggerti.
    Soffro di bulimia da 8 anni (abbuffata e vomito tutte le sere) e solo ora ho deciso seriamente di curarmi. Ho 31 anni. L’unica cosa che avrei voluto sentire era AFFETTO. Affetto sincero. Tipo “ti voglio bene. Esattamente come sei, insicura e pasticciona come sei ora”.
    Dei capelli, dei denti, dello stomaco gonfio l’ho poi scoperto io. Ma io volevo affetto. HO FAME DI AFFETTO. Ma l’ho capito dopo.

    Complimenti ancora, ti leggerò sempre, sei fantastica!
    Sara

    • Grazie Sara! Credo che l’affetto sia una componente fondamentale di un processo di guarigione, il supporto degli altri, ma nel mio caso non credo sia all’origine del mio DCA né sia l’unico aspetto necessario ad uscirne. Vedremo. Comunque sono contenta che tu stia facendo passi avanti, ti abbraccio!

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