Psiche bulimica: l’altalena degli alti e bassi

Non avete conosciuto una persona veramente volubile finché non avete conosciuto una bulimica. No dai. Non generalizziamo. Non avete conosciuto una personaveramente volubile finché non avete conosciuto me; e io credo che c’entri molto con la bulimia, ma questo me lo devono confermare le mie bulimiche lettrici.

altalena bulimica

Comunque. Parlo tanto della sofferenza dei disturbi alimentari, che sembra quasi che sto in qualche lager post-moderno, parlo di bulimia condita di depressione,  che sembra che sto tutto il giorno a piangere e a vomitare. Ma non è così.

Il mio disturbo alimentare si sta evolvendo e così la mia personalità: così se l’anno scorso parlavo delle mie emozioni soffocate, ora posso riconoscere di averle liberate. Non so se sto meglio, sono sempre bulimica, ma non vivo più in un mondo privo d’anima. Fatta eccezione per il mio caro episodio depressivo grave, io vivo in un mondo di continui alti e bassi. Dalla felicità più intensa – non felicità qualsiasi, quella che proprio ti fa ridere e fare mille battute e pensare che il mondo è un posto meraviglioso, fino al vuoto , all’abisso, quello che forse non vale la pena continuare a vivere.

Tranquilla lo sono poco o non lo sono mai. Il mio cervello va sempre a millemila, e le cose stanno andando sempre o terribilmente bene o terribilmente male. Se il terribilmente bene è meraviglioso ma fragile, quasi faticoso da mantenere, il terribilmente male è tanto buio quanto immotivato. Ed ovviamente sinonimo di abbuffate.

Con gli alti e bassi d’umore poi se n’accompagnano altri. Quelli d’attività: dal fare mille cose in un giorno a non uscire di casa. Quelli sociali: dall’essere l’anima d’ogni festa alla timidezza, scontrosità e solitudine. Quelli sessuali, e questi si spiegano da sé.

Instabile come un pendolo, e senza vie di mezzo.

Non ci vuole un genio: gli alti e bassi rispecchiano il mio rapporto con il cibo. Le restrizioni – le abbuffate. Se gli alti e bassi siano una conseguenza della bulimia o la bulimia una conseguenza degli alti e bassi, quello proprio non lo so; ma poco importa.

Secondo la mia psicologa dovrei limare tutto. Da una parte l’alimentazione va equilibrata, e vabbè. Ma anche bilanciare il roller coaster emotivo, nel tentativo di raggiungere il giusto mezzo anche negli stati d’animo. Trovare un modo per vivere la vita con più facilità e scioltezza, in una dimensione meno estrema e più sostenibile. La tranquillità. Il benessere.

Il cuore ovattato, rispondo io. Perché questo giusto mezzo davvero mi terrorizza. Quella tranquillità spenta della vita routinaria di tutti i giorni; in cui si tira avanti senza grandi gioie o grandi dolori. Può sembrare assurdo ma io questo roller coaster emotivo non lo odio proprio del tutto. Odio i momenti neri, chiaramente; odio la bulimia e le sue conseguenze. Ma a me, in fondo, l’intensamente provare piace.

Voglio guarire dalla bulimia e trovare il giusto mezzo nell’alimentazione. Ma non voglio limare le mie emozioni, solo sganciarle dal cibo e trovare magari un modo più sano per esprimerle in tutta la loro intensità. Non dico che una vita tranquilla non sia una vita felice; solo che ho letto troppa letteratura per potermi accontentare, e così se guarire significa cambiare ‘mindset’ e darsi una calmata, allora non sono davvero sicura di poterlo fare. Perché cazzo, ho più paura di morire in una vita noiosa e vuota che di morire di bulimia.

Non credo in fondo di dover scegliere fra la mia guarigione e le mie emozioni. Credo che questa fobia mi porti ad esagerare, e che alla fine troverò un compromesso. O forse è la fobia stessa un sintomo del pensiero malato, e una volta sistemata la bulimia mi lascerò condurre ovinamente ad un’esistenza di giusti mezzi. Cristo santo, speriamo di no.

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21 thoughts on “Psiche bulimica: l’altalena degli alti e bassi

  1. Anch’io sono molto volubile le mie amiche e i medici me lo hanno fatto notare spesso ad esempio cambio idea con una facilità pazzesca, un attimo prima mi sento wonderwoman un attimo dopo una cacca che non vale nulla. A differenza tua io però la vorrei una vita tranquilla, una vita fra università ragazzo amiche famiglia cane una vita che la bulimia mi ha portato via e sto cercando di riprendermi…. un abbraccio

    • Vorrei volere una vita tranquilla, così farei felice mia madre e mi troverei un fidanzato italiano e un lavoro a Milano. Ma solo il pensiero mi fa venire un’ansia terribile.

      Vedrai che troveremo un equilibrio! Forza e coraggio 🙂

  2. Ciao,ti leggo da tanto ma non avevo mai scritto prima…io in questo periodo sono terrorizzata proprio da quel “limare” di cui parli.
    Tutti mi consigliano di trovare questo fottuto equilibri limando, ma nemmeno io voglio vivere una vita noiosa, semplice, vuota…però è anche vero che così non ce la faccio più…sono stanca di passare dall’abisso all’euforia con uno schiocco di dita…ho mollato la terapia tempo fa perché con il cibo andava e va meglio…ma io non vado meglio,io rimango sbagliata come i miei eccessi alimentari, io nei momenti di buio mi sento cadere da un grattacielo e fatico a mantenere tutti gli impegni che ho,lavoro studio,la mia relazione sentimentale, è troppo!
    Ti auguro di ritrovarti e trovare un equilibrio sano senza per forza dover limare tutto.
    Io dopo anni di miglioramenti ora mi sento ricaduta in basso,quasi al punto di partenza, mi sembra che ogni lavoro fatto su di me,che ogni risultato,sia svanito. E non capisco perché, perché ora. Devo riprendere una qualche psicoterapia ma sono terrorizzata perché a questo punto so che,dovesse ricapitarmi di essere di nuovo in difficoltà, non potrò attaccarmi alla malattia ne nascondermi dietro essa.
    A volte voglio che resti…e altre al solo pensiero di non guarire mi viene voglia di gettarmi sotto un camion.
    Io sono stata per lo più anoressica con periodi di bulimia e di binge…questo è un periodo di binge…e giuro vorrei scomparire e non dover più affrontare nulla.
    Sento che mi sto perdendo di nuovo. ..l’essenza di ciò che sono mi scivola via man mano che gli attacchi sono più frequenti.
    Perdona l’italiano orrendo ma sono dal cellulare. E scusa il caos. È stato un sfogo confuso.

    • Cara, capisco benissimo,il bingeè una cosa che ti annulla completamente e rende difficile mantenre la propria identità e voglia di vivere. Un passo alla volta ritornerai dove eri arrivata, non si torna mai al punto di partenza, anche se a volte può sembrare così…
      Ti auguro di trovare la tua dimensione, se equilibrio non è la parola giusta, con il supporto delle persone che ti stanno intorno. Un passo alla volta…

  3. Mia cara,anch io vivo di eccessi…di tutto o niente…di rischio…di sfide…la vita l ho troppo spesso divorata…bruciando le tappe ribellandomi….nuotando controcorrente.La bulimia mi.rappresenta..Sul cibo e molto altro concepisco spesso solo il”tutto o niente”.Quando mangio in modo sano mi sento in pace con me stessa e col mondo amo la vita tocco il cielo con un dito!Quando mi abbuffo(e mai in situazioni problematiche bensi x noia o x godimento)nella prima parte mi sento in paradiso…e provo un piacere infinito che nulla puo darmi….nella seconda parte….l inferno!Il giorno dopo il vero inferno!!

  4. Non penso che eliminare la bulimia dalla tua vita possa significare abbandonarsi alla monotonia della routine quotidiana. Hai detto bene, non devi scegliere tra la guarigione e le tue emozioni..è vero magari non è del tutto salutare per la mente umana passare come dici tu da “alti a bassi”, da momenti di felicità estrema a momenti di tristezza logorante, però credo che ci sia concesso sfiorare e spesso oltrepassare quel margine tra normalità e follia per poter provare emozioni talmente intense e diverse da poter dire di vivere veramente! L’assenza della bulimia non presuppone una vita tranquilla! Personalmente sono certa che anche senza la bulimia non avrei comunque quei “giusti mezzi” che rendono “perfetta”, se così si può chiamare, la vita di certuni.
    Liberandoti dalla bulimia non ti liberi da te stessa: se ami provare emozioni così intense, le proverai comunque in maniera diversa anche senza questo mostro che regna sulla tua vita, forse la tua psicologa vorrebbe farti capire ciò, non so. Magari chissà, non passando così tempestivamente da un estremo produttivo quale la felicità ad un altro catastrofico come il toccare precipitosamente quel fondo che giornalmente ci distrugge l’anima, ma riuscendo a trovare quell’equilibrio dentro te che non è sinonimo di “vivere un’esistenza noiosa, basata su una serenità generale uguale per tutti”.
    Detto ciò, volevo solo esprimerti il mio modesto parere. Parlo da bulimica quindi magari non sono la più adatta da ascoltare, ma volevo comunque condividere la mia. Infine ti volevo fare i complimenti, anche se forse un po’ fuori luogo, per l’enfasi com cui riesci ad esprimere ciò che si prova a causa di questa “matrigna” che ci comanda. Sei veramente capace di esternare i pensieri che in fondo passano per la testa a tutte/i quelle/i nella tua situazione come me. Un saluto e scusami ancora per l’intromissione!

    • Non è un’intromissione! Mi piace tantissimo leggere i commenti, e sono d’accordo con te, forse le mie paure sono infondate e dovrei capire che la bulimia non definisce la persona che sono e la vita che voglio condurre. Ma sai, le paranoie che ti vengono quando sei in terapia…

  5. Mi ritrovo a pieno su ciò che scrivi SEMPRE. Io ora sono in un periodo che sembra essere una “ripresa” .. Non vorrei mandarmela. Comunque il mio umore dipende sempre dal cibo, a volte, quando il mio cervello ragiona, capisco che è davvero assurdo. Ad esempio oggi: ho fatto una colazione fantastica e sono stata felice per tutto il giorno . Ieri: mia mamma ha sbagliato a comprarmi yogurt e mi sono arrabbiata come non mai, ero proprio nera centro di me, infastidita come se mi avessero fatto chissà cosa e sono andata a cambiarlo. La mia testa addirittura mi diceva “vedi tua madre che ti rende in giro, non farti ingannare”. Ma si può? Mi vergogno di me stessa. Il cibo condiziona troppo la mia vita, davvero troppo. Inoltre sento che il mio cervello è ambivalente: da una parte voglio stare in questa mia sfera fatta di mattoni e dall’altra vorrei VIVERE senza neanche sapere cosa siano i disturbi alimentari. Ho avuto due episodi di bige e che dire… Mi sentivo una vera merda(scusa il termine) mi sentivo una nullità. È una guerra ogni santo giorno, un incubo che sembra durare un’eternità, una lacerazione interiore devastante.

    • Credo che l’ambivalenza nei confronti del nostro disturbo ce la terremo tutta la vita… Ma spero almeno che non sarà sempre una lotta così dura, perché altrimenti dubito che la mia motivazione durerà.
      Ma intanto forza. Forza.
      Un abbraccio

  6. Io avevo una mentalità veramente “tutto o niente” quando stavo più male, e degli sbalzi d’umore non indifferenti. Questi picchi eccessivi posso dire che si sono limati nel corso degli anni e nel corso del mio percorso terapeutico, ma io non avevo ricevuto alcun “diktat” riguardo al dover trovare un equilibrio limando gli estremi; la mia psicologa mi diceva che dovevo “soltanto” cercare di star meglio, e mi aiutava in questo, però poi i comportamenti estremisti si sono auto-limitati nel tempo. Però per quella che é la mia esperienza posso dirti che l’avere meno sbalzi immorali non significa avere una vita appiattita, anzi, é proprio perché non sei sfiancata da continui e repentini alti e bassi che riesci a goderti di più la tua quotidianità e a trovare in essa ciò che comunque può darti emozioni profonde e intense, che fanno sì che la tua vita sia tutt’altro che emotivamente monotona.
    Quindi secondo me, sulla base della mia esperienza, il ricovero e le emozioni non sono totalmente dipendenti le une dalle altre, nel senso che non esiste una relazione tale per cui più sei avanti nel ricovero, meno riesci a provare emozioni intense; piuttosto cambiano le cose che ti emozionano, e cambia la qualità e la tipologia dell’emozione, ma non l’intensità!!!!!!!!!!!!!!!

    • sì hai ragione, forse sto confondendo due cose, ovvero intensità e sbalzi d’umore, ed eliminare il secondo non vuole assolutamente dire mettere a repentaglio il primo. Forse quello che mi spaventa non è togliere gli sbalzi di umore, è piuttosto togliere il caos..
      Ma conto sul fatto che questa è una paura irrazionale e regressiva, e continuo a provarci 🙂

  7. Intendevo “sbalzi UMORALI”, scusa, ho sbagliato a scrivere, devo ancora prenderci la mano con la tastiera dell’ipad!!!!!!!!!!!

  8. Ciao, mi piace da matti questa tua frase sulle emozioni
    copio e incollo
    “… solo sganciarle dal cibo e trovare magari un modo più sano per esprimerle in tutta la loro intensità…”

    Devo imparare a fare esattamente ciò che hai scritto.

    SGANCIARE. Come una bomba. Una bomba che mi esplode in faccia, se non la sgancio via prima.

    Grazie, grazie, per i tuoi bellissimi post!
    Sara

  9. Buon giorno cara.. confermo tutto.. hai la meravigliosa capacità di dar voce alle sensazioni vissute.. questa dicotomia “abbuffata-emozione nera”—->”gioia pura-sano nutrirsi” in realtà è un sistema binomiale, dove all’una corrisponde l’altra e viceversa.. quindi… l’emozione nera porta all’abbuffata e l’abbuffata ad essa.. poi, per fortuna, la gioia ad una sana alimentazione e la sana alimentazione alla felicità!! auahuuahuahuauauhahahu che casi clinici che siamo!!! ma come dobbiamo fare?? io vorrei essere intensa, sempre… ma cavolo senza rapporto simbiontico con il cibo!! siamo nella stessa barca… mi dispiace non riuscire a dirti altro, a darti un consiglio valido su come fare… però… almeno, mal comune mezzo gaudio!!! dai, ci dobbiamo dar sotto.. tutto qui… gli scivoloni ci sono e ci saranno… fin quando non riusciremo a diradarli per poi un giorno estinguerli!! io cerco di vivere al massimo, mi sto solo impegnando con immensa fatica ad evitare i momenti bui bui bui, che come un buco nero mi attraggono con forza… sto pagando per questo anche un grande prezzo emotivo che mi porta, di contro, ad un’ansia generalizzata profonda… cosa rimane?? sempre la tenace speranza che questa sia la strada giusta… cosa penso? che vale la pena lottare per essere felici… Forza tesoro!! Forza sempre, in ogni momento!! ti abbraccio

    • Grazie cara, mi rincuora non essere la sola ad avere questo stile di pensiero patologico 🙂 Io credo che dopotutto la dicotomia si possa rompere senza rinunciare all’intensità, e chela bulimia non debba per forza essere una costola dell’intensità.Ma vedremo. Forza e coraggio..

  10. Complimenti per come scrivi, riesci a rendere molto bene stati d’animo difficili da capire e quindi da spiegare. Anch’io è da circa sette anni che ho questo pensiero alimentazione sana (anzi diciamo ridotta )-felicità e abbuffate-depressione nera che non ti lascia nemmeno alzarti dal letto e lavarti, credo però che negli ultimi tempi sia cambiato qualcosa, ho fatto il banale ragionamento: la gente “normale” non basa i propri stati d’animo sull’alimentazione quindi per tentare di essere “normale” tento seriamente per un po’ di non abbuffarmi e vedere cosa succede, cioè mangiando in modo normale anche con qualche sgarro come tutti umani provare a vedere quali sono le cose che condizionano il mio stato d’animo. Qualcosa dovrà pur venire fuori, negativo quasi sicuramente ma che almeno non mi faccia sentire una pazza (perché diciamocelo una persona che ingurgita mezza casa in un’ora normale non è). Vi dirò che questo pensiero per un periodo abbastanza lungo mi ha tenuto a bada dalle abbuffate ma è emersa una sensazione stranissima e orribile..una specie di angoscia costante, una specie di misto tra ansia e depressione (diversa dalla sensazione di vuoto post abbuffata) che mi permette comunque di tirare a campare ma mi fa sentire quasi in una vita che non percepisco come mia..con la testa continuamente comandata da pensieri del tipo: sono pazza? Le cose sono reali? Cosa vuol dire vivere per le persone normali? E nei momenti in cui più mi perdo in questi pensieri mi salgono addirittura attacchi di panico, la sensazione di mancanza totale di controllo sulla mia mente..credo sia questa la sensazione da cui inconsciamente siamo sempre scappati con il pensiero del cibo, non capire cosa si è e cosa si sta facendo, cosa ci piace e non ci piace, come sono i rapporti veri con le persone e prima di tutto ovviamente con noi stesse, in poche parole rendersi conto seriamente che cio che siamo state fin ora non è quello che siamo ma come una terza persona che facciamo muovere al nostro posto… ditemi se anche a voi sembra così..so che può sembrare scontato ma fino a quando non ho provato seriamente a non abbuffarmi e non restringere non avevo mai preso consapevolezza di questa sensazione.

  11. Hai praticamente descritto i miei ultimi 3 anni (guarda caso da quando soffro di EDNOS) e ci rivedo molte cose della personalità borderline. Non sono mai completamente guarita ma posso dirti che trovare almeno il 70% di serenità è possibile. Nel mio caso è bastato cambiare città,trovare finalmente lavoro e convivere col mio ragazzo; ma oltre a ciò ho notato che mi ha aiutato tantissimo imparare a conoscermi perfettamente. “Ripescare” quello che avevi sommerso è proprio la strada giusta. Spero di leggere di altri miglioramenti,hai tutta la mia ammirazione.

  12. Ciao!
    Sai, leggere il tuo post mi ha fatto riflettere. Io sono convinta che la bulimia sia la conseguenza di tutto questo caos emotivo di cui parli. Ne parli tu come ne parlo io, anche se ormai io non lo collego nemmeno più alla bulimia. Parlandone un giorno mi è venuta la definizione perfetta: bomba emotiva. Pronta ad esplodere, sempre.
    Mi spaventa e mi piace, proprio come dici tu. La cosa che non funziona è la parte delle conseguenze. Di base, io non voglio rinunciare all’emotività, per nulla al mondo. Solo che a volte, quando sono da sola, mi sento sopraffatta e senza nemmeno rendermene conto mi trovo con lo spazzolino in mano, di nuovo. Succede poco, forse perché sto poco da sola, ma quando succede mi dico: “Ehi, sempre qui, vero?”.
    Mi viene da urlare. Vorrei riuscire a farne qualcosa, di questa emotività. Fino a poco tempo fa cercavo spasmodicamente qualcuno che mi salvasse. Ora invece sto capendo quella terribile frase “Nessuno ti può salvare da te stesso”.
    Cosa ci spinge ogni volta a reagire alle nostre emozioni in questa maniera? Non sai come vorrei cominciare a scrivere, scriverei giorno e notte. Scriverei qualcosa per me e per gli altri, qualcosa di bello. Questo lo continuo a ripetere, ma alla fine ho paura di farlo. Ho paura di scoprire che non piaccia, che qualcuno non lo giudichi buono. Ho paura di sbagliare di nuovo.
    E allora? Meglio passare la vita da parte, cercando un rimedio, un equilibrio?
    Sono arrabbiata, io non voglio guarire dalla mia emotività, voglio renderla grandiosa. Non voglio stare zitta nel cesso di casa ed essere contenta che nessuno ci sia, così da poter fare tutto il rumore che voglio e farmi nuovamente schifo.
    Mi sembra tanto che la bulimia sia lo sfogo sublime della mia autostima martoriata. Ricercare negli altri il mio valore, non vederlo riconosciuto e allora chiudermi in me stessa. E poi raccontarlo con un sorriso agli amici più stretti, per non sentirmi totalmente sola. All’inizio le persone si interessano sempre: “Povera, chissà che drammi!”. Poi alla terza volta che lo dici, vedi nei loro occhi la sfiducia e ti senti male. Nessuno potrà mai aiutarmi davvero. Solamente io. Io mi devo alzare domani e mandare a farsi fottere tutta questa storia. Devo smetterla di ricercare negli altri il mio valore, devo fare quello che mi piace e che mi fa esprimere e fregarmene del giudizio, perché ciò che farò o scriverò non potrà mai essere sbagliato, al massimo potrà non piacere.
    L’emotività è il più bel dono che sento di avere. Non voglio che la bulimia prenda il sopravvento. Non voglio che emotività diventi sinonimo di bulimia, sono due cose completamente diverse. La bulimia è solo uno sfogo nei momenti più brutti, che potrebbe e dovrebbe essere sostituito.
    Ti avevo scritto, ero felice. Credevo di stare meglio. Stavo e sto meglio perché ho accettato questa reazione. A volte vomito. Prima vomitavo tutti i giorni, ora una volta al mese. Ho il terrore che ritorni tutto come prima, ma adesso mi dico: “Cosa sarà mai? Ho mangiato così tanto che sarei stata male comunque!”.
    Ed è la verità, sarei stata male comunque. Anche se non avessi mangiato. Magari mi sarei ubriacata da non ricordarmi nulla, magari mi sarei annullata per una giornata intera. Ci sarei stata male comunque.
    Mi fa arrabbiare che la gente non capisca cosa porta a vomitare. Capisco che la parola V-O-M-I-T-O possa fare senso a qualcuno, ma a me no. Per me vomitare è diventata una cosa normale, non la vedo nemmeno più come il male estremo, come una malattia. È la risposta a un caos emotivo interiore. Una mina emotiva, ecco com’era, non bomba. Un disastro emotivo che trascina tutto e tutti.
    Non voglio nemmeno svegliarmi domani e cominciare a reagire, voglio farlo ora. Voglio mettere fine a questa autodistruzione lacerante del mio essere.

    Spero che chiunque senta questa cosa riesca a farcela, per se stesso. Sono contenta di aver letto questo post, mi ha fatto riflettere molto.

  13. Pingback: Il Caos di una Vita con la Bulimia | Trappola per Topi

  14. io a volte penso che solo crepando avrò pace. non mi ero mai accorta di come la mia dipendenza al di là che da cibo e da niente-cibo fosse da emozioni intense. essere sempre solo nutrit e sobri per noi è destabilizzante

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