10 stereotipi e idee errate sui disturbi alimentari

Articolo ispirato ai tanti che ho visto in giro (in inglese, per esempio questo e questo e questo), e che tanto mi piacciono, così concisi, diretti, immediati. Ne avevo scritto uno simile in passato, ma che vi vuoi fa’.

1. Chi soffre di disturbi alimentari è sottopeso

No. Il peso non definisce la malattia. Si può essere normopeso ed essere impantanati fino al collo nella bulimia. Si può perfino essere normopeso ed essere anoressici. I disturbi alimentari sono malattie della mente, che si esprimono attraverso una serie di pensieri distorti ed ossessioni, non solo ed esclusivamente attraverso sintomi fisici.

2. Solo le donne soffrono di disturbi alimentari.

No, i disturbi alimentari non sono discriminatori. Moltissimi uomini soffrono di disturbi alimentari: secondo i più recenti studi, fino al 30% dei malati sono uomini. Il trenta percento. Solo che se ne parla poco, perché queste malattie sono tradizionalmente delle donne.

3. Solo i giovani soffrono di disturbi alimentari.

No, di nuovo, i disturbi alimentari non sono discriminatori. Se è vero che molte persone si ammalano in adolescenza, in molti casi i disturbi alimentari si trascinano per decenni, e possono anche comparire per la prima volta quando si è già raggiunta la maggiore età. Solo adesso si cominciano a raccontare le storie di chi inizia a vomitare a cinquant’anni, o sviluppa l’anoressia dopo essere andato in pensione.

4. Chi soffre di disturbi alimentari vuole perdere peso per essere bello.

Magari. I disturbi alimentari hanno mille forme e mille motivazioni, ma raramente sono soltanto dei disperati desideri di conformarsi a qualche standard di bellezza societario. I disturbi alimentari ti rendono brutto, non soltanto troppo magro ma anche spento, senza capelli e coi denti gialli, e chi ne soffre lo sa: ma la malattia e l’odio per il proprio corpo non hanno niente a che vedere con la bellezza classica o con il modo in cui ci vedono gli altri, solo con il mondo distorto delle nostre sensazioni.

5. Chi soffre di disturbi alimentari lo fa per scelta.

Ehe. No. Nessuno sceglie di avere un disturbo alimentare. Ripeto: nessuno sceglie di avere un disturbo alimentare. Chi dice di voler diventare anoressico, vedi pro-ana, solitamente non diventa anoressico. Più spesso, invece, ci si ammala quasi senza accorgersi: si comincia a rinunciare a qualche cibo che ci appesantiva, o si mangia un pacco di biscotti per calmare un po’ d’ansia. Il disturbo alimentare si infila subdolo nella tua vita quotidiana, distorcendoti i pensieri e diventando la valvola di sfogo ideale a qualsiasi problema.

6. Per guarire dai disturbi alimentari basta ricominciare a mangiare normalmente.

No. Cioè, sarebbe un primo passo, ma per chi soffre di un disturbo alimentare ricominciare a mangiare normalmente è una lotta quotidiana. La malattia annulla qualsiasi istinto naturale: non sai più quando hai mangiato abbastanza, non riesci più a vedere il cibo come un semplice carburante. Per guarire dalla malattia bisogna riuscire a liberarsi dalle mille supposizioni malate e allo stesso tempo slegare il cibo dal proprio senso di sé e dalle proprie emozioni.E non è una cosa che si può fare da un giorno all’altro.

7. Chi soffre di disturbi alimentari è debole e facilmente influenzabile.

Noo. Essere deboli non è mai stato un criterio diagnostico. Anzi, capita spesso che a soffrire di un disturbo alimentare siano le persone più intelligenti, quelle che se ci fai una discussione ti mangiano i risi in testa, come si dice dalle mie parti. Ed infatti il disturbo alimentare non è la conseguenza di una cattiva influenza, ma l’espressione di un disagio che va al di là di qualche modella magra in tivù.

8. I disturbi alimentari sono solo un problema con il cibo.

No. Sono un problema con il cibo, certo, ma non solo. Ripeto: i disturbi alimentari sono l’espressione di un disagio. E questo disagio può avere mille cause diverse, e davvero non credo si possa generalizzare sulle ragioni intime per cui una persona sviluppa la malattia: ma certo non è semplicemente perché gli stavano antipatici i carboidrati.

Allo stesso modo, il decorso del disturbo va a intaccare molto più che gli orari dei pasti. I disturbi alimentari hanno effetti deleteri sul senso del sé, sull’umore, sui rapporti interpersonali, sulla vita scolastica e professionale. Molto più di un semplice problema con il cibo.

9. Anoressia e bulimia sono gli unici due disturbi alimentari.

No, anoressia e bulimia sono quelli di cui si parla. Ci sono la bigoressia, l’ortoressia, il binge, e vari disturbi atipici. Ma soprattutto, sono poche le anoressiche da manuale, o le bulimiche da manuale. La sintomatologia di un disturbo alimentare è raramente stabile e fedele alla propria categoria diagnostica: in molti casi cambia nel tempo, sviluppa ossessioni e rituali propri, modellati sulla persona.

10. Comunque, l’anoressia è l’unico disturbo alimentare serio.

No. Si muore di tanti disturbi alimentari, non solo di anoressia: per esempio, quando vomiti tanto ad un certo punto il tuo cuore può semplicemente decidere di fermarsi, anche se sei normopeso. E a parte questo, non c’è disturbo alimentare che in qualche modo non rovini la vita di una persona e di chi le sta intorno, e che per questo si debba definire terribilmente serio.

Ce ne sono altri, chiaro. Ma per adesso questi.

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10 thoughts on “10 stereotipi e idee errate sui disturbi alimentari

  1. Che altro aggiungere??????? É tutto vero, e noi lo sappiamo bene!!!!!!!! C’è solo da sperare che il messaggio racchiuso in questo post passi quanto più possibile alle persone che non hanno un dca o che non hanno mai avuto a che fare con chi ha un dca, affinché non si facciano più abbindolare dai luoghi comuni sui dca che purtroppo molto spesso vanno per la maggiore nei mass media, e convincono proprio chi non c’è mai passato, affinché anche queste persone se magari un domani dovessero venire a contatto con chi ha un dca, potessero avere un’informazione più corretta e quindi comportarsi di conseguenza!!!!!!!

  2. Grazie per quello che scegli di scrivere e pubblicare.
    Alcuni tuoi articoli meriterebbero davvero più risonanza. E magari non convincerà le persone che ancora credono che dire di avere un DCA sia una moda.
    I miei genitori continuano a considerare solo l’anoressia un problema e solo in condizioni di grave sotto peso.
    E non auguro a nessuno di dover combattere contro il proprio potenziale autodistruttivo e contemporaneamente contro l’ignoranza e la supponenza altrui.

    • Grazie per il commento, e mi dispiace davvero per la tua situazione.
      Senza supporto della famiglia un disturbo alimentare è davvero difficile da sconfiggere; e purtroppo è vero, tante persone non vedono al di là della percentuale di grasso. Spero che tu abbia qualcun altro a cui rivolgerti..
      Un abbraccio

  3. Tutto verissimo, pazzesco! Sono stata anche io, purtroppo, vittima di questi steriotipi nel corso degli anni. Ho combattuto con le domande più stupide del mondo, ho cercato ( spesso in modo invano) di spiegare cosa significhi vivere un dca .. Niente, i luoghi comuni hanno sempre avuto la meglio. Ma purtroppo, o per fortuna, chi non soffre di un disturbo alimentare queste cose non le può comprendere fino in fondo. Anche in rete però, scrivendo DCA, il disturbo più citato è’ assolutamente l’anoressia. Gli altri disturbi vengono sempre considerati “meno gravi” anche se, come hai detto tu, quando vomiti tanto a un certo punto il tuo cuore può semplicemente decidere di fermarsi, anche se sei normopeso.

  4. Quanto sono vere le tue parole, chi soffre di bulimia viene visto come un debole ingordo che non sa resistere al cibo. Sono immersa da tre anni nella bulimia e ci sto sprofondando sempre più, eppure mio padre non si è accorto di nulla e mia madre pensa che sia qualcosa di passeggero, qualcosa che semplicemente passerà così come è arrivato, e che sia solo colpa mia, che dovrei cercare di guarire. Non so che fare vorrei solo infilarmi nel letto e piangere, ho fitte al cuore, mal di gola e ho paura di avere lo stomaco distrutto o peggio. E nonostante ciò non riesco a risollevarmi.

    • Penso di avvicinarmi a capire cosa stai passando. Io per anni sono andata avanti a sentirmi dire che non esiste alcuna malattia, é solo tutto nella mia testa e colpa della mia incostanza o mancanza di forza di volontà.
      Se hai la possibilità, ti consiglierei di provare a parlarne con qualcuno che possa saper ascoltarti o abbia perlomeno la buona intenzione di provare a capire cosa stai passando.
      Io da quando ho iniziato a parlarne con qualcuno che ha saluto ascoltarmi mi sono sentita meglio. Non bene. Ma un po’ meno sola di fronte a una battaglia quotidiana. (non ne parlo mai con i miei genitori. Loro non vogliono proprio capire e nemmeno ci provano, anzi. Quando ho chiesto loro un aiuto psicologico mi hanno detto che stavo bene e che sarebbero stati solo soldi buttati. E basta che io non accenni più al problema per un po’ per autoconvincersi che io stia bene).
      Uscirne da soli o perlomeno riuscire pian pianino a cambiare per tornare al “prima del disturbo” a volte (non in tutti i casi!!!) é possibile. Ma ci vogliono tanto tempo in più, Tante ricadute in più, Tante lacrime in più se si é da soli e di prova a fare da sè.

      • Grazie per il commento, e sono perfettamente d’accordo su quanto sia fondamentale parlarne. Io ne parlo, con amici e genitori e il team che ora mi sta seguendo nella terapia, e chi mi sta intorno si è rivelato più comprensivo di quanto mi aspettassi. C’è stato da combattere contro il ‘anche se non peso 20kg ho un disturbo alimentare’, ma ora anche i miei hanno capito. E adesso, con pazienza, sto percorrendo la strada tortuosa di una cura. Che ovviamente, non sono mai soldi buttati.

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