La mia recensione di ‘The Skinny’, la serie comica sulla bulimia

Ho visto The Skinny – la web-serie con protagonista una ragazza bulimica di cui avevo parlato qualche mese fa. La si può finalmente vedere a questo link. Opinione? S-T-U-P-E-N-D-A. Stupenda.

Qualche osservazione:

  • The Skinny non è una storia di bulimia.

E’ la storia di una ragazza, Jessie, che sta cercando di farsi una carriera, che ha una relazione incasinata e una madre rompicoglioni. E fra le altre cose soffre di bulimia. Apprezzo tantissimo questo spostamento di focus, facendo così in modo di mostrare come il disturbo alimentare va ad infilarsi nella vita di tutti i giorni.

  • Jessie è una ragazza con carattere.

E non una di quelle amebe che piangono dopo le lezioni di danza classica. Ha una personalità complessa, è intelligente, simpatica, ha delle delle idee creative e un senso dell’umorismo ironico e dirompente. Nel suo modo di essere la bulimia quasi stona; perché Jessie non rispecchia lo stereotipo. E così facendo lo stereotipo lo fa a pezzi.

  • La bulimia è rappresentata realisticamente, nei suoi aspetti più macabri.

Questo non è un programma sulla bulimia fatto da chi i disturbi alimentari li ha solo visti in televisione; invece, è l’esperienza diretta dell’autrice, che quindi si preoccupa di mostrare la cruda realtà del disturbo e di includere tutti quegli aspetti che spesso vengono tralasciati. Per esempio, la voracità delle abbuffate. Per esempio, l’abuso di lassativi, e le sue conseguenze disastrose.

  • L’ossessione per il cibo e il peso si manifesta anche nelle piccole cose.

Jessie mangia, vomita, fa sport fino allo svenimento. Ma il suo disturbo alimentare non è soltanto quello. E’ anche tenere gli occhi fissi sulla torta al cioccolato durante una festa, con la videocamera che sapientemente ci zooma sopra, e poi darsi all’alcol; è anche aiutare una ragazza sbronza a vomitare e poi dirle, sbadatamente ‘guarda che magra che sei adesso’. La malattia pervade ogni istante, anche in una vita che sembra scorrere normalmente.

  • Ma allo stesso tempo il disturbo alimentare non è solo un’ossessione per il cibo e il peso.

Jessie vive una vita complessa, e i suoi problemi non sono soltanto limitati al cibo. E’ chiaro che l’alimentazione è una parte di uno scenario psicologico di cui fanno parte la bassa autostima, delle relazioni problematiche e molte altre cose. Jessie quindi non è bulimica tanto per essere bulimica, e certamente non lo è semplicemente per perdere peso.

  • Allo spettatore viene consegnata la chiave di lettura bulimica.

Lo spettatore viene messo al corrente dei segreti scabrosi di Jessie, della sua seconda vita, e quindi riesce a smascherare l’apparente leggerezza degli eventi della vita di tutti i giorni. Per esempio, nella scena dei lassativi, quando Jessie finisce con il cagare nel giardino della madre, la comicità dell’episodio non può essere che amara, per uno spettatore che ha visto la ragazza deglutire pillole su pillole nascosta fra gli scaffali del supermercato.

  • E allo stesso tempo, la storia non cade nel tragico.

Jessie sta male, ma a volte sta anche bene. La malattia fa piangere, ma a volte fa anche ridere, viene presa in giro con esperta auto-ironia. Forse troppo? In alcune scene, Jessie cade perfino nel buffo. Io non sarei riuscita a rappresentarmi così; ma d’altronde io sono la donna del sarcasmo, non della comicità.

  • Infine, l’esperienza di Jessie è unica e non tradizionale.

Certo, la storia rappresentata non è la storia di ogni bulimica. I disturbi alimentari hanno mille forme, e quella vissuta da Jessie è solo una delle tante. Per molte persone, avere una relazione sentimentale è impossibile. Per molte persone, le abbuffate e il vomito occupano molto più tempo nel corso di una giornata. Commentando la serie si potrebbe quasi dire che la bulimia di Jessie sembra quasi light, rispetto a molte storie che conosciamo. Ma allo stesso tempo io non posso che apprezzare quanto sia proprio una forma di bulimia non ovvia, non sensazionalistica ad essere rappresentata: la bulimia di tutti i giorni, quella di cui soffre l’amica che proprio non diresti mai che è malata, quella che non finisce all’ospedale ma che continua tutti i giorni a comprare biscotti e lassativi. Jessie usa la sua voce e la sua esperienza; ce ne vorrebbero altre, perché una rappresentazione onesta di una malattia, come di qualsiasi esperienza umana, può essere completa solo quando è polifonica, altrimenti diventa uno stereotipo e un luogo comune. Ma intanto, è un inizio.

  • La mia unica preoccupazione su The Skinny riguarda il grande pubblico.

The Skinny ha molte chiavi di lettura. Io mi sono concentrata sulla bulimia, ma quella è solo una piccola parte di quella che è, alla fine, una commedia femminista. Quello che mi preoccupa, però, è proprio quale sia il significato della serie per chi non ha la mia stessa familiarità con la malattia. Chi non soffre di un disturbo alimentare interpreta le vicende di Jessie come le interpreto io? Oppure Jessie finisce col ricadere, come nelle parole pronunciate dal fidanzato, nell’immagine della ragazza che ‘nonostante tutte le cazzate da donna emancipata, in fondo non è che una bambina spaventata’, con le solite paranoie dell’aspetto fisico, il solito desiderio di piacere agli uomini e di infilarsi una 40 di jeans?

Non lo posso sapere. Però a me The Skinny piace. Complimenti Jessie Kahnweiler.

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6 thoughts on “La mia recensione di ‘The Skinny’, la serie comica sulla bulimia

  1. Sono contenta di leggere finalmente il tuo parere, anche se boh… a me ha deluso molto. A parte che ho difficoltà con una serie così breve e puntate così brevi… mi dà l’idea che la bulimia non sia una cosa grave e che se ne esca da un momento all’altro (vedi il finale). Non so, io sono pro-comicità sulle tragedie, ma non mi è piaciuto proprio come è stata fatta, e in questo caso credo che la brevità sia stata una grande pecca, perché ovviamente si è dovuto stra-semplificare. Poi certo, esistono tante bulimie, la sua non è una storia di una malata particolarmente disfunzionale, ma resta il fatto che si sta parlando di una malattia, non di un’influenza che passa da sola, boh…
    Ma tu come stai? Mi sa che ti scrissi, tempo fa.

    • Si il finale devo ammettere che lascia un po’ a desiderare, ma a me invece il tono è piaciuto, è come ho detto mi è piaciuto proprio perché non ha enfatizzato la malattia come unico elemento portante. Certo è semplificata, ma usa una prospettiva interessante..
      Adesso ti rispondo!

  2. Avevo già commentato a proposito di questo quando presentasti il trailer della serie, e posso dirti che anche dopo la visione la mia opinione resta ambivalente: mi piace il riuscire a fare ironia sulla bulimia, perchè è una cosa che veramente ci vuole, e penso che chi ha vissuto e chi sta vivendo la bulimia colga a pieno quest’ironia, ed apprezzi il modo in cui la serie è stata costruita. Anch’io apprezzo il fatto che non venga data eccessiva enfasi alla bulimia, ma che ci si concentri anche sulle altre “complicanze” della vita della protagonista, proprio perchè la bulimia poi dilaga in tutte le cose della vita, anche se a volte, perdonami il gioco di parole, la bulimia sembra effettivamente troppo una cosa a margine.
    Mi chiedo tuttavia che effetto faccia su chi non è bulimica: come ti scrivevo nel commento all’altro post in cui parlavi di questo, mi chiedo se faccia “l’effetto Scrubs”, cioè mi chiedo se in chi non ha un dca guardare questa cose non susciti nulla, salvo qualche risata per gli aspetti comici in generale, senza che però poi si capisca la pervasività e la distruttività della bulimia, proprio perchè la protagonista sembra, ad occhi secondo me inesperti, averne una forma “leggera”, e quindi non so cosa all’altro veramente arrivi.

  3. ciao, ti seguo da qualche tempo. devo ammettere che anch’io dopo questa recensione sono rimasta un po’delusa. Molto meglio la bellissima serie Starved -ma dunque è proprio defunta?- e, anche se i dca sono più in secondo piano, My Mad Fat Diary. Grazie comunque per la segnalazione e il link, in Italia dove girano solo pseudo documentari e film rivoltanti (vedi Maledimiele, Briciole, Quod me nutrit me distruit, ospitate tv..) è sempre una boccata d’ossigeno.

    • Ciao cara, quindi non ti è piaciuto The skinny? Cosa si potrebbe fare diversamente secondo te? Mi piacerebbe sapere come si può rappresentare un problema come i disturbi alimentari, è una domanda che mi pongo spesso 🙂

  4. Pingback: Tutti quei Romanzi sui Disturbi Alimentari | Trappola per Topi

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