7 pensieri che mi aiutano a stare un po’ meglio

Mi ci sono voluti dieci anni di disturbi alimentari per trovare una serie di pensieri a cui aggrapparmi quando sto male. Dopo un’abbuffata, per esempio, o in un periodo di terribile ricaduta. Sono un po’ il mio decalogo magico della terapia cognitivo-comportamentale. Non funzionano sempre e non mi hanno fatto guarire dalla bulimia; ma spesso mi aiutano, nella vita di tutti i giorni, a gestire la mia malattia senza farmi ingoiare da questa.

Soprattutto, disclaimer, non sono pensieri adatti a tutti. Non sono adatti a chi soffre di anoressia, credo; quindi leggeteli con un po’ di sale in zucca e vedete cosa può essere giusto per voi, e cosa no.

Spero che questa lista di allunghi, con questa cazzo di cura che sto facendo.

  1. UN’ABBUFFATA NON E’ LA FINE DEL MONDO E SI DIMENTICA IN 24 ORE.

Ti sei abbuffata? Pirla. Ma lasciarsi a macerare nei sensi di colpa è completamente inutile; anzi, ti dirò, più rimugini sui sensi di colpa più è probabile che da qui a domani ti abbufferai di nuovo. Quello che devi fare è combattere attivamente il pensiero che sei una merda, grassa e inutile, perché è quello che ti fa mettere le mani dentro il frigorifero, o in gola.

Ma come? Bevi un bicchiere d’acqua. Fuma una sigaretta, a meno che tu non fumi e allora non sta cominciare che poi ti ammazza anche quello. Poi appena puoi mettiti sotto le coperte, guardati un film al computer, rimani sotto quelle cazzo di coperte fino a che non ti addormenti.

Domani è un altro giorno. Fidati, l’ho provato millemila volte, un’abbuffata si risolve in meno di 24 ore, anche senza vomitare. Domani ti alzi, ti fai una doccia, e anche se ti senti pesante e brutta come un babbuino obeso ti pettini, ti metti quella maglia che è anche carina e un po’ ti copre la pancia gonfia, ti trucchi. Fai una colazione leggera: fai quella cazzo di colazione leggera. E poi vai a scuola, al lavoro, fai quello che devi fare e distraiti. Se riesci, prima di sera, trova un momento per fare un’oretta di esercizio fisico. Io in palestra da post-abbuffata non ci vado neanche morta; ma mi piace camminare, e cammino.

Ti prometto che in 24 ore ti sarai dimenticata di esserti abbuffata. Non c’è bisogno di sentirsi una merda e mandare tutto a puttane, continuando ad abbuffarsi.

2. NEANCHE INGRASSARE E’ LA FINE DEL MONDO.

Sono ingrassata e dimagrita più di una dozzina di volte. E parlo di uno stacco di quasi 40kg, e quando ingrassi di 40kg non è facile convincersi che stai bene uguale e non è la fine del mondo.

Ma ti giuro, ce la si può fare. Vedi, tu pensi: sono ingrassata e quindi mi sento una merda. La conseguenza logica di questo pensiero è che l’unico modo per sentirti meglio è perdere peso, e finché non riesci a perdere peso continuerai a sentirti una merda. Ora invece prova a fare uno sforzo titanico e invertire il pensiero: mi sento una merda e quindi sono ingrassata. E vedi come cambiano le conseguenze logiche. L’unico modo per dimagrire è stare meglio, e finché non riesci a stare meglio continuerai a essere grassa. Quindi cerca di curarti e cerca di essere felice perché, te lo prometto, quando starai meglio avrai una vita che vorrai vivere, non avrai voglia né tempo di stare ad abbuffarti tutto il giorno, ed essere sana ti verrà molto più facile.

3. AGLI ALTRI NON GLIENE FREGA UN CAZZO DEL TUO PESO

Qualcuno ti ha detto ‘Oh, ti trovo ingrassata’ oppure ‘Oh, ti trovo dimagrita’? Mettetevi in testa che loro hanno dedicato circa otto secondi a pensare, formulare e poi dimenticare quell’osservazione. Davvero, al 98% delle persone che vi stanno intorno non gliene frega davvero un cazzo se portate una 40 o una 52.

Io per molto tempo mi sono giudicata in base al mio peso. Da magra: interessante, simpatica, socievole, maliziosa. Da grassa: noiosa, stupida, introversa, e vagamente repellente. Sappiate che questo tipo di processo mentale appartiene solo ed esclusivamente a noi che soffriamo di disturbi alimentari. Per gli altri rimaniamo la stessa identica persona indipendentemente dal nostro peso.

Qualcuno dirà: ma che dici, in questa società superficiale fatta d’immagine? Già, questa è la mia esperienza. Alla gente con cui devi lavorare, convivere, andare a bere una cosa, soprattutto a quelle persone che possono farti stare bene, non gliene frega un cazzo del tuo peso. Poi ovviamente scegli tu di chi vuoi circondarti.

4. TU ACCETTI I DIFETTI DEGLI ALTRI, GLI ALTRI ACCETTANO I TUOI

Pensa a come giudichi le persone che ti stanno intorno, in particolare i tuoi amici. Alcuni sono egocentrici, ti parlano sempre di sé e non sanno ascoltare. Altri sono un po’ lenti di cervello e non ci puoi fare un discorso serio. Altri ancora fanno la fiera della lunaticità, a volte sono intrattabili, litigano per cazzate, dicono cazzate. Pensa a questa caterva di difetti e pensa che sono tutti, comunque, tuoi amici.

Se tu sopporti gli altri, perché gli altri non dovrebbero sopportare te? Ti assicuro che non sei peggio di nessuno, che c’è gente di merda a questo mondo che è circondata di persone che gli vogliono bene. I peggiori serial killer si sposano in carcere. Quindi se sei piena di difetti e disturbi alimentari non succede niente. Hai anche il diritto di parlarne ogni tanto, così come i tuoi amici ti parlano dei loro casini con fidanzati e lavoro, di cui a te te ne frega solo perché gli vuoi bene. Stessa cosa per loro: ti vogliono bene anche se hai un disturbo alimentare.

5. PERIODO DI MERDA ≠ VITA DI MERDA ≠ PERSONA DI MERDA

Oggi stai male. Sei al massimo del tuo peso. Tutto ad un certo punto è andato a puttane: fai un lavoro del cazzo che odi, sei sola come un cane, hai perso tutti gli amici e anche quell’unico tizio che veniva a letto con te si è trovato un’altra. Oppure magari il tuo cervello ha deciso che era il momento di avere una crisi depressiva, e quindi nonostante tutto vada come al solito avresti tanta voglia di buttarti di fronte alla metropolitana.

E’ un periodo di merda. Lo so, è difficile riuscire ad essere razionali. Ma ti assicuro che il periodo di merda non è che un passaggio inevitabile di ogni vita umana; che non equivale ad avere tutta una vita di merda o essere una persona di merda. Smettila di confondere la tua identità con le tue sensazioni, cristo santo.

6. E NON TI PREOCCUPARE, IL TEMPO PASSA

Ci vuole tempo per superare i periodi di merda, indi per cui bisogna armarsi di pazienza e spirito di sopportazione. E proprio quando ci vuole tempo sembra che invece il tempo si sia fermato, che il periodo di merda duri da sempre e durerà per sempre. Ma ti assicuro che il tempo passa. Sembra relativo ma passa e presto potrai tirare un sospiro di sollievo.

Panta fucking rei.

7. CI SONO GIORNI CHE VANNO VISSUTI E GIORNI CHE VANNO SOPRAVVISSUTI

Per tanto tempo ho avuto paura di sprecare la mia vita, perché non vivevo ‘ogni giorno come se fosse l’ultimo’ e non mi godevo ogni istante della mia vita. Pensare di dover fare più cose, provare più emozioni, vivere vivere vivere. Invece finivo a casa ad abbuffarmi e vomitare. Non dico di aver superato completamente questo stile di pensiero. Ma ho capito una cosa: la vita intensamente vissuta è una cagata. E’ fisicamente e filosoficamente impossibile che la tua vita sia sempre interessante, piena di significato, valida.

Ci sono giorni che metterai nell’album dei ricordi della tua vita. Poi ci sono giorni del cazzo in cui fai fatica ad alzarti dal letto, vuoi passare tutto il pomeriggio a giocare alla play-station, e anche se è sabato sera preferisci rimanere a casa a giocare con il tuo cane. Ci sono intere settimane in cui passi la sera a casa a giocare con il tuo cane. Credimi, questo va bene. Non c’è niente di male. Hai uno splendido cane. Chissenefrega se non lo metterai nell’album dei ricordi. Pensa al presente, preoccupati di quello che ti serve in quel momento e fregatene di tutto il resto. Ci sono giorni in cui davvero devi essere fiera di te solo perché sei arrivata viva a sera.

 

Bene, concludo così questo post che inaugura ufficialmente il mio ingresso nel magico mondo degli sdolcinati blog pro-recovery. Presto, purtroppo per voi, ce ne saranno altri.

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12 thoughts on “7 pensieri che mi aiutano a stare un po’ meglio

  1. Ahahah, mamma mia, quanto zucchero! All that fucking sugar all over my computer screen! :op
    Se posso dire, non sei stata sdolcinata. Inoltre, te lo dice una persona che ha sempre creduto di non essere mai stata “veramente” bulimica, ho letto ogni singolo punto annuendo. Dev’essere che tra le mie nevrosi mi sono costruita una specie di via di mezzo della bulimia. Non mi abbuffo (più) senza neanche sentire il sapore del cibo e non abuso (più) di lassativi, ma mi peso quasi ogni giorno, nel fine settimana mangio più di quello che il mio pancino tribolato può reggere, e negli altri 5 giorni mi tengo a dieta rigorosa. Mi convinco che mio marito mi trovi orrida quando la mia pancia si gonfia e “interessante” quando mi asciugo, e che anche le mie amiche mi valutino in base a questo. Invece, come dici tu e come disse in altro modo una persona più saggia di quanto credevo: “Nina, tutti noi viviamo immersi in noi stessi, nel nostro sé. Pensiamo che gli altri notino mille cose di noi, ma siccome tutti noi viviamo immersi nel nostro sé…”
    Comunque, a me sembra che tu stia facendo passi da gigante e che no, tranquilla, non stia cadendo nella sdolcineria. Nel caso ti si innaffia di sarcasmo e via! 😀

  2. Grazie. In una giornata come oggi (post-abbuffata) questi tuoi pensieri mi sono davvero di grande aiuto.
    Soprattutto il fatto che tutto passa e che la tragedia di ingrassare è solo nella mia testa perchè agli altri non frega davvero nulla del mio peso. Cerchero’ di tenerli ben fissi nella mente!

  3. “purtroppo per voi” ??????? No, io direi MENO MALE PER NOI!!!!!!!!! E lo direi a gran voce, perchè questo post mi è piaciuto moltissimo!!!!!!!!!!!
    Magari è per il fatto che la bulimia è anche il mio dca, ma mi sono rivista davvero molto nei pensieri che hai scritto, che poi sono anche cose delle quali ho parlato con la mia psicologa; però fa sempre un gran bene leggerle, è un pochino come sentirsele dire da qualcun altro, e quando senti qualcun altro che ha la tua stessa malattia dire quelle stesse cose, allora pensi che non sei una sciocchina, che non sono solo dei “contentini” che ti dai da sola, ma che effettivamente è così anche per altre persone.
    Un’altra cosa che aggiungerei ai tuoi punti e che ho imparato con gli anni, ovvero l’importanza del non farmi condizionare dalle opinioni degli altri. Sarà che io sono sempre stata una persona un po’ insicura di carattere, ma sta di fatto che proprio per questa mia insicurezza spesso mi sono messa nella condizione di fare delle scelte solo per venire incontro agli altri, e ogni volta che gli altri facevano un commento, che fosse sul mio peso, o sulla mia alimentazione, o sul mio modo di abbigliarmi, immediatamente mi mandavano in crisi, e si sa che i momenti di crisi sono quelli che la bulimia preferisce. Però col tempo (tanto tempo, anni) ho concretizzato il fatto che le opinioni degli altri sono soltanto opinioni, non hanno valore assolutistico, e non hanno neanche necessariamente più valore delle mie opinioni. Questo non vuol dire chiudere le orecchie a quello che gli altri dicono, ma soltanto filtrare quello che viene detto, non farsi abbattere o condizionare da ciò. Quando una persona, per esempio, mi diceva “quel tipo di terapia non è adatta per te”, prima io andavo in crisi e rimettevo tutto in discussione, e magari lasciavo anche la terapia, ma adesso se per esempio mi viene fatta un’osservazione del genere, per prima cosa mi chiedo: ma io mi ci trovo bene con questo tipo di terapia????? Riesco a fare dei progressi????? Se la risposta è “si”, allora metto in secondo piano quello che mi è stato osservato da qualcun altro. Magari è soltanto una banalità, però per me pensare che le mie opinioni sono valide tanto quanto quelle degli altri, e che quindi il mio percorso non dev’essere condizionato dalle opinioni degli altri, è una cosa che mi serve da tenere a mente.
    E comunque anche il mio cagnolone è spendido!!!!!!!!!!!!!!

    • Grazie Cara! Certo non farsi condizionare dagli altri é alla base di un sano rapporto con se stessi. Per me non è stato uno dei punti principali della terapia, ho sempre fatto tutto abbastanza di testa mia, piuttosto ho dovuto lavorare sul fare scelte che mi avrebbero fatto sentire bene e non soltanto apparire bene. Ma il rischio era più l’auto giudizio che il giudizio altrui. Però capisco benissimo la difficoltà; e ci vuole forza a prendere delle decisioni da sé r per sé. coraggio!

  4. Purtroppo il mio pensiero post abbuffata è l’abbuffata successiva. La vivo anche in sogno. Se mi trattengo nel sogno la rivivo. Mi sveglio di soprassalto perché nel sogno mi abbuffo mi abbuffo e non riesco a vomitare . Nel sogno mi abbuffo vomito mi abbuffo vomito e mi sveglio di soprassalto e sono sollevata che è solo un sogno. Anche io mi faccio ogni giorno forza con i punti che tu hai elencato. Purtroppo però l’unica cosa che mi fa stare meglio è chiudere la porta di casa ed essere finalmente libera. Nel dca. No non voglio passare per una persona pro dca o altro. So che non è libertà ma l’esatto contrario. Lo so razionalmente eppure la parte istintiva di me si rifugia e si libera con il dca. Anche io sto facendo un percorso di psico tera
    Ia. Da una anno. E cazzo se è difficile. Ti ho già scritto non appena sei riapparsa con il tuo blog e non ho avuto nessun commento di risposta. La cosa mi ha fatto male. Ho pensato di essere stata troppo negativa perché nel mio commento al fatto che ti saresti approcciata ad un percorso di cura avevo sottolineato le difficoltà del percorso. Ho pensato di essere sbagliata anche con in questo spazio che mi fa sentire meno sola. No scusa non voglio farti sentire in colpa o altro. Il fatto è che mi sento tanto sola.

    • Non pensare assolutamente così! Ma figurati. A me capita a volte di scordarmi di rispondere, ma è perché sono un’idiota, nessun altro motivo, sicuramente non il fatto che sei troppo negativa. Sappiamo benissimo che un percorso terapeutico é difficilissimo, e non da sottovalutare o immaginate come la terra promessa. Capisco bene il tuo punto di vista, l ossessività delle abbuffate che si ripropongono anche nel sonno, e sopratutto capisco il pensiero che solo nel sintomo disturbato si possa essere liberi e in pace. Ci vuole pazienza, credo io, per costruirsi un’alternativa al disturbo alimentare e imparare a non desiderarlo. É sicuramente la cosa più difficile di tutta la terapia, più difficile dei 7 punti sopra elencati. Per questo non ci si può aspettare di riuscirci all’inizio della terapia, prima di aver sistemato una serie di altre cose.
      Ma ovviamente, nemmeno io ho la risposta definitiva, e non mi resta che sperare che funzioni. Ti auguro tanta buona fortuna, un abbraccio

  5. Io aggiungerei anche un altro punto a quelli stilati da te.. Ci sono appena arrivata (ho avuto un momento epifanico) e spero possa esser d’aiuto: NON FARE COSE CHE CI FANNO SENTIRE FRUSTRATE
    Io per esempio quando sono in un periodo nero in cui confondo la mia identità con le mie sensazioni, tendo a fare cose frustranti che poi mi fanno sentire frustrata e che poi non so gestire se non svuotando tutto ciò che sia più o meno commestibile e che poi mi fa sentire frustata e che ahi!!! Mi mordo la coda!!! Quindi.. Terminato l’ultima scatola di biscotti, in preda ad una allucinazione da zuccheri, mi dico (e suggerisco) basta con il fare cose frustranti!! Io oggi ho studiato tutto il giorno ingozzandomi di ogni cosa a caso.. Non ho fretta di preparare quest’esame (ne ho altri più carini da fare) e non devo sentirmi costretta a farlo per dimostrare che sono super.. Quindi stop.. Domani esco e fanculo e cerco di ascoltare di più quella parte di me che vuole star serena e sti cc.. 🙂 sarò super veramente quando riuscirò a volermi bene.. E questo credo sia valido per tutte noi.. Un grande grande in bocca al DCA (sperando che crepi quanto prima!!!) 😀

    • Brava concordo..anch’io vedo che quando faccio cose che non ho assolutamente voglia di fare sono costretta o ad abbuffarmi o a restringere (insomma devo avere qualcosa che mi faccia sentire meglio, se di meglio si può parlare in questo caso, mentre faccio la cosa che non mi piace). E sapendo ora che non posso più né restringere né abbuffarmi mi rendo conto che rifletto molto di più sulle cose che devo fare durante le giornata, mi sono accorta che a volta ad esempio mi viene voglia di abbuffarmi anche prima di fare cose banalissime come un’uscita serale e pensandoci bene mi rendo conto che magari per quel giorno non né ho proprio voglia. Purtroppo non sono mai stata capace di ascoltarmi, non è che non voglia ma non so proprio come si fa, e di conseguenza mi sono spesso ritrovata a fare cose che in realtà non mi piacciono o non è il momento di fare. Purtroppo, e questo è ancora peggio, mi sono sempre identificata con le cose che faccio o con la vita che sembro avere dall’esterno e mai come un essere umano, e non considerando mai le mie emozioni e i segnali del mio corpo ho finito per non conoscermi assolutamente… Ora ho cominciato da circa un mese a vedere la psicoterapeuta e so almeno di avere quello spazio che posso dedicare solo a me stessa, il lavoro è lungo ma penso sia la cosa più ragionevole al momento… Buona fortuna a tutte 💋

  6. In diverse occasioni ho provato a commentare questo post, e diverse volte ho cancellato tutto. Vengo quindi al sodo: grazie. Te lo dico da persona che è un po’ dentro ed un po’ fuori dalla bulimia, con un corpo che ancora paga anni di abbuffate ma che tutto sommato sta ricominciando a concedersi uno sfizio senza sentire che tutto è perduto, e tanto vale svuotare il frigo. Tante delle cose che hai scritto sono quelle che mi ripeto spesso nella mente quando mi capita di cedere, quando cerco risposte facili – e non ci sono risposte facili, non lo è neppure la bulimia, peraltro. Insomma, sto dicendo cazzate, mi viene di cancellare d nuovo, però…grazie, davvero. Diana

  7. Ogni santa volta che vivo un periodo di cacca ( tipo ora che son circa 8 giorni di puro schifo , quindi ai miei occhi un’eternità) cerco quest articolo e ogni santissima volta mi apre gli occhi. In realtà son cose che in parte interiormente già so, ma nel caos chimico che un’ abbuffata causa nella mia mente, il pensiero più concreto e logico che riesco a sviluppare è “ora mi mangio anche i confetti della mia prima comunione (passato remotissimo per intenderci)”. Oggi ciò che mi ha illuminata è il concetto “Mi sento una merda perciò sono ingrassata”, e questo perchè sposta il focus dal cibo al reale problema che naturalmente con il cibo non centra nulla… Ma ripeto quando entri nel magico mondo dell’ abbuffata anche concetti così basilari vanno in secondo piano, anzi direttamente in cantina dietro alle lucine di Natale.
    In conclusione Grazie! Dai voce a tante persone e lo fai con intelligenza, ironia ma soprattutto pragmatismo. Spero di leggere presto un nuovo articolo! Un bacio
    Ps: a me personalmente aiuta anche mettere a posto una stanza. Son conscia che è un pò alla stregua di Malati di pulito, della serie se fuori è in ordine anche io lo sonoXD.. Innocente illusione! Tuttavia con me funziona perchè penso mi permetta di uscire un pò dal tunnel e vedere che qualche cosa riesco a farla, proprio proprio inutile non sono!

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