Le persone tristi sono sempre magre, alias i disturbi alimentari non sono una questione di peso

Tutti hanno paura dell’equazione magro=bello. Perché pensano che se magro=bello allora tutte le ragazzine vogliono dimagrire, e poi si ammalano di disturbi alimentari. E io non dico che magro=bello non sia una cagata. Io supporto pienamente il ciccio=bello. Mi piacciono le tettone sulle copertine delle riviste. Supporto il movimento curvy ladies. Supporto tutti, alla taglia che gli pare, che tanto siamo belli uguale.

Se c’è un’equazione che mi preoccupa è un’altra, che penso abbia maggiori implicazioni sulla diagnosi di un disturbo alimentare. E’: magro=triste.

‘Ti vedo dimagrita’. Nelle leggende dei disturbi alimentari questa frase si dipinge solitamente come il complimento che spinge una ragazza nell’antro dell’anoressia. ‘Tutti notavano che ero magra, ero bella, e io continuavo a dimagrire’, si legge nelle biografie. L’ammirazione delle folle si presenta come un fattore scatenante del disturbo alimentare, supportando indirettamente l’idea che l’anoressia si sviluppa un po’ per vanità e un po’ per voglia d’accettazione. Poi, semplicemente, come una cogliona, l’anoressica non riesce più a smettere.

Stronzate, se volete la mia modesta opinione. L’anoressia non ti piomba addosso alle soglie del sottopeso, come se un attimo prima fossi sana e bella e felice, e poi quando sei troppo magra per piacere agli altri improvvisamente, pam!, sei anoressica. L’unica cosa che succede alle soglie del sottopeso è che le persone attorno a te si accorgono che non sei più tanto bella e che hai un problema.

A quel punto ‘ti vedo dimagrita’ può diventare una nota di preoccupazione e sconcerto. Perché è vero che viviamo in una società in cui una donna magra è spesso considerata più affascinante; ma io credo anche che in questa stessa società l’atto di dimagrire sia in molti casi anche visto come un sintomo di malessere. ‘Ti vedo dimagrita’ perché forse sei stressata. ‘Ti vedo dimagrita’ perché forse sei ammalata. ‘Ti vedo dimagrita’ perché sei triste, perché l’inappetenza è la virtù dei depressi e per dimagrire così un qualche demone ce lo devi pure avere.

Quali sono invece le associazioni con un ‘ti vedo ingrassata’? Nessuno ingrassa perché è ammalato o perché è triste, non nell’immaginario comune almeno. Puoi mangiare un litro di gelato perché ti ha mollato il ragazzo, al massimo. Ma nessuno pensa che tu possa prendere quindici chili perché cerchi di soffocare una profonda sofferenza. Se ‘ti vedo ingrassata’, quindi, è perché ti sei lasciata andare, hai fatto la golosa, sei un po’ sfigata e te ne sei stata a casa a mangiare cioccolato invece che uscire con gli amici.

Avete capito. E’ l’antico dramma per cui i disturbi alimentari non sono una questione di peso – e noi ce lo possiamo anche ripetere a iosa, ma poi nel mondo lì fuori il peso continua ad essere visto come una determinante fondamentale dello stato d’animo di una persona. Come se la ciccia funzionasse da anti-ansiolitico.

La morale è che una persona magra, specialmente se troppo magra, deve per forza soffrire. Nella sua immagine standard, ella emana una tristezza sommessa e affascinante, troppo eterea per preoccuparsi di qualcosa di rozzo come il cibo; immagine fasulla, visto che un’anoressica in verità non fa altro che pensare al cibo. Una persona sovrappeso invece non può che essere triste in maniera grezza e patetica. Per esempio: non vedrete mai una ragazza grassa piangere righe di mascara nero in un video di musica rock. Se in qualche media vedete una ragazza grassa che piange, beh, generalmente piange perché è grassa, o perché viene presa in giro perché è grassa.

Non sto dicendo che sia sbagliato preoccuparsi per una persona che dimagrisce troppo, sia chiaro; e so che è umano accorgersi di un problema solo quando diventa visibile, palesandosi nella sporgenza di costole e altri ossicini. Quello contro cui punto il dito è il concetto, lo stereotipo, la miopia del nostro immaginario collettivo.

L’immaginazione è astratta ma ha delle conseguenze reali – è la prima lezione di qualsiasi corso di sociologia. E così sul momento me ne vengono già in mente sei:

  1. La diagnosi di anoressia arriva tardi.

Una persona che mostra tutti i sintomi dell’anoressia tranne il sottopeso difficilmente è considerata anoressica. Non tanto dagli specialisti – che prego Dio siano in grado di notare un problema anche senza guardare l’indice di massa corporea, anche se purtroppo spesso non è così – ma piuttosto da chi circonda la persona con il disturbo, e spesso dalla persona stessa. Una persona che assume 300 kcal al giorno è spesso vista come ‘un po’ fissata’ a meno che non abbia le ossa a fior di pelle, e così si aspettano settimane, a volte mesi, prima di affrontare un’anoressia nascente.

2. Dimagrire diventa un modo efficace per lanciare un grido d’aiuto.

Forse il punto più preoccupante. Dimagrire diventa una specie di linguaggio universale per ‘sto male’, che anche chi è miope a tutti gli altri sintomi può comprendere. Dimagrendo si può comunicare un disagio a chi ci sta intorno senza doverne parlare apertamente. Certo, possiamo aprire un dibattito su quanto l’anoressia sia i meno un inconscio grido d’aiuto: ma sono convinta che in certi casi lo sia. E spesso, purtroppo, è l’unica cosa che funziona.

3. Si sviluppa il fenomeno del non sentirsi abbastanza malati.

Ci sono mille ragioni per cui una persona con un disturbo alimentare non si sente abbastanza malata, ma certo l’indice di massa corporea è spesso uno di quelli. Se non sei abbastanza ossuta non fai abbastanza pena, non puoi avere troppi problemi, non senti di meritare troppe attenzioni o cure. Non senti di aver davvero provato l’intensità della tua malattia finché non sei arrivata al tuo peso minimo, e finché non ci arrivi non ti puoi considerata abbastanza incasinata da andare in terapia.

4. E infine riprendere peso viene subito associato allo stare meglio.

E questo è un problema serio, soprattutto per chi soffre di anoressia e sta seguendo un percorso di cura. Perché se avessi un centesimo per ogni bulimica che è caduta nella bulimia mentre veniva messa all’ingrasso per uscire dall’anoressia, allora sarei milionaria. Riprendere peso può facilmente diventare una copertura nella quale il disturbo alimentare si evolve, si nasconde e persiste.

5. Ingrassare non è mai visto come il sintomo di un malessere.

Non dico che ingrassare sia sempre un malessere – nello stesso modo in cui dimagrire non è sempre un malessere. Il cambiamento di peso non è certo il sintomo più importante, ma sicuramente un aumento di peso serio è sempre associato a delle cause e delle conseguenze psicologiche da tenere in conto. Se una persona prende 10kg in un mese non può semplicemente ‘essersi lasciata andare’ senza una qualche spinta psicologica di fondo e senza un effetto drastico sul suo senso di sé.

6. La bulimia, ma soprattutto il binge non sono considerati problemi seri.

La maggior parte delle bulimiche sono normopeso: il che spesso fa sì che veniamo dipinte come delle anoressiche fallite, che in fondo non riescono a dimagrire perché non stanno poi così male. Anche qui potremmo aprire un dibattito, per rispondere alla domanda se l’anoressia e la bulimia siano veramente due facce della stessa medaglia oppure no. Rimane il fatto che la bulimia non è meno grave o meno debilitante dell’anoressia. Creare una scala di gravità delle malattie mentali non è certo facile come mettere in fila i gironi dell’inferno.

Poi il binge, il binge è ancora peggio, perché lì davvero quasi tutti i sintomi del disturbo non sono che visti come un problema di carattere piuttosto che una malattia. Non mi sono mai sentita così misera come nei miei periodi senza condotte di eliminazione: periodi di cui non ricordo altro che il cibo, in cui per settimane non uscivo di casa che per andare al supermercato. Però stavo ingrassando. Per tutti quelli che mi vedevano, io ero semplicemente triste perché continuavo a mangiare e non riuscivo a stare a dieta, non il contrario. Il binge rimane la malattia che mi fa più paura, che compatisco di più, perché lo stigma contro un problema del genere è talmente profondo che pochi riescono a chiedere e trovare aiuto.

Ho scritto un post molto lungo ma ci tenevo a farlo.

Quando all’inizio sono caduta nell’anoressia, io scrivevo su una pagina di diario ogni volta che qualcuno notava il mio peso. ‘Ti vedo dimagrita’ fomentava un orgoglio malato, esattamente come descritto sopra: l’unica differenza era che io non ricevevo mai complimenti. Io ero già magra prima dell’anoressia. Quando qualcuno commentava la mia perdita di peso era solitamente per dire che gli facevo schifo, ero preoccupante, che cazzo stavo facendo, ma stavo male? Io mi annotavo ogni frase con soddisfazione, felice che il mio aspetto fisico finalmente rispecchiasse come mi sentivo dentro.

Leggendo alcuni blog online, mi rendo conto che per tante ragazze è così. L’immagine di sé, nel proprio malessere, si associa automaticamente ad un’immagine della tristezza come creatura magra. E non è solo colpa del disturbo alimentare, che suggerisce pensieri malati; ma anche dell’idea diffusa della forma in cui il disagio può prendere corpo, cioè privando il corpo di ogni nutrimento e riducendosi ad un cumulo di ossa. Poetico, per carità, ma poco realistico. E pericoloso.

Annunci

13 thoughts on “Le persone tristi sono sempre magre, alias i disturbi alimentari non sono una questione di peso

  1. Ciao.
    Vedo con piacere che hai ricominciato a scrivere, e cambiato indirizzo (sono stata assidua frequentatrice del tuo blog, mesi addietro, me lo sono letto TUTTO nel giro di un paio di settimane. Ho anche scritto un lunghissimo commento, mi pare il post fosse sotto “coming out” o “relazioni e bulimia”.
    Ti avevo parlato di come il mio ragazzo, saputa l’amara verità (che già sospettava) se n’era scappato in america 3 settimane (per lavoro, anziché starmi vicino. Lo capisco, ma non credo glielo perdonerò mai) ed aveva minacciato di lasciarmi perché gli avevo “mentito per oltre 3 anni”.
    Scrissi quel post nel mio primo vero tentativo di recovery.
    Supportata da mia madre, che si è colpevolizzata perché lei stessa, da giovane, ha sofferto di binge oscillando tra i 50 e i 100 kg nel giro di pochi mesi. C’è chi dice che i DCA sono genetici.. ci sta.
    Mia madre mi ha anche confessato che ha provato a vomitare tante volte, ma FORTUNA SUA, non c’è mai riuscita. Mio padre è rimasto nel denial ossessivo compulsivo, ha continuato a comprarmi patatine e schifezzine varie, perché “sei così magra” (sono magra perché vomito qualsiasi cosa ingerisco, ma tu non vuoi capirlo, ti fa troppo male).
    Ok, digressioni a parte, erano i primi di ottobre, siamo a maggio.
    Ho vomitato solo DUE VOLTE da allora, di cui una perché avevo bevuto troppo alcol.
    Recovery con ricadute, umano, umanissimo.
    Nessuno psicologo, attualmente. La mia ginecologa, che, candidamente, mi ha detto “se continui così, diventi sterile. Tu vuoi dei figli, vero?”
    Non so cos’è successo: ho in effetti un desiderio di maternità sopito, molto sopito, attualmente paragonabile a quello che ho verso i miei quattro diamanti mandarini. O verso la mia collezione di sassi.
    Sono ingrassata quasi 8 kg, complice il natale.. questo fa il metabolismo sballato.
    Ho ricominciato a fumare, avevo smesso, ma senza il fumo mangiavo e vomitavo il doppio. Ho riperso 4 degli 8 kg con somma calma, ma francamente me ne frega il giusto, non li ho ripersi perché mi sono messa a dieta, ho continuato ad alimentarmi come facevo prima, senza abbuffarmi, facendo le solite camminate, continuando col crossfit e con lo yoga. La manicure è meravigliosa, ho anche smesso di mangiare le unghie. Solo che a volte mi manca. Lavoro, torno a casa, mi preparo il pranzo (vivo col mio fidanzato.. si, è sempre lo stesso. Mi impedisce di chiudermi a chiave in bagno e se sente rumori strani entra senza preavviso. Che te lo dico a fare, un paio di volte m’ha beccata a far la cacca e s’è shockato XD), guardo la tv, creo bijoux, dipingo, ma mi manca comprare 3 pacchetti di patatine, ingozzarmi e vomitarli: mi autocostringo a brainstorm che Alice ripijate.
    Temo tantissimo che il sintomo si ripresenti, anche se per ora mi porto dietro solo gli strascichi psicologici. Si guarisce veramente, del tutto? Io temo di no, ma sono comunque contenta d’aver smesso di far del male al mio corpo (sulla mente c’è ancora da lavorarci.. e tanto)
    Ti abbraccio: sei stata preziosissima, in questi mesi.

    • Non lo so se so guarisce veramente o si rimane per sempre a rischio di ricadere.. Ma sono Sicura che si può stare meglio e riuscire a vivere una vita piena, con o senza questo rischio. Bisogna però avere gli strumenti giusti, non semplicemente cercare di smettere. Ognuno ha le sue risorse e la sua strada, io credo, ma sono sicura che la forza di volontà non basta. Perché la forza di volontà non ha mai guarito una malattia.
      Mi fa molto piacere che il blog ti sia di conforto, spero di leggere altri tuoi commenti! Un abbraccio

    • Ciao a tutti/e.
      Io sono un’ex anoressica e bulimica. Ho passato tutta la mia adolescenza (adesso ho quasi 22 anni) a combattere contro queste malattie. La peggiore, per me, è stata la bulimia. Mi ha completamente distrutto la vita, per anni. Relazioni, lavoro, famiglia e amici. Tutto. E io non riuscivo a rendermene conto.
      Ho passato tanto di quel tempo con gli psicologi che nemmeno me lo ricordo. Posso dire di essere guarita a luglio 2014. Anche se da queste malattie non si guarisce mai il 100%. E non lo dico per sconforto, ma è la verità.
      Ho aperto anch’io un blog in cui racconto la mia esperienze in cui pericoloso tunnel. Se vi va, potete dare un’occhiata. L’ho creato sopratutto per far sfogare le persone che combattono giornalmente di disturbi alimentari, per non sentirsi soli e senza paura.
      Non sono un medico o una psicologa, perciò non darò consigli alimentari a riguardo perché non ne ho le competenze, ma può essere un modo per riunirsi e per conoscersi tutti insieme.
      Un grandissimo abbraccio a tutti.

  2. So di essere del tutto noiosa e ripetitiva, ma non posso far altro che dirti che ancora una volta sono del tutto d’accordo col contenuto di questo post.
    Non solo sono d’accordo, questa è anche una tematica che “sento” molto, proprio perchè l’ho vissuta: bulimia, perennemente normopeso, e per questo spesso considerata “a posto”.
    E’ proprio così che sono andate le cose per me: per tutta la mia vita sono stata perfettamente nel normopeso (se vogliamo considerare il bmi), quindi quando mi sono ammalata ero normopeso, e anche se durante gli anni di malattia ho comunque avuto delle oscillazioni di peso, queste sono comunque sempre state abbastanza limitate e quindi sono rimasta entro i limiti del normopeso. Inizialmente, quando ero nella fase “precoce” della malattia e ancora non ne comprendevo pienamente tutta la gravità e la distruttività sia fisica che psichica, questa cosa addirittura mi “esaltava”: mi abbuffavo, però poi riuscivo a provocarmi il vomito, quindi riuscivo comunque a “fare pari”, a non prendere peso, e il processo abbuffata-vomito sul momento sedava le mie ansie, per cui mi andava benissimo che il mio corpo rimanesse in una maniera tale che nessuno potesse notare, esteriormente, niente, perchè così potevo continuare a fare a modo mio senza avere addosso gli occhi di nessuno. Adesso naturalmente so che questo era un modo di ragionare profondamente malato, e infondo sono consapevole che lo sapevo anche in quel momento che le cose non andavano, ma mentivo a me stessa, perchè la bulimia era ciò di cui avevo bisogno.
    Ovvio che poi è arrivato il momento in cui i danni hanno superato i benefici, ed io ho cominciato a percepire tutto il disagio della situazione, e che i costi erano molto superiori ai guadagni, e lì sono cominciati proprio i problemi di cui tu parli nel post, perchè dal mio normopeso nessuno riusciva a percepire concretamente quanto fosse grave la mia situazione, nessuno capiva quanto fosse fisicamente distruttivo abbuffarsi, e poi provocarsi il vomito, anche più volte al giorno, e nessuno capiva soprattutto quanto fosse mentalmente distruttivo tutto l’insieme di pensieri che stava nella mia testa, e che era la cosa peggiore per me. Ma le persone mi vedevano “normale”, quindi non c’era veramente l’idea che io potessi stare male.
    Io credo che questo derivi anche da una scarsa conoscenza delle malattie psichiatriche, e dalla tendenza a concentrarsi più su quelle che sono le malattie fisiche, che si possono “toccare”, perchè questo gli dà concretezza e, sembra, legittimazione agli occhi degli altri. Ovvio che non è così, ma è veramente difficile farlo capire agli altri che purtroppo troppo spesso si fermano solo alle apparenze, e pensano che i dca siano malattie che riguardano solo l’alimentazione e il peso, quando invece questi sono solo una minima parte di tutto quello di mentale che ci sta dietro, e che rappresenta invece il vero centro dei dca.

    • Ma fossero solo alimentazione e peso!
      sarei guarita da mo!
      il problema è tutto nella mia testolina bacata, e credo sia tutto da riallacciarsi al “non sentirsi mai adeguati/abbastanza”
      la bella verità è che a nessuno frega un cazzo, se non a noi stessi! solo che è un bel casotto.
      Ci si sente presto, ciao 🙂

  3. E poi ci sono le sfigate come me, bulimica, il peso minore che ho raggiunto sono 58kg e il massimo ora a 72per 1.58. Questo mi ha aiutata a nascondermi dai miei genitori per 3 anni, senza che nessuno sospettasse di nulla. A luglio ne faccio 18, sono in cura da più di un anno e continuo ad invidiare quelle persone che grazie alla magrezza sono state viste… Il loro dolore era visibile senza troppe parole. È orribile, tu sei vista come quella in sovrappeso, che dovrebbe fare qualcosa, quella sempre nervosa e un po’depressa. Cicciona e basta. Il tuo disordine alimentare, in fondo, non è poi così grave sei normopeso/sovrappeso e intanto vomiti 2/3 volte al giorno sempre e sei stanca. Ha buttato letteralmente nel cesso la tua adolescenza, senza che nessuno se ne accorgesse.il tuo dolore è profondo come quello di una ragazza che di kg ne pesa 30 la tua voglia di morire anche. Stereotipi.. Stereotipi sul grasso e sul magro, sui disordini alimentari in quanto malattie legate solamente al peso. È dura, sembra di combattere contro ai mulini a vento.
    Chiara

    • Lo so, é orribile. Sono stereotipi che costringono nella vergogna, negano una malattia quando invece é grave, e portano a non cercare aiuto. Spero che tu adesso stia riuscendo ad affrontare il problema, trovando la forza in te che ti permette di fregartene di questi stupidi modi di pensare.. Ma ti capisco davvero. Un abbraccio

  4. Ho appena scoperto questo fantastico blog, e sono ansiosa di leggere tutti i post!
    Dal mese scorso ho iniziato anche io a scrivere, senza una vera e propria ragione, ma ad oggi sono arrivata a spiegare a grandi linee il mio passato e presente.
    Soffro di bulimia/anoressia da 8 anni, 7 dei quali nel completo silenzio riguardo la malattia e cazz quando leggo blog intelligenti come il questo mi sento un po’ meno incompresa riguardo i problemi che non riguardano solo il cibo, ma ogni aspetto della mia vita.
    Grazie, davvero!
    Passa a leggere qualche storia se ti va!
    Un abbraccio.

  5. Mi sembra di leggere i miei pensieri. Cazzo.
    Né anoressica, perché troppo nutrita per essere definita tale (con la bellezza di 44 kg addosso e una dieta da 1000 kcal al giorno circa), né bulimica perché troppo terrorizzata dall’abbuffata (figurati che mi sconvolgo anche a mangiare normale anziché quelle quattro robe che ho deciso essere legali), passo le mie giornate a contare calorie e le uniche fantasie in cui la mia mente indulge sono quelle in cui decido cosa mangerò alle 6, alle 14 o alle 18, perché quello è un pasto consentito, e devo giocarmele bene quelle 300 kcal che mi spettano, quindi non so nemmeno io decidere se ho più voglia di una porzione abbondante di prosciutto cotto oppure di un pezzetto di scamorza, o magari un po’ di tonno… e la cosa peggiore è che non mi sento nemmeno legittimata a lamentarmi perché oh, mangio tre volte al giorno, non vomito, non mi abbuffo e non mi vedo grassa ora come ora, anche sarò mai abbastanza magra da potermi concedere un pasto abbondante senza patemi conseguenti.
    Però è faticoso, tremendamente. Eppure, non voglio che passi. Perché se passa poi ingrasso, e non voglio.
    Una cosa ancora voglio dirti: grazie di quello che scrivi. E’ stato bellissimo leggere cose che io stessa ho pensato tante volte.

  6. Pingback: Tutti quei Romanzi sui Disturbi Alimentari | Trappola per Topi

  7. Pingback: Il problema del BMI, o Indice di Massa Corporea | Trappola per Topi

  8. Troppo vero…pensa che l’altro giorno ho sentito dire ad una ex insegnante di latino ultrasettantenne in pensione,nonna, palesemente anoressica,o come dico io,nella fase anoressica del disturbo alimentare,”io da me ho sempre preteso il massimo” ….a me lo dici…come se la malattia non la conoscessi !!!Quello che ancora mi meraviglia e spaventa è che non finisce mai….non voglio invecchiare così,senza perdonarmi mai,senza smettere di soffrire..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...