Le Bulimiche non sono quelle che vomitano

Oggi sono incazzata nera. Perché per l’ennesima volta mi trovo faccia a faccia con tutti quelli che sono gli stereotipi sulla bulimia – quelli più infami e più diffusi, e che porca troia ancora mi costringono spesso a negare la mia malattia perché non voglio passare per una deficiente.

Quale è il pregiudizio più bastardo? Che la bulimia sia un modo per mangiare tutto quello che vuoi e rimanere magra.

‘Ma se vuoi stare magra non puoi semplicemente mangiare un po’ più sano?’, mi dice l’ennesima persona sana, il normomangiante, e mi guarda mentre compro il mio gelato alla stracciatella, ‘Quello poi non lo vai mica a vomitare?’.

Perché nella mente di chi questa malattia la conosce solo per nome, la bulimica è colei a cui piacciono tanto le schifezze ma vuole comunque vincere il concorso di Miss Bikini 2016. Quella che si porta dietro uno spazzolino da denti quando va a mangiare una pizza con gli amici così prima del caffé può fare una corsa in bagno a sboccare. Ma che poi per il resto sta bene, ha solo questa cattiva abitudine perché è fissata con il proprio aspetto, come una che si fa troppe lampade o che ha le vesciche per i tacchi dodici. Ma in fondo per essere belle bisogna soffrire.

In questa mentalità diffusa, l’atto di provocarsi il vomito è visto come l’inizio, l’essenza e la fine del disturbo alimentare. Bulimia=vomitare. Ti metti le dita in gola, quella è la tua malattia. Basta che non lo fai più e sei guarita. Bulimia sarebbe il termine medico per Miss Deficiente.

Io capisco perfettamente perché questo stereotipo esiste. Il vomito è ciò che fa più scena, attirando a sé i sensazionalismo mediatici e facendo rizzare le antenne ad ogni normomangiante. E’ talmente facile da visualizzare che diventa l’immediato riferimento visivo della malattia, il suo emblema; e così domina le rappresentazioni mediatiche, domina le conversazioni sul problema, finisce col divenire l’unico sintomo di cui si parla. Non vomitare è giusto, vomitare è sbagliato. Così si concludono le discussioni sulla bulimia. Facile da giudicare, senza dover andare a impegolarsi in un tentativo di comprendere la complessità della malattia mentale.

Ma se si giudica una malattia mentale seguendo semplicemente il processo razionale di chi una malattia mentale non ce l’ha, si finisce con l’incolpare il malato. Si pensa: la persona bulimica pensa come una persona qualunque, come una persona qualunque ogni tanto mangia troppo, e poi come una persona qualunque si trova davanti alla decisione vomitare-non-vomitare. L’unica differenza con la persona qualunque è che vomita, perché vuole rimanere magra. ‘E non vomitare, no?’, così poi sei guarita.

Ma la persona malata non pensa né si comporta così. L’abbuffata non è come mangiare troppo, il vomito autoindotto non è come mettersi le dita in gola quando sei sbronzo per sputare fuori un po’ di tequila. Ma soprattutto: la catena di pensieri che accompagnano il sintomo non è quella di una persona qualunque, ed è in quella catena di pensieri che va cercato il disturbo alimentare.

Io non voglio essere Miss Bikini 2016, tanto per cominciare. Io non vomito ogni pasto. Io non vomito per gioco o per comodità, perché mi va un panino alla Nutella o una pizza. A me non me ne frega un cazzo di poter mangiare tutto quello che voglio. E io posso anche smettere di vomitare, ma non guarirei dal mio disturbo alimentare. Ho smesso di vomitare, per lunghi periodi, ma ho continuato ad abbuffarmi. A volte ho smesso sia di vomitare che di abbuffarmi, ma ho continuato a perdere peso vertiginosamente. A volte ho smesso di fare tutte e tre le cose, per settimane, ma poi l’insistenza della mia ossessione, rimasta irrisolta, mi ha fatto velocemente ritornare a tutti i miei sintomi.

Ci sono poi persone bulimiche che non hanno mai vomitato. E si chiamano bulimiche uguale.

Magari la bulimia fosse solo un gioco, un passatempo per golosi. Perché se così fosse avrei smesso di giocare già da un pezzo, perché non è affatto un gioco divertente. Mi ha bloccato la vita, mi ha impedito di essere felice e formare delle relazioni, mi ha fatto fuori l’organismo. Non è stato il vomito una tantum a farmi tutto questo; vi assicuro che nessuno si è mai rovinato l’esistenza infilandosi una volta le dita in gola. Sono stati piuttosto il senso di colpa e di inadeguatezza, la depressione, i segreti, l’angoscia, tutte quelle cazzo di sensazioni che sono il fulcro del disturbo alimentare. Ogni istante della mia vita è vissuta attraverso la lente della bulimia. Il vomito non sono che quei quindici minuti catartici, che non sono che la culminazione di tutto il resto.

Quindi smettetela di dirmi che ci sono modi più sani di dimagrire. Smettetela di controllare se vado in bagno a vomitare. Che io davvero, apprezzo l’interesse, ma non mi state aiutando a guarire.

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34 thoughts on “Le Bulimiche non sono quelle che vomitano

  1. Carissima,sono come sempre all’unisono con te!!io non ho mai vomitato infatti.Ora sto vivendo un periodo positivo…non so quanto durera’…non voglio pensare se durera’…ma me lo godo…con una ritrovata gioia ed energia che i “sani”non proveranno mai.Inferno e paradiso!Sei meravigliosa!!e sei nei miei pensieri!tvb

  2. Che dire… Parole sante.
    Quante dannate volte mi sono sentita considerata quella che vomita per restare magra, quando potendo non scoprirei un solo centimetro del mio corpo, per quanto esile esso possa essere.
    Quante altre volte ho sentito quella maledetta frase: “Basta non vomitare no?”.
    La gente è spaventata da quello che non conosce, e ancor di più da ciò che non vuole accettare e comprendere;
    sminuire un problema mentale fino a farlo diventare un capriccio da principesse viziate è sempre la soluzione migliore per gli altri.

  3. Davvero non sai quanto neanche io sopporti le persone vicino a me, per così dire, che mi controllano. Che devono controllare che dopo ogni cosa che mangio io vada o non vada in bagno, pensando che appunto è solo quello il problema: vomitare! Sì, ok non capiscono il problema e la malattia perchè non lo provano sulla loro pelle, ma appunto vomitare, come hai detto tu, e anche l’abbuffata prima, sono il culmine di tutto il lavorio struggente e morboso dei pensieri logoranti che si hanno dentro. Ho provato a spiegarglielo, con non poco imbarazzo perchè mi sembra sempre di passare per la psicolabile pazzoide, ma ho notato come il discorso sulla mia malattia ricada sempre sulle stesse cose (addirittura qualcuno mi ha detto che lo faccio solo per attirare l’attenzione),come se non avessero memorizzato nulla. E’ frustrante. Per cui evito l’argomento ultimamente con certe persone che pensavo potessero starmi vicino. Ora come non mai mi sento molto sola.

    • Non sai quanto ti capisco… soprattutto durante il ricovero in ospedale venivo sempre controllata e non potevo nemmeno andare in bagno e piangere, concedermi un minuto di pausa da tutto quello schifo, perché subito bussavano e mi chiedevano se andasse tutto bene (no.) e mi ordinavano di non andare al bagno né prima de dopo un pasto.
      Tutte queste regole (e non sono niente, queste due) sono e sono ancora dure ma con il tempo ho capito che erano utili perindislensabili per star meglio e per spezzare una routine malata.

    • Ciao, guarda io conosco una persona che è stata bulimica quando andava al liceo. I genitori non è che controllavano se andava in bagno, ma glielo impedivano fisicamente, passavano con le alternandosi tutto il santo giorno, mangiava o non mangiava quello che le si metteva nel piatto e basta per il resto hanno fatto in modo che non trovasse nulla da mangiare in nessun altro momento. Controllare in questo modo una ragazzina di 14-15 anni dev’essere atroce. Fare in modo che nelle ore a scuola non abbia più nulla da vomitare o che possa provocarselo il meno possibile non so nemmeno come sia possibile. Ovviamente era anche seguita da psichiatri, ma oh l bulimia ha perso. Certo è dipeso anche da lei, ma non è detto che il controllo degli altri non serva. Sono malattie che hanno tante sfaccettature diverse.

      • Ehi ciao!
        Anche io ho sofferto di disturbi alimentari, di anoressia però. Sono guarita da quasi 6 anni completamente,
        Ebbene la mia famiglia e i miei amici mi controllavano 24 ore su 24, erano così pressanti che ero arrivata a odiarli con tutta me stessa. Eppure l’ anoressia l’ ho sconfitta, grazie ANCHE a loro. Perchè talvolta erano così pressanti che magari un pezzo di pane lo mangiavo oltre al pomodoro e lo yogurt. E piano piano, pezzetto di pane oggi, pezzetto di pane domani, con l’ aiuto psicologico ne sono uscita COMPLETAMENTE. Mangio gelati, pizza quello che mi va e non mi faccio problemi.
        Essere seguiti e controllati è il più immediato rimedio per tentare di evitare danni al fisico, controllano che non si vada a vomitare perchè ciò fa molto male al nostro corpo, i succhi gastrici sono dannosissimi all’ esofago.

        Leggendo un pochino questo blog mi è sembrato che l’ atteggiamento sia un po’ negativo e arrendevole di fronte alla malattia ma non deve essere così: tanti, tantissimi ne sono guariti, io ad esempio, anche per esempio Crown Princess Victoria, la principessa Victoria di Svezia, che è completamente in salute e ha anche dei bimbi.
        Ragazze/i si può e si deve guarire!

  4. Mi rispecchio talmente tanto in ciò che hai scritto, da far quasi male-
    Soffro di questo problema da circa un anno (faccio ancora fatica a crederlo ma vabbè), perciò ne so ancora poco.
    Leggere il tuo blog, però, mi fa sentire capita, anche se la differenza di… Esperienza (?) è tanta, e–quindi devo farti una domanda stupida, se posso: Ti sei abituata a questa cosa? Se sì, dopo quanto tempo?
    Scusami se è un po’ stile interrogatorio, ma vorrei capirne di più da una persona che la sta affrontando, piuttosto che leggere sempre le stesse cose su internet.
    Detto ciò, grazie mille per questo blog, e ti auguro di poter finalmente distruggere il mostro dopo tanto tempo~

    • Si impara certamente a farsi scivolare certe cose addosso, e si impara che non si può contare su tutti per avere comprensione e supporto, ma bisogna trovare le persone giuste. Allo stesso tempo, credo sia necessario combattere la cattiva informazione, perché a volte, tuttora, fa male. Dopo quanto mi sono abituata? Mah, anni e anni.

  5. Mi rispecchio così tanto in quello che hai scritto, da far quasi male.
    Purtroppo sono caduta nel girone dei DCA da circa un anno, perciò non ne so ancora molto, e forse non dovrei nemmeno permettermi di dire certe cose, vista la differenza di… Esperienza (?); eppure, nonostante tutto, mi sento capita.

    Proprio perchè ne sai più di me, volevo chiederti se, dopo tutti questi anni, tu sia riuscita abituarti alla malattia, come ti senti a riguardo eccetera. Preferisco parlare con chi ne ha sofferto o con chi ci sta combattendo, piuttosto che leggere sempre le stesse cose sulla “tipica ragazza bulimica”.

    P.s. Sappi che adoro il tuo modo di esprimerti, e ti faccio gli auguri nella lotta contro il mostro~

    • Scusa avevo frainteso l’altro commento. No, non ci si abitua alla malattia, anche se diventa il nuovo normale, per così dire. Ho smesso di vergognarmi, ho smesso di provare sensi di colpa; al contrario, con il tempo la bulimia é diventata sempre più importante nella mia vita, e la mia vita sempre più struttura intorno alla malattia. E questo ha avuto conseguenze disastrose, mi ha portato al corto circuito,a soprattutto mi sta rendendo molto più difficile la guarigione. Forse impossibile.
      Quindi ti auguro di non abituarti mai, e combattere prima che puoi, anche se non ti senti abbastanza malata, anche se non sei convinta di voler guarire, cerca aiuto lo stesso. Un abbraccio!

  6. Purtroppo ci sono troppi pregiudizi sui disturbi mentali , e in particolare suo disturbi alimentari..bisogna continuare a parlare ,scrivere..far capire la nostra sofferenza e darle il giusto peso..viviamo in un mondo in cui avere un disturbo mentale è come essere capricciosi , come se non esistessero davvero e così poi molti non chiedono aiuto , si lasciano influenzare dal tabù costruito attorno a ciò , e rimangono soli nella loro sofferenza. .bisogna chiedere aiuto e far sentire la propria voce!
    Scrivi sempre cose che fanno pensare tanto! Grazie!

  7. Posso sottoscrivere tutto quello che hai scritto, proprio perchè quello di cui scrivi è uno stereotipo sotto il quale sono rimasta inquadrata anch’io.
    Il problema secondo me è proprio quello che esponi, ovvero che il vomito è la cosa tangibile della bulimia, ed è dunque quella su cui tutti concentrano la loro attenzione proprio perchè è tangibile. Infondo, accade la stessa cosa anche per l’anoressia: la cosa che dà più attenzione, quella che colpisce, è l’eccessiva magrezza, e poi ben poco importa ciò che ci sta dietro psicologicamente parlando, e che magari sono da un certo punto di vista anche le stesse cose psicologiche che stanno dietro il nostro provocarci il vomito, ma che vengono praticamente ignorate da chi non ha un dca, proprio perchè sono cose intangibili. Le persone sono colpite da quello che vedono, e non riescono ad avere vera empatia per ciò che non hanno vissuto, e perciò provano ad assimilarlo a ciò che loro conoscono (“fare la dieta”, per esempio) e ne traggono le conclusioni sbagliate.
    Bisognerebbe poterne parlare di più, poterne parlare più liberamente, per far capire (anche se credo che sia difficilissimissimo) a chi non c’è passato cosa significhi veramente avere un dca, e quanto la componente psicologica sia in queste malattie predominante su quella fisica.

  8. Mi discosto dall’approvazione generale; certo la bulimia non è solo vomitare, certo la bulimia non è solo voler dimagrire, ma mi pare innegabile che in gran parte dei casi le cose vadano a braccetto. Magari non per te, non lo nego, ma lo schifo e la voglia di asciugarsi è ricorrente. E se mi irrita che si riduca la bulimia a un mero capriccio estetico, mi scazza ugualmente quando si afferma che la fisicità e l’apparenza non contano nulla, quasi a voler a tutti i costi elevare moralmente l’intera categoria a gente profonda, poeticamente afflitta e completamente scevra di frivolezze. Non metto in dubbio che per te sia così, ribadiamolo, dico solo che la casistica, nel complesso, mi pare restituire un’immagine ben diversa. Poi oh, è solo la mia impressione ovviamente. E parimenti la preoccupazione esterna per il vomito mi pare più che legittima: è una gran arma di distruzione, sia fisica che psicologica, e concretamente evitabile. In un percorso di guarigione mi preoccuperei prima di tutto di fermare il vomito scongiurando eventuali attacchi cardiaci, poi di affrontare anche il resto. Evviva l’abbattere gli stereotipi, ma con ragionevolezza! Ciò detto, ti leggo con interesse.

    • Non sto accusando la preoccupazione per il vomito, sto accusando l’idea che l’unico sintomo della bulimia sia il vomito.
      E poi certo, l’ossessione fisica conta, ma dire che il disturbo ossessivo é somatizzato nella fisicità é ben diverso sia da elevare tutte le bulimiche a gente profonde, e altrettanto da ridurre il dca a una fissa con la bellezza. Ripeto, il dca é un disturbo ossessivo somatizzato nel fisico. Quindi non metto indubbio che si vomiti per non perdere peso, in molti casi, ma vomitare per perdere peso non si chiama bulimia a meno che non ci siano una serie di altri criteri diagnostici di alimentazione e mentalità disturbata.
      Però sí, ovviamente non desidero innalzare le bulimiche su un piedistallo, lungi da me 🙂

      • Salve a voi e chiedo scusa per l’intromissione! Mi piacerebbe ugualmente, per quanto magari sia ovvio, sottolineare il fatto che la bulimia si evolve in corso d’opera,ed è un mix di un sacco di cose assieme. Nessuna componente esclude l’altra, e non rimane una situazione stabile e immutabile..ma davvero dopo aver provato se sei sano non ci rimani. Ci rimani se hai dei disagi belli grandi. Disagi per i quali se non fosse stata bulimia, probabilmente ci sarebbe stato qualcos’altro..e credo che la bulimia sia stata la risposta a quello che stavo cercando,almeno per me

    • Ciao Curvula,
      volevo risponderti anche se il tuo commento non è specificamente diretto a me, quindi chiedo scusa per la mia intromissione in una discussione che non mi riguarda direttamente.
      Credo che la discussione che tu tratti stia su due livelli diversi, che invece tu accomuni, e per questo ti senti in disaccordo. Tu dici che la bulimia non è solo vomitare e voler dimagrire e che non è vero che la fisicità e l’apparenza non contino nulla e che tutte le bulimiche siano ragazze profonde e prive di frivolezze. In realtà sono vere entrambe le cose, ma proprio perché parliamo di piani diversi. Per quello che ho capito (e ti chiedo scusa anticipatamente se mi sono sbagliata) tu metti sullo stesso piano gli aspetti comportamentali (vomitare, abbuffarsi, digiunare, eccetera) e gli aspetti psicologici (cioè quelle che sono le motivazioni personali che portano alla bulimia), ma secondo me si tratta di due piani separati. C’è il piano strettamente comportamentale che è legato al vomito, alle abbuffate, ai digiuni, che è comune a tutte le bulimiche, e naturalmente è inevitabile che sia preoccupante, sia per chi lo vede che per chi lo vive, però questo è l’aspetto sintomatico, non è la matrice della bulimia. La matrice della bulimia è psicologica, e affonda le radici nella vita, nelle esperienze, nel carattere di ciascuna di noi, e sono proprio questi aspetti psicologici che ci condizionano profondamente, che rendono così difficile staccarsi dalla bulimia, che determinano ricadute. La conseguenza di queste problematiche psicologiche individuali, è l’alterazione comportamentale, il “sintomo” visibile, che è quello che sui manuali di psichiatria viene definito “bulimia”. Quindi è vero che da un punto di vista comportamentale tutte ci abbuffiamo, vomitiamo, e siamo più contente se perdiamo peso, però è altrettanto vero che questi comportamenti ci derivano da una sofferenza psicologica interiore molto più profonda e complessa, che interessa, in gran parte dei casi, persone che hanno una sensibilità ed un’intelligenza non proprio conforme a quella dell’ “italiano medio” (anche questa mi sembra che sia abbastanza una casistica, come dice la mia psicologa “le persone superficiali e sciocchine non si ammalano di dca” (diventano pro ana e pro mia, mi verrebbe malignamente da aggiungere)). Nessuno dice che al vomito non debba essere data importanza, perché sono la prima a dire che è pericoloso, quello che io dico è che tutta l’importanza che viene data al vomito non deve oscurare la considerazione della componente psicologica della bulimia, che è quello che purtroppo spesso avviene perchè essa è intangibile, ma che è anche quella che alimenta la bulimia e crea la ragion d’essere di comportamenti come abbuffate e vomito.
      Ti chiedo scusa per essere stata come la solito troppo prolissa, e scusa sia a te che a trappolapertopi2 per l’intromissione!!!!!!!!!!!
      Un abbraccione!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • Curvula sono pienamente d’ accordo con te! Ben detto!
      Ho sofferto di anoressia ( sono completamente guarita da anni- ragazze dai disturbi alimentari si guarisce eccome!!!) e, almeno nel mio caso, l’ aspetto fisico ha inciso parecchio.
      Ero frivola? Un po’, anzi forse parecchio.
      Perchè comunque il non mangiare riguardo l’ anoressia e l’ ingozzarsi e vomitare riguardo la bulimia sono ben presenti in queste malattie, ne sono parte. Assieme alla componente psichica, certo, ma il digiuno e il vomito fisicamente sono parecchio nocive.
      Ora dirò una cosa cattiva, scusate in anticipo:
      Mia nonna diceva che l’ anoressia ( credo non sappia cosa sia la bulimia, lei ha sperimentato attraverso me l’ anoressia) sono malattie del benessere, quando c’ era la guerra non si giocava con la vita come sio fa adesso.
      Un po’ le do ragione.

  9. p.s. ..intendo che pensieri più o meno consci quali ” se sarò più magra forse sarò più felice, riuscirò a raggiungere l’ideale di me stessa vorrei essere” oppure “mi accetteranno di più ”
    “voglio essere talmente magra da far spavento e far vedere quanto sto male e sono disperata, mi auguro di essere terrificante tié”
    “sono troppo grassa e faccio schifo,se fossi più magra sarei più bella”
    “non me ne frega niente dell’aspetto che ho,io posso Non Mangiare sono un essere superiore, son Gesù Cristo poveretti voi che mangiate”.. etc. etc.
    possono succedersi, scambiarsi, addirittura coesistere 🙂

  10. Vorrei che chiunque leggesse questo. Perché, se tutti lo leggessero, magari qualcuno, anche solo uno, supererebbe l’immagine stereotipata della bulimica e si impegnerebbe ad andare un po’ più a fondo.
    Io non sono bulimica perché vomito. Non vomito da quasi un mese. Sono bulimica, e oggi più di un qualsiasi momento X post vomitata serale, perché meno vomito più ci penso. Se non vomito, quando non vomito, non riesco a pensare ad altro. Infilarsi due dita in gola regala qualche minuto di pace, di quiete. Non vomitare è un abisso di pensieri attorno alla malattia che non mi fa più concentrare. Non mi fa studiare. Non mi fa divertire. Smettere di vomitare non è guarire.
    È una malattia subdola. Il fulcro della bulimia non è abbuffarsi. Non è vomitare. La mia malattia è in quello che penso. In quello che non riesco a non pensare.

    • Mi hai tolto le parole di bocca.
      Salvo due episodi sporadici, io non vomito da ottobre scorso. E non sono mai stata così male (anche se sono entrata da poco in terapia, e sto cercando di curare la parte psicologica di questo male) in 18 anni di dca.

    • Sì, ma almeno smettere di vomitare non ti distrugge il fisico, i denti, l’esofago, l’apparato digerente ecc e non rischia di farti morire. Certo che non è guarire, però è impedire al fisico di logorarsi completamente.

  11. sono più di 3 anni che non so di cosa soffro. Mi riconosco in ciò che scrivete ma non so cosa ho.. Alterno periodo in cui non mi interesso di niente e mangio incontrollatamente e periodi di dieta.. questo mi da più problemi in assoluto, non riesco…e allora pianifico quando mangiare tutto ciò che voglio, penso al cibo sempre, non riesco a studiare non riesco ad uscire, non riesco a guardarmi allo specchio.
    Poi dopo aver fatto quello che desideravo con tutta me stessa, parte una fitta allo stomaco, mille pensieri su come sia grassa, come sia sola e brutta ed eccola… la corsa in bagno, due dita in gola e musica per tenermi su il morale mentre vomito .Dopo averlo fatto sono così soddisfatta, mi sento sollevata, mi sento meglio.

    Ogni volta che succede credo sia la prima e penso sia l’ultima, ma ho riletto i miei diari… non è la prima volta e non sarà l’ultima.
    Mi sono autoconvinta che dato che non vomito tutto l’anno quello che mangio, non ho un problema… che sia solo un episodio, ma in fondo so che non è normale.

    • Prova a vedere quanto questo comportamento interferisce con la tua vita. Se é un episodio isolato, o se ti rovina la relazioni, il lavoro, la voglia di vivere.. Poi sta a te capire se vuoi cercare di stare meglio, e cercare aiuto, o no. Dire che sarà l’ultima volta non ha mai aiutato nessuno 🙂

  12. Anche a me quello che faceva arrabbiare di più era proprio la famiglia stessa che mi fissava mentre mangiavo, che mi controllava per quanto tempo masticavo e se non lo tenevo in bocca per andare a vomitarlo.
    Se ingrassavo mi dicevano che per dimagrire dovevo mangiare più sano.
    Se dimagrivo mi dicevano che dovevo mangiare di più.
    Era un inferno.
    Gli anni della bulimia per me, sono stati un vero e proprio incubo.
    Anche adesso che sono due anni che sono guarita dalla malattia, ogni tanto la mia insensibile famiglia mi fa commenti sull’aspetto fisico, su quello che mangio… forse lo fanno per ”testare” la mia capacità di resistere alle loro critiche. Anche se il mio rapporto con il cibo è migliorato e io non sono più fragile come una volta, mi manda proprio sui nervi le persone che affermano che ”basta un frutto se hai fame”. E quando parlano così, io ci rinuncio proprio a spiegare.

  13. Non potevi esprimerti meglio.
    E proprio riguardo a ciò, chiedo a te che analizzi tanto bene le situazioni, e mi sembra, che ti stai cercando di capire al meglio te e il problema, per risolverlo: Ti sei mai domanda per quale motivo una persona diventa bulimica? e sei mai riuscita a risponderti?
    Te lo chiedo perchè mi sarebbe davvero utile. Mi han detto che il primo passo per iniziare davvero affrontare e superare questo problema è capire per quale motivo capita di abbuffarsi/vomitare. Io non riesco rispondermi, e come bene spieghi in questo articolo la risposta non è “per rimanere magra/per non ingrassare/ per mangiare tutto quello che si vuole senza mettere su kg” .

    • Diventi bulimica quando cominci a ricorrere al cibo come metodo per evitare sensazioni/emozioni che non conosci o che non vuoi riconoscere, così da spostare il tuo pensiero su un oggetto esterno… Ma lo fai inconsciamente in quanto le prime volte che ti abbuffi non pensi sicuramente “questa emozione è orribile, è troppo per me”, ma pensi semplicemente di provare un po’ di consolazione con un passatempo come tutti gli altri, ma non è così perché il meccanismo si insinua in profondità senza la tua consapevolezza, cosicché ogni volta che ti troverai di forte ad un certo tipo di situazione sentirai il bisogno quasi fisico di abbuffarti (ed eventualmente vomitare) senza nemmeno capire perché… E più avanti si protrae questo comportamento più è difficile capire quali sono le cause iniziali e dunque le emozioni che vengono rifiutate. Si crea così un senso di vuoto perenne, che per il malato può essere riempito solo dal cibo, ma si tratta di un errore strutturale in quanto la mancanza è interna al soggetto e non può quindi essere colmata con un oggetto esterno (in questo caso la “droga” è il cibo, ma può essere qualsiasi altra dipendenza). A mio parere uno dei primi passi é essere consapevoli della presenza di un vuoto che non si vuole sentire e cominciare seriamente a non abbuffarsi per sentirlo appieno e tentare di capire cosa ci vuole “comunicare”. Scontato dire che evitare di abbuffarsi é tra le cose più difficili e ci saranno sicuramente ricadute, ma è necessario familiarizzare con ciò che si prova (o non si prova) piuttosto di far finta di non vedere. Andare poi a trovare nuove vie d’espressione è una cosa ancora più difficile, ma è impossibile farlo se in contemporanea non si smette con le abbuffate, che come sappiamo tutti inghiottiscono in un buco da cui sembra impossibile risalire… Buona fortuna a tutte 💋

  14. Le persone che credono che “la bulimica è colei a cui piacciono tanto le schifezze ma vuole comunque vincere il concorso di Miss Bikini 2016.” sono le stesse che vedono le anoressiche come ragazzine viziate vittime della moda e della società. Certo, della bulimia se ne parla mediamente di meno e i pregiudizi a riguardo sono forse ancora più marcati, per questo chi giudica solo a partire dal sintomo non coglie effettivamente quanto queste malattie siano complicata e bastarde. D’altro canto anche il commento di Curvula ha sue ragioni, le bulimiche che non “hanno mai vomitato” ci stanno e probabilmente usano altri metodi di compenso, ma non sono la maggioranza. Il discorso ovviamente non si riduce a “vomitare o non vomitare”, ma nel momento in cui si chiede aiuto la sintomatologia acquista il suo peso per ricevere un trattamento adeguato. Per dire, ci sono giorni in cui magari non vomito, ma sto anche peggio psicologicamente dei giorni in cui vomito 30 volte, quindi dal mio canto sono peggio i giorni senza vomito, ma da un punto di vista clinico proprio no, la priorità di ogni medico-psicologo che mi ha avuto in cura era di farmi ridurre gli episodi di vomito, anche se poi stavo male uguale… Ed è per questo che è così difficile uscirne quando vomitare ti fa stare bene che diventa una dipendenza a sé, a prescindere di ciò che mangi, non so se questo si chiami bulimia, ma certo ti rovina la vita, e non posso ometterlo quando mi trovo di fronte a un medico che mi chiede la mia storia, non posso evitare di pensarlo quando qualcuno mi chiede come faccio ad essere così magra. E allora mi trovo meschinamente a pensare che le bulimiche che appaiono “normali” agli occhi degli altri, non possono neanche trovare la *magra* consolazione di un corpo rotto come specchio di una mente a pezzi.

  15. Incisiva come sempre.
    Innanzitutto : Grazie di esistere
    Poi: Grazie perché sei un piccolo ma potente faro di intelligenza in un oceano di banalità
    Infine : Grazie e basta
    Bacio le mani
    Charliedoni

  16. Penso che questo sia il post più esaustivo e più significativo di tutti quelli sulla bulimia che io abbia fino ad ora letto e riletto. La maggior parte di coloro che parlano di bulimia dall’esterno, la confondono fin troppo spesso con il bisogno ossessivo di voler dimagrire. Le uniche due persone che sanno del mio disturbo, hanno fino ad ora solo saputo dirmi ciò. Per questo motivo ho deciso di non aprirmi più con nessuno, proprio per evitare di esser giudicata la deficiente di turno che vuole solo controllare il suo peso mangiando continuando a mangiare il più possibile. Come fare a farlo capire a tutti coloro che ci giudicano? Soprattutto dal momento che queste persone sono “le poche prescelte” a cui abbiamo deciso di raccontare tutto. Uno dei grandi ostacoli per il processo di guarigione è proprio il giudizio altrui, che ci condiziona giornalmente.
    Complimenti sempre per le “perle” che scrivi!!!
    Mary

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