Il ruolo del medico di base nella terapia per i disturbi alimentari

Secondo voi, quale dovrebbe essere il ruolo del medico di base nella terapia di un disturbo alimentare? Perché nella mia è stato poco o nullo, e questo mi ha fatto riflettere.

Per assurdo, da quando mi sono rivolta ad un centro specialistico per risolvere bulimia e depressione, mi trovo a dover andare dal mio medico di base una volta alla settimana. Non per la terapia in sé, ma per fargli firmare le varie carte che lo specialista mi ordina di fargli firmare.

Lo specialista mi prescrive degli esami; il medico di base mi firma le impegnative. Lo specialista mi prescrive gli anti-depressive; il medico di base mi firma le ricette, e ogni volta che finisco una scatola le firma di nuovo. Lo specialista mi propone il ricovero in struttura; il medico di base mi firma la richiesta. Non me ne voglia, ma il mio medico di base non è più che un inghippo burocratico, uno spreco di tempo, un ragioniere delle malattie.

Ma non è la burocrazia che mi scoccia, né la perdita di tempo.

Nella cura di qualsiasi altra patologia, il medico di base svolge una funzione fondamentale. Quando il paziente gli si presenta con un sintomo, lui è il primo a ipotizzare quale può essere il problema. Prescrive una serie di esami e talvolta di farmaci, indica lo specialista a cui rivolgersi. Dopo la diagnosi, svolge spesso un ruolo importante nel controllare il progresso della malattia.

Per i disturbi alimentari non è così, almeno non lo è stato nel mio caso. Il medico di base può starne fuori, tanto c’è un team di specialisti che se ne occupa – e così firma e guarda e tace.

Ma che cazzo di senso ha, dico io. Ho il sospetto che se lo Stato Italiano vuole che sia proprio il medico di base a firmare tutti i documenti, un motivo ci sia. Piuttosto intuitivo: il medico di base conosce la storia e lo stato fisiologico del paziente, ed è la persona indicata a monitorare la terapia. Dovrebbe comunicare con il paziente, informarsi dei sintomi, conoscere l’eventuale progresso. Cazzo se i disturbi alimentari sono malattie a tutti gli effetti, con sintomi psichici tanto quanto fisiologici, perché diavolo il medico non li può trattare come tutte le altre malattie.

Forse pretendo troppo. Forse è vero, c’è un team di specialisti per qualcosa, e il medico di base bisognerebbe lasciarlo in pace. D’altronde sto poveraccio non può mica occuparsi di tutto. Però, però. Potrei anche passare sopra al disinteresse e non-coinvolgimento; ma temo che questo disinteresse sia dovuto a una profonda ignoranza riguardo a queste malattie. E questo è pericoloso.

Lo dico solo per esperienza personale, sia chiaro. Mi ritrovo con un medico che dubita sottovoce le richieste degli specialisti perché ‘secondo lui non sto così male’, e usa il mio peso come metro del mio benessere. Che non mi ha mai chiesto quali sono i miei sintomi, che non sa nemmeno dove mi ricoverano, ma firma i documenti dicendo ‘ho capito, è uno di quei centri lì’. Certo, dovrei cambiare medico, avete ragione. Ma per tutti gli altri problemi è un dottore coi controcazzi. E sinceramente io certe cose me le faccio anche scorrere addosso, tanto ormai mi sono affidata ad un team di esperti, e tanto lui alla fine deve solo firmare.

Non mi preoccupo troppo per me, veterana della bulimia, ma mi preoccupo di chi in un disturbi alimentari ci sta appena entrando o sta appena iniziando a cercare aiuto. L’altro giorno stavo parlando con una ragazza che soffre di binge eating, anche piuttosto grave: a lei il medico di base aveva detto che, invece di andare da uno psicologo, doveva mettersi a dieta e mangiare meno. E queste sono cose che a me fanno incazzare da matti.

Il medico di base dovrebbe essere la prima persona a cui ci si rivolge, quello che dovrebbe presagire il problema e saperci indicare dalla parte giusta. Capire di avere un problema e poi orientarsi nella galassia di possibili cure per i disturbi alimentari è un’impresa difficile per chi è malato: indi, il medico di base dovrebbe accompagnare questo processo, così come fa con tutte le altre malattie.

Io voglio che i medici di base di tutta Italia facciano un cazzo di corso di aggiornamento in cui gli spiegano come comportarsi di fronte ad un paziente con disturbi alimentari.

medico di base disturbi alimentari

Chiedo troppo?

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20 thoughts on “Il ruolo del medico di base nella terapia per i disturbi alimentari

  1. Hai perfettamente ragione!! Ho pensato la stessa cosa del mio medico e sn arrivata alla stessa conclusione, c è ignoranza in campo ovunque e anche in quello medico! È davvero preoccupante

  2. La mia esperienza è stata analoga alla tua, anzi a dirla tutta il mio medico di base non è stato presente in nulla. Quando ho deciso di ricoverarmi, sono stato visitato dal direttore della Asl della mia regione in quanto doveva valutare se avevo i requisiti per essere ricoverato (la struttura era privata sovvenzionata dallo Stato). Purtroppo dai medici di base ci vanno gli anziani e pochi altri, il resto preferisce rivolgersi al privato.
    Secondo me, i medici, interessati al guadagno, prendono tanti pazienti a loro carico e non riescono a seguire tutti con attenzione, concentrandosi solo sui problemi più superficiali.

  3. Sembra che tutti i medicini siano molto “non informati” riguardo questa malattia vhr, probabilemente, non categorizzano come tale.
    La mia, ad esempio, di fronte ad un mio attacco di panico ha agito dandomi della matta (in poche parole) e ha detto a mia madre “basta che mangi”.

    Grazie al cavolo.

  4. Devo dire che mi trovo in accordo e in disaccordo. È vero, i disturbi alimentari sono entrati a far parte delle malattie vere e proprie, perciò, come tali, dovrebbero essere anche il medico di base dovrebbe essere in grado di riconoscerle e saperle trattare. Il problema però, è che nella maggior parte dei casi sono malattie sottovalutate, lo sai anche tu, e lo sanno tutti coloro che ne sono coinvolti direttamente: gli stereotipi della “bambina” che non vuole crescere, che vuole essere come le modelle in copertina eccetera eccetera, non è una prerogativa solamente delle persone “normali”, ne sono colpiti anche i dottori e i più dotti.
    Come hai detto tu però, i medici -non solo quelli italiani- dovrebbero fare un corso di aggiornamento, almeno da essere in grado di sapere di cosa si sta parlando. Ritengo comunque che andare da uno specialista vero e proprio sia la cosa migliore e più giusta da fare per il proprio benessere. Un medico di base potrà avere tutte le competenze, ma, credo io, resta comunque un medico di base. Ed uno specialista, teoricamente, sa quello che fa per fare stare meglio tutte le persone che ne hanno bisogno, anche coloro che non sono davvero convinte.

    • Ma certo che alla fine la terapia deve essere implementata dallo specialista. L’articolo voleva solo suggerire che il medico di base dovrebbe essere più informato e più capace di riconoscere un dca, così da poter indirizzare prontamente allo specialista adeguato, senza che siano il paziente o i suoi famigliari a dover diagnosticare la malattia e cercare le figure competenti. Ma poi ovvio, il medico di base non ti guarisce dalla bulimia.

  5. Quando avevo 14 anni e mia madre mi portò dal medico di base preoccupata della mia condotta alimentare, il suo primo commento fu: “Vuoi fare la modella?”. No comment. -_-

  6. credo che , in Italia , il medico di base sia, in generale, tra i piu’ impreparati dei medici, il loro unico punto di riferimento sono gli informatori scientifici , anche quelli piu’ giovani sono cosi’ poco informati e senza veri aggiornamenti come e’ costretto a fare qualsiasi altro specialista; se gli dico al mio la parola dca non credo conosca l di cosa sia ‘acronimo nemmeno……..

  7. Dopo i sette anni di silenzi dall’insorgere della malattia e l’inizio del mio percorso di cura all’ospedale di Monza, posso dire che è stato solo per estrema necessità che ho parlato al medico di base della mia condizione.
    Non nutro grande fiducia in lui per passate esperienze, ed essendo il medico di tutta la famiglia temevo potesse dire di questo fatto ai miei genitori.
    Ora è da un anno circa che ne sono tutti al corrente; ero andata dal dottore per farmi prescrivere le pastiglie di anti-depressivo (di solito lo faceva lo psichiatra del centro, ma non l’avrei visto per qualche settimana), e così dovetti vuotare il sacco.
    Anni prima, ero andata da lui per via del fatto che una sera avevo vomitato sangue, per la prima volta. Chiaramente mi spaventai al momento, tanto da chiedere aiuto a mio padre, con una scusa.
    Lui mi fece andare dal dottore il giorno seguente, e io ad acque calme montai su una storia del genere “Ho preso due Oki a stomaco vuoto, uno dietro l’altro”.
    Così mi fa andare via con una ricetta per pastiglie che avrebbero dovuto curare la mia presunta ulcera.
    Credo proprio che la bulimia non gli fosse nemmeno passata per la testa.

    Beh, eccoci anni dopo faccia a faccia, mentre gli parlo del dca:

    “Eh, sei sempre stata un po’ strana, me l’aspettavo. GUARDA CHE SEI BELLA LO STESSO”.

    AH. Allora non ho poi sbagliato a non dire nulla…

  8. Negli ultimi vent’anni ho sofferto di dca, negli ultimi 15 ho cambiato 3 medici di base, finora non hanno saputo far altro che mettermi i bastoni tra le ruote, sia sul piano terapeutico che su quello burocratico.

  9. ciao Trappolapertopi 🙂
    quando ho letto: “Secondo voi, quale dovrebbe essere il ruolo del medico di base nella terapia di un disturbo alimentare?” la prima risposta che mi è venuta in mente, di getto, è stata Evitare di dire troppe cazzate.
    Evitare di dirmi che sono sottopeso e devo mangiare più proteine -mi raccomando, non carboidrati che quelli non c’è bisogno, proteine. Cerca di sforzarti eh.
    Farmi poi esempi di come e cosa dovrei mangiare secondo lui.
    Evitare di farmi notare che sto ingrassando, con aria di disapprovazione -cosa molto facile, visto che lui è magrissimo e addirittura fissato con la magrezza come valore supremo (ricordo che a 11/12anni ero cicciottella e lui mi diceva sempre che dovevo dimagrire. Naturalmente mi faceva sentire uno schifo). Domandarmi se mangio pane, pasta, biscotti, merendine, magari non credendomi se dico che li mangio ben poco -il che può essere più o meno vero, se sono in fase bulimica/binge li mangio perché costano poco, se sto cercando di non vomitare ingrasso come niente anche se non li tocco. Certo così non mi incoraggiava a non vomitare.
    Prescrivermi il domperidone se dico che vomito (..)
    RImpinzarmi di psicofarmaci, senza mai chiedermi come sto. Farmi ricette su ricette per psicofarmaci in effetti era l’unica cosa che era bravo e sollecito a fare.
    Trattare mia madre come un rifiuto umano perché è grassa.(..)
    Ovviamente i discorsi variavano a seconda del periodo, come si può capire la situazione stata parecchio altalenante.
    In ogni caso non perdeva mai occasione di comportarsi nella maniera meno opportuna.
    Da un paio d’anni sono una bulimica tendente al sottopeso, con momenti in cui sono parecchio magra (a quanto dicono gli altri e la bilancia) seguiti da ritorno a peso più normale. E da almeno cinque anni ho smesso di comunicare alcunché a riguardo al mio medico e vige completa omertà sull’argomento.
    Sembrerebbe un tacito accordo,e va benissimo così. Se si azzardasse a parlare ancora, gli riderei in faccia, anche se qualche commento sull’eccessiva magrezza è sempre gradito a una bulimica.
    Sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che bisognerebbe almeno mettere un freno all’ignoranza abissale e spesso dannosa dei medici di base sull’argomento, anche se l’umanità e la sensibilità non si possono apprendere con un corso di aggiornamento.
    Far capire che mettere a disagio una bambina per via del suo peso o svilire e far sorgere ulteriori sensi di colpa in una persona che soffre di binge non sono propriamente mosse brillanti, né lo è ripetere a un’anoressica che è troppo magra e deve mangiare, sarebbe già un passo avanti.

  10. Scusa per il papiro! In effetti comunque il vero problema è quello cha hai evidenziato tu.
    Il fatto che i medici di base -i primi dunque che potrebbero diagnosticare il disturbo- siano così impreparati è pericoloso soprattutto per il fatto che non sono in grado di riconoscere un caso di dca anche se l’hanno davanti agli occhi, o in ogni caso tendono a non prenderlo sul serio, e una “principiante”del dca difficilmente, come ben sappiamo, glielo va a dire,o magari non ne è lei stessa ben consapevole. Di qui le possibili conseguenze sono facilmente immaginabili.

  11. Ti racconto la mia storia a proposito di medici di famiglia e dca, e poi dimmi se non è una di quelle cose che ti fa ridere amaramente.
    Il mio dca è esordito con un breve periodo di anoressia, prima di sfociare nella bulimia. Quindi i miei genitori, allarmati per la “dieta strana” che stavo seguendo, mi portarono dalla nostra dottoressa di famiglia. Io non avevo perso granché peso, e nonostante i miei genitori le facessero notare anche dei miei atteggiamenti strani nei confronti del cibo, lei disse che non si dovevano preoccupare perché ero solo stanca e stressata perché l’anno scolastico stava per finire, e quindi avevo poco appetito. Mi diede delle vitamine, e la cosa finì lì.
    Come poi si è sviluppata la cosa, è storia.
    Ma l’epilogo è un altro. Quando sono andata dalla nutrizionista, anni dopo, la prima persona che ho incontrato in sala d’attesa era la figlia della mia dottoressa di famiglia, con un fisico evidentemente magrissimo, con cui mi sono messa a parlare e che mi ha rassicurata (era la prima volta che andavo dalla nutrizionista) e mi ha detto che la nutrizionista era una persona molto tranquilla che la seguiva da circa cinque anni. Quindi quando io ero andata dalla dottoressa, sua figlia era già anoressica. E nonostante la malattia in famiglia, lei non era stata capace di riconoscere su di me la stessa malattia che aveva sua figlia.
    Quindi, non solo scarsa competenza, ma evidentemente ci sono proprio delle cose che non si vede perchè non si vuol vedere.
    Però è verissimo che, aldilà di questo mio episodio, i medici di famiglia dovrebbero fare corsi d’aggiornamento sui dca, perchè le ragazze che esordiscono col dca vanno da loro, e quindi se loro lo riconoscessero subito la diagnosi precoce porterebbe a un trattamento precoce, con tutti i suoi vantaggi. Trattamento che naturalmente dev’essere fatto da specialisti, perchè naturalmente i medici di famiglia non potrebbero averne le competenze.

  12. Guarda considerati anche abbastanza fortunata. Il mio medico di base per ogni tipo di malattia o sintomo che avevo si riduceva a firmare carte e mandarmi nei vari ospedali. Tutt’ora ho capito che mi conviene andare direttamente in ospedale, poi questo mi dice che devo fare, do le carte al mio medico di base che senza neanche leggerle firma.
    Non ho mai bene capito il suo ruolo, l’ho proprio per una questione burocratica, perchè sinceramente mi fa solo perdere tempo.

  13. Categoria infima quella dei medici di base, potrebbero essere radiati dall’albo e nessuno lo noterebbe, tanto sono inutili. Sono l’ultima ruota del carro degli stronzi in camice bianco. Hanno preso la laurea in medicina con i punti della benzina. Si riempiono di pazienti che non sanno neanche chi cazzo siano solo per poter guadagnare di più, ma continuando a lavorare al massimo quel paio d’ore d’ambulatorio al giorno, weekend esclusi. Sono veri professionisti nel finanziare case farmaceutiche e nel creare nelle loro sale d’attesa file interminabili che neanche quelle della posta e della banca messe insieme. Non sanno distinguere una dermatite da un testicolo ritenuto in un avambraccio, figuriamoci un disturbo alimentare, pura fantascienza. 99 volte su 100 non hanno la benché minima idea di ciò che i loro pazienti possano avere, e la sala d’attesa traboccante di 90enni logorroici non gli permette neanche di avere il tempo per scoprirlo, ma nel dubbio spediranno da miriadi di specialisti e consiglieranno di fare esami alla cazzo tipo ecografia della tiroide anche se il paziente si presenza con la gonorrea. Hanno lo studio pieno di libri medici che non leggono (ammesso e non concesso che siano in grado di farlo), tra cui roba come l’enciclopedia medica De Agostini in 30 pratici fascicoli e l’atlante medico Treccani datato 1920, oggetti che fanno sì che i medici di base possano rispondere alle domande e alle necessità dei loro assistiti mettendo in atto ineccepibili strategie difensive come inscenare un infarto fulminante, simulare demenza acuta, emettere potenti radiazioni alpha dai bulbi oculari, procurarsi ictus con la forza del pensiero o ingurgitare compresse di arsenico come fossero noccioline.
    Utilità sociale dei medici di base, soprattutto nella diagnosi/trattamento dei disturbi alimentari: meno di meno zero. Braccia rubate all’agricoltura (anzi, forse l’agricoltura è già troppo).

  14. anche il mio medico di base, quando sono andata a parlargli dei miei disturbi, prima di farmi seguire da specialisti e da psicoterapeuta, ha detto: forse dovresti solo smetterla di mangiare sregolato, sai?
    sei sottopeso di un paio di kg e basta, non è così grave.
    Sembrava sordo al mio ripetergli: sono così magra perché vomito praticamente tutto quello che mangio, ho il colesterolo alto perché, a volte, dopo aver vomitato mi metto a bere alcolici fino a stordirmi e dormire, oppure salto direttamente il pasto e bevo alcolici per stordirmi ed evitare di mangiare.
    Mi ha proposto di andare da un dietologo
    Dio santo, è con la dieta che è iniziato il calvario!
    Secondo lui io sto benissimo, sono solo paturnie adolescenziali (ho 33 anni…).
    Non cambio medico perché tanto ho un bel team che mi segue, non sto prendendo antidepressivi, probabilmente mi serviranno quando smetterò (di nuovo) di fumare.

    Altro che corso d’aggiornamento..badilate nei denti!

  15. Non c’entra nulla. Ti leggo a seconda delle fasi che vivo. Inutile dire cos’ho appena fatto per la milionesima volta. Non so se mi faccia bene leggerti, ma in ogni caso, dopo così tanti anni a confrontarmi quasi solo con me stessa, vorrei ringraziarti per non sentire solo la mia voce terrificante che mi spinge a vomitare per non abbuffarmi e basta, per non bere, per non piangere abbracciando l’armadio, per non fissare il muro per ore o per non desiderare la morte anche solo per quei 10 minuti, su una giornata intera sono come oro. Non ti conosco e non ti conoscerò mai, ma spero con tutto il cuore che tu riesca ad uscirne. Mi piace pensare che per qualcuno esista una possibilità di farcela, soprattutto se non è un’idiota superficiale come il resto del mondo. Sigarella e poi a dormire, che forse è meglio.
    Un abbraccio

    • É durissima, lo so. Ti capisco tanto, é successo e succede molte volte anche a me. Ora ho iniziato questo percorso, che mi da un po di fiducia. Non so se funzionerà, ma meglio di niente. Spero tanto che anche tu possa trovare un modo per gestire questa cazzo di ossessione. Un abbraccio

  16. carissima,
    leggerti e leggere i commenti mi fa sentire meno sola… e meno idiota.
    che fatica uscirne, dopo almeno 10 anni di bulimia e 9 di anoressia forse intravedo una luce.
    da fuori nessuno penserebbe mai che mi ingozzo e vomito tutti i giorni e per più periodo più volte al giorno…
    i miei denti però non sono messi bene e il mio dentista ogni volta che mi vede non riesce a capacitarsi del perchè non abbia più smalto…perchè poi la dentatura va bene, a parte un problema di regressione gengive…
    ma anche li..io vorrei tanto dargli la soluzione del problema… eh caro mio sono bulimica…ma perchè non ti informi …perchè non si informano?!
    perchè non prendono sul serio questa malattia?!
    vi abbraccio con affetto.

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