E se avessimo solo fame? La Bulimia e la malnutrizione

Un po’ di auto-critica.

Diciamo che la bulimia è l’espressione di un disagio psicologico profondo. Povere noi. Costrette ad ingozzarci nel tentativo di soffocare emozioni che non sappiamo gestire, di sopprimere una nascente depressione, di sfogare quel perenne senso di inadeguatezza, di ansia, di vuoto.

Okay.

Però non raccontiamoci balle. L’abbuffata è soprattutto una reazione fisica. A cosa? Alla malnutrizione.

Ci costringiamo a diete ferree. Rinunciamo agli zuccheri, ai carboidrati, alle proteine; facciamo ore di palestra, ore di jogging, ore di digiuno. Poi la sera, quando ci troviamo di fronte ad un frigorifero, ci stupiamo se ci buttiamo a bomba su qualsiasi cosa di commestibile. E diciamo ‘Beh, è colpa del disagio psicologico’.

Non sto qui a negare che il disagio esiste; ma spesso l’abbuffata non ne è il sintomo diretto. Qualunque essere umano, malnutrito per qualche giorno, si esibirebbe in una straordinaria abbuffata bulimica appena ne avesse l’occasione. L’abbuffata non è solo un sintomo, ma una tecnica di sopravvivenza del nostro corpo che combatte il desiderio malsano della nostra mente di lasciarci morire di fame.

Vi dirò di più. Lo stesso disagio psicologico e l’ossessione con il cibo sono in buona parte conseguenze dirette della nostra malnutrizione. Una persona che non mangia è depressa, incapace di riflettere razionalmente, e non fa che pensare costantemente a quello che potrebbe mangiare.

Vedi il Minnesota Starvation Experiment, caposaldo di tutte le discussioni sulle origini dei disturbi alimentari, di cui ho parlato in questo post. In breve: nel 1944 l’Università del Minnesota prende 36 volontari maschi normopeso e normomangianti, li sottopone a periodi di dieta ferrea e semi-digiuno, e cosa scopre? Che, malnutriti, gli uomini soffrono di depressione, di ansia, e sviluppano una serie di comportamenti che noi oggi assoceremmo ad un disturbo alimentare e che persistono a lungo dopo che l’esperimento si è concluso.

Allo stesso modo, molte di noi hanno cominciato con una stupida dieta.

Io non nego il nostro malessere psichico; anzi, in questo blog non faccio che parlare di malessere psichico. Ma la verità è che noi spesso ci nascondiamo dietro al nostro male di vivere per non dover affrontare la vera causa delle nostre abbuffate: che non vogliamo mangiare. Da quella prima stupida dieta noi siamo ancora a dieta.

Così andiamo da file di psicologi a raccontare i nostri traumi e le nostre fobie. Ma poi quando ci dicono ‘E se cominci a mangiare i carboidrati anche a cena?’, allora abbiamo già meno voglia di guarire, cominciamo a sparare balle, molliamo la terapia. Storia personale, lo ammetto, ma non solo la mia.

Purtroppo per noi, non si guarisce dalla bulimia senza ricominciare a mangiare normalmente, senza un piano alimentare, senza piantarla una volta per tutte di cercare di dimagrire. Senza quelle maledette 2000 kcal al giorno non ci passerà mai la voglia di abbuffarci. E non possiamo che comportarci come dei cani affamati che si ingozzano di qualsiasi cosa, presi dalla paura che domani potrebbero non trovare più da mangiare.

Certo, fosse facile. Ricominciare a mangiare normalmente è un casino.

‘Mangiare i carboidrati anche a cena’ è fonte di fobie primordiali. Per assumere quelle cazzo di 2000 kcal al giorno bisogna riuscire a fare ragionamenti non-bulimici, quali: non mi sento meglio quando dimagrisco, se mangio un panino non devo mangiarmi tutto il panificio, il mio corpo va bene com’è, il cibo è solo nutrimento e non uno sfogo, una colpa, un fetish, una via di fuga. E molti altri. In fondo è proprio dietro la difficoltà di ingerire 2000 kcal, che vanno cercati le vere radici del disturbo alimentare, piuttosto che nel numero di abbuffate.

Però, dai, forza. Inutile che stiamo qui a raccontarci quanto siamo schiave del binge. Inutile che ci lamentiamo delle abbuffate ma continuiamo a saltare la cena, perché allora siamo davvero delle anoressiche fallite. Se cercate aiuto, allora sappiate che state cercando aiuto per riuscire a mangiare le 2000 kcal, non per cancellare le abbuffate dalla vostra eterna dieta.

Penso che con quelle 2000 kcal si risolvano tutti i problemi? No.

Magari. Io mi abbuffo anche in fasi di regime alimentare ideale. Dopo anni l’abbuffata è uno stimolo fisiologico quanto una modalità comportamentale default: sto male, ergo mi abbuffo. Però, però. E’ diecimila volte più facile resistere quando non sono malnutrita. E’ diecimila volte più facile fermarsi a riflettere e capire quale cazzo è il mio problema.

Penso che la malnutrizione sia la causa unica del disturbo alimentare? No.

La malnutrizione è anch’essa un sintomo. Un sintomo-barriera, che domina tutti gli altri. Solo risolvendo la malnutrizione si distinguere il disagio puramente fisiologico e quello psichico, e quindi capire quali sono i meccanismi psicologici del disturbo.

Quindi, bando alle ciance e bando alle ipocrisie. Lo dico più a me che a voi, che guardo quei cazzo di grissini per cena e mi sembra di fare una lotta contro il Minotauro.

 

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16 thoughts on “E se avessimo solo fame? La Bulimia e la malnutrizione

  1. Grande verità. Ed è proprio nel momento in cui si inizia a mangiare in modo corretto e a non usare il cibo come sfogo, che ci si trova a fare i conti con ciò che non va. Sia la restrizione che l’abbuffata con tanto di vomito non sono altro che un sedativo. Questo, almeno, nel mio caso. Mi sento grassa e mi faccio schifo? Restringo e già mi sento meglio, o almeno così mi sembra. Sono agitata, preoccupata, ansiosa al punto di non riuscire a dormire? Corro alla dispensa per poi passare le 2 ore seguenti in bagno, la stanchezza fisica ruba la scena ai troppi pensieri e sono pronta per dormire o concentrarmi su ciò che stavo facendo. Il problema è che abbandonare questi comportamenti malati è un’impresa… Sono sempre più convinta del fatto che il parallelismo con la tossicodipendenza calzi a pennello. E sì, posso dire che la disintossicazione è tutto tranne che una passeggiata, purtroppo.

  2. Sono pienamente d’accordo. Siamo vittime e carnefici di noi stesse. Vorremmo uscire dalla malattia con la speranza di mangiare sano, 2000 cal carboidrati serali compresi ma sperando di continuare a pesare 50 kg (mai raggiunti per inciso, il mio minimo è stato 51,9 su 1,71). Vorremo cambiare prospettiva di vita continuando ad indossare la 38, pensare a costruire un futuro libero dalla malattia senza dover fare i conti con le aspettative che mettiamo noi stesse sul nostro aspetto fisico. Sarà la malnutrizione, così dici e lo conferma anche l’esperimento. Ma allora i miei primi 21 anni di vita come sono riuscita a viverli senza bulimia? Eppure i disagi c’erano lo stesso, le angosce e la tristezza. Il problema è che la malattia ha dato possibilità di esprimersi e questi lati di noi che avevamo messo da parte, e ora non sappiamo più tornare indietro, complice la malnutrizione, ma non unica causa. Il meccanismo è complesso e aggrovigliato, vedo che forse te sei un po più avanti ma forse il fatto stesso che non racconti quanto oscilla il tuo peso, quanto sei alta, che taglia porti quando tutte le mattine ti pesi come tutte noi e ti adombravi se scoprivi mezzo chilo in più può significare che la strada è lunga ancora; perlomeno lo è per me che so che questi pensieri hanno ancora radici ben salde. So di essere stata diretta e provocatoria, in realtà ti stimo molto e ti seguo pedissequamente. Penso solo che la strada dell’onestà verso se stessi è l’unica da seguire per raggiungere i risultati.
    A lunedì prossimo o prima se vorrai rispondermi.

    • Aha, grazie per la provocazione 🙂 il motivo per cui non parlo di cosa mangio e quanto oscilla il mio peso é perché non credo che sia un’informazione utile e funzionale per voi. Sono cose che posso tenere private, mentre ci tengo a condividere dei ragionamenti che possono essere stimolanti. So benissimo che la strada per me é ancora lunga: che sono ancora vittima di abbuffate, che ho problemi con il mio peso e la mia dieta. Come ho scritto, l’articolo é più un monito a me stessa che altro. Ora sono ricoverata in una struttura per dca, e questo mi sta aiutando molto; e sto cercando in tutti i modi di non minimizzare il problema, di non fingere di capire o sapere tutto, e di essere onesta verso me stessa, come dici tu. Però questo non significa che riporterò tutta la mia vita personale nel blog 🙂

      • Sei in gamba e stai affrontando la malattia nel migliore dei modi! Io purtroppo dopo tre anni di analisi ho visto interrompere la mia terapia perché ferma in una situazione di stallo e la mia terapista per onestà professionale mi ha spiegato che avevo reso le sedute funzionali ad un “equilibrio” malato. Ma visto che sono una guerriera non mi voglio arrendere, e sto cercando di capire quale centro per dca mi ispira più fiducia..intanto la mia vita regolarmente malata non si ferma, ma riesco ad infilarci le azioni per smuovere lo stallo. Sto abbandonando entusiasmo e falso ottimismo per abbracciare concretamente la realtà della mia situazione: depressione e bulimia. Ma se esiste un modo per uscirne bisogna tentarlo, magari funziona magari no ma una possibilità di vita (perché questa che viviamo non è vita ma sopravvivenza) bisogna darsela. Intanto esploro i miei dolori. E leggo i tuoi post, che mi piacciono tanto.

  3. Quoto un sacco quest’articolo.
    So per certo che il motivo del mio disturbo non è “la fame”; ma mi accorgo quanto influisca il mio “mangiare poco”. Non sono una che proprio non mangia, le 1800calorie le raggiungo quasi ogni giorno, però vero che faccio anche uno sport intenso. Solo che mi rendo conto che ci tengo a mangiare light. Compro gli yogurt, i formaggi, gli affettati tutti light. 0% di grassi e chissà quante cose chimiche per mantenerle insieme e dargli un sapore decente. So anche che fanno più male di un bel formaggino vero, e che il trucco sta nelle quantità, e seppur son molto conscia di questo e di tanto altro del mio problema, la mia testolina vuole che (seppur non le conto più, per anni pesavo e contavo le calorie di tutto, una tortura) non superi una certa soglia di calorie. Perchè? Non lo so, in un certo senso non voglio ingrassare, ma nell’altro non sono mai stata grassa o presa in giro, anche se pesavo un po’ di più di ora; e allora ci ripenso e non capisco perchè la mia testa non funzioni! Perchè mi costringo a mangiare sano, e poco (anche se non stile anoressica o giù di lì, il pane lo mangio sempre, anche a cena, però evito spesso pasta, per esempio) e light?!
    Poi arriva sempre quel desiderio immane di abbuffarmi, di sentirmi lo stomaco tirare (e subito dopo pentirmene), di potere ingurgitare un’immensa quantità di cibo, che secondo le regole della mia testa non potrei mai permettermi! Sentire il sapore di tutte quelle bontà, schifezze piene di calorie e grassi… e poi? mentre mi abbuffo il sapore manco lo sento del cibo. Diventa tutto uguale, e più mangio e più fa schifo, e più ingoio e più mi ingozzerei. E’ tutto un controsenso, un parodosso che mi rende sempre più confusa e sconcertata. E poi sì. è vero, probabilmente finiamo per abbuffarci perchè sentiamo fame. Ma io da ormai anni che soffro di questo disturbo ti assicuro che non riesco più capire quando ho fame, quanto ho fame, e quando sono sazia. Il mio stomaco è andato a puttane, potrei mangiare 1kg di pasta e non sentirmi ancora sazia, anche se poi mi viene il mal di pancia. Oppure potrei andare a letto senza cena, tanto la fame non la senso, e svegliarmi con i crampi allo stomaco perchè ho bisogno di qualche energia/caloria.

    Il tuo articolo descrive molto il mio caso; ma al tempo stesso mi chiedo se sia davvero così, se non sia solo una piccolissima parte del problema della bulimia, quello dell’avere fame.
    Ci sto riflettendo perchè, per me (e penso anche per te, da come scrivi), può valere questa cosa. Sono bulimica, non anoressica, ma sono comunque magra (170 cm x 52kg ,19 anni), e spesso tengo a non mangiare tanto, a saltare qualche pasto, e come dicevo sopra a mangiare il più possibile light, per fortuna son riuscita a smettere di pesare/contare le calorie, perchè davvero la cosa mi stava facendo impazzire; però pensa a una bulimica in sovrappeso… ci sono molte ragazze che mangiano tanto, e sono in sovrappeso, che nonostante ciò cadono in abbuffate e vomitano (poi mangiano così tanto che comunque anche se vomitano non dimagriscono), per loro questo di cui parli nell’articolo può valere? Perchè hanno fame, se mangiano già tanto di loro, al di là delle abbuffate vere e proprie con vomito?!
    Oppure ho in mente il caso di un (chiamiamolo così) “conosciente”, lui è bulimico, ma a parte quando capita che si abbuffa tantissimo e passa la notte a vomitare, il suo regime alimentare è quello di una persona che sa alimentarsi. Non si toglie niente, non mangia poco, anzi, e non si fa paranoie inutili tipo ricercare i cibi light, evitare i carboidrati etc… e nonostante questo suo regime alimentare sano, a volte si abbuffa, e davvero così tanto che va a vomitare tutto, perchè comunque di ingrassare la paura ce l’ha. Ma se mangia bene nei giorni “OK”, perchè gli capita che deve abbuffarsi?

    Detto tutto ciò davvero, più ne parlo, più mi informo, più la bulimia mi appare complicata. Anzi no, la bulimia no, quello che ci sta dietro sì, è molto, troppo complicato.

  4. Ciao ragazze! Mi ritrovo molto in questo articolo come in tutti gli altri del resto, nonostante il mio problema sia piu verso l’anoressia. Per cui ti ringrazio “trappolapertopi” per farmi riflettere e arrivare a scavare un po piu a fondo di quanto gia sola riesca a fare! Io volevo porvi una domanda che centra e non centra con l’articolo: qualcuna di voi fa uso di psicofarmaci? (Antidepressivi o ansiolitici) per placare sbalzi di umore, attacchi di nervosismo, abbuffate compulsive etc etc..
    Ve lo chiedo perchè sto facendo un percorso per uscirne, sono seguita da una psicologa e da una dietologa ma ultimamente il mio nervoso e i miei attacchi d’ira (come se qualcuno stesse invadendo il mio mondo) stanno prendendo il sopravvento e sto valutando l’idea di iniziare una terapia farmacologica. Avete esperienze a riguardo? Se si sono efficaci? Anzi più che efficaci chiederei: vi hanno realmente dato una mano? Sentite di consigliarmi di iniziare o 9 su 10 inizierei a dipenderne?
    Grazie in anticipo
    Un abbraccio a tutte 💪🏻

    • Ciao Susyysus,
      scusa se mi metto in mezzo, ma volevo rispondere alla tua domanda.
      Insomma la mia non è proprio una risposta perchè non sono un medico, anzi, sono laureata in lingue e letterature straniere, però soltanto ti racconto la mia esperienza, spero che nel suo piccolo e ovviamente parziale possa comunque servirti a qualche cosa.
      Io ho preso un farmaco antidepressivo per un periodo di tempo relativamente breve (circa un anno). Me l’ha prescritto una psichiatra da cui ero andata appunto per la bulimia, ma che mi seguiva appunto solo da un punto di vista farmacologico, perchè poi la psicoterapia la facevo con la psicologa.
      Ti posso dire che questo farmaco mi ha aiutato, anche se ovviamente non ha fatto miracoli, però nel periodo in cui ero più giù di morale diciamo che mi ha aiutato a non sprofondare. Poi sono stata meglio di umore, e quindi l’ho smesso, ovviamente non di punto in bianco, ma scalando progressivamente la dose, secondo lo schema che mi aveva impostato la psichiatra. Poi niente, fine dell’esperienza con psichitri, ho continuato il mio percorso con psicologa e nutrizionista, da cui sono ancora seguita.
      Quindi ti direi che nei mio caso quel farmaco è stato efficace (anche se per cominciare a sentirne il beneficio sono passate circa tre settimane dal momento in cui l’avevo iniziato) e mi ha aiutata nel momento umoralmente peggiore, e secondo me non c’è pericolo di dipendenza purchè la terapia sia accuratamente monitorata da uno psichiatra, che poi magari ha anche il compito di accorgersi se, appunto, la persona sviluppa un atteggiamento di dipendenza verso quel farmaco, e quindi modificare la terapia per evitare che si instauri una dipendenza vera e propria. Poi se una persona tenta di fare le cose autonomamente, magari modificandosi gli psicofarmaci e le dosi che vuole e come vuole, allora si lì penso ci siano reali possibilità di sviluppare dipendenza, come una droga, però se una persona prende il farmaco attenendosi alle indicazioni dello psichiatra e parlandone con lui quando vede che c’è qualcosa che non va, allora credo che non ci siano particolari rischi.
      Un abbraccione e in bocca al lupo!!!!!!!!!!!!!

  5. Di base condivido quanto scrivi, che è anche quello che dicevano i medici durante il ricovero, ovvero che solo una volta che si ha normalizzato l’alimentazione e il peso si può lavorare in modo efficacie sul fronte psicologico. Il nostro corpo la sa più lunga di noi, e la biologia non si può fregare, perché la fame torna sempre indietro come un boomerang. Certo è che c’è stato un passato molto remoto in cui il nostro corpo non era affamato, mangiavamo quando avevamo fame e quando c’era qualcosa di buono ne gioivamo. Come è potuto succedere che l’equilibrio si rompesse? Per alcune c’è state una dieta degenerata, ma la dieta da cosa è scaturita? Personalmente io sono sono sempre stata magra, e credo che il mio problema con il cibo sia andato di pari passo con la non-accettazione che stavo crescendo, che il mio corpo non era più quello di una bambina, che ingrassando sarei stata “normale” come tutti. La rigidità e l’intolleranza al cambiamento sono due tratti marcati del mio carattere e anche alla base dei dca. Posso mangiare 2000 Kcal al giorno, ne posso mangiare anche 3000, come durante il ricovero, ma poi eliminata la fame, resto sempre io, con il mio nemico numero uno, la mia testa dura.

  6. Sono in larga parte d’accordo con quello che hai scritto: sicuramente la malnutrizione è uno dei fattori che spinge maggiormente al ciclo dell’abbuffata (e del vomito). Questo per me era vero soprattutto all’inizio, quando effettivamente cercavo di mangiare il meno possibile, e l’abbuffata è nata quindi come la risposta fisiologica da parte del mio corpo che richiedeva qualcosa di più di nutrimento. Poi però è diventato una sorta di circolo vizioso, per cui le abbuffate seguite dal vomito c’erano aldilà di quanto mangiavo io di base, perchè allora si che il meccanismo abbuffata-vomito mi serviva per sedare le ansie sottostanti. Anche quando ho iniziato il mio percorso di cura, anche nei periodi in cui ero aderente alle prescrizioni alimentari della nutrizionista, ho avuto ricadute, perchè lì il sintomo psicologico dominava moltissimo su quello fisico.
    Quindi, nel mio caso direi che c’è stata una commistione tra le due cose: inizialmente nell’abbuffata ha prevalso più l’aspetto fisiologico, per quanto anche in quella fase ci fosse comunque un ampio aspetto psicologico, e poi andando avanti nella bulimia è proprio quest’aspetto psicologico che ha assunto il ruolo predominante.
    Ho scritto però inizialmente che “sono in larga parte d’accordo” pensando all’anoressia: spesso infatti una persona che inizia con l’anoressia (quello che tu dici come iniziare con una prima dieta) poi cade nella bulimia. Infondo è quello che è successo anche a me, anche se non mi sento di parlare proprio di “anoressia”, perchè quella prima fase mi è durata solo pochi mesi, e comunque sgarravo di continuo, e lì ho “imparato” a vomitare. Eppure ci sono persone che entrano nel’anoressia e lì rimangono, e mi riferisco anche a persone delle quali ho letto i blog, che non passano mai alla bulimia, eppure sono magrissime, alcune scheletriche, alcune digiunano, eppure niente, nemmeno mezza abbuffata per sbaglio. E allora, perchè lì la fisiologia “fallisce”?????????
    Ecco perchè non ho scritto di essere d’accordo con te del tutto.

    • Non sto dicendo che un dca é solo fisiologico, solo che bisogna riconoscere ed ammettere ed aggiustare la componente fisiologica prima di lavorare sulle altre. L’anoressia, ma anche la bulimia, sono malattie della mente; ma per una tanto quanto nell’altra la malnutrizione diventa un fattore portante, che acuisce la depressione e spinge sempre più nel problema. Ma come ho detto, non voglio certo sminuire i fattori psichici, ovvio.

  7. Le sante parole. Mi sono resa conto non molto tempo fa, durante una ricaduta, della fame estrema che provassi durante gli attacchi. Fame fisiologica. Vivere “light” e faticare come un mulo tra workout/fatiche inutili ecc ecc, solo per bruciare calorie, pretendendo allo stesso tempo di accontentare e saziare il corpo con forse 1000 kcal. Quasi impossibile. Continuavo a ripetermi che era assurdo fosse fame, non riuscivo forse ad accettarlo? Non riuscivo ad accettare la mia stessa fame fisiologica ?
    Certo, se devo essere onesta io credo ancora che una persona non possa avere tutta quella fame.E’ impossibile continuare a ingerire cibo fino a quando si fatica a stare in piedi. Ma ad oggi con un alimentazione meccanica, studiata apposta per riabituare il mio corpo a sentire la sensazione di fame e di sazietà ( dieta intorno alle 2000 kcal) le mie abbuffate sono praticamente sparite. Ma la “paura” del carbo a cena no, quella a tutt’oggi è’ presente. Scherzi a parte, Grazie. I tuoi post fanno riflettere. Buona fortuna per tutto.

  8. Tutto verissimo. Il digiuno porta chiunque ad abbuffarsi, ovviamente a maggior ragione qualcuno che vive una situazione di disagio psicologico, e in più il digiuno CREA disagio psicologico e prepara il terreno dell’abbuffata, idem le restrizioni. Guarire significa smettere di voler dimagrire, non solo smettere di abbuffarsi.

  9. Credo tutto nasca dal bisogno spasmodico di controllo, e credo anche dalla tendenza a considerarsi “a parte” rispetto alle altre persone. “Io non facciamo diete, oh no, quelle sono per le persone che vogliono perdere qualche chilo, che cosa volgare, poi tutti sanno che le diete non servono a nulla, è lo stile di vita che bsogna cambiare.. poi mi bevo qualsiasi articolo su come bruciare di più, cibi che velocizzano il metabolismo, drink meno calorici ecc ecc.
    Il cibo è una cosa volgare, una necessità che noi pensiamo di saper (dover?) controllare, perchè siamo diverse dagli altri, in qualche modo. Non lo vogliamo ammettere che abbiamo fame, ma al tempo stesso la sensazione di pienezza non lo sopportiamo. E non sopportiamo essere normali, mangiare secondo la piramide alimentare, essere normopeso.
    Io per esempio vivo in funzione del deficit calorico: giornate in cui il bilancio è in pari sono sprecate. Ripeto SPRECATE. Non è il peso, non è lo specchio, è il processo di dimagrimento: io sto dimagrendo, mi sto applicando per tale obiettivo, quindi va tutto bene, tutto sotto controllo. Inutile commentare quanto questo sia triste e inconcludente, e quanto sia una balla colossale perchè non c’è nessun traguardo. In tutti questi anni credo di essere migliorata un sacco, faccio sport (ma non troppo), mangio bene (senza digiunare), mi guardo allo specchio (e non mi faccio troppo schifo), eppure continuo a vivere ogni giorno con un solo punto fermo, il più importante di tutte le cose che farò da quando mi sveglio a quando vado a dormire: mantenere un bilancio calorico negativo. Un criceto con la sua ruota.
    Smettere di voler dimagrire è la chiave quindi. E io, lo ammetto, dopo 14 anni ancora non sono pronta.

  10. Pingback: Domande da fare al proprio psicologo | Trappola per Topi

  11. Ho trascorso ore e ore seduta sulla comoda poltrona di diversi psicologi, ognuno con la sua diversa terapia. Ma mai nessuno è stato in grado di scandagliare il mio passato per trovare quel “trauma”, quel “ricordo”, quell’episodio che mi avrebbe portata sulla strada dei DCA. Ci ho provato anch’io a cercare quel tarlo, più e più volte. Fino a quando mi sono rassegnata e ho capito che la causa delle mie continue abbuffate era semplicemente la malnutrizione. Certo, come dici tu, l’aspetto psicologico non va sottovalutato perchè pur sempre di malattie mentali si tratta. Però è vero: continuando a privarci di nutrimento il nostro corpo per istinto di sopravvivenza lo brama e ci porta a cedere all’abbuffata. Da quanto ho iniziato ad alimentarm in modo corretto non ho più avuto ricadute.
    E per questo ti dò ragione: prima vanno raggiunte quelle dannate 2000 calorie, poi si può pensare a sistemare la parte psicologica.
    In ogni caso io faccio riferimento alla mia esperienza personale, che può essere diversa da quella di altri.

    A.

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