Road Bumps to Recovery: alla ricerca della giusta terapia

A Settembre dell’anno scorso, dopo un orrendo periodo di depressione e anoressia, ho deciso di prendermi del tempo e iniziare una terapia. Ho lasciato la mia città e il mio lavoro, sono tornata a casa. Ero sfinita dalla malattia e non vedevo l’ora di affidarmi a qualcuno. Pensavo che da lì sarebbe stato tutto in discesa.

Forse alcune persone sono più fortunate. Prendono un elenco, scelgono uno psicologo, iniziano la terapia. Per me non è stato affatto così. Scegliere un percorso terapeutico è stato il processo più lungo, più frustrante che abbia mai affrontato. Ci ho messo settimane, mesi; mi sono sentita giudicata, presa in giro, mi sono sentita immeritevole di iniziare una terapia. E sono stata molte volte sul punto di lasciar perdere.

Da una parte era colpa delle mie stesse resistenze.

Volevo guarire, ma ero pur sempre bulimica. La mia determinazione cambiava in base al mio peso, alla frequenza delle mie abbuffate, alle ondate di depressione. Avevo una paura folle di non essere ritenuta abbastanza malata o abbastanza magra. Avevo ancora voglia di godermi le mie abbuffate. Non riuscivo veramente a credere in una vita senza disturbi alimentari. Ogni volta che prendevo in mano il telefono per prenotare un appuntamento mi sembrava di compiere un atto incosciente, di cui mi sarei pentita. Ogni minima difficoltà, da un numero occupato ad una lista d’attesa, era un motivo valido per lasciare perdere.

D’altro canto però il sistema d’aiuto intorno a me appariva complesso e inaccessibile.

Internet mi offriva una miriade di persone a cui rivolgermi e di terapie da tentare. Tutte diverse, e tutte che mi promettevano che mi avrebbero guarito dal mio problema all’80% delle probabilità. Io, che pure soffro di bulimia da parecchio tempo, non sapevo da dove cominciare.

Del mio medico di base non mi fidavo, visto che era sempre stato molto indifferente alla mia malattia. Volevo fidarmi dei portali ufficiali, quelli del governo o ospedalieri, ma la maggior parte erano poco aggiornati, difficili da navigare, con liste che mescolavano pediatrie e manicomi. Chiamavo i numeri delle associazioni sui disturbi alimentari e molte non mi rispondevano, o non avevano un referente nella mia zona, oppure si concentravano sul raise awareness piuttosto che rivolgersi proprio a chi era malato. Loro facevano informazione, non terapia.

Così spulciavo Google, da cui spuntavano indirizzi di case di cura private, blog di psicoterapeuti indipendenti, pagine su terapie innovative di cui non avevo mai sentito parlare. Chiamavo l’ospedale e non mi rispondevano, non mi rispondevano e poi mi consigliavano di chiamare un centro di cura. Chiamavo un centro di cura, mi rispondevano che avevano una lista d’attesa di circa un anno, ‘riuscivo ad aspettare?’. Ne chiamavo un altro e non era convenzionato, con prezzi dai mille euro al mese in su.

C’erano poi quei terapeuti che sembravano saper curare tutte le patologie, e ci buttavano in mezzo anche i disturbi alimentari. Prendevo appuntamento con uno psicologo, sborsavo 60 euro di visita e mi sentivo dire che io sono una vomitatrice che mangia perché non trova qualcuno con cui scopare; che per carità, può essere una tecnica che funziona con qualcun altro, ma con me di certo no.

Ad ogni appuntamento mi trovavo a dover raccontare di nuovo tutta la mia storia clinica, farmi soppesare dalla persone che avevo di fronte, pagare. Era psicologicamente drenante. E nel frattempo continuavo ad ammalarmi sempre di più e ad innamorarmi di nuovo della mia malattia.

Ma nonostante tutto questo, io sono fortunata. Ho una madre meravigliosa che mi ha dato le risorse finanziarie e mi ha trascinato a forza dai vari specialisti, finché non ho trovato lo psichiatra geniale e il centro a cui mi sono finalmente rivolta. Un’altra persona avrebbe desistito prima. La bulimia è così: stai male, vuoi tanto guarire e cerchi qualcuno che ti aiuti, ma allo stesso tempo non vuoi veramente guarire e quindi se non trovi il supporto di cui hai bisogno rinunci immediatamente. Io ho tentato e desistito tante volte prima di adesso.

E questo non è accettabile. 

Non è accettabile che una persona malata cerchi aiuto e non venga immediatamente ascoltata. Non è accettabile che questa persona ritorni al proprio disturbo perché non è riuscita ad accedere al supporto che cercava perché troppo complesso, poco pubblicizzato, troppo costoso. La rete di supporto esiste, ma non è a misura di bulimica.

E’ una critica pesante verso persone e strutture che fanno tanto ogni giorno per aiutare persone come me. Lo so. Però è davvero frustrante, perché basterebbe davvero poco per risolvere il problema.

Basterebbe che ci fosse un’associazione principale per i disturbi alimentari, a cui le altre fanno capo, con una piccola sede in ogni regione. Questa sede dovrebbe avere un numero verde, un indirizzo email e un sito, se vogliamo strafare, una chat. Sarebbe l’unico sportello da contattare per chi soffre di dca e offrirebbe un solo servizio: due appuntamenti gratuiti con un counsellor, di mezz’ora l’uno, il primo per ricevere informazioni aggiornate sulle scelte terapeutiche disponibili e il secondo per fissare un appuntamento, tramite il counsellor, con lo specialista prescelto.

Queste risorse ci sono già. Ci sono i centri di cura, gli specialisti, ci sono le associazioni: basterebbe organizzarle meglio. Nel frattempo, con questo post io inizio una serie di articoli che chiamo Road Bumps to Recovery, intesi ad aiutare persone che non sanno bene come muoversi nell’universo di cure disponibili prima che cambino idea.

Road Bumps to Recovery, parte prima: La Frustrazione di Trovare la Giusta Terapia

Road Bumps, parte seconda: Le Terapie Consigliate per i Disturbi Alimentari – breve lessico

Road Bumps, parte terza: Cosa considerare quando si scegliete una Terapia per i DCA

Road Bumps, parte quarta: Associazioni e ONLUS sui Disturbi Alimentari

Road Bumps, parte quinta: Strutture per la cura dei Disturbi Alimentari

Road Bumps, parte sesta: Domande da Fare al Proprio Psicologo

Road Bumps, parte settima: Piccola Guida per Cercare e Trovare una Cura per i DCA

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10 thoughts on “Road Bumps to Recovery: alla ricerca della giusta terapia

  1. Leggere questo tuo post mi ha fatto immediatamente ripensare ad un post che qualche anno fa avevo letto sul blog di Veggie, e mi riferisco a questo:
    http://anoressiabulimiaafterdark.blogspot.it/2013/06/le-cose-buone-non-arrivano-per-chi-sa.html
    Un post più concentrato sulle liste d’attesa, mentre quello che hai scritto tu è una visione più generale ed omnicomprensiva, però il punto centrale è sempre lo stesso: purtroppo anche in questo caso tocca dire che hai ragione.
    Magari fossi una di quelle persone che ha deciso di guarire, ha trovato la psicologa giusta al primo tentativo, ed è andato tutto benissimo!!!!!!!
    In effetti, vorrei proprio vedere a quante persone è andata così liscia.
    Anch’io ho cambiato più psicologhe fino a che non ho trovato quella attuale, e ricominciare ogni volta è stato decisamente difficile, anch’io mi sono trovata tante scuse per procrastinare, e anch’io posso dire che non so se ce l’avrei fatta se non avessi avuto il sostegno dei miei genitori e del mio fidanzato, anzi, sono quasi certa che se non li avessi avuti, dopo i primi insuccessi con relative ricadute, avrei gettato tutto alle ortiche e non mi sarei più impegnata per trovare un freno alla bulimia.
    E’ una bellissima cosa che in Italia la sanità sia pubblica, perché questo comunque permette a chiunque di accedere, però è anche vero il fatto che quest’accesso massivo allunga tantissimo i tempi, e di conseguenza complica le cose, anche perché specie in chi ha un dca è importante prendere al volo il momento giusto in cui la persona è motivata, perché soprattutto all’inizio la motivazione è molto labile.

  2. A me da questo punto di vista è andata piuttosto bene. A parte qualche anno fa che mi hanno mandata a parlare con uno “”psicologo”” gratuito per il servizio studenti (inutile dire che sapeva meno di me), ora ho trovato una psicoterapeuta molto buona in centro a Verona, a 10 minuti da casa mia, e lo stesso per lo psichiatra. Purtroppo i prezzi sono alti ma è così, ci vado 4 volte a settimana e penso sia l’unico modo (con l’aiuto di un farmaco) di tirarmi in qua. La psicoterapeuta non cura in particolare i disturbi alimentari ma il mio problema principale è di depressione e ansia e fortunamente l’alimentazione riesco a tenerla abbastanza sotto controllo (a parte qualche ricaduta) quindi mi va bene lavorare su questi aspetti. A me è andata moooolto fortunatamente, però a chi non abita in città o diciamolo schiettamente non ha i soldi riconosco sia molto difficile.

  3. Ciao ,
    ho seguito una cura per sei mesi, sono molto giovane.
    La mia psicoterapeuta, di cui ho imparato a fidarmi dopo due-tre mesi, l’ultima seduta mi fa: “Forse la tua non era bulimia!”
    Avrei voluto sputarle addosso.
    Ah no? Non sono bulimica? E come lo chiami tutto il vomito che mi è uscito dalla bocca? E tutti i giorni piegata a vomitare dovunque mi capitasse?

    Mi si è spezzato il cuore.

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  10. Ho scoperto questo blog per caso anni fa digitando una tra le tante key words che portano qui…Da allora ho iniziato a seguire tutti i tuoi articoli trovando sempre riscontro e un po’ di conforto. Ammetto che ad oggi gli unici che non ho mai letto, ma giusto aperto e guardato velocemente (come quando si leggono le conseguenze mortali di un dca per interderci) sono proprio i “Road Bumps to Recovery”. A differenza di tutti gli altri li trovo noiosi, o forse dovrei dire non interessanti semplicemente perché non mi riguardano ancora. O forse dovrei solo ammettere che mi spaventano perché non sono ancora pronta a rinunciare alle abbuffate, al dca…E questo mi rattrista perché conferma quanto ancora sia lontana dall’intraprendere questa strada. Dire che ci ho provato sarebbe eccessivo, ma il mio grido d’ aiuto l’ho lanciato anche io in un momento di crisi e devo dire che non ho trovato un grande ascolto da parte dei professionisti. Paradossalmente ho trovato piú comprensione da parte di mio padre piuttosto che dalla segretaria della dottoressa consigliata dal medico di famiglia. In breve, ripercorrendo il breve itinerario del mio iniziale “percorsorso terapeutico”: confessione spinta da momento di disperazione –> mamma e papà disperati –> corsa dal medico di famiglia –> info e numeri di nutrizionista, struttura ospedaliera e psicologa/psichiatra? ( non so, io mica ci sono andata dal caro medico di famiglia che al massimo mi ha curato la varicella..ahahah vabeh) –> telefonata di mio padre alla dottoressa: risponde la segretaria dicendo che essendo io maggiorenne dovevo chiamare io e al massimo prendere un appuntamento per conoscere prima la dottoressa attraverso un colloquio telefonico e poi fissare un appuntamento in studio. FINE del mio percorso terapeutico mai iniziato. A me questo breve itinerario sembrava gia troppo lungo e complesso e gia era bastato a farmi venire il panico. Tra l’altro credo di essere piú sensibile io, che fisso appuntamenti per vendere case. Piano piano anche i miei ci hanno rinunciato…Inizialmente ho preso la scusa della scuola “voglio star tranquilla..appena ho un attimo di tempo…” poi l’universitá, gli esami, lo studio e il lavoro assieme…insomma, si trova tempo per tutto tranne che per curarsi…E oggi difficilmente si sfiora l’ argomento, ma si sente sempre il peso e la sofferenza in famiglia. Muoio a sentire mia madre piangere di tanto in tanto, ma sappiamo benissimo che la bulimia porta con se egoismo e strafottenza di tutto e di tutti…
    Ancora non riesco ad immaginare una vita senza dca e di certo non voglio accusare nessuno, ma dopo aver letto questo post mi é tornato in mente quell’episodio e mi chiedo cosa sarebbe cambiato se avessi trovato altro dietro la cornetta.
    Colgo l’occasione per farti i complimenti dato che é la prima volta che commento un articolo dell’unico blog sui dca che vale veramente la pena frequentare.

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