Le terapie consigliate per i Disturbi Alimentari – breve lessico

Rubrica Speciale RoadBumps to Recovery, parte seconda

Come si cura un disturbo alimentare? Dipende. Le opzioni terapeutiche sono diverse; alcune che si sono dimostrate efficaci ad ampio raggio, altre adatte a casi specifici, ma nessuna una garanzia assoluta di guarigione.

Personalmente, quando ho deciso di seguire una terapia, mi sono trovata di fronte ad un ventaglio di possibilità a cui non sapevo bene come approcciarmi. Non sapevo quali erano le differenze e non potevo decidere cosa sarebbe stato più adatto a me.

Nel tentativo quindi di fare un po’ di buona sana informazione, ho compilato una lista delle ‘vocabolario della terapia’; in pratica, le parole chiave da comprendere per scegliere una cura dei disturbi alimentari. Include: modalità di trattamento, terapie e tipi di struttura. Spero aiuti a capire cosa implica ‘entrare in terapia’ e possa tornare utile.

MODALITA’ AMBULATORIALE

Percorso terapeutico presso un centro, casa di cura o ospedale, caratterizzato da incontri settimanali (uno o più) con lo psicologo e gli altri specialisti dell’équipe. E’ la modalità prescelta per la maggior parte dei casi, visto che permette al paziente di rimanere nel suo ambiente e continuare a studiare o lavorare – chiaro che, se lavorate, dovete mettere in conto che spesso gli appuntamenti sono in orario lavorativo.

MODALITA’ DAY HOSPITAL

Percorso terapeutico che richiede che il paziente trascorra la giornata presso il centro, con supervisione dei pasti e varie attività terapeutiche incluse, per poi tornare a dormire a casa. Spesso scelto qualora non siano disponibili posti per il ricovero.

MODALITA’ RICOVERO

Percorso terapeutico con pernottamento presso la struttura e quindi con terapia più intensiva. Solitamente non supera i tre mesi di durata ed è riservato in genere a persone con alto rischio di salute o instabilità psichiatrica, o che non hanno avuto progressi con altre modalità terapeutiche. Da notare che, presso le strutture pubbliche, i tempi d’attesa possono essere frustranti.

OSPITALIZZAZIONE

Riservata per persone che hanno bisogno di attenzione medica urgente o di ri-alimentazione forzata – in poche parole, di solito in ospedale ci finite a forza.

CENTRO PER DCA PUBBLICO

Che quindi fa parte del Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Tutte le prestazioni saranno quindi gratuite o su pagamento di un ticket – solitamente per un disturbo alimentare si può richiedere un esenzione da molte spese mediche, quali esami del sangue o visite psichiatriche. Per accedere al centro pubblico potete telefonare direttamente al centro, farsi indirizzare dal vostro medico, o chiedere informazioni alla vostra ASL locale.

Il centro pubblico segue le linee guida ministeriali nella terapia dei DCA: quindi molto probabilmente vi verrà affiancata un équipe di specialisti piuttosto che un singolo medico. Non tutti i i centri per DCA offrono l’opzione del ricovero, e spesso le liste d’attesa sono piuttosto lunghe.

CASA DI CURA CONVENZIONATA

Pur essendo nata come privata, la casa di cura convenzionata si appoggia al Sistema Sanitario Nazionale: perciò potete approfittare del servizio gratuitamente o a prezzi ridotti se vi accedete tramite l’impegnativa del vostro medico. Da ricordare, però, che la durata della terapia in collaborazione con il SSN è limitata, e quindi concluso quel periodo potreste trovarvi a dover cambiare centro o pagare: meglio informarsi prima.

CASA DI CURA PRIVATA

In una casa di cura privata la terapia è completamente a carico vostro. Può essere la scelta migliore se avete la disponibilità economica e non volete aspettare in liste d’attesa, però ovviamente informatevi in precedenza sulla professionalità dei medici che vi seguiranno. In particolare per i ricoveri, i prezzi possono diventare anche molto molto salati.

SPECIALISTA PRIVATO

Capita poi di non poter accedere ad un centro, o non avere il tempo per seguire l’iter prescritto, e quindi di scegliere un singolo psicologo o psicoterapeuta con cui seguire sedute settimanali. Pur non essendo l’opzione più consigliata, o statisticamente con i migliori risultati di guarigione, per molte persone è la scelta migliore. Ovviamente, di specialisti privati ce ne sono di tutti i tipi e i credo.

TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE

Detta anche CBT, poi migliorata in CBT-E, è la terapia solitamente consigliata per i disturbi alimentari, e quella che finora ha dato i migliori risultati nel trattamento sia di anoressia che bulimia che EDNOS. Al contrario di altre terapie, è generalmente di breve durata, fra le 20 e le 40 settimane; ma ovviamente viene adattata alle necessità specifiche del paziente.

A grandi linee, la terapia affronta i comportamenti malati e gli schemi cognitivi ad essi legati. Per prima cosa si affrontano i sintomi, e si cerca di interrompere il ciclo patologico, e a seguire si identificano le catene di pensiero, gli automatismi e le varie convinzioni da cui scaturiscono: queste includono situazioni specifiche, dette triggers, ma anche le problematiche legate al corpo, al controllo o all’autostima.

Maggiori informazioni:

TERAPIA INTERPERSONALE

Variante della cognitivo-comportamentale, usata in alcuni casi per il trattamento della Bulimia, la terapia interpersonale si focalizza sulle relazioni del paziente e le problematiche che egli può avere con persone specifiche o nella sfera sociale in generale. Meno breve della cognitivo-comportamentale, la terapia porta il paziente a identificare le relazioni problematiche, il ruolo dell’alimentazione e a sperimentare nuovi modelli di comportamenti.

Maggiori informazioni:

TERAPIA PSICOANALITICA

In questo caso, la terapia è meno schematizzata della cognitivo-comportamentale e della interpersonale, e dipende in larga parte dalla scuola di pensiero dello specialista e dalla relazione che si instaura fra specialista e paziente. Le terapie psicanalitiche si occupano di risolvere i conflitti inconsci di cui il disturbo alimentare è sintomo, invitando quindi un processo introspettivo di lunga durata.

Maggiori informazioni:

TERAPIA STRATEGICA BREVE

Nuova aggiunta alle terapie usate per i dca, la terapia strategica breve approfitta di stratagemmi e tecniche di persuasione per convincere il paziente ad abbandonare i suoi sintomi. Questo avviene nella relazione con lo specialista e attraverso la pratica di ‘compiti per casa’ che spesso sembrano assurdi o controproducenti (‘chiedi a tua madre di comprarti tutti i i cibi per l’abbuffata’). Anche se gli specialisti di terapia strategica breve dichiarano ottimi risultati di guarigione, questa pratica non è consigliata dal Ministero né praticata a livello internazionale.

Maggiori informazioni:

 

Tengo questo articolo come un eterno work in progess. Se ci sono altri termini che pensate vadano aggiunti, fatemelo sapere!

Road Bumps to Recovery, parte prima: La Frustrazione di Trovare la Giusta Terapia

Road Bumps, parte seconda: Le Terapie Consigliate per i Disturbi Alimentari – breve lessico

Road Bumps, parte terza: Cosa considerare quando si scegliete una Terapia per i DCA

Road Bumps, parte quarta: Associazioni e ONLUS sui Disturbi Alimentari

Road Bumps, parte quinta: Strutture per la cura dei Disturbi Alimentari

Road Bumps, parte sesta: Domande da Fare al Proprio Psicologo

Road Bumps, parte settima: Piccola Guida per Cercare e Trovare una Cura per i DCA

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6 thoughts on “Le terapie consigliate per i Disturbi Alimentari – breve lessico

  1. Trovo molto utile questo “lessico” per chi si approccia per le prime volte al trattamento del proprio dca!!!!!!!!!
    Penso che sia utile proprio perchè siamo tutte diverse, e quindi è giusto che ognuna scelga l’opzione terapeutica che le è più confacente, e che quindi è quella da cui è ragionevole aspettarsi i risultati migliori e il non-abbandono.
    Io mi sono trovata bene ricorrendo a specialisti privati (purtroppo non ho trovato le persone giuste al primo tentativo, quindi ho dovuto sondare più volte il terreno prima di incontrare la psicologa e la nutrizionista che mi seguono tutt’ora), e per quanto riguarda la tipologia di terapia sono un pochino saltata dall’una all’altra, nel senso che ho iniziato con la cognitivo-comportamentale che all’inizio ha dato buoni frutti, poi però è entrata praticamente in una fase di “stallo”, per cui sono passata alla interpersonale, che trovo francamente molto più utile, ora come ora, per quella che è diventata la mia situazione attuale,
    Un abbraccione!!!!!!!!!!!!!!!!

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