Cosa considerare quando si sceglie una terapia per i DCA

Rubrica Speciale Road Bumps to Recovery, parte terza

Trovare e sviluppare la terapia giusta per il paziente dovrebbe essere una cosa riservata ad uno specialista, ma purtroppo spesso non è così. Ogni specialista appartiene ad una diversa corrente di pensiero: c’è lo psicanalista che ti propone sedute di due ore a botte, il centro che offre il ricovero e quello che fa solo ambulatoriale, il dietologo che ti fa un programma alimentare a cazzo. Così sta al paziente scegliere il percorso più adatto a lui; e questo, quando si ha una malattia mentale che ti condiziona i pensieri, non è facile.

Certo, non esiste una terapia perfetta. Ogni percorso ha i suoi svantaggi, e ogni percorso si sviluppa insieme al proprio specialista: le terapie si presentano come dei modelli generici, che vanno poi rivisitati in base alle specificità del disturbo e alla personalità del paziente. Sta allo specialista capire la problematica della persona che ha di fronte e strutturare il migliore percorso terapeutico.

Sta al paziente, però, scegliere lo specialista. E quindi, come scegliere?

Per prima cosa, ci sono delle linee guida per la cura dei disturbi alimentari: le linee NICE dei centri britannici e le linee APA di quelli americani. Entrambe sono state avvallate dal Ministero della Salute (le trovate infatti anche sul sito governativo disturbialimentarionline.it) e vengono adottate dalla maggior parte dei centri per DCA italiani.

Queste linee guida sono evidence-based, ovvero sono fondate su risultati tangibili derivati da statistiche e dalla ricerca medica nel campo dei disturbi alimentari. Sono applicate al singolo caso a discrezione dello specialista, ma perlomeno forniscono un valido punto di partenza nella strutturazione della terapia.

Per questo motivo, a mio parere, una persona con DCA che sceglie una terapia dovrebbe basarsi su questi stessi principi e scegliere un centro dove queste linee guida vengono riconosciute e applicate. Ciò non significa che altri approcci non possano funzionare: solo che, statisticamente, quello ha più probabilità di essere efficace.

Non sto a descrivervi tutti i fascicoli APA e NICE, che vi consiglio comunque di leggere; ma alcuni punti fondamentali sono i seguenti:

  • Il trattamento per DCA è eseguito da un équipe medica interdisciplinare;
  • Durante il trattamento per DCA è necessario un regolare monitoraggio delle condizioni fisiche del paziente; e la riabilitazione fisica è uno degli obbiettivi primarii della cura;
  • Una cura nutrizionale o farmacologica senza supporto psicologico non è un trattamento adeguato per i DCA;
  • La maggior parte delle persone con DCA possono essere trattate con sistema ambulatoriale piuttosto che con il ricovero; a meno che non vi siano complicazioni fisiche, persistenza cronica o altre motivazioni, a discrezione dell’équipe curante;
  • Il trattamento dei DCA è generalmente di una durata minima di 6 mesi;
  • Le strategie terapeutiche consigliate sono:
    • per l’anoressia: terapia cognitivo-comportamentale (CBT), terapia cognitivo-analitica (CAT), terapia interpersonale (IPT), terapia focale psicodinamica;
    • per la bulimia: un percorso di auto-aiuto sostenuto dal terapeuta, terapia cognitivo-comportamentale (CBT), terapia interpersonale (IPT);
    • per gli EDNOS: vedi sopra;
    • per il binge: un percorso di auto-aiuto, terapia cognitivo-comportamentale (CBT), terapia interpersonale (IPT), terapia dialettico-comportamentale;
  • La terapia è scelta dallo specialista, può mescolare elementi di varie strategie e viene adattata alle necessità specifiche del paziente.

Uno specialista o un centro che non offrono le risorse richieste per rispettare queste linee guida (vedi: dietologo che si improvvisa psichiatra, psicanalista che non è specializzato in DCA) vanno scelte con cognizione di causa.

Accertata la professionalità delle persone alle quali ci si rivolge, ci sono poi una serie di considerazioni pratiche e priorità di cui tenere conto. Quindi ho preparato qualche domanda da ricordare, solo per comprendere meglio i propri bisogni e le proprie necessità. Spero possano tornare utili.

1- Quali sono le tue condizioni fisiche? Quanto puoi andare avanti in queste condizioni?

Se siete in condizioni fisiche molto pericolose, andate all’ospedale. Adesso. Non fatevi paranoie su possibili terapie, che se poi morite domani non servono davvero a niente.

2- Hai ricevuto qualche consiglio?

Se il vostro medico o un’associazione vi indicano verso una struttura piuttosto che un’altra, è una buona idea seguire il loro consiglio e smetterla di leggere questo post.

3- Hai già provato qualche terapia in passato? Quali?

La terapia cognitivo-comportamentale è attualmente quella prescelta nella cura dei disturbi alimentari, e quindi consigliata nella maggior parte delle strutture pubbliche e convenzionate. E’ anche quella che vale la pena provare per prima, a mio parere, visto che sembra aver avuto un discreto successo.

4- Se hai provato altre terapie in passato, perché non hanno funzionato?

E’ fondamentale che cerchiate di capire cosa è andato storto. Se vale la pena ritentare per la stessa strada, o provarne un’altra. E’ probabile che se avete seguito una cura ambulatoriale con poco successo, vi verrà consigliato il ricovero.

5- Quale è la tua disponibilità economica?

I soldi non fanno la felicità e non fanno la salute mentale, ma certo eliminano le liste d’attesa. Purtroppo la disponibilità economica è un fattore chiave nella scelta di un centro piuttosto che un altro. A mio parere, se potete, non fatevi costringere all’attesa dal sistema pubblico e rivolgetevi ad una casa privata, purché abbia una discreta reputazione.

6- Quale è la tua disponibilità di tempo? Puoi farti ricoverare se necessario?

In un mondo perfetto, la salute viene al primo posto e bisogna fare qualsiasi cosa per guarire. Nel mondo reale bisogna pagarsi le bollette e tenere in piedi un lavoro. Vale la pena quindi avere bene in chiaro dall’inizio quale può essere il proprio impegno verso la terapia.

7- Sai di avere altri disturbi psichiatrici che devi affrontare?

Andare da uno psicologo una volta alla settimana se ti fai di cocaina non è certo un modo efficace per guarire, da niente. Considera la complessità del tuo disturbo e scegli una persona o un team che possa gestirlo.

Con queste domande non si fa che un gioco di esclusione, chiaro. Poi bisogna confrontarsi con lo specialista e se possibile informarsi sulla reputazione del centro, cosa che ovviamente è più facile dire che fare. Ma una volta giocato di esclusione si può almeno fare una selezione e prendere qualche prima visita: e poi forse il modo migliore per fare la scelta definitiva rimane quello ‘a sensazione’. D’altronde la terapia sia basa principalmente sulla nostra fiducia.

Ho anche fatto uno schemino perché mi andava.

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Road Bumps to Recovery, parte prima: La Frustrazione di Trovare la Giusta Terapia

Road Bumps, parte seconda: Le Terapie Consigliate per i Disturbi Alimentari – breve lessico

Road Bumps, parte terza: Cosa considerare quando si scegliete una Terapia per i DCA

Road Bumps, parte quarta: Associazioni e ONLUS sui Disturbi Alimentari

Road Bumps, parte quinta: Strutture per la cura dei Disturbi Alimentari

Road Bumps, parte sesta: Domande da Fare al Proprio Psicologo

Road Bumps, parte settima: Piccola Guida per Cercare e Trovare una Cura per i DCA

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One thought on “Cosa considerare quando si sceglie una terapia per i DCA

  1. Bulimia-anoressia-bulimia, son ormai passati cinque anni e di terapie ne ho provate, le prime volte con anche entusiasmo (se così lo si vuole definire) ma, puntualmente, a distanza di 3-4 mesi dall’inizio, mi ritrovo a mollare. La sensazione è sempre quella di star buttando via tempo e denaro a parlare di stronzate, del tipo come è andata la mia giornata/settimana. Sono convinta tutt’ora che nessuna terapia psicologica mi abbia aiutata.
    Sono io io, o è l’io malato che agisce?

    Ps: mi piace molto il tuo blog, ti seguo da un annetto ormai.. Continua a scrivere! Bacio

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