Piccola guida per cercare e trovare una cura per i DCA

Rubrica Speciale Road Bumps to Recovery, parte settima.

Una volta deciso di cercare aiuto, trovare la terapia giusta per sé è un percorso terribilmente frustrante. Ne avevo già parlato in un altro post, in cui raccontavo la mia esperienza, Road Bumps to Recovery parte primaHo fatto tesoro di quello che ho imparato e ho deciso di compilare una lista su come cercare aiuto: una serie step-by-step di punti da seguire nello scegliere la terapia, che forse sembra intuitiva ma che io avrei certo voluto avere qualche mese fa.

1- Fatevi un’idea di quali tipi di terapie esistono e sono consigliate per il proprio disturbo alimentare

Navigate il grande mare di Internet. Molte informazioni le trovate sul sito governativo per i disturbi alimentari. Se volete, io qualche tempo fa avevo scritto un post in cui delineavo le varie scelte terapeutiche consigliate e disponibili in Italia, a questo link, Road Bumps parte seconda.

2a- Rivolgetevi al medico di base

Spiegate i vostri sintomi e chiedete informazioni. Se andate attraverso il Sistema Pubblico, sarà comunque il medico di base a dovervi dare tutti i documenti necessari per la terapia. Ma il medico di base non sempre se ne intende; e se vi dice che non avete bisogno di uno specialista o addirittura che non avete un disturbo alimentare, allora passate al punto 2b.

2b- Cercate un elenco delle associazioni per disturbi alimentari operanti in zona

Ci sono molte associazioni straordinarie che si occupano di disturbi alimentari. Per molte, il compito principale è proprio quello di fornire informazioni sulle scelte terapeutiche. Offrono quindi una consulenza con uno specialista associato, gratuita, che può avvenire telefonicamente, via email o di persona. Per esempio, vi possono dare una lista delle strutture nelle vicinanze, darvi i contatti aggiornati dei medici o perfino di persone che ci sono già passate.

Di associazioni ce ne sono moltissime. Io ne avevo scritto una lista nel post a questo link, Road Bumps parte quartama altrimenti potete trovare tantissime informazioni con una semplice ricerca Google. Qualora però nella vostra zona non ce ne sia nessuna disponibile, allora passate al punto 3.

3- Cercate un elenco degli specialisti e delle strutture per disturbi alimentari operanti in zona

Se con il punto 1 e 2 avete sviluppato un’idea un po’ più chiara di cosa andate a cercare, allora questo passaggio sarà più facile. Di strutture e di specialisti ce ne sono a centinaia, ma sono tutti molto diversi fra loro. Per l’ennesima volta, fate una ricerca Google, guardate sul sito governativo oppure sul sito della vostra ASL di residenza. Un altro sito con una lista piuttosto completa è quello dell’associazione Nessuno è Perfetto, a questo link. Trovate anche una mia lista a questo link, Road Bumps parte quinta.

4- Scegliete lo specialista o la struttura che sembra più indicato alle proprie necessità

Lo so, facile a dirsi. Anche con tutta la preparazione possibile, le possibilità di terapia rimangono troppe e troppo poche allo stesso tempo, tutte valide e nessuna perfetta. Se siete fortunati, potete fidarvi del consiglio del medico di base; altrimenti sta soltanto a voi capire di cosa avete bisogno.

Se volete, ho compilato una lista di domande da porsi nello scegliere la terapia, per capire meglio quali sono le proprie necessità e soprattutto le proprie priorità, che trovate a questo link, Road Bumps parte terza. Ho fatto una specie di schemino che a me ha aiutato.

5- Contattate lo specialista o la struttura

Chiedete una prima visita gratuita – soprattutto se si tratta di uno specialista privato. Molti sono disposti ad incontrarvi gratuitamente e aiutarvi a fare una scelta terapeutica informata; in questo caso però, aspettatevi un colloquio veloce piuttosto che l’inizio di una terapia.

6- Discutete le possibilità terapeutiche durante la prima visita

La prima visita spesso non è che una consulenza durante la quale lo specialista valuta superficialmente la vostra situazione e vi offre un consiglio professionale sul metodo di cura adeguato. Non pensate che nel giro di un’ora l’esperto che avete davanti avrà capito tutto di voi. Al contrario, questa è più un’occasione per voi di capire tutto di lui, dei suoi precetti e del tipo di percorso in cui vi può guidare. Ci sono terapie molto varie, ho fatto un tentativo di lista in questo post ma è ovviamente riduttivo, visto che ogni terapia si adatta almeno in parte al paziente. Comunque, preparatevi una lista di domande da fare allo specialista che incontrerete, magari scrivetevela pure, per non dimenticare cose importanti. Ne trovate un abbozzo al seguente link, Road Bumps parte sesta.

7- Siate pronti a vedere un altro specialista qualora il primo non si riveli adatto alle proprie necessità

So che è un percorso immensamente frustrante, ne ho già parlato. Vi aprite con uno sconosciuto, gli raccontate i vostri segreti, e poi questo si rivela un incapace o vi mette su una lista d’attesa di dodici mesi. Sprecate tempo e sprecate soldi. Ma non c’è modo di evitarlo, non con il sistema attuale. Fate un grosso respiro e chiamatene un altro.

8- Fidatevi

Spesso per chi ha un disturbo alimentare la cosa più difficile è rinunciare al controllo. Purtroppo iniziare una terapia richiede proprio questo: fidarsi dello specialista che avete di fronte e credere a lui piuttosto che alla propria testa. Se trovare la cura giusta richiede un’attenta valutazione della terapia offerta, è anche vero che criticare ogni terapia può essere un’espressione del disturbo alimentare.

Sappiate che non ci sarà mai una terapia che vi andrà a pennello. Per vari motivi: nessuno ha una bacchetta magica per farvi guarire dai disturbi alimentari, ogni percorso di guarigione è scomodo e richiede sacrifici. Ma anche perché ogni persona è a sé e ci vuole del tempo perché lo specialista capisca cosa è meglio per voi, e come prendervi. Il fatto che una terapia non sembra idilliaca dall’inizio non vuol dire che non funzionerà. Prendetela come una sfida; per stare bene, non per dimostrare che non funziona. Fidatevi.

E niente. Bonne Chance.

Road Bumps to Recovery, parte prima: La Frustrazione di Trovare la Giusta Terapia

Road Bumps, parte seconda: Le Terapie Consigliate per i Disturbi Alimentari – breve lessico

Road Bumps, parte terza: Cosa considerare quando si scegliete una Terapia per i DCA

Road Bumps, parte quarta: Associazioni e ONLUS sui Disturbi Alimentari

Road Bumps, parte quinta: Strutture per la cura dei Disturbi Alimentari

Road Bumps, parte sesta: Domande da Fare al Proprio Psicologo

Road Bumps, parte settima: Piccola Guida per Cercare e Trovare una Cura per i DCA

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6 thoughts on “Piccola guida per cercare e trovare una cura per i DCA

  1. Non ho commentato volta per volta, ma ovviamente ho letto ogni tuo singolo post di questa “serie”, e li ho trovati veramente utili. Diciamo che da un punto di vista utopico avrei preferito leggerli anni fa, quando mi trovavo proprio nella situazione che tu descrivi, ovvero in procinto di provare a staccarmi dalla bulimia ed iniziare un percorso terapeutico. Le cose che tu elenchi le ho imparate col tempo, per prove ed errori, e alla fine è andata comunque bene, direi, per come sto ora, però avere questo tipo di informazioni anni fa, bhè, sarebbe stato veramente utile, e spero di cuore che questi post possano raggiungere ragazze che adesso si trovano dove mi trovavo io anni fa, e che possano essere a loro utili come lo sarebbero senz’altro stati per me.
    Un abbraccione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Ciao,
    È da un po’ che leggo i tuoi post e devo dire che sei capace di analizzare le cose con uno sguardo lucido che io non avrei mai. Vista questa serie sulle terapie vorrei chiederti/chiedervi un consiglio: soffro di bulimia da ormai quasi tre anni, ho appena fatto la maturità e penso a causa dello stress la situazione era diventata davvero pesante, tanto che ho chiamato il CSM e da lì iniziato un percorso con una psichiatra e una psicologa, ho fatto solo le prime visite dunque non so ancora se sia la terapia giusta ma voglio disperatamente guarire e mi sto mettendo nelle loro mani. Il problema è che sono in crisi per l’università, a breve dovrei scegliere e io vorrei fare dietistica ma ho paura che l’interesse derivi dalla malattia e di rotrovarmi a tenermici ancorata da sola inconsapevolmente scambiando l’ossessione per passione.
    Tutto questo poema per dire che sto valutando l’idea di fermarmi e dedicare il prossimo anno a questo percorso, per decidere l’anno prossimo.. potrebbe avere senso?

    • É un’idea fantastica. É quello che sto facendo io adesso, ma avrei dovuto farlo tanto tempo fa, dopo le superiori, come vorresti fare tu. Un anno della tua vita non é nulla, se ti permette di stare bene.
      Dietistica non mi sembra una bella idea, considerata la tua storia, é un po rischioso.. Ma vedi tu ;

    • Ciao Valentina,
      ti dico quello che penso io, anche se naturalmente è solo una mia diera, quindi posso anche sbagliarmi.
      Sulla base di quella che è stata la mia esperienza, io ti dico che l’idea di prenderti un “anno sabbatico” per dedicarti al tuo percorso, e poi riprendere gli studi il prossimo anno è OTTIMA. Te lo dico perché, quando ci sono passata io, ho voluto strafare e mi sono iscritta subito all’università, anche se ero ancora parecchio dentro la bulimia. Com’è andata a finire? Ho perso quasi tre anni nel corso dell’università, perché comunque stavo troppo male per riuscire a concentrarmi e a studiare come si deve. Se potessi tornare indietro, sicuramente non ripeterei questo errore, e mi fermerei a prendermi più cura di me stessa anziché gettarmi a capo-fitto nell’università.
      Inoltre, se ti prendi un anno di pausa, oltre a riuscire a gestire meglio la situazione riguardo alla bulimia, puoi anche pensare bene alla tua scelta universitaria, e quindi scegliere in maniera ponderata un facoltà che ti piaccia veramente (anche perché è una scelta importante, perché poi condiziona tutto il tuo futuro lavorativo). Scegliere dietistica sull’onda emotiva della bulimia, ed in questo concordo con trappolapertopi, non mi sembra una buona idea. Così facendo, mi sembra che ti intrappoli ancora di più con le tue stesse mani in uno studio (e poi in una professione) che alla fine rinsalda solo le tue ossessioni, che sono quelle da cui dovresti invece cercare di allontanarti. Quali erano i tuoi progetti lavorativi futuri prima di ammalarti? Avevi un’idea di cosa ti sarebbe piaciuto fare? Se anche prima di ammalarti avresti scelto dietisitica, allora magari la tua è una vera e propria passione, e quindi è una scelta comprensibile, ma se l’idea è nata dopo che ti sei ammalata, secondo me è un’idea fortemente sponsorizzata dalla malattia stessa, oltre a rappresentare un “fattore di rischio”, che ti metterebbe ancora più a rischio di avere ricadute. Pensa, per esempio, ad un ex-alcolista che andasse a lavorare in un enoteca: come ce lo vedresti????????
      Poi, sottolineo, questa è solo la mia opinione.
      Un abbraccione!!!!!!!!!!!!!!!!

      • Ringrazio entrambe per l’opinione ed effettivamente sto cominciando a pensare anche io che possa essere la strategia giusta.. Prima di ammalarmi non ricordo bene cosa volessi fare, ma sicuramente il cibo e varie non erano nella mia testa nel modo in cui lo sono oggi. L’ostacolo peggiore per me è parlarne con i miei genitori che non sanno nulla della questione bulimia, spiegare loro che non riesco a distinguere tra le scelte ‘neutre’ e quelle malate.. che non riesco ad essere neutra in generale. E che dovrò rinunciare alla borsa di studio ricavabile dal mio 100 e lode.. ma forse vengo prima io. Anche senza forse.
        Grazie a tutte e due!

  3. Ciao Trappola, ciao Wolfie, sono di nuovo io, alla fine niente università, ho iniziato il percorso di terapia e credo di aver fatto la scelta giusta.. anche se sono in crisi perché mi sento come se avessi messo in pausa la mia vita, come se tutti gli altri andassero avanti e io invece no.
    Volevo chiederti, potrebbe essere uno spunto per un post parlare della tua quotidianità nel percorso di guarigione? Di come usi la valanga di tempo che scegliere di andare in terapia ti spiattella davanti, dato che da quello che ho capito hai lasciato il tuo lavoro e quindi sei nella mia stessa condizione di ‘limbo’ sulla vita? Grazie fin da ora

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