Tutti quei Romanzi sui Disturbi Alimentari

Mi hanno chiesto di consigliare un libro sui disturbi alimentari. E io, beh, proprio non so.

Non leggo quelle autobiografie sui disturbi alimentari – tipo Briciole o Unbearable Lightness o checcazzo ne so io. Per carità: raccontate la vostra storia, che parlare in prima persona dei disturbi alimentari è cosa buona è giusta. Mi è stato detto che alcuni sono scritti proprio bene. Wasted, di Maria Hornbacker, dicono che sia un capolavoro.

anorexic-books

Ma non è il mio genere. Per due motivi.

Primo: è deprimente. La storia la so già, grazie mille, “ragazza intelligente salta un pasto, ne salta un’altro, fa la giravolta, e pum! in ospedale”. Oh, la patetica storia della mia vita. Mi scuserete se non ho un cazzo di voglia di leggerla nella biografia di qualcun altro.

Secondo: è noioso. I disturbi alimentari sono noiosi. A meno che tu non abbia fame, e allora in quel caso passi il tempo ad ossessionarti di qualsiasi cosa parli di cibo, incluso il flusso di coscienza di qualcuno che calcola ogni proteina e ogni centimetro di grasso.

Non si può fare di tutta l’erba un fascio e quindi non si possono giudicare questi libri en général, senza differenziarli in base ai contenuti. Ma c’è un filo comune, in questa schiera di romanzi, e ci sono delle considerazioni che ci tengo a fare, domande che ci tengo a porre.

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A cosa servono questi libri? Che effetto hanno?

Chi scrive questi romanzi lo fa per se stesso. Come catarsi personale. Le anoressiche e bulimiche in terapia scrivono à la Coscienza di Zeno, perché hanno sempre sognato di scrivere un romanzo ma l’unica cosa di cui sanno abbastanza da farci un libro è il loro disturbo alimentare. Un po’ come me con questo blog.

Chi legge questi romanzi… Beh, tanti di coloro che leggono hanno un disturbo alimentare. Sono altre anoressiche e bulimiche, meno letterate, che leggono perché hanno bisogno di sapere che qualcuno è tanto fuori di testa quanto loro, e perché hanno bisogno della loro dose di ED porn. Un po’ come voi con questo blog.

Molti benpensanti si preoccupano che questi libri insegnino come essere anoressiche; vedi l’articolo di Tara Parker-Pope sul New York Times. Cazzate, a mio parere. Lascia che ti spieghi, cara Tara: l’anoressia non si può insegnare. Possono essere storie trigger, certo, ma il mondo è fatto di trigger, non li si può censurare tutti. E’ così che un disturbo alimentare ti frega.

Poi c’è il grande pubblico. Chi legge questi romanzi e non ha un disturbo alimentare, e li legge per piacere, un po’ come io mi leggo le biografie delle giovani escort. Per queste persone, queste storie sono una finestra su una mente disturbata. Dando una voce al soggetto malato, invitano il lettore a immedesimarsi e comprendere.

Funzionano? Non ne ho idea.

Secondo Claire Hennessy, autrice di un articolo che ho trovato molto interessantequesti romanzi suggeriscono “che i disturbi alimentari sono malattie per giovani donne che non hanno altro di cui preoccuparsi”.

La Hennessy salva Wintergirls, salva Not Otherwise Specified. Ma, in generale, dice che molti di questi romanzi ricalcano la storia della ragazza che indulge in un’anoressia fatta di noia e di vanità. Dice che romanzando le vite delle protagoniste, tendono ad omettere la complessità del problema. Dice che parlano di sintomi, non di malattie.

Basta guardare i titoli. Non facciamo che ripeterci come i disturbi alimentari non siano solo un problema di cibo e di peso, ma poi i libri che ci raccontano s’intitolano Thin, Unbearable LightnessWasted. Mettono in copertina ragazze che salgono sulla bilancia e fissano il loro scheletro allo specchio. Ricopiano la patologia mediatica, forse per fare audience, e fanno di un disturbo uno stereotipo. Secondo Claire Hennessy, il pubblico che legge queste storie non può che continuare ad immaginare i disturbi alimentari come un oceano di giovani scheletrine che si piangono addosso.

In effetti. In effetti se io penso che questi libri siano noiosi è perché non mi aspetto niente di più di: “ragazza intelligente salta un pasto, ne salta un’altro, fa la giravolta, e pum! in ospedale”. Non una profonda e complessa vicenda umana: l’ennesima lagna di 300 pagine, il classico sensazionalismo, la storia standard dell’anoressica da copertina.

Ogni storia merita di essere raccontata, per carità. La Hennessy generalizza, io generalizzo, e molti di questi libri sono probabilmente più intelligenti di quanto io creda. Solo che mi piacerebbe che si esplorasse magari un nuovo genere letterario. L’autobiografia a flusso di coscienza non è detto sia il modello migliore, troppo realista, troppo forse un tentativo di spiegare in maniera razionale un disturbo fondamentalmente irrazionale. Per questo mi piace così tanto The Skinnyperché esprime il tragico attraverso il comico. Mi piacerebbe vedere nuove forme d’espressione, nuove voci alla ricerca di una maggiore complessità; magari ci sono, magari devo ancora scoprirle. In fondo l’unico modo efficace di raccontare qualcosa, un fenomeno, un disturbo, è con una creativa polifonia.

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5 thoughts on “Tutti quei Romanzi sui Disturbi Alimentari

  1. A partire dal fatto che il mio genere letterario preferito è tutta un’altra cosa, quando ero più nel pieno della bulimia, mi sono trovata a leggere alcuni di questi libri: lo facevo più che altro perchè, in un certo modo, mi sentivo meno sola in quella che era la mia malattia. Anche se riconoscevo che molte cose scritte erano romazate per acquisire più ascendente sui lettori “profani” dei dca, di base c’erano anche delle cose vere che vivevo anch’io, e sentendomi sola nella mia quotidianità con la bulimia, mi facevo compagnia con questi libri.
    Poi, quando ho cominciato a stare un po’ meglio, ho chiuso con queste letture, perché cercavo di fare un percorso sia nutrizionale che psicologico, e mi accorgevo che leggere questi libri, continuare a rimescolare in certi pensieri, non faceva altro che ritirarmi verso la bulimia.
    Adesso sono anni che non considero più queste letture.
    Recentemente mi è capitato invece di guardare un film, in un incontro a tema organizzato dalla mia psicologa, chiamato “La ragazza di porcellana” (“Thinspiration” nella versione originale). All’inizio ero scettica perchè sui film mi sembra che valga un po’ lo stesso discorso dei libri, però poi devo dire che questo film non mi è dispiaciuto, anche perchè credo che sia (per quella che è la mia scarsa competenza in materia) il primo film sul fenomeno “pro ana”, quindi anche se certe parti erano comunque un po’ inverosimili, con alcuni pasticci tra pro ana e dca, complessivamente l’ho trovato apprezzabile.
    Un bacioneeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Wintergirls non è malvagio. Ero prevenuta, visto che parla di una ragazza di ceto privilegiato che soffre per il divorzio dei genitori (stereotipo, portami via!), ma ho dovuto ricredermi: il deterioramento fisico e psichico della protagonista è convincente, chi le sta attorno si comporta in modo credibile. In più ha una trama decente, cosa che in un romanzo non guasta mai.
    Mi sono piaciute anche le prime due stagioni di My Mad Fat Diary, una delle rare opere di fantasia incentrate su una persona affetta da DCA che sottolinea come il rapporto col cibo raramente sia l’unico problema da risolvere… e la protagonista è anche simpatica. 🙂
    Non riesco a leggere le autobiografie di anoressiche/bulimiche per i motivi che hai tu stessa indicato: sono melodrammatiche e spesso noiose. Ma è anche vero che io soffro di BED, disturbo di cui i media parlano ancora di rado, solitamente descrivendolo come un’esclusiva di persone pigre e passive che hanno la sfortuna di nascere in una famiglia di mangioni…

  3. ei ciao! scrivo così perchè tempo fa (credo un paio di anni fa) ti avevo scritto una mail, e ti leggo sempre, e sei davvero intelligente e simpatica, e sentirlo da me è difficile visto che tendo ad invidiare/odiare cordialmente ogni ragazza affetta da disturbo alimentare che però riesce ad essere magra. io invece osno bulimica. credo! è la prima volta che lo dichiaro! è più di due mesi che non vomito, ma alterno da anni periodi bulimici veri e propri e periodi in cui faccio finta (ma in certi momenti me ne dimentico davvero!) di non aver mai avuto nessun problema e vivo se non felice come una persona normale. ma di certo ho il cervello della bulimica, questo lo devo proprio ammettere mio malgrado, e da almeno 5? 6 anni? il primo ricordo nitido di vomito risale alla fine della quinta liceo (ora ho 25 anni), il primo ricordo di preoccupazione per il mio fisico a quando avevo dieci anni circa. ho passato tutte le superiori senza mai mai mai fare colazione al mattino, e mai mai mai merenda all’intervallo. senza mai essere magra come avrei voluto. però solo all’università il mio mangiare irregolare ma tutto sommato sostenibile è diventato alternarsi continuo di regime da fame vero e proprio e abbuffate, in un pendolo che non finisce mai. ti dico grazie mille volte, perchè mi sono riconosciuta in tutto, ma davvero tutto, quello che scrivi, e fa male malissimo mi fa sentire in trappola ma almeno incontro la verità per una volta. e l’intelligenza con cui scrivi mi permette anche di volerti un po’ bene e non odiarti, pensa!, io eterna bulimica aspirante magra destinata al perenne fallimento che conseguentemente piange internamente ogni volta che vede una magra, se malata è ininfluente. penso capirai questo perverso ragionamento, quindi non credo di aver bisogno di spiegarmi ulteriormente. tutte le dinamiche che descrivi sono così vere santo cielo, stavo rileggendo per esempio un tuo post sul food porn ed è come se dessi voce al mio cervello. e così anche per tutto il resto. comunque. perchè ti scrivo proprio ora? sono da due mesi all’estero e sto facendo un’esperienza bellissima, che durerà ancora mesi, e contenta com’ero per due mesi ho seguito un’alimentazione da manuale andavo in palestra. ma è due giorni che sto cedendo cedendo anche in modo imbarazzante davanti alle persone con cui devo avere a che fare. penso che da domani tornerò in riga, ce la posso fare, non è questo il punto. il punto è: finirà mai? questo mangiare pochissimo per mesi e poi vedere una foto in cui no, non si è dimagrite come si pensava, quindi abbuffarsi in memoria dei vecchi sfoghi e maledirsi e poi riprendersi e ammazzarsi di palestra, ma solo fino alla prossima ricaduta. e almeno fossi magra, mio dio, almeno questo che è l’unica cosa che vorrei davvero, e questo non cambierà mai. questo alternarsi. non mi ucciderà, oggettivamente ho abbastanza risorse personali per non cadere nel baratro vero e proprio. però mi stanco così tanto quando vedo la mia vita in retrospettiva e quando immagino il futuro, perchè questo oscillare mi logora non fino a bucarmi magari ma mi logora. finirà mai? dovrei andare da un dottore? ma io ho così paura che ‘verbalizzare’ e ‘oggettivare’ questa cosa la renda reale davvero una volta per tutte, così da non potermi più dimenticare di lei. se ho un appuntamento con lo psicologo in agenda non potrò mai più dimenticare questi stati d’animo, ma i momenti in cui me li dimentico e penso di non aver mai avuto nulla sono gli unici in cui mi sento bene, perchè mi dimentico di aver sprecato così tanto tempo e vita. comunque. scusa lo sfogo, come avrai già capito uso questo commento più come flusso di coscienza per sfogarmi, poco interessante per te e per gli altri lettori, ma penso tu capirai l’aiuto che può venirne quindi lo sopporterai benevolmente. e mettere nero su bianco così non mi piace, spero di dimenticare presto di aver scritto queste cose, per tornare nel mio mondo ovattato in cui non ho problemi. perchè solo nella convinzione della perfezione ho stima di me stessa. altra dinamica che hai ben descritto e che ci accomuna tutte. mah, vedremo. un’ultima cosa: non è incredibile come le dinamiche di questo problema possano essere al contempo totalmente chiare e comprensibili per una persona intelligente, come succede a te e anche a me, ma allo stesso tempo totalmente ingestibili? mi lascia senza fiato. un medico non potrà mai dirci niente che non sappiamo già e che non abbiamo capito già. eppure siamo inermi. non mi do pace. quante cose vorrei ancora scrivere, dirti e dire a me stessa, ma non me le ricordo bene faccio confusione e poi è tardi.
    ancora grazie, spero che le cose ti vadano bene, o un po’ meglio, spero andranno bene anche a me, chi lo sa. ti leggerò ancora sempre molto volentieri naturalmente. Robi (mantengo l’anonimato anche inserendo la mail obbligatoria vero?)

  4. In fondo però anche questo blog è una autobiografia, esattamente come i romanzi bollati come “deprimenti” e “noiosi”. Credo che alla fine ognuna di noi senta il bisogno di scrivere e raccontare sè stessa. Non so perchè, in effetti avrei voglia di farlo anche io ma effettivamente sarei deprimente e noiosa.
    Del resto mi dicono che già lo sia, e credo abbiano ragione. Forse questi racconti, anche se probabilmente inutili, meritano comprensione.
    Abbiamo bisogno di ascolto, che spesso nella vita quotidiana ci viene negato o concesso con malcelata insofferenza e questo spinge a scrivere. A scrivere qualcosa che probabilmente non interesserà a nessuno veramente. Ma se è terapeutico, amen.

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