Vegetariani, vegani e le mille forme di un’ossessione alimentare

Io sono vegetariana. Ho smesso di mangiare carne 10 anni fa: l’ho fatto per ragioni etiche, perché credevo che non acquistando carne avrei contribuito a scoraggiare allevamenti intensivi, crudeltà sugli animali e via dicendo. Ma l’ho anche fatto in concomitanza con l’inizio dell’anoressia, e non credo sia stato un caso.

Non c’è nulla di sbagliato nell’essere vegetariano, o vegano, o evitare certi alimenti perché poco salutari. Non c’è nulla di sbagliato nel fare le proprie scelte alimentari secondo una certa ideologia. Il problema sorge quando quell’ideologia va a mescolarsi con un’ossessione, come il disturbo alimentare, e finisce per diventare un ennesimo strumento della malattia.

Il disturbo alimentare non si presenta sempre e solo come una fissazione con la magrezza. Personalmente credo che non sia corretto, quando si determina il nucleo psicopatologico, ovvero le radici della malattia, dare la priorità alla fissazione con la magrezza; quando in realtà, a parer mio, il disturbo alimentare è principalmente una fissazione con il cibo. La magrezza, in molti casi, viene dopo. Il disturbo alimentare è prima di tutto un gioco perverso con quello che si mangia, una forma di autolesionismo che passa attraverso l’alimentazione.

Se consideriamo la fissazione con il cibo come fondamento del nucleo psicopatologico dei dca, le scelte alimentari ideologiche fanno presto ad apparire sospette. Sono moltissime le persone con disturbi alimentari che diventano vegetariane, che scoprono intolleranze al lattosio o al glutine, che prediligono alimenti biologici ed evitano prodotti industriali e confezionati. Nove volte su dieci si tratta di una deformazione del dca.

Non sto dicendo che queste persone fingono di essere vegetariane, o intolleranti, o salutiste, come ovvia scusa poter così mangiare meno e dimagrire. Cioè, a volte sì, fingono: mi è capitato un migliaio di volte di usare qualche sconosciuta allergia per rifiutare una pietanza, così come mi è tornato comodo essere vegetariana per saltare cene a base di pesce o grigliate. Però non ero affatto diventata vegetariana solo per poter mangiare meno. Avevo letto tutti gli opuscoli degli animalisti, avevo studiato i dati delle emissioni di CO2 degli allevamenti, avevo fatto una scelta fondamentalmente etica. Allo stesso modo, molte di quelle anoressiche o bulimiche che si reputano intolleranti al lattosio o al glutine hanno veramente avuto delle infiammazioni quando hanno mangiato un formaggio o un panino, e quelle che comprano solo prodotti biologici o macrobiotici credono davvero di farlo per la propria salute o per l’ambiente.

Ma anche se velate dalle migliori intenzioni, per una persona con dca queste scelte sono di derivazione patologica. Nascono dalla fissazione con il cibo, e dalla percezione del cibo come una sostanza pericolosa, che va controllata, va studiata e va poi selezionata cautamente per evitarne gli effetti nocivi. L’attenzione verso l’alimentazione diventa estrema, fatta di regole ferree e della fobia di trasgredirle. Queste regole possono essere dietetiche, attribuite al desiderio di perdere peso, così come possono essere etiche, salutiste o quant’altro. Quello che hanno in comune è che portano tutti ad evitare cibi o intere categorie nutrizionali.

Dopotutto esiste un disturbo alimentare che si chiama ortoressia, e si manifesta come l’ossessione di ingerire solo prodotti sani, senza però cercare di perdere peso. Diciamo che, per una persona anoressica o bulimica, è facile che scelte come il vegetarianesimo o le intolleranze o il biologico siano componenti ortoressiche all’interno di un altro disturbo alimentare.

Mi sono accorta che il mio essere vegetariana non era sano quando il mio dietista mi ha chiesto di assaggiare mezza forchetta di tonno. Anche se era contro i miei principi, diceva lui, era solo mezza forchetta, per fare una prova, poi non l’avrei mangiato mai più. Mezza forchetta di tonno non avrebbe compromesso la fauna marina. E poi io non ero una di quelle che predicava il vegetarianesimo, mi capitava a volte di comprare la carne per i famigliari, a volte pure di prepararla. Che sarà mai una mezza forchetta di tonno. Ma, ovviamente, mi è salito il panico. Non il disgusto, il panico: una fobia irrazionale di spezzare quella mia regola in piedi ormai da dieci anni, di provare un cibo che avevo battezzato come malvagio. Sapevo che il sapore del tonno mi piaceva, ma avevo la nausea al pensiero di ingerirlo. E mi sono rifiutata. E anche se oggi credo ancora nell’etica di una scelta vegetariana, so che, nel mio caso, l’etica era guidata dalla malattia.

Di conseguenza, credo che queste scelte alimentari ideologiche siano di intralcio al processo di guarigione. In altre parole, non si può guarire dalla bulimia e rimanere vegetariani; o almeno, sarebbe sconsigliato. Queste forme di ‘alimentazione speciale’, sebbene non creino problemi a chi non soffre di dca, ostacolano un processo di alimentazione spontanea, deregolamentata, a cui dovrebbe aspirare chi sta uscendo da anoressia o bulimia. Si fa un passo alla volta, certo, e non si ricomincia a mangiare bistecche da un giorno all’altro: ma un po’ alla volta, con il tempo, bisogna cercare di abbattere tutte le fobie legate al cibo, anche quelle di origine etica. C’è sempre tempo poi, una volta raggiunto equilibrio e flessibilità, di fare tutte le scelte nutrizionali che ci paiono più conformi alla nostra ideologia.

Alla fine non vale la pena salvare tutti i tonni del mare se questo implica rimanere infognati per tutta la vita in un disturbo alimentare.

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17 thoughts on “Vegetariani, vegani e le mille forme di un’ossessione alimentare

  1. Sono molto d’accordo con quello che hai scritto.
    Io sono, diciamo, “onnivora”, però quando ero più nel pieno della bulimia, avevo eliminato completamente certi alimenti dalla mia alimentazione quotidiana, raccontandomi quelle che ad oggi so essere scuse più o meno plausibili, che guarda caso erano proprio gli alimenti che poi reintroducevo a sproposito durante le abbuffate.

  2. Questo articolo è scritto in maniera davvero magistrale, completo e preciso nella sua semplicità. Io stessa ho approfittato di allergie varie all’inizio della mia discesa nel tunnel dell’anoressia. Oggi ne sono quasi uscita, sto combattendo contro un nuovo mostro che si chiama binge eating disorder, e sono vegetariana per scelta esclusivamente ETICA. Buon pomeriggio, grazie per questo articolo!

  3. Mi trovi in disaccordo. Sono vegetariana da una decina di mesi, dopo che per anni di dca mi dicevo “vorrei ma non posso: senza pesce e carne magra ingrasserei”. Il dca ce l’ho ancora, tenuto alla briglia, sopito ma non sempre, ma in barba sua i carboidrati me li infliggo anche di sera (sto cercando di ridurre anche latticini e uova, che eticamente sono equivalenti alla carne). Mentalmente mi sento in una posizione migliore di quella di quando ero onnivora. Non è più tutto intorno a me, un’ossessione culinaria privata ed egoistica. Ci sono altri fattori in gioco, tipo gli altri esseri viventi. Mica cazzi. Non ci sono più solo Io e il mio Corpo, ci siamo Io, il mio Corpo e il Mondo.
    Poi oh, ci sono sicuramente persone che sono passate dalla padella del dca a quella di diete vegane iper regolamentate e ossessive (la famosissima High Carb Low Fat di Freelee ad esempio, che guardacaso usa come bandiera proprio il suo fisico tonico e magrissimo), ma non voglio proprio credere che sia quasi inevitabile sfociare nell’ortoressia o rimanere incagliata per sempre nella bulimia solo perché non voglio più mangiare animali che abbiano avuto una vita e una morte miserabile.
    Premesso che evitare la carne e fare il budino col latte di soia sono già scelte spontanee che non mi generano particolari pensieri, non credo che la guarigione passi necessariamente dal non pensare più al cibo in assoluto, ma dall’averci un rapporto il più possibile ridimensionato, sano e positivo.
    Vivere bene, insomma, cosa fattibilissima anche senza martoriare i tonni, spero per me!

  4. Sono d’accordo con l’articolo, che hai scritto come sempre in maniera impeccabile.
    Sono stata vegetariana per motivi etici per 9 anni, con all’interno una parentesi vegana di quasi 2 anni, e a posteriori ho capito che la scelta alimentare, vissuta con pienezza e gioia per tanti anni, era stata anche il modo per esprimere la mia individualità.
    Era stato lo strumento per affermare chi ero oltre la mia famiglia, oltre mia madre che mi aveva dato un’educazione alimentare degna di rispetto ma che io avvertivo come limitante.
    Non è un caso che io abbia scelto proprio il cibo per esprimere la mia voglia di sperimentare, di conoscere, di uscire dalle protettive attenzioni materne, che trovavano proprio nell’offerta di cibo la loro principale modalità di espressione.
    Se non avessi avuto un rapporto particolare col cibo (sempre borderline col binge eating disorder, ma molto meno sofferto), forse non avrei fatto questa scelta, o meglio, alle prime avvisaglie di gonfiori addominali, dovute all’ingente quantitativo di fibre dei cibi vegetali, avrei preso atto che non era un’alimentazione che faceva per me e sarei tornata sui miei passi. Invece no, in maniera del tutto contraria a quello che cercavo di affermare, la mia individualità, ho dato più retta ai vari dietologi, nutrizionisti, nonché altri vegetariani piuttosto che ascoltare quello che il mio corpo mi diceva molto chiaramente.
    L’esperienza vegetariana ha esacerbato una certa mia rigidità caratteriale, mi ha fatto salire in cattedra senza averne le competenze e soprattutto ha deviato nell’inutile attenzione alla qualità e quantità degli alimenti il tempo che avrei dovuto riservare a risolvere i miei problemi col cibo.

  5. Mi viene da sorridere. Io ero quella che, nel pieno della bulimia, ero arrivata a pesare 41 kg.
    Ad oggi, dopo un anno dall’uscita dal sintomo peggiore, ovvero il vomito, ancora ho qualche crisi depressiva se un giorno peso così, e il giorno dopo peso 3 kg in più. Anche se magari mi sono bevuta 4 litri di liquidi ed è chiaro che peso 3 kg in più.
    Però ci rimango male.
    Il mio corpo è impazzito: per grazia ricevuta non ho ancora superato i 50 kg, sono 1,60, quindi nella norma. Ma succedono cose tipo: mangio come un maiale, mi concedo patatine fritte, kebab, le cose che più mi piacciono, mi peso il giorno dopo.. e mi stupisco di pesare così poco.
    Poi mi faccio un giorno depurativo e allora vai di cereali integrali, pollo alla piastra, insalata. E il giorno dopo taaac. Peso di più. Mentirei se dicessi che a volte mi prende lo sconforto, poi mi ricordo cosa mi sono fatta, quanto male ho fatto a questo contenitore, e lo capisco che un pò, ancora, sclera.
    Se non fossi mai stata bulimica non credo avrei mai sofferto così tanto di ritenzione idrica, una ritenzione idrica spaventosa che mi fa oscillare anche di 4 kg in un giorno, non parliamo poi in premestruale che sfioro pure i 6 kg, e mi gonfio come un palloncino, dalla faccia in giù.
    Dottore e psicologo mi hanno rassicurata, che col tempo tutto passerà.
    Ricollegandomi al tuo post dopo il lunghissimo ot… beh, io mi inventavo ogni genere di intolleranza per non mangiare carboidrati e grassi. Mi ero inventata L’ALLERGIA ALL’OLIO D’OLIVA E AL BURRO XD
    Al riso, per non farmelo propinare al posto della pasta. Provo un’infinita pena per quel che ero e per quel che sto passando, ma la forza che ho ora, beh, mi consente di andare avanti, di provare ad amarmi, gonfia o sgonfia 😀 baci sparsi, a tutte. Forza!

  6. Quanto di me rivedo in questo articolo.
    Mi ricordo quando scelsi di non mangiare più carne per limitare le calorie e finsi una intolleranza al glutine. Quando mi convinsi che le proteine erano l’unico modo per dimagrire (ero passata da 110 a 83 chili con la dukan anni prima) allora ricominciai a mangiarla.
    In entrambi i casi il fine era quello della perdita di peso.

  7. Bellissimo post… Sono stata ortoressica e socialmente usavo la scusa del voler mangiare sano per escludere molti cibi fobici… Poi la cosa è degenerata e sono finita con il controllare di non assumere nemmeno grassi, carboidrati ecc. quindi in pratica bevevo tisane e basta.
    Immagino che con questo post anche voglia dire che stai provando a staccarti un po’ dal tuo vegetarianismo e sono contenta che tu ci stia provando. L’ultima frase poi è stupenda.
    Sappi che sono fiera di te, mammina mia.

  8. Cercavo questo articolo qui –> http://www.alimentazioneinequilibrio.com/uscire-dalla-bulimia-parte-1/ e poi ho trovato un tuo post del 2013. Riguardo a questo articolo sono daccordo, per me essere vegana è stato solo ed esclusivamente per fissazione, pensavo che sarei stata meglio. Io sono bulimica dall’età di 15 anni, ora ne ho 27. Ecco ci sono tante cose che vorrei dire ma in realtà il sentimento di disagio che ci unisce tutte è così forte che non riesco a scrivere altro. Un bacio con la speranza che prima o poi ognuno troverà la sua guarigione, perchè questa è una malattia, non una fissa come tutti pensano.

  9. Ciao, che fine hai fatto? Mi manca leggerti! Stai bene? Seguo il tuo blog da moolto tempo anche se non lascio mai commenti. Io sono da poco (nuovamente) in terapia per problemi di anoressia e bulimia (con quest’anno sono 12 anni di malattia). Ho trovato uno specialista degno, finalmente. Percorso difficilissimo ma assolutamente da proseguire. Ti auguro di stare bene. Un abbraccio.
    Giorgia

  10. Domenica sera. Pensavo che tutto andasse bene, sono ben tre giorni che non mi abbuffo, decido di fidarmi di me stessa e di rifare quei biscotti che mi sono finita, principalmente per fare sì che quando domani i miei coinquilini rincaseranno, non si rendano conto che sono spariti. Un attimo…e mi abbuffo di nuovo. Sono qui, in preda all’apatia più grigia, sul mio divano, e fra una digitazione del tipo “psichiatra nella tal città per B.E.D.” e l’altra, scopro questo blog. Mi sento un po’ meno sola. E’ bello leggerti, e leggere tutti i commenti.
    Avrei voglia di parlare con qualcuna di voi! Vi abbraccio.

  11. Saluti all’autrice del blog, spero stia bene o qualcosa che si avvicini a “bene”.
    Mi sembra di chiedere in radio la tal canzone da dedicare ma ultimamente sono talmente stufa e annoiata dal dca (sto uscendo da una fase di euforia anoressica causa peso minimo raggiunto) che devo dirlo, mi piacerebbe tanto un bel post del tipo “quando il dca lo conosci come le tue tasche, ti annoi a morte e non ci provi manco più gusto”.
    Riesco a mangiare robaccia a lungo,senza voracità,senza fame e senza piacere come se fosse una sorta di imposizione. A volte credo si ricerca sollievo dove prima si trovava anche quando non sembra funzionare più, per abitudine, come se si sperasse di ritrovarlo.
    Prima essere anoressica ha smesso di funzionare,poi anche la bulimia non mi fa più nessun effetto antidepressivo, neppure momentaneo. Si vede che tra tira e molla vari, dopo tanti anni, il dca è diventato una logorante e anedonica quanto ineluttabile coazione a ripetere.

    • Ciao, purtroppo leggo solo ora il tuo commento perché la mail relativa mi era finita nello spam. Ho da dire in proposito ma adesso devo scappare a lavoro (oggi mi trascino, ieri abbuffata puntuale come un orologio). Non sentirti sola, non appena riesco ti scrivo. Piuttosto spero davvero che si rifaccia viva l’autrice, che non batte un colpo da troppo. A presto a tutte

    • Eccomi qui.
      Scrivo mentre sono in una interminabile fila dal medico di base. Devo avere le ricette per svariati esami del sangue che mi sono stati prescritti dal Centro per i disturbi alimentari della mia città. Anche io, per l’ennesima volta, sto cercando di uscirne ma volevo dirti che capisco molto bene quanto scrivi. Sono disturbata da 10 anni abbondanti e durante la fase più recente ho notato una grande differenza nelle abbuffate. Non c’è più quello schifo profondo del dopo, né la volontà (bugiarda, illusoria, definiamola come vogliamo) di non replicare tristemente il giorno successivo. È come se non me ne importasse più niente sì, come se il disturbo fosse routine noiosa. Questo ovviamente mi preoccupa più di tutto il resto perché è come se mi fossi davvero abituata a questa perversione.

  12. Ciao!
    Io non sono d’accordo su quello che dici: per me, perlomeno è stato il contrario. Ho deciso di diventare vegetariana e questo mi ha aiutato a superare il mio problema alimentare. Sono vegetariana ormai da 4 anni, non ho ancora un rapporto sano con il cibo (diciamo che ne sono ossessionata: 6 anni fa – prima del disturbo – avevo un peso normale: 52 kg, 5 anni fa sono arrivata a 34- poi sono salita fino a raggiungere i 75 quest’anno e adesso sono 65 kg) ma l’amore per gli animali e il non nutrirmi di quelli che per me da morti non sono altro che cadaveri mi ha aiutato molto, pensare che potevo migliorare anche per loro, ma forse la penso così perché non usavo il non mangiare carne e pesce come una ricerca di controllo, ma come un obietivo: il mio obiettivo è quello di prendermi cura dell’ambiente, di fare qualcosa per evitare l’uccisione di queste creature..
    Non riuscirei a mangiare carne neanche a pagamento, diverso invece è il pesce: non lo mangio naturalmente, vomiterei anche, ma non mi da questo senso di repulsione come la carne.. forse perché maiali, vitelli..sono più vicino a noi.

    Apprezzo comunque i tuoi articoli e scusa se sono stata prolissa!

  13. Ciao a tutte! Seguo anche io il blog da tempo ma non ho deciso di scrivere solo ora per chiedervi un consiglio. Sono una bulimica “periodica” da ormai troppo tempo. Scrivo “periodica” perché possono passare mesi senza che io vomiti ( il binge purtroppo c’è sempre) e ci possono essere mesi in cui non faccio altro (non so se è così per tutti in realtà). Avevo cominciato una terapia ma poi sono andata a studiare all’estero e ho dovuto interrompere. Vi volevo chiedere se conoscevate una buona terapista su Roma. Il mio ultimo era bravo ma non mi ha mai convinto fino in fondo.

    Grazie mille!

    • Ciao! Ti capisco sai, anch’io posso definirmi “periodica” riguardo i metodi che uso per torturarmi…
      A Roma non ho presente nessuno, ma in realtà nessuno in generale mi sembra adatto, forse Chiarasole. Nessuno mi sembra adatto perché chi ti trasmette il pensiero di volerti bene? Tutti i dottori te lo vogliono imporre, insegnare, ma i sentimenti non si insegnano. Prima di una svolta alimentare, c’è bisogno di guarire i pensieri, i conflitti con noi stessi, le emozioni…un bacio

  14. Ciao, mi chiedo spesso come tu stia, è da molto che non pubblichi uno dei tuoi meravigliosi articoli… Spero che ti stia prendendo la libertà di fare quello che vuoi, di pensare a te, di raggirare i dca come ti pare e piace, di viverti il dolore tanto quanto la felicità se necessario. A presto ti aspetto con ansia :*

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